obesità

Mela e cannella, efficaci contro obesità e colesterolo

Pubblicato il 03 Gen 2020 alle 7:35am

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli ha scoperto che aggiungere un pizzico di cannella o mangiare una mela al giorno può aiutarci a tenere a bada colesterolo cattivo LDL, e contribuire al rialzo di quello buono HDL. Dagli studi condotti i ricercatori della Federico II, sia la cannella che la mela aiuterebbero a metabolizzare i grassi riducendo le molecole infiammatorie e riducendo malattie cardiovascolari.

Degli scienziati americani hanno effettuato studi arrivando alla conclusione che un pizzico di cannella al giorno è in grado di ridurre grasso corporeo, in particolar modo quello sull’addome. La cannella usata tutti i giorni è in grado di attivare un processo antinfiammatorio e di contribuire a bruciare anche il grasso accumulato sul girovita.

Fare un dolce ad esempio a base di mela e cannella e mangiarlo potrebbe servirci non solo a trovarlo delizioso anche a trarne i dovuti benefici per la nostra salute.

Oms, segnala emergenze, da morbillo a obesità

Pubblicato il 02 Gen 2020 alle 7:03am

Nel mondo 2,3 miliardi di persone sono in sovrappeso o obese; il numero dei fumatori scende a un ritmo basso; ma l’alcol continua a uccidere 3 milioni di persone l’anno e 50 milioni di anziani convivono con una forma di demenza: questo il ritratto che viene fatto dall’Oms sulla popolazione globale, alle soglie del secondo decennio del secolo XXI, che nel corso del 2019 ha puntato il dito contro tutto ciò focalizzandosi pertanto su quelle che sono le principali emergenze sanitarie, come morbillo e malaria. (altro…)

Caffeina contro aumento di peso e obesità

Pubblicato il 26 Dic 2019 alle 6:04am

La caffeina è in grado di combattere l’aumento di peso e l’obesità. A dimostralo uno studio effettuato dall’Università dell’Illinois e pubblicato sul ‘Journal of Functional Foods’. L’alcaloide naturale presente nelle piante come caffè, cacao, tè, cola, guaranà e nelle bevande da esse ottenute, è in gradi di combattere l’obesità. (altro…)

Obesità, riconosciuta come malattia

Pubblicato il 19 Nov 2019 alle 7:42am

La Camera ha approvato, all’unanimità, alcuni giorni fa, la mozione presentata da Roberto Pella (Fi) e che ha avuto la piena adesione dei gruppi parlamentari e il sostegno delle comunità scientifiche.

«Sono molto soddisfatto dell’unanimità espressa da tutti i gruppi politici attraverso il voto di oggi: votare unanimemente un testo unitario, sottoscritto da tutti i gruppi politici, non accade quasi mai», ha commentato Roberto Pella.

«È un momento importantissimo per tutte le persone con obesità e per i loro famigliari – scrive Pella in una nota – che vedono finalmente riconosciuta la loro condizione come una malattia e che possono contare sull’impegno del Governo a sostenere un Piano nazionale dedicato, con azioni di: promozione dell’attività fisica, della sana alimentazione e di corretti stili di vita; informazione e formazione dei cittadini con la collaborazione degli enti locali e delle autorità sanitarie; lotta alla discriminazione e al bullismo. Questa mozione è l’espressione della ferma convinzione di poter innescare una nuova stagione legislativa e dotata di strumenti operativi per l’obesità, grazie alla stretta collaborazione che continueremo a sviluppare con le società scientifiche e le associazioni dei pazienti e di cittadinanza che ringrazio per aver collaborato e con i Comuni italiani».

