OMS

Epilessia malattia globale: approvata risoluzione per contrastare gli effetti negativi su chi soffre

Pubblicato il 13 Nov 2020 alle 6:00am

L’Assemblea Generale dell’Organizzazione Mondiale dalle Sanità (OMS) ha approvato un piano d’azione decennale per chi convive con l’epilessia e altre patologie neurologiche.

La risoluzione prevede la riduzione dei casi prevenibili e di decessi evitabili derivanti da epilessia e altri disturbi neurologici, il rafforzamento della copertura dei servizi e l’accesso ai farmaci essenziali, il miglioramento della sorveglianza, lo sviluppo della ricerca, dell’assistenza e il contrasto alla discriminazione e allo stigma. Il sostegno della copertura sanitaria universale per affrontare le attuali lacune. Un piano d’azione che include la promozione della salute fisica e mentale, della prevenzione, della diagnosi precoce, dell’assistenza, del trattamento e della riabilitazione, nonché dei bisogni sociali, economici, educativi e di inclusione delle persone e delle famiglie che convivono con l’epilessia e altri disturbi neurologici.

Ne danno notizia congiuntamente la società scientifica LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia), e le associazioni rappresentative delle persone con epilessia FIE (Federazione Italiana Epilessie), l’Associazione padovana “Fuori dall’ombra- Insieme per l’epilessia” e l’Associazione bolognese AEER (Associazione Epilessia Emilia Romagna). “La votazione finale, che si è appena conclusa – riferiscono i portavoce delle Associazioni italiane – ha avuto l’esito da noi auspicato: l’Assemblea Generale dell’OMS ha adottato la risoluzione dal titolo “GLOBAL ACTIONS ON EPILEPSY AND OTHER NEUROLOGICAL DISORDERS, accogliendo le richieste della comunità delle persone con epilessia e soddisfacendo i principali punti di intervento che le persone con epilessia e la comunità scientifica intendono da sempre essere prioritari per assicurare possibilità di diagnosi e cura migliori delle attuali”.

La risoluzione, partendo dal riconoscimento dell’Epilessia come patologia neurologica dall’importante impatto sociale (oltre 50 milioni di persone nel mondo ne soffrono, di tutte le età, spesso in comorbità o come conseguenza di altri disordini neurologici come lo stroke, i traumi cranici, etc), riconosce come spesso possa diventare causa di disabilità e raccomanda, quindi, agli Stati membri dell’OMS, di mettere in atto le azioni necessarie per prevenire alcune delle cause che la determinano e assicurare a tutti (soprattutto alle persone che vivono nei Paesi in via di sviluppo) le cure più appropriate ed innovative.

La risoluzione, i cui co-sponsor sono stati – tra gli altri – la Russia, la Cina, l’USA e l’Unione Europea, invita anche gli Stati membri a mettere in atto campagne di informazione ed interventi legislativi per combattere lo stigma e le discriminazioni, raccomanda di ottimizzare le prestazioni dei diversi sistemi sanitari, eliminare i rischi di sviluppare la malattia e migliorare la qualità di vita delle persone che ne soffrono.

I fermenti lattici non sono migliori dei Probiotici: ecco spiegato il perché

Pubblicato il 10 Nov 2020 alle 6:00am

Sono in tanti a pensare che fermenti lattici e probiotici siano la stessa cosa, ma non è affatto così. Altri addirittura pensano che i fermenti lattici siano migliori dei probiotici, e anche questo non è vero. La verità è che c’è una bella differenza tra fermenti lattici e probiotici. (altro…)

L’attività fisica raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a seconda dell’età

Pubblicato il 26 Set 2020 alle 6:02am

L’inattività fisica è identificata, su scala mondiale, come uno tra i primi fattori di rischio per la mortalità. Infarto, diabete e altre malattie molto severe. Non a caso, è stato conferito il mandato all’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) per la promozione dell’attività fisica. E le linee guida indispensabile per individuare quella più mirata, l’intensità e la durata a seconda dell’età.

Ma vediamo quali sono le attività fisiche raccomandate dall’OMS a seconda dell’età.

Partiamo dal presupposto che i tempi consigliati per praticare esercizio fisico, inteso, variano dai 30 ai 60 minuti giornalieri. Pertanto, mentre per i bambini/ragazzi può essere indicato un lasso di tempo di attività fisica pari a 60 minuti giornalieri, per un adulto in salute l’obiettivo muta in 150 minuti settimanali. Resta inteso che tale monte ore sarà suddiviso in sessioni più brevi distribuite nel corso della settimana.

Per cui, ad esempio, i bambini per raggiungere l’obiettivo di 60 minuti di attività fisica giornaliera, potranno dedicarvisi in due distinti periodi di 30 minuti. Gli adulti potranno raggiungere l’obiettivo di 150 minuti settimanali, praticando 30 minuti di attività fisica cinque volte a settimana.

