cuore

Due carote al giorno perché fanno bene

Pubblicato il 11 Lug 2020 alle 5:57am

Le carote possono essere usate nelle nostre ricette, o essere mangiate crude, nelle diete o come spezzafame.

Apportano poche calorie, si parla di circa 35-40 Kcal per 100 grammi di prodotto, ma contemporaneamente stimolano il senso di sazietà oltre che ad apportare altri benefici per la nostra salute… Vediamo quali sono… Ma cosa succede se mangiamo due carote al giorno?

Mangiare due carote al giorno aiuta la vista. Grazie al betacarotene, in esse contenute.

Diversi studi, poi, suggeriscono che mangiare due carote al giorno è un aiuto contro tumori ai polmoni, al seno e al colon. Le carote sono ricche di antiossidanti, fondamentali per contrastare i radicali liberi, che causano l’invecchiamento precoce della pelle. La vitamina A previene le rughe, l’acne, la pelle secca, imperfezioni e tono della pelle non uniforme. Le carote hanno un forte impatto sulle infezioni, infatti sono consigliate pure dalla medicina omeopatica per curare tagli e ferite, nonché anche infezioni. Mangiare due carote al giorno aiuta anche a prevenire malattie cardiache, grazie anche alla presenza di betacarotene che protegge il cuore. Consumare carote con costanza abbassa pure i livelli di colesterolo perché le fibre solubili nelle carote si legano agli acidi biliari.

Le carote infine, sono anche alleate di bellezza. Con esse infatti è possibile preparare maschere anti-age, purificanti e chiarenti.

Le carote, puliscono i denti e la bocca eliminando la placca e le particelle residue di cibo. Stimolando le gengive e accentuando la salivazione e scongiurando carie e danni dentali.

Mandorle e i benefici per colesterolo cattivo e malattie cardiovascolari

Pubblicato il 02 Lug 2020 alle 5:23am

Le mandorle sono un valido alleato per il nostro sistema vascolare. Ne bastano circa 42,5 grammi al giorno, tra 15 e 20. (altro…)

Studio multicentrico europeo con Niguarda rileva le problematiche cardiovascolari dell’infezione da coronavirus

Pubblicato il 14 Giu 2020 alle 7:23am

Il Covid 19 non provoca solo polmonite virale ma anche ripercussioni sul sistema cardiovascolare; sia in pazienti con i classici fattori di rischio cardiovascolare (diabete mellito, ipertensione arteriosa, obesità, età avanzata) che in pazienti con malattia cardiovascolare accertata che costituiscono una popolazione vulnerabile in termini di maggiore morbilità e mortalità.

Le complicanze cardiovascolari dell’infezione da nuovo coronavirus includono la sindrome coronarica acuta, la tromboembolia polmonare, la miocardite e i potenziali effetti aritmici del trattamento medico. Il Cardiocenter dell’ospedale Niguarda, che è sostenuto dalla fondazione De Gasperis, sta studiando i meccanismi biochimici che stanno alla base del danno cardio-vascolare. Si tratta di uno studio multicentrico europeo coordinato dal Parigi: Pierre Boutouyrie e Rosa Maria Bruno ( Université Paris-Descartes, Faculté de Médecine René Descartes, INSERM), cui partecipa il Niguarda COVID Resarch Group, seguito dai cardiologi Cristina Giannattasio e Alessandro Maloberti. In particolare, si studiano i mediatori dell’infiammazione e il ruolo della proteina spike.

«Fin dall’inizio della pandemia COVID è apparso chiaro quante poche informazioni erano disponibili e quante invece fossero necessarie specialmente se si dovesse venire a determinare una recidiva nei prossimi mesi. Un altro punto caldo è quello relativo alle sequele a lungo termine nei sopravvissuti all’infezione – osserva il cardiologo Alessandro Maloberti -. Purtroppo non è ancora chiaro se vi potranno essere dei danni permanenti a livello polmonare ed ugualmente anche a livello cardiaco e vascolare. La necessità di ricerca su quanto accaduto e sulle sequele a lungo termine ha determinato a Niguarda la nascita del Niguarda COVID Research Group che si propone di raccogliere i dati di tutti i pazienti transitati da niguarda con questa patologia (ben 1000 persone circa) mentre le sequele a lungo termine saranno valutate con un programma di follow-up ambulatoriale pneumologico e cardiologico protratto nel tempo. Due particolari aspetti ci premono a livello cardiologico ovvero le sequele sulla funzione di regolazione autonomica (del sistema nervoso) del sistema cardio-vascolare e sulla sua risposta alla tempesta citokinica ed infiammatoria determinata dall’infezione. Nel primo caso ci proponiamo di valutare la frequenza cariaca, in quanto marcatore della regolazione cardiaca da parte del sistema nervoso centrale) e le sue variazioni nell’ambito del ricovero e nel successivo follow-up. Allo stesso modo la tempesta citokinica-infiammatoria potrebbe determinare danni a livello del sistema cardiaco e vascolare principalmente determinando fibrosi dei vasi e del tessuto del cuore. Tutti i pazienti seguiti presso il nostro ospedale faranno durante il follow-up a lungo termine una valutazione con ecocardiogramma e della rigidità arteriosa con metodica Pulse Wave Velocity».

