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Istat, nel 2018 disoccupazione scende per giovani -2,6%. Quarto trimestre: calo dei posti a termine

Pubblicato il 14 Mar 2019 alle 7:55am

Nel 2018 il tasso di disoccupazione scende dall’11,2% del 2017 al 10,6 per cento. Un miglioramento che si registra essere ancora più netto tra i giovani con un calo di 2,6 punti percentuali (32,2%). Per il quinto anno consecutivo aumentano anche gli occupati: un miglioramento che tra i lavoratori dipendenti riguarderebbe “esclusivamente quelli a tempo determinato” (+323 mila, +11,9%) mentre dopo quattro anni di crescita calerebbe il tempo indeterminato (-108 mila, -0,7%).

L’Istat ha aggiornato i dati del mercato del lavoro nel 2018 confermando il trend che emergeva da quelli già diffusi a fine gennaio scorso. La novità arriva ora dai dati del quarto trimestre in cui il numero di persone occupate diminuisce rispetto al trimestre precedente (-36 mila, -0,2%), ma il calo riguarda solo i dipendenti a termine (-0,3%), mentre sono rimasti stabili i posti di lavoro a tempo indeterminato.

Il quarto trimestre 2018 è il primo in cui si possono almeno in parte misurare gli effetti del decreto Dignità, il provvedimento voluto dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio per ridurre la precarietà, convertito in legge lo scorso agosto e diventato completamente operativo a partire da novembre.

Gli occupati nel 2018 aumentano di 192 mila unità (+0,8%) e il tasso di occupazione sale al 58,5% (+0,6 punti), rimanendo di appena 0,1 punti al di sotto del picco del 2008. Il numero dei disoccupati complessivamente si riduce invece di 151 mila unità (-5,2% fino a quota 2 milioni 755 mila), “in misura più intensa rispetto al 2017”, scrive l’Istat. Il calo della disoccupazione riguarda sia le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi sia i disoccupati di breve durata.

Per quanto riguarda ottobre-novembre-dicembre 2018, il numero di persone occupate diminuisce rispetto al trimestre precedente (-36 mila, -0,2%). L’Istat parla più in generale di un “lieve peggioramento” del quadro occupazionale nel corso dell’anno. Nel quarto trimestre 2018, rispetto allo stesso periodo del 2017, “l’aumento dei dipendenti continua a riguardare soltanto quelli a termine mentre il tempo indeterminato cala da quattro trimestri”, registrando una crescita di 87 mila occupati (+0,4% in un anno), dovuta a dipendenti a termine e indipendenti (+200 mila e +12 mila, rispettivamente) mentre calano i dipendenti a tempo indeterminato (-125 mila).

Le dinamiche osservate nel quarto trimestre 2018, sottolinea l’Istat, “riflettono il calo dei livelli di attività economica rilevato nello stesso periodo, con una flessione del Pil (-0,1%) per il secondo trimestre consecutivo, dopo quattordici trimestri di espansione”. Nei dati mensili più recenti (gennaio 2019), al netto della stagionalità, il tasso di occupazione rimane invariato e il numero di occupati mostra una lieve crescita rispetto a dicembre 2018 con un calo dei lavoratori autonomi e dei dipendenti a termine più che compensato dall’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato.

Disoccupati scendono allʼ11,1%, record positivo per il lavoro femminile

Pubblicato il 01 Ago 2017 alle 9:30am

Il tasso di disoccupazione a giugno scende all’11,1%, in calo dello 0,2%. A rilevarlo è l’Istat, spiegando che si torna al valore di aprile, corrispondente ai livelli di settembre-ottobre 2012. Scende inoltre la disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) che a giugno si attesta al 35,4%, in calo dell’1,1% su maggio. (altro…)

In Italia, nel 2016 sono 4,7 milioni le persone in povertà assoluta

Pubblicato il 15 Lug 2017 alle 7:11am

Secondo l’ultima relazione stilata dall’Istituto di Statistica, un milione e 619mila famiglie, il 6,3% di quelle residenti in Italia, è in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni e 742mila persone, ovvero il 7,9% della popolazione totale. (altro…)

Istat: l’inflazione aumenta di oltre 400 euro la spesa domestica a famiglia

Pubblicato il 17 Giu 2017 alle 9:24am

L’incremento dell’inflazione confermato dall’ISTAT – a maggio, è stato dell’1,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – con conseguenze inevitabili sulle famiglie italiane. (altro…)

Istat: cuore, cancro e demenze senili tra le prime cause di morte degli italiani

Pubblicato il 06 Mag 2017 alle 10:03am

Secondo i dati diffusi dall’Istat nel 2003-2014, le prime cause di morte degli italiani rilevate sono state le malattie del cuore, il tumore del polmone, l’ipertensione, le demenze senili, l’Alzheimer e il diabete.

L’Istituto di statistica ha infatti pubblicato un report nel quale per la prima volta viene presentata la serie completa dei dati di mortalità per causa, evidenziando le prime 25 cause di mortalità nel nostro Paese.

Nel 2014, i decessi in Italia sono stati 598.670 e dal 2003 al 2014 il tasso di mortalità si è ridotto del 23% a fronte, però, di un aumento dell’1,7% dei decessi (+9.773) dovuto all’invecchiamento della popolazione. Sia nel 2003 che nel 2014 le prime tre cause di morte sono le malattie ischemiche del cuore, le malattie cerebrovascolari e le altre malattie del cuore (che rappresentano il 29,5% di tutti i decessi), anche se i tassi di mortalità per queste cause si sono ridotte in 11 anni di oltre il 35%. Tra le altre cause di morte anche tumori e setticemia. Permangono, avverte l’Istat, “differenze nei livelli di mortalità tra Nord e Sud”.

