infarti

Società Italiana di Cardiologia denuncia che la pandemia ha messo in crisi il sistema sanitario che la mortalità per infarto è triplicata

Pubblicato il 11 Mag 2020 alle 6:44am

Secondo quanto dichiara la Società Italiana di Cardiologia, la mortalità per infarto e’ triplicata nel periodo di emergenza sanitaria da Coronavirus, passando, di fatto, dal 4.1% al 13.7% a causa della mancanza di cure (la riduzione dei ricoveri e’ stata del 60%) o dei ritardi (i tempi sono aumentati del 39%), causati dalla paura del contagio.

“Se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19”: e’ il grido d’allarme della Società Italiana di Cardiologia (SIC), lanciato dal suo presidente, Ciro Indolfi, Ordinario di Cardiologia Università Magna Graecia di Catanzaro, a seguito di uno studio nazionale in 54 ospedali che ha rilevato un forte aumento delle morti per infarto, con valori triplicati. “L’organizzazione degli Ospedali e del 118 in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19 – spiega – e molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi e per timore del contagio i pazienti ritardano l’accesso e arrivano in condizioni sempre più gravi, con complicazioni, che rendono molto meno efficaci le cure salvavita come l’angioplastica primaria. Se questa tendenza dovesse persistere e a rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19”.

“Il calo più evidente ha riguardato gli infarti con occlusione parziale della coronaria ma è stato osservato anche in ben il 26,5% dei pazienti con una forma più grave d’infarto – afferma Salvatore De Rosa, coautore dello studio – La riduzione dei ricoveri per infarto è stata maggiore nelle donne rispetto agli uomini e non solo i pazienti con infarto si sono ricoverati meno ma quelli che lo hanno fatto si sono ricoverati più tardi” Nonostante la pandemia Covid 19 si sia concentrata nel Nord Italia, la riduzione dei ricoveri per infarto è stata registrata in modo omogeneo in tutto il Paese: Nord e Sud 52,1% e 59,3% al Centro. “Una riduzione simile a quella dei ricoveri per infarto è stata registrata anche per lo scompenso cardiaco, con un calo del 47% nel periodo Covid rispetto al precedente anno – osserva Pasquale Perrone Filardi, Presidente eletto SIC – La riduzione dei ricoveri per scompenso cardiaco è stata simile tra gli uomini e le donne. Una riduzione sostanziale dei ricoveri è stata osservata anche per la fibrillazione atriale con una diminuzione di oltre il 53 % rispetto alla settimana equivalente del 2019, così come è stata registrata una riduzione del 29,4% di ricoveri per malfunzione di pace-makers, defibrillatori impiantabili e per embolia polmonare”.

Fratture e infarti c’è un nesso, ecco quale

Pubblicato il 25 Dic 2019 alle 8:40am

Cuore e ossa possono avere un collegamento tra di loro. Molti i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari che favoriscono anche fragilità ossea e osteoporosi: a ribadirlo i risultati di uno screening condotto con la campagna di sensibilizzazione ProtectUrLife dello scorso anno, secondo cui gli italiani hanno un’alta probabilità di andare incontro a problemi cardiovascolari e fratture proprio perché conducono uno stile di vita ‘pericoloso’ per entrambe. (altro…)

Infarto, ricerca rivela: le donne chiamano l’ambulanza per i mariti (ma non per loro stesse)

Pubblicato il 08 Mar 2019 alle 6:23am

Le donne chiamano un’ambulanza per mariti, padri o fratelli con sintomi di infarto ma non per loro stesse. Queste emerge da due studi del registro polacco delle sindromi coronariche acute presentati a un congresso della Società europea in corso a Malaga. E l’invito da parte di tutti i cardiologi è che pensino un po’ anche a se stesse!

«Molto spesso le donne gestiscono la casa, mandano i bambini a scuola, cucinano e riteniamo che tutte queste responsabilità nei confronti della famiglia possano essere il motivo per cui le donne ritardano a chiamare aiuto se sono loro stesse le vittime dei sintomi dell’infarto» spiega il professor Mariusz G. Sior, che si è occupato dell’analisi dei dati.

Nell’indagine sono stati esaminati 7.582 pazienti con infarto grave (STEMI, quando l’ostruzione coronarica conduce all’arresto totale del flusso sanguigno). Le linee guida internazionali raccomandano di aprire l’arteria con uno stent entro 90 minuti dalla diagnosi con elettrocardiogramma eseguito in ambulanza. Complessivamente il 45% dei pazienti è stato trattato entro i tempi raccomandati, ma questi pazienti erano più uomini. I risultati dell’elettrocardiogramma sono stati trasmessi dall’ambulanza a un centro specializzato sull’infarto nel 40% dei casi. Per quanto riguarda le donne, la percentuale di trasferimento dell’elettrocardiogramma è aumentata con l’aumentare dell’età (dal 34% per le donne sotto i 54 anni al 45% per quelle sopra i 75 anni). Negli uomini la percentuale si attestava invece sempre intorno al 40%, indipendentemente dall’età.

