gravidanza

IVI: estate e fertilità, la stagione più calda è la migliore per concepire un bambino

Pubblicato il 29 Lug 2020 alle 6:00am

L’estate è la stagione ideale per provare ad avere un bambino. I ritmi sono più rilassati e distesi, le tensioni calano e le vacanze rappresentano un momento ideale per coltivare l’intimità e lo stare insieme. Tuttavia, non sono solo ragioni antropologiche e sociali che spingono gli esperti a sostenere questa tesi, ma anche ragioni scientifiche. (altro…)

Sole in gravidanza, i consigli dell’esperta

Pubblicato il 25 Giu 2020 alle 6:09am

Via libera al sole anche per le donne in stato interessante, ma con qualche precauzione in più. Ce ne parla la dottoressa Daniela Galliano, ginecologa, esperta in medicina della riproduzione, Direttrice di IVI Roma, che conferma che la vitamina D è preziosa per l’organismo, soprattutto delle donne in attesa di un bambino e il sano sviluppo del feto, ma la pelle in gravidanza è anche più sensibile e delicata, e pertanto, bisogna essere più attente.

“Al di là di quello che si potrebbe pensare” spiega la dottoressa Daniela Galliano, ginecologa ed esperta in medicina della riproduzione, Direttrice di IVI Roma “il periodo in cui è necessaria maggiore prudenza nell’esposizione al sole è il primo trimestre di gravidanza. Infatti, sono proprio i primi tre mesi in cui un’insolazione, un eccessivo affaticamento o la disidratazione potrebbero compromettere lo sviluppo del feto. Nel secondo trimestre è bene mantenere alta la prudenza, anche per evitare l’insorgere di macchie solari e di rendere permanente, dopo il parto, quella linea scura, che va creandosi sull’addome. Il terzo trimestre è il più tranquillo per prendere il sole ma richiede altri accorgimenti. La crescita del pancione, infatti, potrebbe causare un po’ di appesantimento alle gambe, ma nessun problema perché basta fare qualche bagno in più e qualche passeggiata in acqua per dare sollievo al sistema circolatorio e linfatico.”

“Per evitare la comparsa di cloasmi, ovvero di macchie solari su corpo e viso, è bene utilizzare creme solari ad alta protezione ed evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde”, continua Daniela Galliano. “In generale, le donne in gravidanza devono affrontare il caldo con cautela, dal momento che le variazioni ormonali cui sono soggette comportano una dilatazione dei vasi sanguigni, che causa un aumento della sudorazione e della percezione del calore. Evitare le ore più calde e concedersi momenti all’ombra, sono piccoli accorgimenti che permettono di scongiurare quei fastidiosi problemi di salute legati al caldo come crampi, edemi o svenimenti, durante tutta la gravidanza.” “A tal proposito – continua la dottoressa Galliano – è fondamentale mantenere il corpo idratato per ripristinare i sali minerali e i liquidi persi con la sudorazione, non solo bevendo più due litri d’acqua al giorno, ma anche ponendo un’attenzione particolare all’alimentazione. Oltre ad evitare gli alimenti sconsigliati come pesce crudo, frutti di mare, carne e uova poco cotti, è consigliabile privilegiare i cibi ricchi di acqua e vitamine come frutta e verdure, sempre sbucciate e ben lavate.”

“Per quanto riguarda il sole sul pancione – conclude la dottoressa Galliano – soprattutto nei primi sei mesi è bene cercare di evitarlo scegliendo costumi interi e utilizzando parei e teli. Infatti, anche se una delle funzioni del liquido amniotico è quella di mantenere costante la temperatura interna, è meglio evitare il sole diretto sulla pancia e il surriscaldamento del corpo, che potrebbero provocare stress inutili al feto.”

