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Internet può modificare il cervello rendendoci più distratti

Pubblicato il 10 Giu 2019 alle 6:50am

Nell’era di internet abbiamo tutti un po’ di difficoltà a concentrarci. In quanto distratti da una serie di notifiche, di messaggi e curiosità che ci arrivano. Sembra infatti, un po’ un cliché, ma un conto sono le chiacchiere da bar, un conto sono le evidenze scientifiche. A tal proposito è stato appena pubblicato su World Psychiatry uno studio che fa il punto della situazione e ci fa molto riflettere sull’argomento. A realizzarlo è un team internazionale che coinvolge diversi istituti di ricerca (Western Sydney University, Harvard University, Kings College, Oxford University e University of Manchester).

Gli autori hanno messo insieme i risultati di diverse ricerche nell’ambito della psicologia, psichiatria e neuroimaging. E in effetti è emerso che la letteratura scientifica pare suggerire che internet possa essere la causa di alterazioni acute e prolungate in specifiche aree cognitive. Ciò influenzerebbe la nostra attenzione, i nostri processi legati alla memoria e le interazioni sociali. L’articolo fa una serie di valutazioni, come ad esempio quelli che sono gli effetti neuroplastici dell’esposizione ad internet. Perché ci sono, e non è una cosa da poco.

“I risultati chiave di questo report sono che gli alti livelli di utilizzo di internet potrebbero in effetti avere un impatto su molte funzioni del cervello”, spiega Joseph Firth, autore principale dello studio. Aggiungendo anche che “Per esempio, il flusso illimitato di richieste e notifiche da internet ci incoraggia a mantenere costantemente un’attenzione divisa. A sua volta può ridurre la nostra capacità di mantenere la concentrazione su un singolo compito”.

“La premessa è che la nostra interazione con l’ambiente esterno è in grado di esercitare un effetto sulla struttura e la funzione del nostro cervello (neuroplasticità). E quindi sulle nostre capacità e il nostro comportamento. Che dal cervello dipendono”, spiega a Wired Giovanna Zoccoli, professoressa di fisiologia al dipartimento di scienze biomediche e neuromotorie dell’Università di Bologna.