Gli anziani di domani saranno uno su tre, in Italia, immigrati

Pubblicato il 27 Apr 2017 alle 1:03pm

Secondo un’indagine condotta dall’Istat, l’Italia sarà nei prossimi anni un Paese decisamente meno popolato, con abitanti mediamente più vecchi, che vivranno più a lungo e per lo più al centro-nord. (altro…)

Istat: italiani sempre più vecchi e in calo, -86 mila. Culle sempre più vuote

Pubblicato il 07 Mar 2017 alle 5:18am

Continua inesorabile il processo di invecchiamento della popolazione italiana. E’ quanto emerge da un recente Rapporto Istat degli indicatori demografici.

La popolazione italiana al 1° gennaio 2017 era di 60 milioni 579 mila residenti, 86 mila unità in meno rispetto all’anno precedente (-1,4 per mille). La natalità in netto calo: il livello minimo delle nascite del 2015 era del 486 mila, nel 2016 di 474 mila.

I decessi invece ammontano a 608 mila, dopo il picco registrato nel 2015 con 648 mila casi, un livello elevato, in linea con la tendenza all’aumento dovuta all’invecchiamento della popolazione.

Il dato delle nascite meno decessi nel 2016 ha segnato un valore negativo di -134 mila unità. Valore che rappresenta il secondo dato, e il maggior calo di sempre, anche rispetto a quello del 2015 (-162 mila).

Al 1 gennaio 2017 l’età media dei residenti era di 44,9 anni, due decimi in più rispetto all’anno precedente e due anni esatti in più rispetto al 2007. Gli individui di 65 anni e oltre superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale (11,7 milioni nel 2007, pari al 20,1%).

Gli ultranovantenni registrano un netto aumento: al 1 gennaio 2017 sono 727 mila, un numero certamente superiore rispetto anche agli abitanti di una città come Palermo.

Gli ultracentenari sono invece oltre 17 mila, in calo rispetto ai quasi 19mila del 2015. Una diminuzione che si deve, secondo l’Istat, a due fattori: la forte mortalità del 2015 che ha abbassato il numero di circa 300 unità, cui segue nel 2016 l’ingresso tra i centenari dei nati nel 1916, e una fascia di età con un più basso numero di superstiti rispetto a quelle dell’annate precedenti.

Istat: 4,6 milioni di italiani in povertà assoluta, le famiglie numerose le più colpite dalla crisi

Pubblicato il 15 Lug 2016 alle 8:55am

Nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta erano 1 milione e 582 mila rispetto ad una popolazione di 4 milioni e 598 mila, individui, numero più alto dal 2005 a oggi.

A rivelarlo è l’Istat nel Rapporto annuale sulla povertà in Italia. L’incidenza della povertà assoluta si mantiene sempre secondo l’Istat stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, registrando variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013); cresce invece se tale varaizione viene misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013).

Anche la povertà relativa risulta essere stabile nel 2015 in termini di famiglie (2 milioni 678 mila, pari al 10,4% delle famiglie residenti dal 10,3% del 2014) mentre aumenta in termini di persone (8 milioni 307 mila, pari al 13,7% delle persone residenti dal 12,9% del 2014).

L’andamento registrato nel 2015, spiega ancora l’ Istat, si deve principalmente all’aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e a famiglie di stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose.

L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%), di persone (da 5,7 a 6,7%) ampliando il fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%).

Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni del centro (l’incidenza aumenta dal 5,3 del 2014 al 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).

L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare). Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%) e rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).

Situazione di povertà che aumenta tra le famiglie con una persona di riferimento operaio (18,1% da 15,5% del 2014) o di età compresa fra i 45 e i 54 anni (11,9% da 10,2% del 2014). Peggiorano anche le condizioni delle famiglie con membri aggregati (23,4% del 2015 da 19,2% del 2014) e quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (29,0% da 23,9% del 2014), soprattutto nel Mezzogiorno (38,2% da 29,5% del 2014) dove risultano relativamente povere quasi quattro famiglie su dieci.

Casa: Istat comunica discesa prezzi ma 2015 -13,9% su 2010

Pubblicato il 05 Apr 2016 alle 7:19am

Nel quarto trimestre dell’anno precedente, secondo stime preliminari, l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, sia per uso abitativo che per investimento, ha visto una diminuzione dello 0,2% rispetto al precedente trimestre e dello 0,9% rispetto allo periodo dell’anno 2014 (era -2,3% nel trimestre precedente). (altro…)

Istat: disoccupati in aumento a dicembre, ma nell’anno più occupati

Pubblicato il 03 Feb 2016 alle 6:00am

Il tasso di disoccupazione a dicembre 2015 risale, attestandosi all’11,4% rispetto all’11,3% di novembre.

A rilevarlo è l’Istat, nei dati provvisori sul mercato del lavoro a dicembre 2015, sottolineando anche che rispetto a dicembre 2014 si registra comunque un calo di 0,9 punti percentuali.

Le persone in cerca di un’occupazione sono 2.898.000, in aumento di 18.000 unità su novembre (+0,6%) e in calo di 254.000 unità su dicembre 2014 (-8,1%).

Il tasso di disoccupazione giovanile (compreso trai 15 e i 24 anni) cala a dicembre attestandosi al 37,9% registrando una diminuzione di 0,1 punti su novembre e di 3,3 punti percentuali su dicembre 2014.

A darne notizia è l’Istat che aggiunge anche che il tasso di occupazione in questa fascia di età è del 16,1%.

Il tasso di disoccupazione nella fascia tra i 25 e i 34 anni è del 17,1%, con un aumento di 0,1 punti su novembre e un calo di 1,2 punti su dicembre 2014.

Il tasso di occupazione, in questa fascia è del 59,7%.