Photo Credit Donnad.it

Estate: i cibi di stagione che riducono lo stato infiammatorio dell’organismo favorendo la fertilità

Pubblicato il 24 Giu 2020 alle 8:57am

L’infiammazione è un naturale meccanismo di difesa del corpo, ma uno stato infiammatorio cronico può favorire l’insorgere di patologie che influenzano negativamente la fertilità femminile, come ad esempio endometriosi, sindrome dell’ovaio policistico, aborti ricorrenti. (altro…)

Maternità e patologie autoimmuni, ora è possibile

Pubblicato il 23 Giu 2020 alle 6:11am

Oggi si sa molto di più sulle malattie autoimmuni e un figlio non è più un sogno impossibile per coloro che ne sono affette. Lo dicono gli specialisti del settore.

Infatti, proprio di recente, è stato ribadito anche nel corso di un incontro in diretta web organizzato da Corriere Salute dal titolo «Diventare mamma con una malattia autoimmune», durante il quale medici e associazioni di pazienti hanno presentato il progetto #anchiomamma: facendo il punto della situazione e spiegando che l’autoimmunità si «affievolisce» un po’ durante la gravidanza, proprio perché l’organismo femminile deve accogliere un embrione che inevitabilmente per metà è «estraneo», portando i geni del papà. «Se si soffre di artrite reumatoide, lupus, spondilite o simili il percorso deve essere condiviso con il proprio medico» ha spiegato Angela Tincani dell’Unità di Reumatologia e Immunologia dell’ASST Spedali Civili di Brescia: «Le pazienti con malattie reumatiche autoimmuni, grazie ai protocolli terapeutici attuali, godono di un discreto benessere e possono programmare una gravidanza che nella maggioranza dei casi può decorrere bene, ma la condivisione del percorso e della pianificazione familiare con lo specialista è indispensabile fin dal momento della diagnosi: il trattamento per esempio potrebbe dover essere diversificato, a seconda che la donna voglia o meno avere figli.

La regola è che in una donna giovane la scelta della terapia tenga conto del desiderio di maternità, e sia affrontata con un team multidisciplinare: con il supporto dello specialista di riferimento ma anche di ginecologi, ostetrici per valutare il rischio della gravidanza e accompagnare la paziente durante la gestazione con visite di controllo ed esami specifici».

Iss, è donna il 54% dei contagiati, ed è la più colpita da ansia e depressione

Pubblicato il 18 Giu 2020 alle 7:23am

Le donne muoiono meno degli uomini per il Covid-19, ma si ammalano più, di loro. A dirlo è l’ultimo aggiornamento della Sorveglianza Integrata n Italia, a cura dell’istituto Superiore di Sanità (Iss) relativo al 10 giugno, in cui è emerso, che oltre il 54% dei casi di Sars-Cov-2 in Italia riguardava donne, a fronte del 46% di pazienti maschi. Una percentuale questa in continua crescita da marzo in poi.

Nello stesso monitoraggio relativo al 13 marzo le donne erano appena il 39,7% dei casi esaminati, mentre un mese dopo, il 13 aprile, era la donna la più compita nel 49,3% dei contagiati. Quindi il sorpasso e una percentuale ancora in salita al 53,7%, per arrivare a superare il 54,2% dei casi il 10 giugno.

Ma c’è di più, le donne in gravidanza o le neomamme possono soffrire particolarmente degli effetti psicologici legati al Coronavirus, anche per la depressione legata al parto. E’ quindi è di fondamentale importanza, supportarle, per non farle cadere in depressione, o in uno stato d’ansia generalizzato” e per fare ciò, è importante, garantire loro “un trattamento efficace anche in caso di distanziamento sociale”. A spiegarlo un programma di intervento per la gestione dell’ansia e della depressione perinatale nell’emergenza e post-emergenza Covid, pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Nascere al tempo del Coronavirus

