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Vaccino anticovid e gravidanza

Pubblicato il 21 Gen 2021 alle 6:10am

Il vaccino anti Covid-19 è già una realtà nel nostro paese. A partire dallo scorso dicembre in Italia è iniziato il piano nazionale di vaccinazione, articolato in più fasi. Attualmente vengono somministrati vaccini di tipo mRNA sviluppati da Pfizer/BioNTech e Moderna. Una volta somministrato questo tipo di vaccino, l’mRNA aiuta a creare proteine comuni al Sars-Cov-2, sviluppando nell’immunità umorale degli anticorpi che ci difenderebbero dal virus, nel caso in cui venisse a contatto con il nostro organismo.

“Se una donna volesse vaccinarsi contro il Covid-19 prima o durante la gravidanza, noi di IVI consigliamo di discutere la decisione con i professionisti sanitari che assistono la donna, per valutare i potenziali benefici e rischi del caso specifico. D’altra parte, dal momento che le donne in gravidanza e allattamento non sono un target prioritario dell’offerta di vaccinazione contro il Covid-19 e che il calendario di vaccinazione non è ancora definito per le donne in età fertile, non c’è motivo di posticipare la ricerca di una gravidanza o l’inizio di un’indagine di fertilità o di un trattamento di riproduzione assistita, comprese le fecondazioni eterologhe, con donazione di gameti”, spiega la Dott.ssa Daniela Galliano, Amministratore Delegato e Responsabile Centro PMA di IVI Roma.

Questi vaccini sono farmaci nuovi, non ancora testati sulle donne in gravidanza durante le fasi di studio per l’approvazione. Tuttavia, nel caso dei vaccini di tipo mRNA, che non utilizzano vettori virali, non vi è alcun rischio che il vaccino stesso abbia un effetto negativo sull’embrione. Per questo motivo, la somministrazione non è raccomandata alle donne in gravidanza solo ed esclusivamente perché i dati sull’uso del vaccino durante la gravidanza sono tuttora molto limitati. Ad ogni modo, va aggiunto che finora non ci sono dati pubblicati su un effetto teratogeno del virus, cioè di malformazioni o danni al feto, in pazienti infette da Covid-19 durante il primo trimestre di gravidanza.

Secondo le indicazioni dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità), nonostante non siano disponibili dati per valutare gli effetti dei vaccini Covid-19 in gravidanza e allattamento, la vaccinazione non è controindicata. In base alle raccomandazioni ad interim, emesse in attesa di nuove evidenze, l’OMS raccomanda di non utilizzare il vaccino in gravidanza salvo nei casi in cui i potenziali benefici superino i rischi, come per le operatrici sanitarie ad alto rischio di esposizione al virus o per le donne con comorbidità che le espongono al rischio di malattia grave da Covid-19. Le donne in queste condizioni devono valutare, con i sanitari che le assistono, i potenziali benefici e rischi e la scelta deve essere fatta caso per caso.

“Considerando che l’inizio di un trattamento è un buon momento per sottoporsi a medicina preventiva, e poiché la vaccinazione viene effettuata in base a un calendario ufficiale e non è possibile scegliere il momento in cui vaccinarsi, noi di IVI consigliamo la somministrazione del vaccino prima di iniziare un trattamento in pazienti ad alto rischio di sviluppare complicazioni severe da COVID-19. A seconda dei casi, dovrà trascorrere un periodo compreso tra un minimo di pochi giorni a un massimo di due mesi dalla somministrazione della seconda dose per poter iniziare il trattamento di riproduzione assistita – inseminazione o trasferimento di embrioni. Nel caso in cui, per una donna, la somministrazione del vaccino dovesse avvenire durante il trattamento di riproduzione assistita, IVI raccomanda comunque di vaccinarsi, poiché è possibile portare avanti sia il ciclo del trattamento sia la vaccinazione.”, aggiunge la Dott.ssa Galliano.