Photo Credit degasperis.it

Cardiocenter dell’ospedale Niguarda salva 51enne in piena emergenza sanitaria

Pubblicato il 19 Apr 2020 alle 6:13am

Al Cardiocenter del Niguarda, sostenuto dalla fondazione De Gasperis, in piena emergenza sanitaria da Covid -19, è stato riconosciuto da Newsweek, uno dei 50 ospedali migliori al mondo. Leader nei trapianti di cuore, ha appena trapiantato con successo un uomo di 51 anni, arrivato in condizioni gravissime al Niguarda da un altro ospedale. Il cuore del donatore proveniva dal Piemonte. Il paziente era in imminente pericolo di vita e il trapianto è avvenuto con circolo sostenuto da supporto meccanico: «Si è trattato di un caso complesso, come purtroppo ne trattiamo molti – spiega Claudio Russo, direttore di Cardiochirurgia – e abbiamo dovuto “combattere” per oltre quindici giorni insieme a lui, in rianimazione».

L’emergenza Covid 19 ha complicato il caso complesso e probabilmente renderà impossibile tenere la media di interventi al cuore che si effettuano in questa unità, giunti ormai a 850 all’anno (1° centro in Italia con 34 trapianti di cuore nel 2019): «Ovviamente, l’emergenza ha rallentato la nostra attività – spiega Russo -, ma continuiamo a essere operativi per le emergenze e i casi complessi, come questo». Perciò, la fondazione De Gasperis si batte per sostenere quest’eccellenza italiana e ha appena avviato una raccolta fondi (https://www.degasperis.it/raccolta-fondi-covid-19-niguarda.html). Come commenta il presidente della fondazione, Benito Benedini, «il sistema cardiovascolare è direttamente interessato dall’infezione. Il virus non ci ferma». Si può dire #vatuttobene

Coronavirus e quei danni a cuore e reni

Pubblicato il 16 Apr 2020 alle 7:15am

La sindrome respiratoria acuta grave, legata al Covid-19 può attaccare anche il miocardio. Studi recenti hanno valutato il livello ematico di marker cardiaci, sostanze normalmente presenti nel muscolo cardiaco, ma che vengono rilasciate nella circolazione solo se il miocardio è danneggiato o necrotico, scoprendo che rispetto ai pazienti senza malattie cardiache, quelli che hanno sviluppato questo tipo di lesione erano più anziani (età media 74 anni contro 60 anni).

La presenza di una patologia preesistente (ipertensione, diabete, malattia coronarica, insufficienza cardiaca, malattia cerebrovascolare) era più frequente nei pazienti che hanno avuto un coinvolgimento cardiaco. Ma soprattutto, i pazienti con patologie cardiache erano quelli (il 58%) che presentavano un disturbo respiratorio acuto rispetto agli altri (4%). Tra questi, il tasso di mortalità era significativamente più alto (51%) rispetto ai pazienti senza coinvolgimento cardiaco (4,5%). Recenti articoli pubblicati su JAMA Cardiology, come quello dell’Università del Texas, hanno inoltre rilevato miocarditi (infezioni al cuore), vasculiti (ai vasi sanguigni), aritmie, insufficienza cardiaca e altre condizioni all’apparato cardiocircolatorio in pazienti affetti da COVID-19, anche in chi aveva un cuore perfettamente sano prima di restare contagiato. E non è un caso che l’ipertensione e le cardiopatie siano associate a un rischio di mortalità più elevato per i pazienti colpiti dal coronavirus.