Pubblicato il 30 Apr 2020 alle 7:45am

Dal parto al ritorno a casa, le indicazioni della Società Italiana di Neonatologia (SIN) per affrontare l’arrivo di un neonato senza ansie “Nei nostri ospedali si nasce come sempre con tutte le precauzioni e le cure amorevoli, nel rispetto dei protocolli ministeriali, con percorsi separati, un attento triage ed aree riservate ai pazienti Covid-19”. Lo afferma il prof. Fabio Mosca Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), che interviene per tranquillizzare le mamme e i papà in dolce attesa che, come tanti, hanno paura di recarsi in ospedale in questo periodo. “Anche in questi tempi difficili, il miracolo della vita continua a compiersi in sicurezza in tutta Italia” aggiunge. (altro…)

Cancro e malattie rare, la maternità, grazie alla fecondazione assistita

Pubblicato il 28 Apr 2020 alle 6:03am

Oggi la maternità non è più preclusa alle donne affette da una neoplasia o da malattie rare. Gli enormi progressi fatti dalla ricerca scientifica nel campo della procreazione medicalmente assistita (PMA) consentono di assicurare anche a queste pazienti la possibilità di portare avanti una gravidanza senza correre rischi per la propria salute e quella del feto. Complessivamente in Italia ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore maligno. In particolare, sono circa 5.000 le donne under 40 colpite ogni anno da tumore1 con un tasso di sopravvivenza a cinque anni stimato intorno al 65% con picchi che arrivano all’85% quando si tratta di linfomi e cancro alla mammella1 Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma afferma “le cure per combattere il tumore mettono a rischio la fertilità delle pazienti che, nella maggior parte dei casi, dopo aver sconfitto la malattia perdono la possibilità di diventare madri. Per questo, è importante far sapere loro che la fertilità può essere preservata grazie alle nuove tecnologie sviluppate nella PMA.

IVI è al fianco delle pazienti oncologiche già dal 2007, offrendo il programma gratuito di preservazione della fertilità “Madre dopo il cancro” grazie al quale più di 1.200 donne affette da neoplasie hanno potuto preservare presso le cliniche IVI la propria fertilità senza dover sostenere alcun costo e senza nessun obbligo di utilizzo.

Anche per le donne affette da malattie rare, lo sviluppo della ricerca nel settore della PMA si è rivelata preziosa. Le sofisticate analisi preimpianto – intraprese prima di qualunque trattamento di fecondazione assistita – consentono di conoscere approfonditamente le patologie presenti nei genitori e, dunque, di evitarne la trasmissione ai figli”.

Daniela Galliano, aggiunge “l’informazione è essenziale nel rapporto con le pazienti. Nel caso di terapie oncologiche, dato che il tempo per preservare la fertilità è limitato, è opportuno informarle quanto prima circa le possibilità offerte dalla PMA. La tecnica più diffusa oggi è la vitrificazione degli ovociti, che permette di crioconservare gli ovuli maturi, ottenuti dalla stimolazione ovarica, per usarli quando la paziente sarà guarita, con risultati analoghi all’impiego di ovociti freschi. In casi particolari, come quello delle neoplasie ematologiche in cui non è possibile effettuare un ciclo di stimolazione ovarica standard, lo specialista in medicina riproduttiva può offrire la conservazione del tessuto ovarico oppure l’aspirazione ovarica e la maturazione in vitro (IVM) degli ovociti”.

“Mentre, nel caso di pazienti affette da malattie rare, – ha continuato la dottoressa Galliano – è importante sottolineare l’importanza del Test Genetico Preimpianto: se hanno avuto un bambino affetto da una malattia genetica o da una sindrome o sospettano di esserne portatori, l’utilizzo del Test consente di studiare i geni di un embrione prima che questo venga impiantato nell’utero materno”.

“In questo modo – aggiunge la Dottoressa Galliano – siamo in grado di evitare alterazioni genetiche che potrebbero portare a gravi malattie per il bambino. Le generazioni future, dunque, non saranno gravate da questo peso poiché il figlio non erediterà la malattia e interromperà la catena”.

