cura

Gonorrea, come si presenta

Pubblicato il 02 Gen 2020 alle 7:58am

La gonorrea è una malattia infettiva a trasmissione sessuale, che viene causata da un batterio, il gonococco (Neisseria Gonorrheae) che ha particolare affinità per le mucose del tratto genitale, maschili e femminili. (altro…)

Artrite e diabete si possono curano insieme, arriva ‘una terapie per due’

Pubblicato il 25 Nov 2019 alle 6:58am

Sono 400.000 gli italiani affetti da artrite reumatoide, e per di più, in 55.000 affetti anche diabete di tipo 2. A favore di questi pazienti, arriva pero’ una importante svolta terapeutica, per semplificare la terapia con “una cura per due”.

Artrite reumatoide e diabete si possono curare insieme, perché un farmaco contro l’artrite ha dimostrato di abbassare anche la glicemia. A dimostrarlo uno studio tutto italiano pubblicato su rivista PLOS Medicine e condotto su pazienti con artrite reumatoide e diabete di tipo 2.

Basta un farmaco che ‘spegne’ la molecola interleuchina-1 per migliorare i sintomi dell’artrite e ridurre al tempo stesso la glicemia, diminuendo del 42% la quota di pazienti con gli zuccheri fuori controllo, e con un effetto positivo ‘doppio’ che semplifica anche la terapia. I risultati sono stati molto positivi al punto che gli scienziati hanno deciso di interrompere subito la sperimentazione. Le due malattie condividono con alcuni meccanismi molecolari e questo potrebbe spiegare il perché di questa cura unica: al momento della prescrizione terapeutica, optare per un inibitore di interluchina-1 fra i farmaci disponibili per il trattamento dell’artrite reumatoide, affermano i ricercatori, potrebbe essere di aiuto a tante persone che soffrono anche di diabete di tipo 2.

“L’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria cronica autoimmune che si associa spesso ad altre malattie come problemi cardiovascolari, infezioni, tumori, disturbi polmonari e neuropsichiatrici – spiega Roberto Giacomelli, direttore della Divisione di Reumatologia del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze Cliniche Applicate dell’Università de L’Aquila e coordinatore dello Studio -. Il diabete di tipo 2 è una delle patologie associate più frequenti: avere l’artrite reumatoide infatti raddoppia il rischio di ammalarsi di diabete. Le stime internazionali infatti – conclude l’esperto – ipotizzano che la glicemia alta riguardi dal 15 al 50% dei pazienti con artrite reumatoide”.

Progeria, trovata cura che rallenta l’invecchiamento nei bambini

Pubblicato il 21 Nov 2019 alle 7:47am

La progeria è un invecchiamento precoce e mortale già nell’adolescenza a causa di complicanze che subentrano a malattie cardiovascolari.

In Italia conosciamo la storia e la patologia di Sammy Basso, ora 23enne che è diventato un simbolo di questa rara malattia.

Sammy Basso aveva co-firmato uno studio pubblicato su Nature sulla sua malattia, in cui era stato utilizzato il metodo di gene editing per modificare il Dna. Una tecnica altamente innovativa chiamata CRISPR-Cas-9.

Ora, però, un nuovo studio appena pubblicato su Nature Communications getta le basi per intervenire su patologie dell’invecchiamento, tra cui anche il cancro, grazie appunto anche allo «spegnimento» degli allarmi molecolari ai telomeri, «sentinelle» che hanno un ruolo nella durata delle cellule.

Uno studio condotto su campioni di cellule prelevate da bambini affetti dalla malattia genetica e ha messo in luce alcune anomalie nella funzione dei telomeri alla estremità dei cromosomi e ha accumulato Rna non codificante. I ricercatori, grazie a gli oligonucleotidi antisenso, una categoria di farmaci capaci di disattivare i geni dannosi, sono stati in grado di ridurre il livello di Rna non codificante ottenendo la normalizzazione del processo di divisione cellulare che di fatto potrebbe allungare la vita.

La vita dei topi allungata

La ricerca è stata condotta da un team di ricercatori dell’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) di Milano, del Cnr-Igm (Istituto di genetica molecolare) di Pavia e del Karolinska Institute in Svezia con il supporto di Fondazione Telethon e dell’European Council of Research (Erc) e dal costante sostegno di Fondazione Airc per la ricerca contro il cancro. «Abbiamo testato le nostre molecole antisenso in cellule umane derivate dalla pelle di pazienti – spiega Francesca Rossiello dell’Ifom, coautrice dello studio – e nella pelle di un modello murino di Hutchinson-Gilford Progeria Syndrome, allungando la vita massima di questi topi di quasi il 50%».