Altri organi fortemente esposti al coronavirus sono i reni, in particolar modo, i tubuli dei nefroni deputati alla filtrazione del sangue, tanto che i pazienti più gravi possono sviluppare un’insufficienza renale acuta potenzialmente fatale. “Nelle autopsie finora condotte, si è visto che un terzo dei pazienti è deceduto a causa di un’insufficienza renale acuta. Sappiamo che l’infezione determina un aumento della microcoagulazione del sangue nei vari organi. Alcune persone potrebbero essere morte perché i reni si sono bloccati proprio a causa di questo evento”, a spiegarlo il professor Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG).

Aritmia ventricolare, per la prima volta al mondo, operato un paziente con fascio di protoni

Pubblicato il 23 Gen 2020 alle 6:33am

E’ la prima volta al mondo un paziente con aritmia ventricolare è stato operato con un fascio di protoni che ha colpito, in modo mirato e con un ridottissimo impatto i suoi delicati tessuti circostanti, la parte del cuore responsabile dei battiti cardiaci irregolari. L’intervento è stato messo a punto dal Cnao di Pavia insieme alla collaborazione della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo.

“La scelta di utilizzare l’adroterapia con protoni, forma avanzata di radioterapia per la cura dei tumori, per il trattamento di una patologia cardiaca – scrivono in un comunicato stampa il Cnao e il San Matteo – è nata dalla necessità di contrastare una forma particolarmente aggressiva di aritmia ventricolare che non aveva risposto efficacemente sia ai trattamenti tradizionali sia a quelli più avanzati (plurimi farmaci, ablazione invasiva tramite radiofrequenza e chirurgia toracica sul sistema nervoso cardiaco) e che determinava nel paziente continue e pericolose alterazioni del ritmo cardiaco”.

Il paziente di 73 anni, è affetto da una grave forma di cardiomiopatia dilatativa ed era stato trasferito a Pavia da un ospedale milanese dove era ricoverato per aritmie ventricolari e ripetuti arresti cardiaci. Dopo l’intervento è stato tenuto sotto osservazione al San Matteo e pochi giorni fa è stato dimesso dalla Cardiologia in buone condizioni generali, in buon compenso cardiocircolatorio ed è stato possibile trasferirlo presso un reparto per la riabilitazione.

“In questo caso, particolarmente grave, si è reso necessario un intervento diverso – sottolinea Roberto Rordorf, responsabile dell’Unità di Aritmologia della Cardiologia del Policlinico San Matteo, diretta da Luigi Oltrona Visconti -. Anche se la radioterapia con fotoni è già stata utilizzata seppur in maniera sperimentale e in rari casi per trattare alcune forme di aritmia, è stato scelto, questa volta, di procedere con i protoni che garantiscono un impatto molto più basso sui tessuti delicati circostanti. L’intervento di Pavia risulta essere il primo al mondo sull’uomo e i primi risultati sono davvero incoraggianti. Per questo motivo insieme al Cnao stiamo valutando la fattibilità di uno studio clinico sperimentale”.

Sauna, benefica per cuore, ecco perché

Pubblicato il 13 Gen 2020 alle 7:43am

La sauna fa bene al cuore. Grazie appunto ai mutamenti di temperatura che questa produce, il sangue viaggia verso i capillari della pelle, perché il corpo ha bisogno di eliminare il calore in eccesso indotto dall’ambiente in cui si sta.

Durante le sedute di sauna il nostro cuore effettua una sorta di ‘ginnastica cardiovascolare’: “due sedute di sauna di fatto allenano tutti i vasi del corpo e hanno un effetto benefico sul cuore sulla pressione arteriosa, ad esempio.

Una recente ricerca scientifica dimostra che andare in sauna almeno quattro volte alla settimana riduce il rischio di mortalità cardiovascolare anche del 60%.

Uno studio prospettico è stato condotto su di un campione di popolazione di oltre 2300 uomini di mezza età della Finlandia orientale (presumibilmente gli stessi risultati valgono anche per le donne che comunque sono meno soggette a problemi cardiovascolari).

I dati di questa ricerca, raccolti in 20 anni, dimostrano che per ottenere i migliori risultati possibili sul cuore, ci si deve sottoporre alla sauna – impiegando almeno 20 minuti a seduta – per quattro volte alla settimana. Tutte le azioni finalizzate alla prevenzione della malattie del cuore hanno un ruolo importante. I medicinali in genere non hanno questa capacità.

La sauna rappresenta quindi il modo più naturale, economico ed indolore per migliorare la salute del cuore!

