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Addio a Franca Valeri, icona di comicità tra cinema e teatro, scrittrice. L’attrice aveva da poco compiuto 100 anni

Pubblicato il 09 Ago 2020 alle 11:26am

Si è spenta questa mattina nella sua casa di Roma intorno alle 7.40, circondata dall’affetto dei suoi cari, Franca Valeri. L’attrice di cinema e di teatro, soubrette televisiva negli anni 60/70, aveva da poco compiuto il 31 luglio scorso, 100 anni.

La Signorina snob, come la sora Cecioni e Cesira la manicure: questi i più noti ed indimenticabili personaggi da lei interpretati, diventati archetipi tanto riconoscibili da essere entrati nel linguaggio comune (“Pronto, mammà?“). Franca Valeri è la prima vera attrice comica italiana. Una signora colta e spiritosa, caratterizzata da un gran talento, una voce femminile inconfondibile e da grande spontaneità, semplicità e umanità.

Nata a Milano come Alma Franca Maria Norsa, si avvicina al mondo del teatro che era ancora molto piccola, in quanto folgorata dall’opera lirica. Inizia così a recitare facendo caricature e imitazioni. Poi arriva il periodo della guerra e delle leggi razziali: lei, di famiglia ebrea, scampa alle deportazioni solo grazie ai documenti falsi. Dopo l’orrore torna la vita e torna anche per lei il periodo del teatro: nel 1949 esordisce nella compagnia del Teatro dei Gobbi. Si ‘abbrevia’ il nome in Franca e prende in prestito il cognome da Paul Valery: ecco Franca Valeri, l’attrice.

Arriva al cinema con un battesimo eccellente: Federico Fellini la sceglie nel suo “Luci del varietà”. Negli anni Sessanta è diventata la protagonista indiscussa del varietà televisivo italiano: la sua forza espressiva e la sua verve comica le permettono di passare con disinvoltura dal teatro al cinema, dalla radio all’opera lirica, dai libri alla televisione. I suoi personaggi sono lo specchio – fedele e caustico – delle sciure milanesi, delle casalinghe romane sempre al telefono con mammà.

Impossibile citare tutti i ruoli da lei interpretati, ne citeremo solo alcuni, i cult: “Il segno di Venere” dove è la romantica Cesira in cerca di marito ma oscurata da una prorompente Sophia Loren, cugina ingombrante, “Il vedovo“, con il cialtrone Alberto Sordi, che lei chiama Cretinetti e “Piccola posta” sempre con Sordi, dove cura la posta del cuore di una rivista femminile spacciandosi per la contessa polacca Eva Bolasky. A teatro “Lina e il cavaliere” e “Le catacombe”, e ovviamente gli spettacoli televisivi della Rai in bianco e nero come “Studio Uno” e “Sabato sera”.

Nell’attività cinematografica, durata dal 1950 al 1983, Franca fu quasi sempre autrice dei suoi dialoghi, ricalcati su quelli da lei portati in teatro o da lei scritti direttamente per lo schermo, anche se firmò (sempre in collaborazione) solo quattro sceneggiature. Molti dei suoi personaggi avevano un taglio grottesco, come le macchiette di derivazione teatrale.

Come autrice Franca Valeri ha scritto una decina di libri, tra i quali “Il diario della signorina Snob” (illustrato da Colette Rosselli, Mondadori, 1951; Lindau, 2003); “Le donne” (Longanesi, 1960; Einaudi, 2012); “Questa qui, quello là” (Longanesi, 1965), “Toh, quante donne!” (Mondadori, 1992); “Animali e altri attori. Storie di cani, gatti e altri personaggi” (Nottetempo, 2005); “Di tanti palpiti. Divertimenti musicali” (La Tartaruga, 2009), “Bugiarda no, reticente” (Einaudi, 2010), “Non tutto è risolto” (Einaudi, 2011), “L’educazione delle fanciulle. Dialogo tra due signorine perbene” (con Luciana Littizzetto, Einaudi, 2011).

Maledetto Modigliani, il docu-film evento al cinema solo il 12, 13, 14 ottobre

Pubblicato il 31 Lug 2020 alle 6:00am

In occasione delle celebrazioni a 100 anni dalla morte di Modigliani, arriva al cinema solo il 12, 13, 14 ottobre MALEDETTO MODIGLIANI, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital. Diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi, il docu-film racconta la vita e la produzione di Amedeo Modigliani (1884-1920), un artista d’avanguardia diventato un classico contemporaneo amato e imitato in tutto il mondo.