E’ quindi consigliabile, specie, nelle fasi di iniziale approccio alla pratica fisica, una certa moderazione. Soltanto dopo che si sarà presa una certa dimestichezza e familiarità con certi esercizi fisici.

Sarà possibile infatti, progredire ma sempre in maniera graduale. Fino poi ad arrivare, a seconda dei casi, a livelli più intensi di attività fisica.

Tipi di attività Volendo attribuire una categoria alle diverse tipologie di attività fisica, si possono evidenziare due macro aree. Costituiscono esempi di attività fisica moderata, la camminata veloce, il ballo, ma anche lo svolgimento dei lavori domestici. Mentre correre, pedalare e nuotare velocemente, come anche spostare carichi pesanti, rientrano tra le attività fisiche di carattere più intenso.

Coronavirus, raggi Uv, trasmissione aerea e immunità

Pubblicato il 21 Lug 2020 alle 6:01am

L’Oms dopo la lettera ricevuta da parte di 239 scienziati di 32 Paesi del mondo, pubblicata su Clinical Infectious Diseases ha ammesso che il rischio di trasmissione aerea del virus esiste e può rappresentare un problema molto serio nei luoghi chiusi, di lavoro e affollati.

La trasmissione del coronavirus può avvenire non solo attraverso le goccioline grandi (droplet, diametro superiore ai 10 micron) su cui agisce in modo importante la gravità portandole al suolo in pochi istanti, ma anche le goccioline più piccole (aerosol) che rimangono in sospensione nell’aria per tempi molto più lunghi.

Si può fare qualcosa per rendere sicuri i luoghi più critici come gli ambienti chiusi e di ridotte dimensioni? Il rischio zero non esiste, ma la ventilazione e la cura della qualità dell’aria giocano un ruolo fondamentale nella gestione del rischio. L’importante, dicono i ricercatori è che sia ridotta al massimo, l’emissione (parlando magari a bassa voce), usando la mascherina in un ambiente chiuso e puntando sempre sul distanziamento sociale.

Studio italiano è riuscito a dimostrare che una piccola dose di raggi ultravioletti UvC (radiazioni che non arrivano sulla Terra perché bloccate dall’atmosfera) in grado di disattivare in pochi istanti i droplet contenenti nella Sars CoV-2. Risultati simili sono stati ottenuti con i raggi UvA e UvB, quelli da cui ci proteggiamo con le creme solari. Gli autori dello studio si sono chiesti poi, se possa esserci anche una correlazione tra irraggiamento solare e epidemia di Covid-19. Analizzando la quantità di radiazioni in 260 Paesi dal 15 gennaio a fine maggio, la corrispondenza con l’andamento di Sars-CoV-2 è risultata essere quasi perfetta: minore è invece la quantità di UvA e UvB, maggiore è il numero di soggetti infetti. Non il caldo, ma l’effetto dei raggi ultravioletti è letale per il virus. L’idea è quella di utilizzare lampade a raggi Uv per disinfettare luoghi chiusi. Tutti i raggi Uv sono però pericolosi per l’uomo e ad oggi sono utilizzati solo per sanificare gli ambienti (senza persone) e gli oggetti. Sono allo studio lampade con lunghezza d’onda che eliminino qualunque potenziale tossicità per l’uomo per poter disinfettare gli ambienti.

L’Istituto Superiore di Sanità ha messo in guardia sull’utilizzo di lampade UvC che generano luce in assenza di protezione perché cancerogeni per l’uomo.

Oms: per uscire dall’autoisolamento da Coronavirus, non serve più un doppio tampone negativo a distanza di almeno 24 ore

Pubblicato il 23 Giu 2020 alle 7:32am

Secondo l’Oms per uscire dall’autoisolamento, qualora si fosse risultati positivi e al di là della gravità dell’infezione, non serve più un doppio tampone negativo a distanza di almeno 24 ore, oltre alla guarigione clinica. Bastano soltanto 3 giorni senza sintomi. Chi è sintomatico deve quindi rimanere a casa per almeno 10 giorni dal test positivo ai quali si aggiungono tre giorni senza sintomi febbrili o respiratori, mentre gli asintomatici devono restare isolati per dieci giorni. La quarantena, dunque, dipende dalla durata dei sintomi. Se una persona ha sintomi per 14 giorni, spiega il Corriere della Sera, resterà in casa per 14 giorni + 3, se invece ha sintomi per 30 giorni allora potrà uscire di casa dopo 30 giorni + 3. “I criteri aggiornati – specifica l’Oms – riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per il virus SarsCoV2 mediante tampone RT-PCR per molte settimane. Nonostante questo risultato positivo del test, è improbabile che siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un’altra persona”. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, in una lettera al Comitato Tecnico Scientifico (Cts) chiede di approfondire le nuove linee guida perché potrebbero incidere sulle disposizioni in vigore in Italia, “fermo restando – aggiunge – il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora”.