Ipnosi per intervento su fibrillazione atriale al cuore. Il primo in Italia, avvenuto al San Paolo di Savona

Pubblicato il 12 Gen 2020 alle 6:21am

E’ il primo intervento di ablazione della fibrillazione atriale eseguito in Italia con la tecnica di ipnosi a scopo analgesico. E’ stato compiuto all’Ospedale San Paolo di Savona da Luca Bacino, che ha introdotto a Savona l’utilizzo dell’ipnosi nella pratica clinica grazie alla collaborazione con il centro di Aritmologia dell’Ospedale Cardinal Massaia di Asti e dopo aver frequentato la scuola italiana di ipnosi Ciics di Torino.

“Quando sono entrato e ho visto la sala piena di macchine e di fili, ho avuto paura. Poi il dottor Luca Bacino si è avvicinato e ha iniziato a parlarmi, a chiedermi di fare respiri profondi e di rilassarmi. E tutto si è attenuato: le voci, i rumori. Sentivo tutto ma ‘distante’, non provavo dolore. E le 4 ore che ho passato in quella posizione sono letteralmente volate” ha raccontato al sito savonese Ivg Paolo Peira, 63 anni, che lo scorso 20 dicembre si è sottoposto all’intervento di ablazione della fibrillazione atriale con ipnosi.

“Il medico che mi ha operato, Francesco Pentimalli, mi ha chiesto se me la sentivo di provare con l’ipnosi – ricorda Paolo – Mi ha spiegato che era un nuovo metodo, e che sarebbe stato efficace solo se c’era la collaborazione del paziente. Io ho accettato subito: se mi avessero detto di bere un bicchiere d’acqua per non sentire nulla, ne avrei bevuti 18…”. E così Paolo si è affidato alla voce del dottor Bacino. “L’operazione è durata circa 4 ore” racconta il 63enne: “Prima di iniziare il dottor Bacino si è avvicinato e ha iniziato a parlarmi, con tono di voce molto calmo e tranquillo, e più parlava più abbassava la voce. A un certo punto ho iniziato a preoccuparmi, temevo di fare una brutta figura non sentendo quello che mi avrebbe detto… e invece ha iniziato a funzionare. Ero cosciente, perché sentivo le voci dei medici e degli operatori che si scambiavano opinioni, ma era come se mi arrivassero da lontano. Non ho mai sentito dolore a parte un piccolo momento: il dottore è intervenuto immediatamente parlandomi e in pochi istanti mi sono di nuovo ‘perso’. Alla fine mi hanno detto che addirittura in certi momenti sorridevo. Alla fine dell’operazione il medico mi ha chiesto di stringere forte il pollice e l’indice della mano sinistra, ha contato fino a tre e improvvisamente era tutto finito. Sembrerà strano dirlo, ma è stato persino bello…”, dice Paolo Peira.

Anche durante il decorso post operatorio è andato tutto bene: il 21 dicembre, dopo 24 ore dall’intervento, il 63enne è uscito dal reparto di terapia intensiva, il 22 dicembre è stato dimesso per passare anche le festività in famiglia, e il 26 dicembre ha preso un volo per Londra insieme alla moglie Enrica.

Foto Ansa

Lavarsi i denti tre volte al giorno riduce rischi di fibrillazione atriale o insufficienza cardiaca

Pubblicato il 04 Gen 2020 alle 11:49am

Sembra assurdo, ma lavarsi i denti tre volte al giorno riduce i rischi di fibrillazione atriale o insufficienza cardiaca. È quanto emerge da una recente ricerca scientifica, condotta in Corea dalla Ewha Womans University di Seoul e pubblicata sul European Journal of Preventive Cardiology.

Già in passato i ricercatori avevano osservato come una scarsa igiene orale potesse portare alla presenza di batteri nel sangue capaci di causare infiammazioni e di conseguenza aumento del rischio di alcune patologie.

Ora lo studio coreano, mette in relazione come lavarsi i denti possa beneficiare anche sul cuore. Nel gruppo di persone esaminato, chi li lavava tre volte al giorno aveva il 10% in meno di probabilità di sviluppare la fibrillazione atriale, e il 12% in meno di insufficienza cardiaca.

Il peperoncino in cucina dimezza il rischio di morte per infarto e ictus

Pubblicato il 19 Dic 2019 alle 6:41am

Usare abitualmente il peperoncino in cucina (almeno circa 4 volte a settimana) riduce, dicono i ricercatori, il rischio di morte per infarto del 40% e per ictus di oltre il 60%. Inoltre riduce del 23% il rischio di morte per qualunque causa rispetto a chi non ne fa uso abitualmente. (altro…)