Livornese dalla vita breve e tormentata, Dedo o Modì, come fu soprannominato, viene qui narrato da un punto di vista originale: quello di Jeanne Hébuterne, l’ultima giovane compagna che si suicidò due giorni dopo la morte dell’amato, avvenuta all’Hôpital de la Charité di Parigi il 24 gennaio del 1920. All’epoca Jeanne era incinta e lasciava una figlia di un anno. È proprio a partire dalla sua figura e dalla lettura di un passo dai “Canti di Maldoror”, il libro che Modigliani teneva sempre con sé, che si apre il docu-film che trae ispirazione anche dalla mostra “Modigliani – Picasso. The Primitivist Revolution” ­– curata da Marc Restellini e in programma all’Albertina di Vienna ­– ed è arricchito dalle immagini di opere esposte sia all’Albertina, sia alla National Gallery of Art di Washington, nei musei e nelle collezioni di Parigi e nella grande mostra “Modigliani e l’avventura di Montparnasse” del Museo della Città di Livorno.

Per comprendere Modigliani, quarto figlio di una famiglia di origini ebraiche sull’orlo di una crisi finanziaria, bisogna partire proprio dalla sua Livorno e da una provincia italiana che sin dagli albori gli è troppo stretta. Modigliani decide di partire e andare in cerca di altro. Va a Firenze, poi a Venezia. Arriva a Parigi nel 1906, a 21 anni. Sembrerebbe un approdo. È qui che nasce la sua leggenda: tombeur de femmes, alcolista, artista maledetto. In realtà è un uomo che maschera una malattia, che si aggrappa alla vita e alla propria arte. Ha una verità da trasmettere: valori universali racchiusi nella semplicità di linee e volti che ne fanno uno dei maggiori esponenti di primo Novecento e un classico del XXI secolo.

Nel docu-film sono proprio i suoi dipinti ripresi in set dedicati, da “La Filette en Bleu” al ritratto di Jeanne Hébuterne, a parlarci. Giocando tra riprese della città di oggi e foto e filmati d’archivio in bianco e nero, la voce narrante di Jeanne racconta di quella Parigi di inizio secolo: la ville lumière, la metropoli, il centro della modernità, già mercato d’arte e polo d’attrazione per pittori e scultori da tutta Europa. Quelli che allora facevano la fame e oggi valgono milioni, primo fra tutti proprio Modigliani. Durante il suo errare da un alloggio di fortuna all’altro, Amedeo Modigliani, povero, affamato, ma pieno di entusiasmo, incontra un’aspirante poetessa russa, la ventenne Anna Achmatova, e la giornalista e femminista inglese Beatrice Hastings. Tutte donne che raffigura e i cui volti, tra cariatide e ritratto, diventano icone stesse della sua arte. Il suo orizzonte immaginativo – comune a Pablo Picasso, a Constantin Brancusi e a molti altri – è del resto quello del primitivismo: l’interesse per le culture extraeuropee e antiche, un altrove nello spazio e nel tempo in cui gli artisti delle avanguardie cercano il ritorno alla natura, minacciata dalla modernità. Ma Modigliani declina il primitivismo in una maniera unica, fondendolo con la tradizione classica e rinascimentale.

Il docu-film percorre le tracce dell’artista nei suoi luoghi più tipici: le strade, le piazze, il quartiere livornese della Venezia Nuova, la sinagoga, il mercato centrale, le montagne vicine e la campagna in cui aveva imparato il mestiere di pittore coi macchiaioli e dove trova poi materia per le sue statue, l’arenaria e il marmo. Scopriamo poi Modigliani nel confronto con le opere degli altri artisti a lui coevi, primi fra tutti proprio Brancusi e Picasso raccontati attraverso opere e spazi (l’Atelier Brancusi del Centre Pompidou e il Musée Picasso Paris). Tra i pittori dell’École de Paris, c’è anche Soutine, ebreo come lui, con il quale per un periodo condivide una casa-studio ancora rimasta inalterata. Ritroviamo Modigliani anche al caffè La Rotonde con Jean Cocteau che ne fissa per sempre la presenza sulla “terrace” insieme a Picasso, André Salmon e Max Jacob. Di nuovo riusciamo a individuare tracce di Modigliani nella Parigi di oggi: il vagare notturno scendendo le scalinate di Montmartre verso Montparnasse nuovo centro di aggregazione, le passeggiate intorno al Pantheon, le cancellate chiuse del Jardin du Luxembourg. E poi i carri immaginifici della nuit blanche parigina che rappresentano possibili allucinazioni provocate dalle droghe – l’hashish, l’oppio e l’assenzio – che aprono le porte della visione. Ci sono poi i suoi mercanti e collezionisti: Paul Alexandre, il medico mecenate; Paul Guillaume il dandy parvenu ritratto più volte; Léopold Zborowski, l’ultimo mercante dell’artista, un poeta avventuriero, capace – grazie alla conoscenza del collezionista Jonas Netter – di garantirgli un piccolo salario mensile.

