gravidanza

CS_IVI: stress da rientro, nemico della fertilità. I consigli dell’esperta

Pubblicato il 09 Set 2020 alle 6:20am

Al termine delle vacanze moltissimi italiani soffrono del così detto “stress da rientro”. Certo, ritornare ad immergersi full time nella routine quotidiana, dopo un periodo dedicato esclusivamente ad attività piacevoli e rilassanti, può fare l’effetto di una fastidiosa doccia ghiacciata.

Tuttavia, specialmente per coloro che desiderano avere un bambino, è fondamentale tenere lontano lo stress e prolungare il più a lungo possibile i benefici delle vacanze. Infatti, lo stress, oltre ad essere fonte di numerosi disturbi, è un forte inibitore della fertilità, tanto per le donne quanto per gli uomini. Può provocare alterazioni nell’ovulazione e nel ciclo mestruale, nonché agire negativamente sulla produzione di spermatozoi e sui valori di testosterone maschile.

“Oggi la scienza non lascia più adito a dubbi”, afferma Daniela Galliano, medico, chirurgo, ginecologo, direttrice del Centro IVI di Roma. “Uno studio dell’università di Oxford e pubblicato sulla rivista scientifica Fertility and Sterility, monitorando i livelli di adrenalina e cortisolo di 274 donne sane, in età fertile, ha rivelato che le pazienti con il più alto tasso di questi ormoni presentavano una possibilità di concepimento inferiore al 12% rispetto alla norma.”

“Anche per gli uomini non mancano le evidenze scientifiche”, continua la dottoressa Galliano, “una ricerca dell’American Society for Reproductive Medicine, condotta su un campione di 193 uomini, ha rilevato un temporaneo abbassamento del testosterone nei soggetti sottoposti a particolari stress, che è rientrato nella norma al cessare della situazione critica.”

“Dunque, soprattutto per le coppie in cerca di un figlio, è importante adottare delle semplici accortezze, per rendere il ritorno alla quotidianità più dolce e meno traumatico.” “Specialmente nei casi in cui non sia possibile effettuare un graduale ritorno alla normalità”, spiega la dottoressa Galliano, “è importante continuare a dedicare del tempo a sé stessi, agli amici e alle proprie attività preferite per mantenere alto lo spirito della vacanza; fare attività fisica; non trascurare l’importanza del corretto riposo, indispensabile per dare la giusta carica all’organismo.” “Infine,” ha concluso la dottoressa, “l’alimentazione gioca un ruolo di primo piano nella lotta allo stress. E se in vacanza gli “strappi alla regola” sono stati più numerosi, adesso è importante riportare l’alimentazione alla regolarità, sia per quanto riguarda gli orari dei pasti, sia per ciò che concerne la scelta dei cibi e le quantità. Via libera a frutta e verdura che, oltre ad essere ricche di vitamine e minerali contengono anche molte fibre, ideali per depurare l’organismo dopo gli eccessi estivi. Anche pesce azzurro e frutta secca sono validi alleati contro lo stress e non mancano cibi golosi come il cioccolato fondente. Come bevanda è preferibile il tè, la cui teanina (presente anche nel tè deteinato) migliora la risposta dell’organismo allo stress.”

L’aborto farmacologico si potrà fare in day hospital in tutte le regioni d’Italia

Pubblicato il 10 Ago 2020 alle 6:13am

Uno dei cambiamenti introdotti dalle nuove linee guida annunciate dal governo e dal ministro della Salute, Speranza, e che estendono anche il limite per la somministrazione del farmaco da sette a nove settimane.

«Le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. È un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà», ha scritto Speranza.

Le linee di indirizzo del 2010, recepite dal ministero della Salute, permettevano la somministrazione del farmaco solo entro le prime sette settimane di amenorrea (l’assenza di mestruazioni) e consigliavano un’ospedalizzazione di tre giorni (benché negli altri paesi d’Europa le settimane fossero nove, e l’interruzione per via farmacologica fosse espletata in day hospital, senza passare notti in ospedale). Lasciavano però libertà di scelta alle Regioni sul ricovero: per questo, verificata la sicurezza del metodo in Italia e nel mondo, negli ultimi anni alcune regioni italiane si sono discostate dalle linee ministeriali e hanno introdotto il regime di ricovero in day hospital. Le nuove linee guida sono state elaborate sulla base del nuovo parere del Consiglio superiore di sanità. Speranza aveva richiesto un parere aggiornato dopo che la giunta di centrodestra della Regione Umbria aveva ripristinato l’obbligo di ricovero per tre giorni, facendo riferimento alle linee guida di dieci anni fa.

