cuore

Pacemaker messo al contrario, morto bambino di 2 anni: 8 medici al Bambino Gesù di Roma

Pubblicato il 14 Set 2020 alle 6:00am

Fissata per domani, davanti al gip di Roma, l’udienza preliminare del procedimento che vede imputati 8 medici dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, accusati di omicidio colposo per la morte di un bimbo di appena due anni a cui sarebbe stato impiantato un pacemaker al contrario.

Della vicenda scrive il quotidiano la Repubblica. Pare che il piccolo fosse nato con una severa patologia cardiaca, e sottoposto nel 2016 ad una operazione in Sicilia, a Taormina, presso il centro cardiologico pediatrico Mediterraneo dell’ospedale Bambino Gesù.

Ebbene, secondo l’accusa i tre medici che lo operarono gli impiantarono il pacemaker al contrario, rivolto verso il basso. Un errore che gli provoca una sorta di cappio all’arteria che, nella crescita, causa una insufficienza cardiocircolatoria.

Nel 2018 il bimbo era arrivato a Roma, sempre al Bambino Gesù, ma i cardiologi che lo visitarono e non capirono la gravità della malattia. Ritardano anche una serie di esami, fondamentali. A settembre di due anni fa il cardiologo rileva qualche problema, ma fissa la tac solo due mesi dopo, secondo la ricostruzione dei pm. Si arriva così al 31 dicembre e le condizioni del bambino sono molto gravi. Viene sottoposto ad un nuovo intervento chirurgico ma i medici, a detta dei magistrati, sbagliano la procedura e due giorni dopo il bimbo muore.

Nell’udienza preliminare di martedì 15 settembre, il giudice potrebbe affidare una perizia per accertare cosa sia realmente accaduto e cosa, eventualmente, ha causato una catena di errori da parte di questi specialisti.

54° Convegno di cardiologia, grande attenzione per le conseguenze del Covid-19

Pubblicato il 10 Set 2020 alle 6:37am

Più di mille cardiologi italiani si confronteranno a Milano sulle conseguenze del Covid 19 nel sistema cardiovascolare. Il 54° Convegno di cardiologia, promosso dal 14 al 17 settembre dalla fondazione De Gasperis, quest’anno si terrà via web. Grande attenzione sarà posta per le conseguenze del coronavirus, che attacca anche il sistema dei vasi e il cuore. Ma non solo. «Parleremo anche di sindromi coronariche croniche. Non dimentichiamo che durante l’emergenza Covid 19 – spiega Fabrizio Oliva, presidente del comitato scientifico – un cardiopatico su due evitava i controlli per paura del contagio e ciò rappresenta un gravissimo rischio, che abbiamo denunciato. Prendiamo ad esempio il paziente concardiopatia ischemica cronica sottoposto a procedure interventistiche percutanee (angioplastica): vi è indicazione a terapia antitrombotica; abbiamo a disposizione vari farmaci e varie possibili associazioni che devono essere modulate nel singolo paziente in base alle sue caratteristiche cliniche, in particolare in base al rischio trombotico e a quello emorragico. Anche le modalità di rivascolarizzazione (percutanea o chirurgica) devono essere valutate nel singolo paziente considerando non solo l’anatomia vascolare ma anche le comorbidità e il rischio perioperatorio; nei casi complessi è fondamentale una discussione in heart team. A Milano discuteremo recenti lavori scientifici che hanno messo in luce un possibile ruolo prognostico favorevole di alcuni nuovi trattamenti farmacologici per diabete e dislipidemia».

Il Covid 19 sta attirando tutta l’attenzione dei cardiologi, e il processo infettivo e infiammatorio che viene scatenato dall’aggressione del virus a quegli organi in cui è presente il recettore ACE2 – ed è nota la capacità della proteina virale Spyke di penetrare nella cellula, dialogando con questo enzima – coinvolge anche il sistema vasale e il cuore, con diverse manifestazioni che possono evolvere in modo drammatico verso lo scompenso cardiaco, oltre che lo shock cardiogeno e l’arresto cardiaco. «Anche in questo ambito ci troviamo di fronte a nuovi trattamenti farmacologici in grado di cambiare radicalmente la prognosi di questi pazienti – spiega Claudio Russo, cardiochirurgo dell’Ospedale Niguarda e vicepresidente del comitato scientifico del convegno -. Il Sacubitril-valsartan è un modulatore neuroormonale in grado di migliorare significativamente la sopravvivenza e la capacità funzionale di questi soggetti. Gli SGLT2 sono degli antidiabetici orali in grado non solo di ridurre gli eventi cardiovascolari nel soggetto diabetico ma anche di migliorare la prognosi nel paziente con insufficienza cardiaca non diabetico. Ci si interroga – e ne discuteremo al convegno – se e come le nuove acquisizioni modificheranno le flow chart e i protocolli operativi» osserva il primario della cardiochirurgia dell’ospedale milanese.