L’Agenzia europea per i medicinali (EMA), sull’uso di vaccini di tipo mRNA nelle donne in gravidanza, certifica che gli studi sugli animali non hanno mostrato effetti dannosi. Tuttavia, i dati relativi all’uso di questi vaccini in donne in gravidanza sono limitati. Pertanto, la decisione sulla somministrazione del vaccino contro il Covid-19 nelle donne in gravidanza deve essere presa in modo coscienzioso, bilanciando rischi e benefici.

L’American Association of Gynecologists and Obstetricians, l’American Society for Reproductive Medicine (ASRM), la Maternal-Fetal Society e il Center for Disease Control (CDC) non raccomandano di limitare l’uso del vaccino nei pazienti che stanno pianificando una gravidanza, in chi è attualmente in gravidanza o in allattamento.

Per quanto riguarda la somministrazione di vaccini di tipo mRNA in pazienti che stanno eseguendo trattamenti di fertilità, l’American Association for Reproductive Medicine (ASRM) afferma che i pazienti sottoposti a trattamenti di riproduzione assistita devono essere consigliati da uno specialista.

Covid: preoccupante aumento di aggressività, violenza, tentati suicidi, stati d’ansia e ricoveri in TSO (+8,6%)

Pubblicato il 18 Gen 2021 alle 6:01am

Durante il primo lock down il 20% dei Centri di salute mentale è stato chiuso. E il 25% ha ridotto gli orari di accesso. A sottolinearlo sono i dati di uno studio condotto dalla Società Italiana di Psichiatria (SIP) pubblicato su Bmc Psychiatry e presentato in occasione dell’inaugurazione della prima conferenza italiana dei Direttori di DSM.

La rete nasce per far fronte alle difficoltà di funzionamento di servizi indispensabili che da tempo sono messi a dura prova dalla carenza di personale e dall’esiguità delle risorse messe a loro disposizione nel nostro paese. Le visite psichiatriche programmate, a domicilio e in studio, sono state garantite solo per i pazienti più gravi, spesso sostituite da colloqui a distanza. Tutte le attività hanno avuto una significativa diminuzione, come i consulti psichiatrici ospedalieri (-30%), le psicoterapie individuali (-60%), le psicoterapie di gruppo e gli interventi psicosociali (-90/95%), il monitoraggio di casi in strutture residenziali (-40%) e degli autori di reato affetti da disturbi mentali affidati dai tribunali ai Centri di salute mentale (-45%). Si è registrata come nelle altre discipline mediche una riduzione complessiva dei ricoveri (-87%).

I disturbi dell’umore, le psicosi, i disturbi d’ansia e i tentativi di suicidio sono i problemi più frequenti di consulenza psichiatrica e il 21,4% dei reparti segnala un preoccupante aumento dell’aggressività, della violenza e dei ricoveri in TSO (8,6% dei casi).

Covid19, quanto dura l’immunità dopo il contagio? Ecco cosa dice uno studio

Pubblicato il 18 Gen 2021 alle 6:00am

Secondo la ricerca SIREN, come riportato dalla CNN, che ha esaminato l’impatto dell’infezione su oltre 20mila operatori sanitari volontari provenienti da tutto il Regno Unito, è emerso che soltanto 44 casi hanno presentato reinfezione da Covid su 6.614 persone esaminate.

Due gruppi di pazienti – uno senza evidenza di infezione precedente e l’altro con evidenza di infezione passata – sono stati seguiti per un massimo di sei mesi.

Lo studio ha concluso che l’infezione passata è in grado di ridurre le possibilità di contrarre nuovamente il virus dell’83% per almeno cinque mesi.

Tom Wingfield, professore di clinica senior presso la Liverpool School of Tropical Medicine, ha affermato: «Circa 6mila degli operatori sanitari erano persone che avevano avuto un’infezione da SARS-CoV-2, al contrario delle restanti 14mila. I risultati suggeriscono che i tassi di reinfezione nella coorte positiva erano inferiori dell’83% rispetto alla coorte negativa durante il periodo di follow-up».

