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Il rapporto Istat fotografa un Paese in cui molte famiglie continuano a fare i conti con il costo della vita. Quasi una famiglia su tre ha ridotto la spesa alimentare e oltre quattro su dieci hanno limitato gli acquisti di abbigliamento e calzature. Anche sanità, igiene personale, carburanti e viaggi mostrano segnali di cambiamento nelle abitudini di consumo.

Il costo della vita continua a pesare sulle scelte quotidiane delle famiglie italiane. Anche nel 2025, nonostante alcuni indicatori risultino in miglioramento rispetto all’anno precedente, una parte consistente della popolazione ha dovuto modificare le proprie abitudini di acquisto, rinunciando a qualcosa o cercando di contenere le spese. A delineare questo quadro è l’ultimo report dell’Istat, che analizza i comportamenti di consumo delle famiglie residenti in Italia.

I numeri raccontano una realtà nella quale risparmiare non significa sempre scegliere di spendere meno per comodità, ma spesso ridurre la quantità o la qualità dei prodotti acquistati, rinviare un acquisto o limitare attività considerate importanti per il benessere personale e familiare.

La spesa alimentare resta sotto osservazione

Nel 2025 il 29,4% delle famiglie dichiara di aver limitato la spesa per il cibo rispetto all’anno precedente, intervenendo sulla quantità o sulla qualità degli alimenti acquistati. La percentuale è in diminuzione rispetto al 31,1% registrato nel 2024, ma resta comunque significativa.

Anche per le bevande emerge una tendenza analoga: il 33,8% delle famiglie ha dichiarato di averne ridotto la spesa, contro il 35,3% dell’anno precedente.

Il calo di questi indicatori rappresenta un segnale positivo, ma non cancella le difficoltà che ancora interessano numerosi nuclei familiari. La necessità di contenere il bilancio domestico continua infatti a incidere sulle decisioni quotidiane, a partire proprio dal carrello della spesa.

Quando la riduzione riguarda la qualità degli alimenti e non soltanto la scelta di prodotti meno costosi, il tema assume anche una dimensione sociale: poter accedere a un’alimentazione adeguata è una componente essenziale del benessere delle persone.

Abbigliamento e calzature: le rinunce più diffuse

Tra le voci di spesa maggiormente ridimensionate dalle famiglie figurano ancora abbigliamento e calzature. Secondo i dati Istat, escludendo le famiglie che dichiarano di non aver sostenuto questa spesa, pari al 5,8% del totale delle famiglie residenti, il 43,8% ha cercato di ridurla nel 2025.

Il dato è in calo rispetto al 47,5% del 2024, ma conferma quanto gli acquisti di vestiti e scarpe siano diventati una delle aree nelle quali si cerca più frequentemente di risparmiare.

La situazione appare più marcata nel Mezzogiorno, dove la quota raggiunge il 52,1%, pur scendendo dal 57,6% dell’anno precedente.

Sono numeri che possono riflettere scelte differenti: acquistare meno capi, prolungare l’utilizzo di quelli già posseduti, rinviare gli acquisti oppure orientarsi verso prodotti più economici. In ogni caso, il dato evidenzia come anche una spesa legata alla vita quotidiana e alla cura della persona venga spesso sacrificata per contenere il bilancio familiare.

Sanità e igiene personale: cambiano le abitudini

Un altro elemento da non sottovalutare riguarda la sanità e la cura personale. Nel 2025 diminuisce la quota di famiglie che dichiarano di non aver modificato le proprie abitudini di acquisto in questi ambiti.

Per la sanità, la percentuale passa dal 78,6% del 2024 al 74,6% del 2025. Per i prodotti e i servizi legati alla cura e all’igiene personale, invece, scende dal 63,3% al 61,8%.

Questi indicatori segnalano un cambiamento nei comportamenti di consumo, ma non permettono, da soli, di stabilire quante famiglie abbiano rinunciato a cure mediche o ridotto specifici acquisti. Per comprendere la portata concreta del fenomeno sarebbe necessario distinguere tra risparmio, ricerca di offerte, cambiamento dei prodotti scelti ed effettive rinunce.

Resta comunque importante osservare con attenzione questi ambiti, perché riguardano bisogni che possono incidere direttamente sulla qualità della vita.

Carburanti e viaggi: meno famiglie mantengono le stesse abitudini

Anche gli spostamenti e il tempo libero risentono dei cambiamenti economici. Per i carburanti, la quota di famiglie che dichiara di non aver modificato le proprie abitudini passa dal 71,4% del 2024 al 68,2% del 2025.

La diminuzione è particolarmente evidente nel Nord, dove l’indicatore scende dal 76,9% al 71,8%.

Per i viaggi, invece, la quota di famiglie che non ha cambiato comportamento passa dal 56,2% al 54,9%, con una flessione più marcata nel Centro, dal 59,5% al 55,6%.

Anche in questo caso, i dati descrivono una trasformazione delle abitudini, ma non indicano automaticamente che tutte le famiglie abbiano ridotto la spesa: possono esserci comportamenti diversi, dalla scelta di mete più economiche alla riduzione della frequenza degli spostamenti.

Viaggiare, tuttavia, non rappresenta soltanto una voce di consumo. Per molte persone significa riposo, occasioni culturali, tempo da trascorrere con i propri cari e possibilità di conoscere luoghi diversi. Quando il bilancio familiare si restringe, anche queste opportunità possono diventare meno accessibili.

Un miglioramento che non elimina le difficoltà

Il confronto con il 2024 mostra una riduzione della quota di famiglie che dichiarano di aver limitato alcune spese, soprattutto alimentari e per l’abbigliamento. È un andamento da considerare, evitando però di interpretarlo come la prova che le difficoltà economiche siano superate.

Il quadro complessivo restituisce infatti una realtà nella quale molte famiglie continuano a valutare con attenzione ogni acquisto e a ridefinire le proprie priorità. La capacità di spesa non si misura soltanto nella possibilità di acquistare beni e servizi, ma anche nella libertà di farlo senza dover rinunciare sistematicamente ad altre necessità.

Il dato che emerge con maggiore chiarezza è che il costo della vita continua a influenzare scelte molto concrete: cosa mettere nel carrello, quando comprare un paio di scarpe, come organizzare gli spostamenti e se concedersi un viaggio.

Dietro le percentuali ci sono famiglie diverse per composizione, reddito e territorio, ma accomunate dalla necessità di trovare un equilibrio tra risorse disponibili e bisogni quotidiani. Per questo, oltre a osservare l’andamento degli indicatori, sarà importante capire se il miglioramento registrato in alcune voci si tradurrà nel tempo in una maggiore serenità economica e in una più ampia possibilità di accesso ai beni e ai servizi essenziali.

Perché il benessere di una famiglia non dipende soltanto da quanto riesce a risparmiare, ma anche da quanto può permettersi di vivere senza trasformare ogni necessità in una rinuncia.