«Questa ricerca, oltre a segnare un avanzamento conoscitivo per la progeria – conclude d’Adda di Fagagna – apre la possibilità di testare le molecole antisenso per la cura di tante altre patologie umane legate all’invecchiamento e associate al danno ai telomeri, come i tumori, la cirrosi epatica, la fibrosi polmonare, l’aterosclerosi, il diabete, la cataratta, l’osteoporosi e l’artrite. Siamo convinti del potenziale terapeutico di questo approccio e siamo determinati a portarlo sempre più vicino ai pazienti, anche nel contesto oncologico».

Disturbi alimentari, Villa Miralago, la più grande comunità terapeutica italiana compie 10 anni

Pubblicato il 19 Nov 2019 alle 6:53am

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i disturbi alimentari rappresentano la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali, tra i giovani. Oltre 3 milioni le persone in Italia, di cui il 95,9% donne, ne soffrono (Ministero della Salute).

Sempre più frequenti i casi che coinvolgono anche bambine di 8-9 anni. Le persone più colpite restano quelle in età adolescenziale. A prendersi cura di loro con amore e competenza da ben dieci anni sono gli specialisti di Villa Miralago a Varese, la più grande comunità terapeutica d’Italia per la cura dei disturbi del comportamento alimentare convenzionata con il SSI (anoressia, bulimia, vigoressia, frequente anche nei maschi adulti, l’ortoressia e il disturbo da alimentazione incontrollata – obesità) e una delle più grosse d’Europa.

Qui il 92% dei pazienti porta a compimento il suo percorso di cura terapeutico con esiti molto positivi. La quasi totalità delle pazienti durante il percorso di cura arriva a guarigione sintomatica: l’82 % dei casi di anoressia, il 78% di bulimia e il 65% dei casi nel disturbo di alimentazione incontrollata.

“Curare un disturbo alimentare vuol dire non aver più bisogno di manomettere il proprio rapporto con il cibo e con il corpo. Fino a quando si frapporrà qualcosa tra il paziente e il cibo/corpo, fino a quando le paure continueranno ad inquinare, la libertà di mangiare o di apparire, non può esserci guarigione, al di là di ogni peso immaginabile, al di là di ogni abitudine alimentare – ha detto il Direttore Sanitario di Villa Miralago, Leonardo Mendolicchio – Guarire significa, infatti, non essere più costretti a ricorrere al cibo per assecondare le proprie aspettative di perfezione, significa non dover più fustigare il proprio corpo per lenire le proprie colpe. Guarire significa essere liberi di entrare in risonanza con la propria umanità senza sentirsi troppo giudicati o in balia dello sguardo altrui”.

La scommessa che compie Villa Miralago, con ogni paziente, è quella della riappropriazione del rapporto con l’Altro, con la famiglia, con gli amici, con il mondo anche per i casi più gravi che trovano ospitalità nel nucleo “Ginestra” che è riservata ai pazienti con gravissima malnutrizione e che necessitano di nutrizione artificiale.

I risultati eclatanti di Villa Miralago sono dovuti a più di un fattore: una struttura all’avanguardia e un’equipe di altissimo livello, che realizza percorsi individuali e personalizzati per ogni singolo paziente, grazie anche alla presenza di un numero elevato di personale, più di un operatore per ogni paziente. La riabilitazione nutrizionale viene fatta in modo lento e senza traumi, preparando la psiche ai cambiamenti fisici corporei. La psicomotricità è un altro pilastro del percorso di riabilitazione in questo centro, che mette il corpo nella relazione, in una dimensione ludica permettendo ai pazienti di viverlo in maniera meno sintomatica.

Balbuzie, in aumento i casi. Ma come superare questo problema?

Pubblicato il 26 Ott 2019 alle 6:25am

La balbuzie non è altro che, un disordine del ritmo della parola nel quale il soggetto sa di preciso cosa intende dire, ma nello stesso modo non è in grado di dirlo. È un insieme di alterazioni del ritmo e della fluidità dell’espressione verbale. Nella stragrande maggioranza dei casi è vissuto con grande disagio psicologico da chi ne soffre. Soprattutto se si fa un certo tipo di lavoro.

I casi di balbuzie in Italia sono aumentati dell’8% negli ultimi dieci anni. La notizia arriva dal primo convegno italiano sui disturbi della fluenza verbale, in corso dal 25-26 ottobre a Calenzano alle porte di Firenze con il patrocinio della Federazione Logopedisti Italiani (FLI), del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino e della Sapienza Università di Roma.