I ricercatori hanno però avvertito che la protezione non è totale. Inoltre, è anche possibile che coloro che abbiano avuto un certo grado di immunità contro il virus possano ancora trasmetterlo ad altri.

Lockdown e separazioni aumentate del 60%. Femminicidi e violenze familiari del 20-30%

Pubblicato il 17 Gen 2021 alle 8:50am

L’Associazione nazionale divorzisti italiani rivela che nell’anno appena passato, c’è stato un aumento delle separazioni pari al 60% rispetto al 2019.

Il 40% riguarderebbe infedeltà coniugali, anche virtuali, mentre il 30% violenza familiare e il 30% per altre cause.

“Sono aumentate infatti, le richieste di separazione dovute principalmente alla convivenza forzata che è poi la fonte di tutti i problemi principali che ci sono all’interno di una coppia”, spiega Matteo Santini, all’Ansa, avvocato e presidente dell’Associazione nazionale avvocati divorzisti e direttore scientifico Centro Studi ricerche diritto alla famiglia e minori. “Un conto è condividere i weekend e le sere – continua l’avvocato – un conto è condividere l’intera giornata con tutti i problemi relativi all’emergenza sanitaria: stress sanitario per la malattia, mancanza di lavoro, convivenza con i figli con le difficoltà connesse alla didattica a distanza. Questo comporta un’esplosione emotiva che porta al desiderio di allontanamento e alla richiesta di separazione”.

Secondo l’Ami nel 2020 ci sono state un 30% in più di richieste di separazioni di cui la metà giudiziali, quindi non consensuali, un aumento del 20% dei femminicidi e un aumento del 70% di violenze all’interno della famiglia. Numeri che parlano da soli.

Un dato che resta costante nelle statistiche delle separazioni in era covid, la differenza tra Nord e Sud dell’Italia. Secondo entrambe le associazioni, infatti, le separazioni sono due volte maggiori al Nord rispetto a quello che avviene al Mezzogiorno: 450 separazioni ogni mille coppie al Nord e “solo” 200 al Sud (dati Ami).

Un ulteriore aspetto da prendere in considerazione è un ulteriore aspetto negativo del lockdown, è il blocco dei tribunali: sempre secondo l’Ami sono 10 mila le coppie in attesa di un giudizio provvisorio, costrette a convivere sotto lo stesso tetto, loro malgrado.

Società scientifica Sis 118, associare vitamina D alla terapia anti-Covid ai primi sintomi

Pubblicato il 17 Gen 2021 alle 6:00am

“Nella strategia di prevenzione del contagio da Sars-CoV2 è fondamentale assicurare valori ematici elevati adeguati di vitamina D3 (perché sono direttamente correlati ad una aumentata risposta immunitaria), in supporto alla terapia contro la malattia, nonché alla terapia della sindrome post-Covid, poichè la modulazione della risposta immunitaria della vitamina D contrasta la tempesta citochinica infiammatoria”. A scriverlo è la Società scientifica Sis 118 documentando i dati emersi dalla presa in carico di alcune centinaia di pazienti Covid.

“Aldilà delle svolte più determinanti sui parametri della riduzione delle forme cliniche severe e soprattutto della mortalità, rimane centrale la necessità, clinica e gestionale, di impedire che i pazienti positivi al Covid, con sintomatologia respiratoria acuta, si deteriorino al domicilio sviluppando livelli di insufficienza respiratoria talmente gravi da risultare difficilmente responsivi alle cure intensive ospedaliere”, spiega Mario Balzanelli, presidente della Sis 118. “Nel periodo compreso tra il 21 settembre ed il 21 novembre 2020 – aggiunge – nella stazione Covid della postazione medicalizzata fissa 118 dell’ospedale San Giuseppe Moscati di Taranto è stato documentato come nella totalità dei pazienti con insufficienza respiratoria acuta secondaria a polmonite interstizio-alveolare, deficit estremamente severo di vitamina D3, tanto più marcato quanto più compromesse erano le condizioni cliniche”.