Infarto, diagnosi precoce con un particolare smarthwatch

Pubblicato il 03 Set 2020 alle 6:55am

Alcuni studi dell’Università di Catanzaro, presentati al congresso dell’European Society of Cardiology 2020 (ESC), pubblicati sulla prestigiosa rivista JAMA Cardiology, dimostrano che gli smartwatch potrebbero essere utilizzati come ECG portatili anche per la diagnosi precoce di infarto. (altro…)

Al Giglio di Cefalù, tac al cuore di ultima generazione, nel tempo di un battito

Pubblicato il 31 Lug 2020 alle 6:00am

La Fondazione Giglio di Cefalù ha avviato l’attività di cardio radiologia, grazie all’installazione della Revolution CT della GE. Un dispositivo in grado di effettuare un esame total body in un secondo o una Tac al cuore nel tempo di un battito cardiaco. (altro…)

Due carote al giorno perché fanno bene

Pubblicato il 11 Lug 2020 alle 5:57am

Le carote possono essere usate nelle nostre ricette, o essere mangiate crude, nelle diete o come spezzafame.

Apportano poche calorie, si parla di circa 35-40 Kcal per 100 grammi di prodotto, ma contemporaneamente stimolano il senso di sazietà oltre che ad apportare altri benefici per la nostra salute… Vediamo quali sono… Ma cosa succede se mangiamo due carote al giorno?

Mangiare due carote al giorno aiuta la vista. Grazie al betacarotene, in esse contenute.

Diversi studi, poi, suggeriscono che mangiare due carote al giorno è un aiuto contro tumori ai polmoni, al seno e al colon. Le carote sono ricche di antiossidanti, fondamentali per contrastare i radicali liberi, che causano l’invecchiamento precoce della pelle. La vitamina A previene le rughe, l’acne, la pelle secca, imperfezioni e tono della pelle non uniforme. Le carote hanno un forte impatto sulle infezioni, infatti sono consigliate pure dalla medicina omeopatica per curare tagli e ferite, nonché anche infezioni. Mangiare due carote al giorno aiuta anche a prevenire malattie cardiache, grazie anche alla presenza di betacarotene che protegge il cuore. Consumare carote con costanza abbassa pure i livelli di colesterolo perché le fibre solubili nelle carote si legano agli acidi biliari.

Le carote infine, sono anche alleate di bellezza. Con esse infatti è possibile preparare maschere anti-age, purificanti e chiarenti.

Le carote, puliscono i denti e la bocca eliminando la placca e le particelle residue di cibo. Stimolando le gengive e accentuando la salivazione e scongiurando carie e danni dentali.

Mandorle e i benefici per colesterolo cattivo e malattie cardiovascolari

Pubblicato il 02 Lug 2020 alle 5:23am

Le mandorle sono un valido alleato per il nostro sistema vascolare. Ne bastano circa 42,5 grammi al giorno, tra 15 e 20. (altro…)

Studio multicentrico europeo con Niguarda rileva le problematiche cardiovascolari dell’infezione da coronavirus

Pubblicato il 14 Giu 2020 alle 7:23am

Il Covid 19 non provoca solo polmonite virale ma anche ripercussioni sul sistema cardiovascolare; sia in pazienti con i classici fattori di rischio cardiovascolare (diabete mellito, ipertensione arteriosa, obesità, età avanzata) che in pazienti con malattia cardiovascolare accertata che costituiscono una popolazione vulnerabile in termini di maggiore morbilità e mortalità.