Che l’infertilità sine causa non consenta di concepire neppure mediante la procreazione medicalmente assistita è solo un falso mito da sfatare

Pubblicato il 11 Apr 2020 alle 6:55am

L’infertilità sine causa viene spesso collegata all’impossibilità assoluta di concepire. L’approccio diagnostico e le opzioni terapeutiche oggi disponibili consentono invece di affrontare qualsiasi tipo di infertilità. Ne parliamo con il Prof. Mario Mignini Renzini, Direttore Medico del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi e Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza, del Gruppo San Donato (altro…)

La ricerca della gravidanza e le terapie per la fertilità al tempo del Coronavirus

Pubblicato il 11 Mar 2020 alle 6:04am

. Il dottor Mario Mignini Renzini – professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Milano-Bicocca; referente medico per gli aspetti clinici dei centri Eugin in Italia e responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita della Casa di Cura La Madonnina di Milano, parte del Gruppo San Donato – ci racconta la sua esperienza con coppie e donne in cerca di gravidanza e donne in fase di allattamento.

. Vediamo con lui i quesiti più frequenti e le evidenze scientifiche su maternità e coronavirus.

“Dottore, io e mio marito stavamo seriamente pensando ad una gravidanza. Vista la diffusione del coronavirus nel nostro Paese, non è forse meglio rimandare…?” e ancora: “Dottore, con mio marito eravamo in procinto di eseguire la fecondazione assistita, ma visto il periodo, non è meglio aspettare qualche mese?”.

Queste sono le tipiche domande che i ginecologi ricevono in questo periodo, in cui tutte le nostre azioni quotidiane e i nostri programmi vengono rivisti alla luce di una nuova presenza: il coronavirus. In particolare, le donne in procinto di ottenere una gravidanza, ma anche quelle gravide e quelle in fase di allattamento, sono seriamente preoccupate circa i possibili effetti di un’infezione da coronavirus sulla propria salute e su quella del bebè.

Donne alla ricerca di gravidanza

“Da quando si è avuta la percezione che il coronavirus non è più un problema lontano, che riguarda solo i paesi asiatici, ricevo numerose richieste di consulti da pazienti che desiderano sapere se interrompere la ricerca di una gravidanza e attendere un momento più tranquillo per riprovarci. Questo mi accade sia con pazienti fertili, che stanno quindi provando a concepire in maniera naturale, sia con pazienti infertili che stanno seguendo un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA)” spiega il dottor Mignini Renzini. “Innanzitutto, è importante precisare che qualsiasi sia il metodo di concepimento, i comportamenti da tenere e le precauzioni sono gli stessi. Presso la Clinica Eugin, dove eseguiamo trattamenti di fecondazione omologa ed eterologa, proviamo a confortare le coppie e raccomandiamo loro di adottare scrupolosamente le norme e misure dettate dalle Istituzioni allo scopo di prevenire il contagio. Per quel che riguarda poi l’aspetto riproduttivo, non sono presenti ad oggi evidenze circa la possibile trasmissione del virus attraverso gli ovociti o il liquido seminale. Quindi, da un punto di vista laboratoristico, l’impiego dei gameti dei coniugi o di donatore/donatrice nei trattamenti di fecondazione assistita risulta essere sicuro esattamente come alcune settimane fa, prima dell’avvento del virus”.