Da oggi, infatti, continua Pella «una forte alleanza della politica con società scientifiche, associazioni dei pazienti, ricerca, sanità, scuola e Comuni potrà mantenere alta l’attenzione sulle attività di prevenzione, sulla diagnosi precoce e sulle cure più appropriate da mettere in campo, per una maggiore conoscenza e consapevolezza del problema. In questi giorni di pianificazione e confronto sui numeri della manovra è importante concentrare le richieste sulla prevenzione: non è una missione semplice da attuare concretamente né indolore dal punto di vista economico, ma solo così si potrà veramente affrontare i rischi d’insorgenza dell’obesità».

Le azioni dovranno essere inquadrate all’interno di un Piano nazionale, un quadro condiviso dal Ministero con le Regioni, che, compatibilmente con la disponibilità delle risorse economiche, umane e strutturali, individuerà un disegno strategico comune per promuovere interventi basati sull’unitarietà di approccio centrato sulla persona con obesità.

«Per le proporzioni che ha assunto nel nostro Paese e per le implicazioni che genera dal punto di vista della spesa per i sistemi sanitari nazionali, regionali e locali, l’obesità è oggi una voce di bilancio sempre più insostenibile, se non saremo in grado di dotarci di politiche di prevenzione e di cura adeguate», ricorda Pella. L’impatto economico si stima sia pari al 4% della spesa sanitaria nazionale, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro.

Obesità per un bambino su 5, in Friuli Venezia Giulia

Pubblicato il 30 Ago 2019 alle 7:54am

L’obesità è una malattia in allarmante crescita anche in Friuli Venezia Giulia, dove oltre il 40 per cento della popolazione pesa troppo e dove quasi il 6% dei bambini è obeso, il 18,2% in sovrappeso. Prevenzione ed educazione restano le armi più efficaci, soprattutto tra i più giovani. (altro…)

Nei figli di genitori separati aumenta il rischio di obesità

Pubblicato il 23 Giu 2019 alle 11:45am

Uno studio condotto dalla London School of Economics and political science dimostra che i figli di divorziati corrono un rischio maggiore di avere problemi di obesità rispetto ad altri bambini.

I risultati hanno evidenziato infatti che la separazione ha effetti negativi anche sulle abilità cognitive, educative ed emotive dei bambini che possono incorrere persino nella depressione.

Un’esperienza traumatica, che risulta essere tanto più dannosa quanto più piccolo è il bambino.

Seguiti 1.573 dei nati tra il 2000 e il 2002 in 5 momenti della loro vita: 9 mesi, 3, 5, 7 e 11 anni nei successivi 24 mesi dopo la separazione si è manifestato un aumento di massa corporea, mentre, nei seguenti 12, si è sviluppata la possibilità di diventare obesi. Altri studi hanno poi rilevato ulteriori effetti negativi della separazione: ovvero che l’obesità può provocare a sua volta persino la depressione.

Dalle cause individuate dai ricercatori è emersa che la minore disponibilità economica delle famiglie separate impedisce di acquistare cibi freschi (frutta e verdura) e quindi di affrontare costi di attività extra-curriculari come sport e svaghi fondamentali per la salute di un bambino. Lo studio ha evidenziato infine che i bambini si adeguano ad abitudini alimentari sbagliate soprattutto quando i genitori separati hanno meno tempo ed energie a causa di un lavoro più intenso o altre problematiche di vita quaotidiana.

Scoperto l’interruttore genetico che blocca il dimagrimento e non fa bruciare grassi

Pubblicato il 25 Mag 2019 alle 7:36am

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Genes and Development dal gruppo di ricerca dell’università dello Utah coordinato da Claudio Villanueva, è riuscito ad individuare l’interruttore genetico capace di bloccare la trasformazione del grasso ‘cattivo’, ossia il tessuto adiposo bianco, nel tessuto bruno che brucia i grassi. Un risultato questo molto importante, perché potrebbe divenire la nuova chiave per future cure anti-obesità e diabete. Una scoperta che toglierebbe un freno alla mancata perdita di peso.

