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Conoscete la differenza tra Tac, Tc e Risonanza magnetica?

Pubblicato il 23 Lug 2019 alle 7:40am

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Cancro alla prostata, si scopre con una semplice analisi delle urine

Pubblicato il 05 Lug 2019 alle 7:49am

Un semplice test delle urine sarà d’ora in poi in grado di diagnosticare la presenza del cancro alla prostata, valutarne l’ aggressività, prevederne la progressione e decidere quindi se è operabile o curabile in modo personalizzato con la terapia medica, oppure monitorabile nel tempo senza intervenire. Questo il risultato di un’importante ricerca condotta presso l’University of East Anglia, Norfolk e Norwich University Hospital, pubblicata sulla rivista scientifica BJU International, nella quale gli scienziati hanno presentato un test delle urine straordinario, chiamato Pur (Prostate Urine Risk), che viene letto e interpretato dall’Intelligenza Artificiale, con una metodologia che esamina l’attività dei geni del campione di urine per discernere tra un cancro aggressivo e non, e che, a seconda dei geni trovati attivi, rivela se si tratta di un tumore maligno, calcolando il suo grado di malignità (basso, medio o ad alto rischio), indicando addirittura una probabilità fino ad otto volte inferiore delle terapie necessarie a cinque anni dalla diagnosi.

Fino ad oggi mancavano test di questo tipo per capire quali fossero tra i pazienti quelli che avevano ricevuto una diagnosi di tumore prostatico da operare, da curare, da tenere in osservazione o da non trattare per niente.

Infine, questo test aiuterà non solo nella scoperta della presenza del cancro, ma anche nell’indicare la sua aggressività e a predire la progressione di malattia. Il suo destino sarà quello di diventare una validissima opzione alla biopsia prostatica, un intervento invasivo, e mal sopportato dai pazienti a cui viene praticato.

Al Ca’ Foncello: una videcapsula che si prende come una pillola e trasmette immagini per 8 ore

Pubblicato il 20 Mar 2019 alle 12:41pm

Al Ca’ Foncello di Treviso si esegue l’endoscopia capsulare, sia per gli adulti che per i baby pazienti. L’indagine prevede l’utilizzo di una videocapsula monouso per l’indagine diagnostica del piccolo intestino (o intestino tenue). La metodica viene messa a disposizione dei pazienti adulti presso l’Unità Operativa di Gastroenterologia, diretta dal dr Stefano Benvenuti, e dei bambini presso l’Unità Operativa di Pediatria, diretta dal dr Stefano Martelossi. (altro…)

Che differenza c’è tra colite e Morbo di Crohn?

Pubblicato il 12 Mar 2019 alle 6:14am

La colite è molto simile come sintomi e trattamento al Morbo di Crohn, ma colpisce semplicemente l’intestino crasso. Mentre il Crohn può colpire qualsiasi parte del tubo digerente.

I sintomi variano ma possono includere diarrea, estrema stanchezza e forte dolore. Di solito iniziano nell’infanzia o nella prima età adulta, secondo il servizio sanitario nazionale i farmaci per il Crohn possono causare ulteriori effetti collaterali, come ad esempio l’aumento del peso e la comparsa dell’artrite.

A volte l’intervento chirurgico si rende necessario per rimuovere una piccola parte del sistema digestivo. Le cause di questa malattia sono ad oggi del tutto sconosciute.

Se si verificano sintomi come diarrea prolungata, frequenti dolori di stomaco e perdita di peso inaspettata, si consiglia vivamente di consultare subito il medico di famiglia, che sarà in grado di condurre test per verificare la presenza di Crohn.

Tuttavia, a causa di sintomi simili a una miriade di altre condizioni mediche, la diagnosi per il Crohn può essere difficile e spesso ritardata.

I malati che si recano dal loro medico possono essere indirizzati a un gastroenterologo che approfondirà la diagnosi con ulteriori test specialistici come ad esempio la risonanza magnetica, la colonscopia e / biopsia. Dei piccoli frammenti dell’intestino vengono rimossi e successivamente esaminati.