Modigliani, però, morirà povero e non riconosciuto. Solo in seguito diventerà uno degli artisti più quotati al mondo. E tra i più copiati. Il suo stile sembra semplice, ma è solo apparenza. Lo scopriremo al porto franco di Ginevra, nel laboratorio di Marc Restellini. Restellini, tra i maggiori esperti al mondo di Modigliani, autore di ricerche e scoperte sull’opera dell’artista che si avvalgono anche di analisi tecnologico-scientifiche condotte all’Institut Restellini, ha in preparazione il suo catalogo ragionato delle opere di Modigliani (pubblicazione prevista nel 2020). Nel docu-film racconta la cifra dell’arte di Modigliani e la sua evoluzione. Andremo poi a Londra, tra le fiere d’arte e lo studio di un pittore – falsario dichiarato – che ora firma le sue opere d’imitazione alla luce del sole. Solo pochi decenni fa – nel 1984, a 100 anni dalla nascita dell’artista – le teste ripescate nei fossi livornesi hanno sconvolto il mondo con una delle truffe più celebri che la storia dell’arte ricordi.

Tra gli interventi del docu-film, oltre a quelli dello storico dell’arte e specialista di Amedeo Modigliani Marc Restellini, quelli di Ann L. Ardis, professoressa e Dean al College of Humanities and Social Sciences della George Mason University, esperta di letteratura modernista inglese; Chloe Aridjis, scrittrice e studiosa di poesia francese dell’Ottocento; Harry Bellet, giornalista di Le Monde, studioso e critico d’arte; Giovanni Bertazzoni, Co-Chairman Impressionist and Modern Art Department Christie’s; Laura Dinelli, responsabile Musei Civici di Livorno; Pier Francesco Ferrucci, Direttore Unità di Bioterapia dei Tumori, IEO che da studente è stato tra gli autori della famosa “beffa delle teste” del 1984 a Livorno; l’ebraista Paolo Edoardo Fornaciari; lo scrittore Simone Lenzi, attualmente assessore alla Cultura del Comune di Livorno; il gallerista David Lévy; la pittrice Mira Maodus; lo stilista, costumista e artista Antonio Marras; la pittrice Isabelle Muller; la curatrice del Musée d’Art Moderne de Paris Jacqueline Munck; l’artista John Myatt che grazie al suo talento per l’imitazione, tra il 1986 e il 1995 ha falsificato e collocato sul mercato – insieme al suo complice John Drewe – 200 opere di maestri moderni; il collezionista Gérard Netter; l’artista Jan Olsson; la curatrice del Musée Picasso Paris Emilia Philippot; il Direttore Generale dell’Albertina di Vienna Klaus Albrecht Schröder; il Vicepresidente della Comunità Ebraica di Livorno, Guido Servi; il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Paolo Virzì.

Le musiche originali del docu-film sono di Maximilien Zaganelli e di Dmitry Myachin, già autori della colonna sonora di Ermitage. Il potere dell’arte di Michele Mally (Nastro d’Argento 2020 come miglior documentario d’arte). La colonna sonora Originale del film, disponibile su etichetta Nexo Digital/Believe, contiene anche il brano di Piero Ciampi “Fino all’ultimo minuto” (courtesy of Warner Music Italy / Sugar Music).

La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital.