Esistono infatti, tre tipi di cellule adipose coinvolte in questa operazione: le bianche, le più comuni e associate a malattie metaboliche come diabete e obesità; le brune, in grado di attivarsi in condizioni di freddo, bruciando e generando calore; ed infine le beige, legate a quelle bianche. Quelle brune e quelle beige contengono inoltre più mitocondri, vale a dire che grazie a queste centraline energetiche riescono a funzionare in modo più efficiente.

Già precedenti studi avevano visto come le cellule bianche possano trasformarsi in brune e beige, capaci di bruciare le calorie, se esposte allo stress del freddo. In questo modo, con il nuovo studio i ricercatori hanno trovato una soluzione per produrre molte più cellule bruciagrassi, identificando il gene chiamato Tle3, un interruttore molecolare che blocca la trasformazione delle cellule bianche negli altri due tipi.

“Se troviamo un modo per spegnere questo interruttore – commenta Villanueva – potremo sviluppare delle terapie per il diabete”. Nei topi i ricercatori hanno cancellato questo gene e messo gli animali in condizioni di freddo per diversi giorni, stimolandoli a sviluppare più cellule beige, in modo da capire l’impatto della perdita del gene Tle3.

Si è così visto che senza questo interruttore genetico, i topi usavano più cellule beige, consumando più energia e senza ingrassare in condizioni normali, e perdendo peso in condizioni di freddo.

Contro l’obesità efficace la stimolazione magnetica transcranica

Pubblicato il 22 Mag 2019 alle 10:35am

Arriva la conferma definitiva. La stimolazione magnetica transcranica per la cura dei pazienti obesi è efficace e sicura. A dirlo uno studio tutto italiano.

La ricerca si deve ai ricercatori dell’IRCCS Policlinico San Donato, sotto la guida di Livio Luzi, responsabile dell’area di Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’ospedale e ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Milano.

La tecnica non invasiva. Il indossa una sorta di casco leggero che dà una sollecitazione elettromagnetica a differenti regioni del cervello. In precedenza, la stimolazione transcranica era stata utilizzata per combattere le emicranie resistenti, trattamenti farmacologici, depressioni maggiori, dipendenze e alcuni disturbi motori. Ora invece trova una nuova area di applicazione.

La sperimentazione condotta ha riguardato circa 50 pazienti, di cui 33 seguiti per oltre un anno. Sottoposti a 15 sedute di stimolazione, tre volte alla settimana, per 5 settimane. I risultati sono stati molto incoraggianti. Hanno perso in media l’8,4% del peso corporeo iniziale.

Obesità, le possibili ripercussioni a livello cerebrale

Pubblicato il 28 Apr 2019 alle 8:26am

L’obesità può avere ripercussioni anche a livello cerebrale. Livelli più elevati di grasso corporeo sarebbero essere associati a differenze sostanziali ricercabili nella forma e nella struttura del cervello, compresi volumi più piccoli di materia grigia. A rivelarlo uno studio condotto dal Leiden University Medical Center, in Olanda, pubblicato sulla rivista scientifica Radiology.

Precedenti ricerche avevano già collegato l’obesità a un aumentato rischio di declino cognitivo e di demenza, suggerendo che la malattia può causare cambiamenti al cervello. Per saperne di più, gli scienziati hanno analizzato i risultati di ‘imaging’ cerebrale di oltre 12.000 partecipanti allo studio di Biobank nel Regno Unito. Con sofisticate tecniche di risonanza magnetica hanno fornito informazioni sia sulla materia grigia ricca di neuroni sia sulla sostanza bianca, spesso indicata come il cablaggio del cervello.

Obesità, in arrivo agevolazioni fiscali per rimettersi in forma

Pubblicato il 15 Apr 2019 alle 11:21am

Intervenendo a Mattino Cinque, il ministro Grillo ha spiegato che è sua intenzione dare incentivi fiscali a persone che hanno voglia di riacquistare la forma fisica. (altro…)