Il farmaco, inoltre, potrà essere somministrato sia in consultorio sia in ambulatorio in spazi idonei e da personale dedicato. Le donne che lo assumono, infine, potranno tornare a casa dopo mezz’ora dalla somministrazione, a patto che non siano in condizioni di ansia e che a casa non siano sole. Il ricovero di tre giorni non sarà più richiesto.

Il Consiglio superiore della sanità consiglia di non somministrare il farmaco alle pazienti che soffrono di ansia, che hanno una soglia del dolore molto bassa e che vivono in condizioni igieniche precarie (in questi casi resta consigliato l’aborto chirurgico con sedazione, in ospedale). Dopo due settimane è prevista una visita di controllo, durante la quale verrà «offerta una consulenza per la contraccezione».

Foto Crediti Ok-salute.it

IVI: estate e fertilità, la stagione più calda è la migliore per concepire un bambino

Pubblicato il 29 Lug 2020 alle 6:00am

L’estate è la stagione ideale per provare ad avere un bambino. I ritmi sono più rilassati e distesi, le tensioni calano e le vacanze rappresentano un momento ideale per coltivare l’intimità e lo stare insieme. Tuttavia, non sono solo ragioni antropologiche e sociali che spingono gli esperti a sostenere questa tesi, ma anche ragioni scientifiche. (altro…)

Sole in gravidanza, i consigli dell’esperta

Pubblicato il 25 Giu 2020 alle 6:09am

Via libera al sole anche per le donne in stato interessante, ma con qualche precauzione in più. Ce ne parla la dottoressa Daniela Galliano, ginecologa, esperta in medicina della riproduzione, Direttrice di IVI Roma, che conferma che la vitamina D è preziosa per l’organismo, soprattutto delle donne in attesa di un bambino e il sano sviluppo del feto, ma la pelle in gravidanza è anche più sensibile e delicata, e pertanto, bisogna essere più attente.

“Al di là di quello che si potrebbe pensare” spiega la dottoressa Daniela Galliano, ginecologa ed esperta in medicina della riproduzione, Direttrice di IVI Roma “il periodo in cui è necessaria maggiore prudenza nell’esposizione al sole è il primo trimestre di gravidanza. Infatti, sono proprio i primi tre mesi in cui un’insolazione, un eccessivo affaticamento o la disidratazione potrebbero compromettere lo sviluppo del feto. Nel secondo trimestre è bene mantenere alta la prudenza, anche per evitare l’insorgere di macchie solari e di rendere permanente, dopo il parto, quella linea scura, che va creandosi sull’addome. Il terzo trimestre è il più tranquillo per prendere il sole ma richiede altri accorgimenti. La crescita del pancione, infatti, potrebbe causare un po’ di appesantimento alle gambe, ma nessun problema perché basta fare qualche bagno in più e qualche passeggiata in acqua per dare sollievo al sistema circolatorio e linfatico.”

“Per evitare la comparsa di cloasmi, ovvero di macchie solari su corpo e viso, è bene utilizzare creme solari ad alta protezione ed evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde”, continua Daniela Galliano. “In generale, le donne in gravidanza devono affrontare il caldo con cautela, dal momento che le variazioni ormonali cui sono soggette comportano una dilatazione dei vasi sanguigni, che causa un aumento della sudorazione e della percezione del calore. Evitare le ore più calde e concedersi momenti all’ombra, sono piccoli accorgimenti che permettono di scongiurare quei fastidiosi problemi di salute legati al caldo come crampi, edemi o svenimenti, durante tutta la gravidanza.” “A tal proposito – continua la dottoressa Galliano – è fondamentale mantenere il corpo idratato per ripristinare i sali minerali e i liquidi persi con la sudorazione, non solo bevendo più due litri d’acqua al giorno, ma anche ponendo un’attenzione particolare all’alimentazione. Oltre ad evitare gli alimenti sconsigliati come pesce crudo, frutti di mare, carne e uova poco cotti, è consigliabile privilegiare i cibi ricchi di acqua e vitamine come frutta e verdure, sempre sbucciate e ben lavate.”