Parkinson: diagnosi precoce 5-7 anni prima grazie ad un guanto hi-tech

Pubblicato il 09 Mar 2019 alle 11:44am

La diagnosi del Parkinson può arrivare ora molto prima, più precocemente, se non addirittura 5 ai 7 anni prima, rispetto alla diagnosi tradizione, grazie ad un metodo innovativo e non invasivo, che sfrutta dei particolari sensori indossabili come un guanto e delle tecnologie di intelligenza artificiale, in grado di individuare precocemente la malattia.

La tecnologia hi-tech, frutto di uno studio coordinato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, guidato Filippo Cavallo, nasce in collaborazione con la Neurologia dell’ospedale delle Apuane di Massa e Carrara.

Il lavoro, pubblicato su ‘Parkinsonism & Related Disorders’, ha portato allo sviluppo di un dispositivo indossabile chiamato ‘SensHand’, in grado di rilevare, misurare e analizzare i movimenti degli arti superiori.

La malattia è la seconda patologia neurodegenerativa più diffusa al mondo, che colpisce l’1% della popolazione over 65.

I primi segni che portano alla diagnosi sono il tremore, la rigidità muscolare, il rallentamento motorio, iposmia idiopatica, ossia una ridotta capacità olfattiva. Tuttavia questi sintomi compaiono in modo evidente solo dopo vari anni che il processo neurodegenerativo ha già avuto inizio, comportando così un notevole ritardo nella partenza della terapia.

Il dispositivo indossabile sviluppato a Pisa mira a proprio ad abbattere il tempo di latenza tra l’inizio della malattia nel sistema nervoso e l’evidenza clinica.

Attraverso il guanto indossabile hi-tech SensHand, i ricercatori hanno acquisito dati motori da 90 persone delle quali 30 sane, 30 con iposmia idiopatica e 30 con Parkinson.

I test hanno dimostrato che, combinando le informazioni acquisite tramite l’analisi del movimento con i sensori e i risultati di uno screening olfattivo in grado di individuare persone con iposmia, è possibile identificare in questo gruppo lievi deflessioni motorie non rilevabili in altro modo, che caratterizzano l’insorgere della malattia in fase prodromica, permettendone così potenzialmente la diagnosi diversi anni prima a quanto avvenga oggi.

Lo studio è stato finanziato nell’ambito del progetto Daphne, sostenuto dalla Regione Toscana nel programma Fas Salute 2007-2013 e incentrato sullo sviluppo di servizi innovativi e sostenibili per la malattia di Parkinson attraverso tecnologie mHealt e Ict.

“Il nostro lavoro – spiega Erika Rovini, post-doc dell’Istituto di BioRobotica – pone le basi per approfondire e promuovere l’utilizzo di sensori indossabili non invasivi e a basso costo, congiuntamente a tecniche avanzate di intelligenza artificiale, per lo sviluppo di sistemi affidabili da poter usare nella pratica clinica come strumenti di ‘decision making’ di supporto al medico per la diagnosi della malattia di Parkinson in una fase molto precoce che non è possibile identificare con le tradizionali tecniche diagnostiche”.

Mammografia addio, arriva il test del sangue per la diagnosi precoce

Pubblicato il 23 Feb 2019 alle 5:42am

Molto presto, un test del sangue arriverà anche in Italia, e sarà in grado di fornire una diagnosi del tumore al seno in modo veloce e affidabile, anche più della tradizionale mammografia.

La nuova scoperta arriva dalla Germania, da un team di ricerca di Heidelberg, di cui ha dato notizia la Bild. Il nuovo test, infatti, ritenuto “sensazionale” sarebbe in grado di fornire indicazioni “con lo stesso grado di probabilità di una mammografia”.

La procedura richiede solo poche gocce di sangue e si basa sul controllo di alcuni biomarcatori spia del tumore al seno.

Gli scienziati hanno spiegato di aver analizzato il sangue della donne malate e di aver rilevato la presenza di 15 diversi biomarcatori grazie ai quali è possibile diagnosticare la presenza dei tumori, anche più piccoli. Nello specifico, gli esperti spiegano che l’esame del sangue è basato su un’innovativa procedura di biopsia liquida in grado di identificare la presenza della malattia senza essere invasivo.

“Il test del sangue sviluppato dal nostro team di ricerca è un modo nuovo e rivoluzionario per rilevare il cancro al seno in modo non invasivo e rapidamente utilizzando biomarker nel sangue. La procedura dovrebbe essere disponibile già quest’anno, dopo però la pubblicazione dello studio”. “Il metodo è migliore della mammografia, che invece risulta utile solo quando la malattia è già presente” assicura ancora l’autore dello studio, Rasmus Bro.