Le complicanze cardiovascolari dell’infezione da nuovo coronavirus includono la sindrome coronarica acuta, la tromboembolia polmonare, la miocardite e i potenziali effetti aritmici del trattamento medico. Il Cardiocenter dell’ospedale Niguarda, che è sostenuto dalla fondazione De Gasperis, sta studiando i meccanismi biochimici che stanno alla base del danno cardio-vascolare. Si tratta di uno studio multicentrico europeo coordinato dal Parigi: Pierre Boutouyrie e Rosa Maria Bruno ( Université Paris-Descartes, Faculté de Médecine René Descartes, INSERM), cui partecipa il Niguarda COVID Resarch Group, seguito dai cardiologi Cristina Giannattasio e Alessandro Maloberti. In particolare, si studiano i mediatori dell’infiammazione e il ruolo della proteina spike.

«Fin dall’inizio della pandemia COVID è apparso chiaro quante poche informazioni erano disponibili e quante invece fossero necessarie specialmente se si dovesse venire a determinare una recidiva nei prossimi mesi. Un altro punto caldo è quello relativo alle sequele a lungo termine nei sopravvissuti all’infezione – osserva il cardiologo Alessandro Maloberti -. Purtroppo non è ancora chiaro se vi potranno essere dei danni permanenti a livello polmonare ed ugualmente anche a livello cardiaco e vascolare. La necessità di ricerca su quanto accaduto e sulle sequele a lungo termine ha determinato a Niguarda la nascita del Niguarda COVID Research Group che si propone di raccogliere i dati di tutti i pazienti transitati da niguarda con questa patologia (ben 1000 persone circa) mentre le sequele a lungo termine saranno valutate con un programma di follow-up ambulatoriale pneumologico e cardiologico protratto nel tempo. Due particolari aspetti ci premono a livello cardiologico ovvero le sequele sulla funzione di regolazione autonomica (del sistema nervoso) del sistema cardio-vascolare e sulla sua risposta alla tempesta citokinica ed infiammatoria determinata dall’infezione. Nel primo caso ci proponiamo di valutare la frequenza cariaca, in quanto marcatore della regolazione cardiaca da parte del sistema nervoso centrale) e le sue variazioni nell’ambito del ricovero e nel successivo follow-up. Allo stesso modo la tempesta citokinica-infiammatoria potrebbe determinare danni a livello del sistema cardiaco e vascolare principalmente determinando fibrosi dei vasi e del tessuto del cuore. Tutti i pazienti seguiti presso il nostro ospedale faranno durante il follow-up a lungo termine una valutazione con ecocardiogramma e della rigidità arteriosa con metodica Pulse Wave Velocity».

Photo Credit degasperis.it

Cardiocenter dell’ospedale Niguarda salva 51enne in piena emergenza sanitaria

Pubblicato il 19 Apr 2020 alle 6:13am

Al Cardiocenter del Niguarda, sostenuto dalla fondazione De Gasperis, in piena emergenza sanitaria da Covid -19, è stato riconosciuto da Newsweek, uno dei 50 ospedali migliori al mondo. Leader nei trapianti di cuore, ha appena trapiantato con successo un uomo di 51 anni, arrivato in condizioni gravissime al Niguarda da un altro ospedale. Il cuore del donatore proveniva dal Piemonte. Il paziente era in imminente pericolo di vita e il trapianto è avvenuto con circolo sostenuto da supporto meccanico: «Si è trattato di un caso complesso, come purtroppo ne trattiamo molti – spiega Claudio Russo, direttore di Cardiochirurgia – e abbiamo dovuto “combattere” per oltre quindici giorni insieme a lui, in rianimazione».

L’emergenza Covid 19 ha complicato il caso complesso e probabilmente renderà impossibile tenere la media di interventi al cuore che si effettuano in questa unità, giunti ormai a 850 all’anno (1° centro in Italia con 34 trapianti di cuore nel 2019): «Ovviamente, l’emergenza ha rallentato la nostra attività – spiega Russo -, ma continuiamo a essere operativi per le emergenze e i casi complessi, come questo». Perciò, la fondazione De Gasperis si batte per sostenere quest’eccellenza italiana e ha appena avviato una raccolta fondi (https://www.degasperis.it/raccolta-fondi-covid-19-niguarda.html). Come commenta il presidente della fondazione, Benito Benedini, «il sistema cardiovascolare è direttamente interessato dall’infezione. Il virus non ci ferma». Si può dire #vatuttobene

Coronavirus e quei danni a cuore e reni

Pubblicato il 16 Apr 2020 alle 7:15am

La sindrome respiratoria acuta grave, legata al Covid-19 può attaccare anche il miocardio. Studi recenti hanno valutato il livello ematico di marker cardiaci, sostanze normalmente presenti nel muscolo cardiaco, ma che vengono rilasciate nella circolazione solo se il miocardio è danneggiato o necrotico, scoprendo che rispetto ai pazienti senza malattie cardiache, quelli che hanno sviluppato questo tipo di lesione erano più anziani (età media 74 anni contro 60 anni).