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Galveston al cinema dal 6 agosto

Pubblicato il 14 Lug 2020 alle 6:00am

Arriva al cinema il prossimo 6 agosto GALVESTON, un film di Mélanie Laurent, con Elle Fanning, Lili Reinhart, Beau Bridges, Ben Foster, María Valverde, distribuzione Movies Inspired, che racconta la storia di un assassino di New Orleans che scopre di avere un tumore terminale e si mette in viaggio insieme ad una giovane prostituta. (altro…)

Bombshell – La voce dello scandalo dal 1 luglio al cinema il film di Jay Roach con Nicole Kidman, Charlize Theron e Margot Robbie

Pubblicato il 25 Giu 2020 alle 3:17pm

Esce il 1 luglio al cinema, un film di Jay Roach dal titolo BOMBSHELL – LA VOCE DELLO SCANDALO. Con Nicole Kidman, Charlize Theron, Margot Robbie, Kate McKinnon, Allison Janney, distribuzione 01 Distribution. (altro…)

Cinema, apertura dal 15 giugno, solo 200 spettatori e in sala anche senza mascherina

Pubblicato il 14 Giu 2020 alle 6:21am

Dopo l’allarme lanciato dagli esercenti e dal presidente dell’Anica Francesco Rutelli sulle norme per le riaperture dei cinema giudicate “astruse”, tanto da impedire alla maggior parte delle sale di riaccendere gli schermi, arrivano linee guida per il settore in merito alla riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, allegate al Dpcm dell’11 giugno. Ci sono infatti sostanziali modifiche su alcuni dei punti più contestati dagli operatori, come la norma che prevedeva la mascherina per tutto il tempo anche in sala.

Tutti gli spettatori devono indossare la mascherina “dall’ingresso fino al raggiungimento del posto (per i bambini valgono le norme generali) e comunque ogni qualvolta ci si allontani dallo stesso, incluso il momento del deflusso”. Sarà quindi permesso toglierla una volta seduti e di conseguenza sarà possibile consumare in sala i prodotti acquistati nei punti ristoro, che possono essere riaperti, sempre nel rispetto delle norme di sicurezza. In sala (dove si potranno avere fino a 200 spettatori) va mantenuto “almeno 1 metro di separazione tra gli utenti, ad eccezione dei componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi o per le persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale”.

Prevista una riapetura graduale.

I FILM IN SALA Sul grande schermo arriveranno prima film che erano appena usciti prima del lockdown o che hanno debuttato sulle piattaforme, quindi inediti nei cinema. Torneranno titoli come Gli anni più belli di Gabriele Muccino, dal 15 luglio, o Volevo nascondermi di Giorgio Diritti (Orso come miglior attore per Elio Germano a Berlino) che sarà nei cinema e nelle arene in anteprima il 15 e il 16 agosto e dal 20 agosto in un”uscita tradizionale. Arriveranno anche film come Bombshell, con Margot Robbie, Nicole Kidman e Charlize Theron, Il principe dimenticato di Michel Hazanavicius con Omar Sy e Favolacce dei fratelli D’Innocenzo (anche loro premiati a Berlino). Per blockbuster molto attesi come Tenet di Christopher Nolan (che in altri Paesi, Usa compresi, debutterà il 15 luglio) e la versione live action del disneyano Mulan, al momento, non ci sono certezze sulle date d’uscita italiane. E’ certo invece il debutto il 22 luglio del fantasy animato Pixar Onward: “Credo che Mulan sarà in Italia il classico film del back to school, quindi a fine agosto – dice Lonigro – e spero sempre ad agosto arrivino anche Tenet e Wonder Woman 1984”. Per i titoli Italiani, “la grande ripartenza ci sarà con Venezia”.

Photo Credit Tg24Sky.it

Cinema, Coronavirus: i peggiori incassi di sempre -79%

Pubblicato il 11 Mar 2020 alle 7:03am

Il peggior incasso di sempre per il cinema italiano: solo 439.515 mila euro nel weekend appena trascorso, con un -79% rispetto al precedente già disastroso (-65%), a sua volta già drammatico sul precedente (-44%). Ed è anche l’ultimo fino a nuovo ordine visto che dall’8 marzo i cinema sono chiusi per disposizioni ministeriali a causa del contagio da coronavirus.

Dal Cinetel si confermano oltre ai dati incassi anche il record negativo storico. Al primo posto è ‘Volevo Nascondermi’, il film di Giorgio Diritti sul pittore Ligabue per il quale Elio Germano ha vinto l’Orso d’argento a Berlino: 90.532 mila euro nel weekend, con oltre 14mila presenze in 204 sale.