Per sviluppare questo metodo, gli scienziati hanno analizzato campioni di sangue di 838 donne individuate da un panel di 57.053 uomini e donne arruolate da sane e seguite per 20 anni, e delle quali 400 di loro hanno sviluppato il cancro al seno tra due e sette anni dopo il prelievo di sangue conservato dai ricercatori. Lo studio ha mostrato poi una precisione dell’80% nel predire il cancro alla mammella attraverso il campione di sangue quando invece la mammografia individua la presenza di un tumore con una precisione del 75%. Quindi c’è con questo test una maggiore affidabilità.

Giornata internazionale contro il cancro infantile: in Italia guariti dal tumore 44.000 bambini e ragazzi

Pubblicato il 16 Feb 2019 alle 12:13pm

La possibilità di ammalarsi di tumore aumenta con l’avanzare dell’età, ma ciò non vuol dire che questa malattia non colpisca anche i bambini e gli adolescenti. Ogni anno infatti, circa 2.200 bambini e ragazzi ricevono una diagnosi in Italia. Ma, grazie ai progressi nelle terapie, quelli che possono dire di averla superata sono oggi ben 44.000: un esercito di giovani, molti dei quali ormai trentenni. (altro…)

Maculopatia e Retinopatia diabetiche: mese della Prevenzione gratuita dal 4 al 28 febbraio

Pubblicato il 04 Feb 2019 alle 3:58am

Prende il via il Mese della Prevenzione della Maculopatia e Retinopatia diabetiche, promosso dal 4 al 28 febbraio su tutto il territorio nazionale dal Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO) in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano. Un’iniziativa molto importante in ambito sociale e sanitario che gode del patrocinio del Ministero della Salute e della Società Oftalmologica Italiana (SOI). (altro…)

iBreastExam, il dispositivo che identifica i noduli al seno senza radiazioni

Pubblicato il 10 Ott 2018 alle 10:55am

Mihir Shah e Matthew Campisi, sono due ingegneri biomedici che hanno ideato un dispositivo in ceramica palmare e wireless, chiamato iBreastExam, in grado di identificare in appena cinque minuti i noduli al seno non palpabili, senza radiazioni e dolore. (altro…)

Tumori neuroendocrini quintuplicati, Umberto I Roma vara ‘task force e come affrontarli

Pubblicato il 20 Set 2018 alle 8:13am

Possono colpire organi molto diversi tra di loro come intestino, pancreas, polmoni e tiroide. Sono i tumori neuroendocrini, neoplasie ormonali a bassa incidenza, chiamate anche malattie rare. “Sono patologie sì ‘rare’ ma ‘non troppo’: sappiamo che le diagnosi di tumori neuroendocrini sono quintuplicate negli ultimi anni e nessuno specialista è in grado di affrontare queste malattie da solo, neanche l’endocrinologo. Per questo abbiamo varato ‘Nettare’ (Neuroendocrine Tumors Task Force): un gruppo multidisciplinare composto da diversi specialisti che si occupano del paziente, dalla presa in carico, alla diagnosi, alla scelta congiunta del trattamento, al ‘follow up'”. Lo ha sottolineato all’Adnkronos Salute Andrea Lenzi, coordinatore di ‘Nettare’, e tra i relatori del corso Ecm ‘Up-to-date in tema di diagnosi, terapia e follow-up dei tumori neuroendocrini’ che si è tenuto alcuni giorni fa al Policlinico Umberto I di Roma.

La ‘task force’ promossa dall’Umberto I è composta da esperti di Endocrinologia, Radiologia, Medicina Nucleare, Oncologia, Gastroenterologia, Chirurgia generale, Anatomia patologica e Patologia clinica. “La nuova classificazione dell’Oms ci semplifica la vita – prosegue Lenzi, ordinario di Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma – ci consente di identificare le varie patologie e arrivare alla diagnosi e alla terapia nella maniera più corretta possibile. Ma sopratutto mette al centro la necessità dell’interdisciplinarietà per affrontare questi tumori. Oggi abbiamo farmaci, trattamenti e protocolli che guariscono i malati”.