luglio 11th, 2019

Salute mentale migliorata, se si smette di bere alcolici

Pubblicato il 11 Lug 2019 alle 7:02am

Smettere di bere vino e birra, o se si assumono con moderazione porta a significativi miglioramenti psico-fisici e in particolar modo mentali. E’ quanto asserisce un recente studio coordinato dall’Università cinese di Hong Kong insieme all’Università della città di New York che ha coinvolto oltre 10mila partecipanti, metà uomini e metà donne, cinesi e americani, di età compresa tra i 49 anni, per un periodo di almeno 4 anni.

I volontari in gran parte astemi o ex bevitori (due terzi degli uomini e quasi il 90% delle donne) oppure consumatori moderati, consumano meno di 14 drink a settimana (pari a 196 grammi puri di alcol), se uomini, e meno di 7 drink a settimana (pari a 98 grammi puri di alcol), se donne. Gli autori hanno messo in relazione le informazioni sulle abitudini al consumo di alcol con i dati della salute, in particolare di quella mentale.

In generale, all’inizio della ricerca i dati hanno mostrato che sia gli uomini che le donne da sempre astemi sono quelli che hanno avuto il più alto benessere mentale. Dopo 4 anni di studio le donne che hanno smesso completamente di bere hanno raggiunto anche un livello di salute mentale più elevato, avvicinandosi a livelli degli astemi. In pratica, abbandonare l’alcol risulta essere associato statisticamente a un aumento del benessere mentale. Il risultato vale sia per le donne cinesi che americane. Mentre per gli uomini l’aumento maggiore di benessere mentale è stato registrato fra gli ex consumatori che sono costanti nell’aver abbandonato l’abitudine di bere.

Salerno, scoperto il gene della longevità, che fa ringiovanire i vasi sanguigni

Pubblicato il 11 Lug 2019 alle 6:51am

L’università di Salerno, ha scoperto il gene della longevità, isolato dal Dna dei centenari ha dimostrato di ringiovanire i vasi sanguigni. Il risultato molto importante, apre la strada a una nuova terapia contro le malattie cardiovascolari. Pubblicata sull’European Heart Journal, la ricerca si deve all’Irccs MultiMedica e Irccs Neuromed, e ai coordinatori Annibale Puca e Carmine Vecchione.

“Il nostro obiettivo è trasferire i vantaggi genetici dei longevi alla popolazione e stiamo lavorando anche su altri fronti dai tumori alle malattie neurodegenerative” ha spiegato lo scienziato Puca. La ricerca, sostenuta da Fondazione Cariplo e Ministero della Salute, parte da un risultato precedente ottenuto dallo stesso gruppo che in passato aveva individuato il gene Lav- BPIFB4 (longevity associated variant), che prevale nei centenari.

Questo gene, ha spiegato ancora Puca, “determina una maggiore produzione della proteina BPIFB4, che quando è presente in alti livelli nel sangue ha una funzione protettiva dei vasi sanguigni”. Adesso i ricercatori hanno trasferito il gene nel Dna dei topi suscettibili all’aterosclerosi e a malattie cardiovascolari, grazie a un virus modificato in modo tale da poter veicolare il suo genoma all’interno delle cellule bersaglio, senza dare malattia.

L’inserimento del “gene dei centenari” negli animali ha provocato un vero e proprio ringiovanimento dei vasi sanguigni e del sistema cardiocircolatorio. Lo stesso effetto positivo e’ stato osservato anche in provetta, questa volta non inserendo geni nelle cellule ma in una proteina dei vasi umani. “I risultati – ha rilevato Puca – sono estremamente incoraggianti”.

Albo odontoiatri, un 48% è laureato in medicina

Pubblicato il 11 Lug 2019 alle 6:23am

Secondo quanto riportato dall’Albo odontoiatri, il 48% degli iscritti è laureato in medicina. Un dubbio interpretativo posto da OMCeO se è possibile iscriversi all’Albo degli odontoiatri mantenendo l’iscrizione a quello dei medici un laureato in medicina anche laureato in odontoiatria. Ricordiamo che fino all’istituzione della laurea in Odontoiatria era possibile fare il dentista con la sola laurea in medicina ed il precorso di specializzazione era quello di Odontostomatologia.

Con l’approvazione della 409/85 e l’istituzione della professione di odontoiatra con il conseguente Albo professionale all’interno dell’Ordine dei Medici chirurghi ed Odontoiatri, si consentì ai laureati in medicina di iscriversi anche all’Albo degli odontoiatri a patto (ricorda un parere del Ministero della Salute recentemente richiesto dalla FNOCMeO) “che avessero iniziato la loro formazione universitaria in medicina entro il 28 gennaio 1980; che avessero iniziato la loro formazione universitaria in medicina dopo il 28 gennaio 1980 e entro il 31 dicembre 1984, purché abbiano superato la specifica prova attitudinale di cui al decreto legislativo 13 ottobre 1998, n. 386, o sono in possesso dei diplomi di specializzazione indicati all’articolo 19, comma 3; oppure abbiamo iniziato la loro formazione universitaria in medicina dopo il 31 dicembre 1984 e che sono in possesso di un diploma di specializzazione triennale in campo odontoiatrico purché detto corso di specializzazione abbia avuto inizio entro il 31 dicembre 1994”. Quello dei doppi iscritti è una particolarità tutta italiana, ricorda nel parere il Ministero della Salute citando la UE.

Ma quale formazione hanno e quanti sono i doppi iscritti?

Grazie ai dati che il CED-FNOMCeO ha fornito ad Odontoiatria33, sui 62.250 iscritti all’Albo degli odontoiatri al 25 giugno 2019, i doppi iscritti, ovvero i laureati in medicina iscritti anche all’Albo degli odontoiatri sono 27.233. I soli laureati in odontoiatria iscritti all’Albo sono 32.315 (il 51,9% degli iscritti) mentre i laureati in medicina che hanno scelto di rimanere iscritti al solo Albo degli Odontoiatri sono 2.630.

Se il 47% dei laureati in medicina, iscritti anche all’Albo degli odontoiatri, non ha un diploma di specialità, i laureati in medicina con la specialità in Odontostomatologia sono 7.735, ovvero il 28% dei doppi iscritti. Tra gli altri specialisti doppi iscritti, dopo Odontostomatologia la più presente è Chirurgia generale (772), Anestesia e rianimazione (642), Igiene e medicina sociale (452), Chirurgia maxillo facciale (430).