La presenza di una patologia preesistente (ipertensione, diabete, malattia coronarica, insufficienza cardiaca, malattia cerebrovascolare) era più frequente nei pazienti che hanno avuto un coinvolgimento cardiaco. Ma soprattutto, i pazienti con patologie cardiache erano quelli (il 58%) che presentavano un disturbo respiratorio acuto rispetto agli altri (4%). Tra questi, il tasso di mortalità era significativamente più alto (51%) rispetto ai pazienti senza coinvolgimento cardiaco (4,5%). Recenti articoli pubblicati su JAMA Cardiology, come quello dell’Università del Texas, hanno inoltre rilevato miocarditi (infezioni al cuore), vasculiti (ai vasi sanguigni), aritmie, insufficienza cardiaca e altre condizioni all’apparato cardiocircolatorio in pazienti affetti da COVID-19, anche in chi aveva un cuore perfettamente sano prima di restare contagiato. E non è un caso che l’ipertensione e le cardiopatie siano associate a un rischio di mortalità più elevato per i pazienti colpiti dal coronavirus.

Altri organi fortemente esposti al coronavirus sono i reni, in particolar modo, i tubuli dei nefroni deputati alla filtrazione del sangue, tanto che i pazienti più gravi possono sviluppare un’insufficienza renale acuta potenzialmente fatale. “Nelle autopsie finora condotte, si è visto che un terzo dei pazienti è deceduto a causa di un’insufficienza renale acuta. Sappiamo che l’infezione determina un aumento della microcoagulazione del sangue nei vari organi. Alcune persone potrebbero essere morte perché i reni si sono bloccati proprio a causa di questo evento”, a spiegarlo il professor Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG).

Aritmia ventricolare, per la prima volta al mondo, operato un paziente con fascio di protoni

Pubblicato il 23 Gen 2020 alle 6:33am

E’ la prima volta al mondo un paziente con aritmia ventricolare è stato operato con un fascio di protoni che ha colpito, in modo mirato e con un ridottissimo impatto i suoi delicati tessuti circostanti, la parte del cuore responsabile dei battiti cardiaci irregolari. L’intervento è stato messo a punto dal Cnao di Pavia insieme alla collaborazione della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo.

“La scelta di utilizzare l’adroterapia con protoni, forma avanzata di radioterapia per la cura dei tumori, per il trattamento di una patologia cardiaca – scrivono in un comunicato stampa il Cnao e il San Matteo – è nata dalla necessità di contrastare una forma particolarmente aggressiva di aritmia ventricolare che non aveva risposto efficacemente sia ai trattamenti tradizionali sia a quelli più avanzati (plurimi farmaci, ablazione invasiva tramite radiofrequenza e chirurgia toracica sul sistema nervoso cardiaco) e che determinava nel paziente continue e pericolose alterazioni del ritmo cardiaco”.

Il paziente di 73 anni, è affetto da una grave forma di cardiomiopatia dilatativa ed era stato trasferito a Pavia da un ospedale milanese dove era ricoverato per aritmie ventricolari e ripetuti arresti cardiaci. Dopo l’intervento è stato tenuto sotto osservazione al San Matteo e pochi giorni fa è stato dimesso dalla Cardiologia in buone condizioni generali, in buon compenso cardiocircolatorio ed è stato possibile trasferirlo presso un reparto per la riabilitazione.

“In questo caso, particolarmente grave, si è reso necessario un intervento diverso – sottolinea Roberto Rordorf, responsabile dell’Unità di Aritmologia della Cardiologia del Policlinico San Matteo, diretta da Luigi Oltrona Visconti -. Anche se la radioterapia con fotoni è già stata utilizzata seppur in maniera sperimentale e in rari casi per trattare alcune forme di aritmia, è stato scelto, questa volta, di procedere con i protoni che garantiscono un impatto molto più basso sui tessuti delicati circostanti. L’intervento di Pavia risulta essere il primo al mondo sull’uomo e i primi risultati sono davvero incoraggianti. Per questo motivo insieme al Cnao stiamo valutando la fattibilità di uno studio clinico sperimentale”.