“Per quanto riguarda il sole sul pancione – conclude la dottoressa Galliano – soprattutto nei primi sei mesi è bene cercare di evitarlo scegliendo costumi interi e utilizzando parei e teli. Infatti, anche se una delle funzioni del liquido amniotico è quella di mantenere costante la temperatura interna, è meglio evitare il sole diretto sulla pancia e il surriscaldamento del corpo, che potrebbero provocare stress inutili al feto.”

Photo Credit Donnad.it

Estate: i cibi di stagione che riducono lo stato infiammatorio dell’organismo favorendo la fertilità

Pubblicato il 24 Giu 2020 alle 8:57am

L’infiammazione è un naturale meccanismo di difesa del corpo, ma uno stato infiammatorio cronico può favorire l’insorgere di patologie che influenzano negativamente la fertilità femminile, come ad esempio endometriosi, sindrome dell’ovaio policistico, aborti ricorrenti. (altro…)

Maternità e patologie autoimmuni, ora è possibile

Pubblicato il 23 Giu 2020 alle 6:11am

Oggi si sa molto di più sulle malattie autoimmuni e un figlio non è più un sogno impossibile per coloro che ne sono affette. Lo dicono gli specialisti del settore.

Infatti, proprio di recente, è stato ribadito anche nel corso di un incontro in diretta web organizzato da Corriere Salute dal titolo «Diventare mamma con una malattia autoimmune», durante il quale medici e associazioni di pazienti hanno presentato il progetto #anchiomamma: facendo il punto della situazione e spiegando che l’autoimmunità si «affievolisce» un po’ durante la gravidanza, proprio perché l’organismo femminile deve accogliere un embrione che inevitabilmente per metà è «estraneo», portando i geni del papà. «Se si soffre di artrite reumatoide, lupus, spondilite o simili il percorso deve essere condiviso con il proprio medico» ha spiegato Angela Tincani dell’Unità di Reumatologia e Immunologia dell’ASST Spedali Civili di Brescia: «Le pazienti con malattie reumatiche autoimmuni, grazie ai protocolli terapeutici attuali, godono di un discreto benessere e possono programmare una gravidanza che nella maggioranza dei casi può decorrere bene, ma la condivisione del percorso e della pianificazione familiare con lo specialista è indispensabile fin dal momento della diagnosi: il trattamento per esempio potrebbe dover essere diversificato, a seconda che la donna voglia o meno avere figli.

La regola è che in una donna giovane la scelta della terapia tenga conto del desiderio di maternità, e sia affrontata con un team multidisciplinare: con il supporto dello specialista di riferimento ma anche di ginecologi, ostetrici per valutare il rischio della gravidanza e accompagnare la paziente durante la gestazione con visite di controllo ed esami specifici».

Iss, è donna il 54% dei contagiati, ed è la più colpita da ansia e depressione

Pubblicato il 18 Giu 2020 alle 7:23am

Le donne muoiono meno degli uomini per il Covid-19, ma si ammalano più, di loro. A dirlo è l’ultimo aggiornamento della Sorveglianza Integrata n Italia, a cura dell’istituto Superiore di Sanità (Iss) relativo al 10 giugno, in cui è emerso, che oltre il 54% dei casi di Sars-Cov-2 in Italia riguardava donne, a fronte del 46% di pazienti maschi. Una percentuale questa in continua crescita da marzo in poi.

Nello stesso monitoraggio relativo al 13 marzo le donne erano appena il 39,7% dei casi esaminati, mentre un mese dopo, il 13 aprile, era la donna la più compita nel 49,3% dei contagiati. Quindi il sorpasso e una percentuale ancora in salita al 53,7%, per arrivare a superare il 54,2% dei casi il 10 giugno.

Ma c’è di più, le donne in gravidanza o le neomamme possono soffrire particolarmente degli effetti psicologici legati al Coronavirus, anche per la depressione legata al parto. E’ quindi è di fondamentale importanza, supportarle, per non farle cadere in depressione, o in uno stato d’ansia generalizzato” e per fare ciò, è importante, garantire loro “un trattamento efficace anche in caso di distanziamento sociale”. A spiegarlo un programma di intervento per la gestione dell’ansia e della depressione perinatale nell’emergenza e post-emergenza Covid, pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Nascere al tempo del Coronavirus