“La vitamina D3 – chiarisce inoltre il presidente della Società scientifica – non è solo una vitamina come comunemente si ritiene quanto un vero e proprio ormone, che interviene nella regolazione della risposta infiammatoria sistemica, nella modulazione della risposta immunitaria sistemica, nei meccanismi di protezione contro il danno polmonare acuto (sindrome da distress respiratorio acuto), nei meccanismi di riparazione del polmone colpito da insulti infiammatori iperacuti quali la polmonite da Covid-19, nonché di prevenzione della fibrosi polmonare in fase sindromica post-Covid-19”.

Da lunedì Pfizer consegnerà 29% dosi in meno. In Italia un milione di vaccini

Pubblicato il 16 Gen 2021 alle 6:24am

“Alle 15,38 di oggi – ha fatto sapere ieri il commissario Arcuri – la Pfizer ha comunicato unilateralmente che a partire da lunedì consegnerà al nostro Paese circa il 29 per cento di fiale di vaccino in meno rispetto alla pianificazione che aveva condiviso con gli uffici del Commissario e, suo tramite, con le Regioni italiane. Non solo: ha unilateralmente deciso in quali centri di somministrazione del nostro Paese ridurrà le fiale inviate e in quale misura.

Analoga comunicazione è pervenuta a tutti i Paesi della Ue. La Pfizer ha altresì annunciato che non può prevedere se queste minori forniture proseguiranno anche nelle prossime settimane, né tantomeno in che misura”.

Il Commissario all’emergenza – ha detto Arcuri – preso atto della gravità della comunicazione nonché della sua incredibile tempistica, ha inviato una formale risposta a Pfizer Italia, nella quale esprime il proprio disappunto, indica le possibili conseguenze di una riduzione delle forniture e chiede l’immediato ripristino delle quantità da distribuire nel nostro Paese. Riservandosi, in assenza di risposte, ogni eventuale azione conseguente in tutte le sedi. Il Commissario ha quindi chiesto a Pfizer di rivedere i propri intenti e auspica di non essere costretto a dover tutelare in altro modo il diritto alla salute dei cittadini italiani”.

Intanto in esaurimento in diverse regioni le dosi a disposizione dei vari ospedali per le prime somministrazioni del vaccino Pfizer e, per i richiami già programmati, attualmente utilizzata la riserva è del 30%.

Riapertura scuole, ecco cosa succederà da oggi, regione per regione

Pubblicato il 11 Gen 2021 alle 1:54pm

Arrivato a 15 il numero delle Regioni che con il passare delle ore ha deciso di rinviare ulteriormente il ritorno a scuola di ragazzi delle superiori. Prima era fissato al 7 gennaio e poi slittato, per volontà del governo, ad oggi lunedì 11 gennaio.

Ebbene, oggi, i portoni delle scuole secondarie di secondo grado si apriranno soltanto in Valle d’Aosta, Toscana e Abruzzo, che hanno rispettivamente un indice di diffusione del contagio più basso dell’1, a eccezione della Valle d’Aosta che è all’1,07, ma da giorni non vede vittime da Covid.

In alcune regioni i governatori hanno deciso di lasciare a casa per le prossime settimane anche gli alunni delle medie e delle elementari. In altre, come ad esempio la Calabria, o il Veneto, o anche il Friuli Venezia Giulia, le Marche e la Sicilia, i ragazzi delle superiori torneranno a scuola il primo febbraio.