Meghan vuole tornare al cinema e ricoprire il ruolo di una eroina di Marvel

Pubblicato il 04 Mar 2020 alle 8:57am

Dopo lo strappo con la monarchia britannica, la duchessa di Sussex , che ha rinunciato con il marito al titolo nobiliare, starebbe pensando ad un suo futuro, ancora una volta, nel cinema. (altro…)

Festival di Berlino, 3 film italiani per raccontare purificazione, erotismo e inquinamento

Pubblicato il 25 Feb 2020 alle 7:54am

Sono 3 i film italiani in programma alla 70ma Berlinale, collocati nelle sezioni Panorama, Forum e Settimana della Critica. Parliamo rispettivamente di “Semina il vento” di Danilo Caputo, “La casa dell’amore” di Luca Ferri e “Faith” di Valentina Pedicini.

Un film di finzione, il primo, e due documentari gli altri due, tutti in première mondiale, e tutti realizzati da cineasti giovani. Il che non significa, naturalmente, che il loro sguardo sia deficitario di maturità o della capacità di far riflettere.

Andando in ordine di ‘apparizione’ sugli schermi berlinesi, il secondo lungometraggio del tarantino Danilo Caputo, classe 1984, traduce in romanzo di formazione lo speciale rapporto fra una giovane studentessa di agraria e la natura, mentre mette sotto processo il tragico stato d’inquinamento ambientale e politico in cui versa la sua terra. A soli 10 km dalla sua abitazione, si erge il più grande polo siderurgico d’Europa, chiaramente l’Ilva, di perenne e triste attualità. Non volendo tuttavia ‘puntare il dito’ in maniera qualunquista contro le svariate forme di ecomafia che avvelenano il territorio, Caputo ha scelto una strada obliqua, quella dell’inquinamento mentale, che a suo avviso è all’origine di ogni tossicità.

Di purificazioni più metafisiche trattano invece sia “La casa dell’amore” che “Faith”. Se il primo elabora la purificazione dal superfluo mentre dissoda le disfunzioni del pregiudizio, il secondo si mette in osservazione di come questa sia perseguita da una comunità di cristiani integralisti che praticano le arti marziali chiamati ‘Monaci Guerrieri’. Capitolo conclusivo di una trilogia definita ‘domestica’ perché composta da lavori girati all’interno di spazi domestici, “La casa dell’amore” che mette al centro dell’obiettivo la figura della transessuale milanese Bianca Dolce Miele; residente in un’abitazione senza luci artificiali ma illuminata solo a candele, la cui protagonista si guadagna da vivere come prostituta nelle forme più creative possibili, (di)mostrando un corpo mai servile ma ‘al servizio’ dell’amore.

“La concessione del telefono” di Andrea Camilleri in anteprima al cinema il 17 e 18 Marzo

Pubblicato il 22 Feb 2020 alle 8:37am

Per la prima volta al cinema La concessione del telefono, il nuovo film della collection evento “C’era una volta Vigata”, uno dei capolavori di ironia di Andrea Camilleri, tratto dall’omonimo romanzo edito da Sellerio. (altro…)

Non si scherza col fuoco, al cinema dal 27 febbraio 2020

Pubblicato il 12 Feb 2020 alle 8:00am

Arriva al cinema, una commedia per famiglie dalla comicità fracassona.

Un film di Andy Fickman, con John Cena, Keegan-Michael Key, John Leguizamo, Tyler Mane, Brianna Hildebrand in uscita il 27 febbraio 2020. Distribuzione 20th Century Fox.

Sinossi Tre ragazzini orfani scoprono che verranno affidati a tre famiglie diverse ma loro vogliono restare uniti. Decidono così di rifugiarsi in un posto lontano da tutti. Il capitano dei pompieri Jake Carson dirige una squadra di “smokejumper”, uomini specializzati in azioni d’emergenza durante le quali si calano in mezzo agli incendi per salvare vite umane ed estinguere il fuoco. Durante una di queste missioni, Jake e i tre compagni rimasti dopo il passaggio di buona parte della squadra a un dipartimento rivale, salva tre orfani rimasti soli in una casa in montagna: la piccolina Brynn, il pestifero Will e l’adolescente Zoey. Nonostante sia contrario all’idea, Jake accoglie nella sua stazione i tre orfani, in attesa dell’intervento dei servizi sociali. Lo aiutano nell’impresa – che appare ben più complicata dello spegnimento di un incendio – i suoi tre colleghi e una signora del luogo, da tempo schierata contro l’uso indiscriminato dell’acqua di lago da parte di Jake e dei suoi smokejumper.