Pubblicato il 30 Apr 2020 alle 7:45am

Dal parto al ritorno a casa, le indicazioni della Società Italiana di Neonatologia (SIN) per affrontare l’arrivo di un neonato senza ansie “Nei nostri ospedali si nasce come sempre con tutte le precauzioni e le cure amorevoli, nel rispetto dei protocolli ministeriali, con percorsi separati, un attento triage ed aree riservate ai pazienti Covid-19”. Lo afferma il prof. Fabio Mosca Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), che interviene per tranquillizzare le mamme e i papà in dolce attesa che, come tanti, hanno paura di recarsi in ospedale in questo periodo. “Anche in questi tempi difficili, il miracolo della vita continua a compiersi in sicurezza in tutta Italia” aggiunge. (altro…)

Cancro e malattie rare, la maternità, grazie alla fecondazione assistita

Pubblicato il 28 Apr 2020 alle 6:03am

Oggi la maternità non è più preclusa alle donne affette da una neoplasia o da malattie rare. Gli enormi progressi fatti dalla ricerca scientifica nel campo della procreazione medicalmente assistita (PMA) consentono di assicurare anche a queste pazienti la possibilità di portare avanti una gravidanza senza correre rischi per la propria salute e quella del feto. Complessivamente in Italia ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore maligno. In particolare, sono circa 5.000 le donne under 40 colpite ogni anno da tumore1 con un tasso di sopravvivenza a cinque anni stimato intorno al 65% con picchi che arrivano all’85% quando si tratta di linfomi e cancro alla mammella1 Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma afferma “le cure per combattere il tumore mettono a rischio la fertilità delle pazienti che, nella maggior parte dei casi, dopo aver sconfitto la malattia perdono la possibilità di diventare madri. Per questo, è importante far sapere loro che la fertilità può essere preservata grazie alle nuove tecnologie sviluppate nella PMA.

IVI è al fianco delle pazienti oncologiche già dal 2007, offrendo il programma gratuito di preservazione della fertilità “Madre dopo il cancro” grazie al quale più di 1.200 donne affette da neoplasie hanno potuto preservare presso le cliniche IVI la propria fertilità senza dover sostenere alcun costo e senza nessun obbligo di utilizzo.

Anche per le donne affette da malattie rare, lo sviluppo della ricerca nel settore della PMA si è rivelata preziosa. Le sofisticate analisi preimpianto – intraprese prima di qualunque trattamento di fecondazione assistita – consentono di conoscere approfonditamente le patologie presenti nei genitori e, dunque, di evitarne la trasmissione ai figli”.

Daniela Galliano, aggiunge “l’informazione è essenziale nel rapporto con le pazienti. Nel caso di terapie oncologiche, dato che il tempo per preservare la fertilità è limitato, è opportuno informarle quanto prima circa le possibilità offerte dalla PMA. La tecnica più diffusa oggi è la vitrificazione degli ovociti, che permette di crioconservare gli ovuli maturi, ottenuti dalla stimolazione ovarica, per usarli quando la paziente sarà guarita, con risultati analoghi all’impiego di ovociti freschi. In casi particolari, come quello delle neoplasie ematologiche in cui non è possibile effettuare un ciclo di stimolazione ovarica standard, lo specialista in medicina riproduttiva può offrire la conservazione del tessuto ovarico oppure l’aspirazione ovarica e la maturazione in vitro (IVM) degli ovociti”.

“Mentre, nel caso di pazienti affette da malattie rare, – ha continuato la dottoressa Galliano – è importante sottolineare l’importanza del Test Genetico Preimpianto: se hanno avuto un bambino affetto da una malattia genetica o da una sindrome o sospettano di esserne portatori, l’utilizzo del Test consente di studiare i geni di un embrione prima che questo venga impiantato nell’utero materno”.

“In questo modo – aggiunge la Dottoressa Galliano – siamo in grado di evitare alterazioni genetiche che potrebbero portare a gravi malattie per il bambino. Le generazioni future, dunque, non saranno gravate da questo peso poiché il figlio non erediterà la malattia e interromperà la catena”.

Che l’infertilità sine causa non consenta di concepire neppure mediante la procreazione medicalmente assistita è solo un falso mito da sfatare

Pubblicato il 11 Apr 2020 alle 6:55am

L’infertilità sine causa viene spesso collegata all’impossibilità assoluta di concepire. L’approccio diagnostico e le opzioni terapeutiche oggi disponibili consentono invece di affrontare qualsiasi tipo di infertilità. Ne parliamo con il Prof. Mario Mignini Renzini, Direttore Medico del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi e Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza, del Gruppo San Donato (altro…)