Lazio, Emilia Romagna, Umbria e Sicilia si sono aggiunte al fronte delle Regioni che già nei giorni scorsi avevano deciso di lasciare in didattica a distanza i propri alunni ma ognuno ha scelto modalità e tempistiche diverse: i ragazzi delle superiori nel Lazio rimarranno in dad fino al 17 gennaio (data già decisa da giorni anche in Molise e in Piemonte); la dad è fino al 24 in Emilia Romagna e in Lombardia mentre in Sicilia il governatore Musumeci ha deciso per la sospensione delle attività didattiche in presenza fino al prossimo 16 gennaio per le scuole elementari e per le medie inferiori e fino al 30 gennaio per gli istituti superiori. In Umbria la Regione ha deciso la didattica “esclusivamente a distanza” fino al 23 gennaio nelle scuole superiori.

In Sardegna, dopo l’ordinanza del governatore Solinas, la scuola per le superiori si riaprirà il prossimo 1 febbraio.

Italiani più informati ma pensano di meno a nozze, figli e a futuro

Pubblicato il 09 Gen 2021 alle 6:08am

Tra luglio e novembre di quest’anno, a causa del Covid, si è registrato un calo del traffico su siti a tema figli e maternità del 29,2%. (altro…)

Agenas: media nazionale al 30% per le terapie intensive Covid

Pubblicato il 08 Gen 2021 alle 6:00am

Sale la pressione sui reparti di terapia intensiva. In mezza Italia tornati sopra la soglia critica del 30% di occupazione dei posti disponibili. (altro…)

Arcuri: “L’obiettivo è vaccinare tutti gli italiani entro l’autunno”

Pubblicato il 08 Gen 2021 alle 6:00am

“All’appuntamento con i vaccini l’Italia si è fatta trovare pronta, ma ora “servono i vaccini, perché noi non li produciamo”, ha detto Arcuri. “Noi non produciamo vaccini, facciamo il tifo perché il massimo numero di quelli in fase di sperimentazione sia autorizzato dalle autorità europee ed italiane – aggiunge – Noi dobbiamo e stiamo riuscendo a somministrare tutti i vaccini che abbiamo, ma purtroppo non ne abbiamo ancora 120 milioni”. “Abbiamo messo in campo un complesso sistema organizzativo. Siamo il secondo in Europa o il primo paese per abitante nella classifica delle persone vaccinate. Un risultato importante e non scontato. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo o superato un traguardo? Per nulla. Abbiamo iniziato per bene questa lunga traversata, abbiamo dimostrato di saperci coordinare, di remare tutti verso lo stesso porto in uno spirito di collaborazione ammirevole. Ringrazio tutti i governatori per lo sforzo e la passione che stanno mettendo in campo. Se posso devo ringraziare ancora di più il personale sanitario”, ha aggiunto. “Avevamo chiesto a tutti i medici e infermieri di darci una mano con le vaccinazioni, mentre parliamo abbiamo 19.499 candidature, e ce ne sono altre 5.098 in compilazione. Se tutti concluderanno l’iter arriveremo a 24.599 tra medici, infermieri e assistenti sanitari che hanno voglia di darci una mano”. Immunità di gregge 80% della popolazione “Per raggiungere la cosiddetta immunità di gregge, secondo gli esperti, dovrà essere vaccinato l’80% della popolazione, quindi più o meno 48 milioni di italiani”. “Noi facciamo il tifo – ha aggiunto – perché tutti gli italiani che vorranno essere vaccinati siano ‘tutti gli italiani’. Ma questo ce lo diranno solo i prossimi mesi”. A febbraio vaccino agli over 80 “Chi verrà vaccinato? Il piano precisa abbastanza nitidamente le categorie in ordine di tempo si comincia con i medici e infermieri degli ospedali, circa 1,8 milioni di persone, le più esposte. Si prosegue con gli over 80, a febbraio, circa 4 milioni, si prosegue con il personale docente, le forze dell’ordine, il personale del trasporto pubblico. Si prosegue con le persone che hanno più di 60 anni. La scansione per categoria è definita, in base all’esposizione del contagi, dibatterne è importante ma non comprendere che la scansione si basa sulle dotazione che via via avremo è ingiusto”.