«La ricerca è senz’altro interessante – commenta Giulio Melisurgo, cardiologo all’Ospedale San Raffaele di Milano – e segnala che soprattutto nelle donne giovani è maggiore il ritardo nel chiamare i soccorsi. È anche vero che l’incidenza di eventi cardiovascolari è minore nelle donne giovani rispetto agli uomini coetanei. Dopo la menopausa invece viene meno la protezione degli ormoni femminili e le percentuali di rischio cardiovascolare si avvicinano tra i due sessi. Certo è che, essendo meno frequenti gli infarti nelle donne in età fertile, può essere anche più difficile riconoscere i sintomi, che talvolta si differenziano da quelli tipici maschili».

Giovane donna rischia di morire. Corsa contro il tempo. In 6 giorni 50 arresti cardiaci. Da Napoli al San Donato i medici le salvano la vita

Pubblicato il 18 Apr 2018 alle 6:35am

Katia, 31 anni è viva per miracolo grazie a medici straordinari che le hanno salvato la vita. La donna dopo un malore dovuto a cellule del cuore impazzite è stata trasportata a Milano con un aereo militare messo a disposizione dalla Regione Campania. Operata d’urgenza, con un intervento mai eseguito prima, ora non è più in pericolo di vita.

“Sono felice di avere la possibilità, insperata, di crescere mia figlia. Dopo che all’improvviso alcune cellule del mio cuore sono impazzite, mentre ero in vacanza a Napoli per Pasqua». Katia, mamma di una bimba di tre mesi e moglie di Fabio, è salva dopo cinquanta arresti cardiaci avvenuti in soli 6 giorni (tra il 31 marzo e il 5 aprile).

La situazione era ulteriormente peggiorata fino ad arrivati ad un arresto cardiaco ogni quindici minuti. Un’aritmia devastante, dunque per la donna 31 enne e mamma di una bimba di pochi mesi.

I medici dell’ospedale del Mare di Napoli vedendo la situazione grave della giovane donna, hanno mandato una mail con gli elettrocardiogrammi a un collega napoletano che lavorava a Milano, il dott. Carlo Pappone. Specialista in cardiochirurgia. E insieme hanno deciso di osare: trasferirla, altrimenti la morte sarebbe stata certa.

Fabio, marito di katia, autorizza il trasferimento in Lombardia e la corsa contro il tempo. Farla ricoverare al Policlinico San Donato, dove esercita il dott. Pappone.

La Regione Campania mette a disposizione oltre all’aereo militare anche un team di rianimatori per fronteggiare con defibrillatore i numerosi arresti cardiaci anche durante il volo.

Quando l’aereo di Katia atterra all’aereoporto di Linate, sotto la scaletta ci sono gli anestesisti del san donato pronti con l’ambulanza per correre poi in ospedale. Durante il tragitto la giovane ha altri otto arresti cardiaci, resiste solo grazie alle continue scariche elettriche che gli vengono praticate dai medici di Napoli. In ospedale è pronta la sala di elettrofisiologia.

Lo specialista esegue allora un’ablazione particolare, difficile ma possibile (è l’intervento medico con il quale si introduce un catetere all’interno del cuore, dove viene fatta passare corrente elettrica per colpire e distruggere le cellule responsabili dell’aritmia, ndr). Bisogna raggiungere il punto esatto ed intervenire. L’operazione è eccezionale perché per agire ci sono solo pochi secondi di tempo a disposizione, tra una fibrillazione e l’altra. Nel mondo, questo intervento è già stato eseguito, ma il bersaglio era fisso e la fibrillazione era avvenuta in precedenza, nei giorni o nei mesi precedenti, consentendo dunque una precisa localizzazione del problema.

L’intervento è riuscito. Solo che la giovane donna inizialmente va in coma e si temono danni al cervello. Pochi giorni dopo esce dal coma, e il pericolo è scongiurato. Nessuna conseguenza neurologica, tutto va per il meglio.

Attività fisica: efficace contro il diabete

Pubblicato il 17 Nov 2011 alle 8:26am

Il 12,6% degli Italiani adulti è a rischio di sviluppare il diabete. Tra loro, infatti, solo uno su quattro ossia il 26% ne sarebbe a conoscenza.

Sembra dunque che solo il 50% degli Italiani conosca che il diabete possa causare disturbi cardiovascolari, causa principale di morte legata alla malattia, nonché responsabile di 75.000 infarti del miocardio e di 18.000 ictus ogni anno solo in Italia. (altro…)