Donne in dolce attesa

La preoccupazione principale di tutte le pazienti in gravidanza è quella di poter trasmettere – in caso di positività – il virus al feto. Gli studi riguardanti la trasmissione verticale del virus – ossia dalla madre al feto – non sono ancora del tutto conclusi, ma sono indicativi di assenza di passaggio transplacentare del SARS-CoV-2, la sigla corretta che indica il coronavirus di cui tanto si parla. Si può pertanto al momento propendere per assenza di embriopatie legate all’infezione in corso di gravidanza. Un recentissimo studio condotto in Cina e pubblicato su The Lancet1, riporta i primi 19 casi di donne in gravidanza e neonati da madri con sintomatologia clinica da COVID-19 e sappiamo che il virus non è stato rilevato nel liquido amniotico o nel sangue neonatale prelevato da cordone ombelicale. Ne è recente conferma anche il caso del neonato di Piacenza nato negativo da madre positiva. Un ulteriore studio pubblicato da The Lancet nel Vol. 395 del 7 marzo 20203 afferma che nei due casi di infezione neonatale verificatisi in Cina – registrati 17 giorni e 36 ore dopo la nascita – vi è stato, rispettivamente, nel primo caso un contatto diretto con persone positive al coronavirus (la madre e la caposala del reparto maternità), mentre nel secondo caso un contatto diretto non può essere escluso. Al contempo, lo studio rileva che non vi è al momento evidenza di trasmissione verticale da mamma a bambino. “In ogni caso, le donne in gravidanza sono considerate una popolazione suscettibile di infezioni respiratorie virali, anche per quanto riguarda la semplice influenza stagionale. Per questa ragione il consiglio, sia per loro sia per le persone che vivono a loro stretto contatto, è quello di seguire il più scrupolosamente possibile il Decalogo Coronavirus emanato dal Ministero della Salute e le norme dettate dal buonsenso: lavandosi e disinfettandosi spesso le mani, evitando il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute, evitando viaggi, a meno che non sia strettamente necessario, evitando di frequentare luoghi affollati. Anche in questo caso, che la gravidanza si sia ottenuta con metodi naturali o mediante procreazione assistita, i comportamenti da tenere sono esattamente gli stessi” spiega il dottor Mignini Renzini.

Donne che allattano

Le preoccupazioni legate alla possibilità di contagio non terminano con la nascita del bambino, ma continuano durante l’allattamento. Non vi sono al momento evidenze di trasmissibilità del virus attraverso il latte materno e il virus non è stato rilevato già nel latte raccolto dopo la prima poppata – detto colostro – delle donne affette.4 Di conseguenza – date le informazioni scientifiche attualmente disponibili e il notevole ruolo protettivo del latte materno – gli specialisti ritengono che, nel caso di donna con sospetta o confermata infezione da coronavirus, se le condizioni cliniche lo consentono e nel rispetto del suo desiderio, l’allattamento possa essere avviato e mantenuto direttamente al seno o con biberon. La cosa fondamentale, durante l’allattamento, è ovviamente la protezione del neonato dal possibile contagio. Per ridurre il rischio di trasmissione al bambino, si raccomandano l’adozione delle procedure preventive come l’igiene delle mani e l’uso, durante la poppata, di dispositivi di protezione come mascherina e guanti in lattice usa e getta, secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute. Nel caso in cui madre e bambino debbano essere temporaneamente separati, è possibile aiutare la madre a mantenere la produzione di latte attraverso tiralatte, che dovrà essere effettuata seguendo le stesse indicazioni igieniche, e la somministrazione al bambino attraverso biberon. In caso di positività al virus, sarà il curante a valutare eventuali controindicazioni all’allattamento derivanti da terapie farmacologiche in atto, sebbene al momento la terapia per i pazienti affetti da coronavirus non si basi in primis sulla prescrizione di farmaci. “Fortunatamente viviamo in un Paese dotato di un Sistema Sanitario che rappresenta un’eccellenza a livello internazionale e che ha risposto in maniera pronta, competente ed efficace a questa nuova sfida che ci si impone. Confidiamo nel fatto che a breve questo periodo di emergenza, sebbene stia richiedendo un importante sacrificio a tutti i livelli, possa diventare un lontano ricordo per i nostri pazienti”. Conclude il dottor Mario Mignini Renzini.

Gravidanza e smagliature, alcuni prodotti per prevenirle e curarle

Pubblicato il 10 Feb 2020 alle 6:58am

Le smagliature in gravidanza sono quasi inevitabili, la percentuale di donne che non riscontra questo inestetismo dopo il parto e durante i nove mesi di gestazione è davvero minima. Per evitare che il problema si presenti, è bene mantenere sempre la propria pelle del corpo elastica ed idratata. In commercio esistono molte creme, di tutte le marche, che possono aiutare la donna a prevenire le smagliature in questo delicato e fantastico momento della vita. (altro…)