C’è, però, anche una bellissima notizia. Tre casi su 4 possono recuperare la fluidità nel linguaggio. Come? Se la balbuzie è affrontata agli esordi prima dei sette anni. Quando invece, si arriva all’adolescenza è molto più complicato. Si può migliorare ma non completamente come invece capita per i bambini. Nell’adulto è ancora più difficile, per la prolungata esposizione a questo disturbo del linguaggio.

In Italia questo disturbo, colpisce il 17% dei bambini. Interessa di più gli uomini, rispetto alle donne con un rapporto di 4:1.

I giovani i più numerosi: due ragazzi contro una ragazza.

L’approccio terapeutico prevede il lavoro tra un logoterapeuta e uno psicologo. La terapia in media dura dai sei ai 12 mesi. La balbuzie spesso sparisce da sola soprattutto quando si manifesta prima dell’età della scuola elementare. Se questo disturbo invece, del linguaggio dura più di un anno, occorre rivolgersi subito a uno specialista. Chi soffre di balbuzie spesso ha problemi legati all’autostima che possono incidere anche in modo significativo sulla qualità della loro vita.

Depressione, donne più colpite rispetto agli uomini

Pubblicato il 18 Ott 2019 alle 6:27am

Il 19 ottobre si celebra la Giornata europea della depressione. (altro…)

Pancreas, in arrivo una terapia mirata per tumore

Pubblicato il 08 Set 2019 alle 6:40am

Una terapia mirata per alcune forme di tumore del pancreas è questo il principale obiettivo di uno studio condotto dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research, che ha identificato, a livello preclinico, una nuova terapia mirata per un sottogruppo di pazienti affetti da tumore del pancreas con marcata dipendenza dall’oncogene K-Ras.

La ricerca, guidata da Luca Cardone, team leader dell’Unità di Immunologia e immunoterapia, ha mostrato che la decitabina, farmaco già in uso clinico per altre neoplasie, ha una potente azione antitumorale mirata per tumori del pancreas con specifiche caratteristiche. I pazienti selezionati con screening molecolare ne potrebbero beneficiare grazie a un approccio di riposizionamento di farmaci, il cosiddetto “drug repurposing”. Si calcola infatti che una percentuale compresa fra il 30% e il 50% dei casi di tumore al pancreas ha una dipendenza molecolare da K-Ras che può potenzialmente rispondere alla decitabina. (altro…)

Parkinson, scoperta italiana una speranza per contrastare la malattia

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 8:02am

L’insorgenza del morbo di Parkinson potrebbe essere rallentato grazie alle Resolvine, molecole prodotte dal nostro organismo per spegnere processi infiammatori e riparare i tessuti danneggiati. A rivelarlo, i ricercatori italiani dell’Università di Roma “Tor Vergata”, Fondazione Santa Lucia IRCCS e Università Campus Bio-Medico di Roma che sono riusciti a contrastare il processo neurodegenerativo alla base della malattia.

I ricercatori hanno rilevato infatti, un ridotto livello di una specifica Resolvina, la Resolvina D1, in pazienti affetti dalla patologia intervenendo in modo sperimentale su modelli di laboratorio per riequilibrare la presenza di questa importante molecola nell’organismo animale. Il gruppo di ricerca è così riuscito a rallentare il processo neurodegenerativo che caratterizza la malattia di Parkinson. I risultati pubblicati sulla rivista scientifica “Nature Communications”.

Una pillola 4 in 1 in grado di proteggere cuore e abbassare colesterolo

Pubblicato il 30 Ago 2019 alle 7:13am

Una pillola presa una volta al giorno è in grado di sostituire 4 farmaci comuni per ridurre rischio infarto, ictus e morte improvvisa nelle persone di età superiore ai 50 anni. A promuovere il prodotto a basso costo, che semplifica la prevenzione cardiovascolare è uno studio, il primo su larga scala condotto fino ad oggi, che ha esaminato l’efficacia di un regime terapeutico a base di 4 principi attivi che abbassano colesterolo e pressione alta, proposto per la prima volta oltre 15 anni fa. (altro…)

Aids: una terapia per debellare la malattia, nel pool di scienziati anche il palermitano Mancuso

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 10:32am

La terapia che sembra essere la soluzione ideale per dire finalmente addio al virus dell’Aids è stata sperimentata con successo da un pool di esperti della Temple University e comprende anche un giovane palermitano da tempo trapiantato a Philadelphia. (altro…)