Emicrania, studio italiano si aggiudica il Wolff Award, importante premio internazionale

Pubblicato il 17 Giu 2020 alle 7:20am

Un recente studio italiano ha rivelato i meccanismi dell’allodinia cutanea nei pazienti emicranici, aggiudicandosi il “Wolff Award”, il più importante Premio Internazionale nell’ambito delle cefalee, che viene conferito per la prima volta ad un gruppo di ricerca italiano della Società Italiana di Neurologia, da parte della Società Americana delle Cefalee. La ricerca in questione è stata condotta dal Centro Cefalee della I Clinica Neurologica dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e dal Centro Alti Studi di Risonanza Magnetica diretti dal professore Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia. (altro…)

Oms, lancia nuove linee guida sulle mascherine: “Da indossare nelle aree pubbliche”

Pubblicato il 07 Giu 2020 alle 5:00am

Le mascherine devono essere indossate nei luoghi pubblici e non più soltanto da operatori sanitari, malati di Covid-19 e chi li assiste.

Ad annunciarlo è stato l’Organizzazione mondiale della Sanità che ha diffuso alcuni giorni fa le nuove linee guida sull’uso dei dispositivi di protezione ormai in uso da mesi per l’emergenza coronavirus, diffondendo i consigli per sanificarli e smaltirli.

Anche se da sole non bastano, ha ribadito il direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel consueto briefing sulla pandemia a “proteggere dal Covid-19”.

L’organizzazione mondiale della sanità torna sui suoi passi rispetto al documento iniziale, rilasciato lo scorso 6 aprile, allargando l’obbligo di indossarle perché utili a contenere i contagi.

Le nuove linee guida, ha spiegato il capo dell’Agenzia dell’Onu, “sono un aggiornamento di quello che diciamo da mesi”. “Alla luce della situazione attuale, l’Oms raccomanda i governi ad incoraggiare l’uso delle mascherine dove c’è un’ampia diffusione del virus e la distanza fisica è difficile da mantenere, come i trasporti pubblici, i negozi o in altri ambienti chiusi e affollati”, ha sottolineato il direttore.

“Le persone di età superiore ai 60 anni o con problemi di salute dovrebbero indossare mascherine mediche quando si trovano all’esterno e non possono mantenere la distanza sociale”, raccomanda l’Oms. “Tutti gli altri devono indossare mascherine di tessuto a tre strati”, ha precisato il direttore dell’Agenzia dell’Onu, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Oms sospende i test sull’idrossiclorochina

Pubblicato il 27 Mag 2020 alle 6:25am

Un farmaco per il trattamento della Covid-19 divenuto popolare dopo l’annuncio del presidente Usa Donald Trump che lo ha utilizzato a scopo preventivo contro il nuovo coronavirus, la corsa dell’antimalarico idrossiclorochina, bloccata dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’Oms ha infatti annunciato la decisione di sospendere i test sull’uso del medicinale, manifestando preoccupazione per la sicurezza delle persone. (altro…)

“Il Coronavirus è pandemia”, questa la definizione dell’Oms

Pubblicato il 11 Mar 2020 alle 8:23pm

“Un nuovo virus che si diffonde in tutto il mondo e contro il quale la maggioranza degli uomini non ha difese immunitarie”. Questa è la definizione di pandemia, data dall’Organizzazione Mondiale della Salute per il coronavirus. L’Organizzazione di Ginevra lo ha dichiarato ammettendo un’evidenza che era sotto gli occhi di tutti ormai da diversi giorni: i contagi sono diffusi in ogni continente a eccezione dell’Antartide.

I paesi colpiti 114 su un totale di 193, soprattutto nell’emisfero nord. Da dicembre 2019, il coronavirus ha causato oltre 118 mila contagi e 4.200 vittime. Ora l’Oms avrà la facoltà di emanare direttive e inviare équipe nelle nazioni più colpite (nel rispetto della sovranità), come ha già fatto in Cina, Italia e Iran. Potrà anche prendere nuove misure per fronteggiare il diffondersi ulteriormente della pandemia, attraverso l’invio ai paesi più colpiti di presidi sanitari, come ad esempio le mascherine.

A convincere l’Oms è stata la curva crescente non più in un numero limitato di paesi (Cina fino a qualche giorno fa, poi Italia, Iran e Corea del Sud), e intera Europa e America che – tra dichiarazioni al limite dell’irresponsabile del presidente Donald Trump e difficoltà tecniche nel distribuire ed effettuare i test – non sembra preparata ad affrontare un’eventuale ondata di contagi. “Ci sono Paesi che non stanno facendo abbastanza per arginare l’epidemia” aveva già avvertito una settimana fa Ghebreyesus. La dichiarazione di pandemia oggi servirà all’Oms anche per avere voce in capitolo verso i Paesi “inadempienti”: fra loro Stati Uniti.

Oms: “Ecco perché il coronavirus uccide il triplo degli infetti rispetto dell’influenza”

Pubblicato il 03 Mar 2020 alle 7:02pm

Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa odierna a Ginevra sul coronavirus, spiga, cosa sta accadendo a livello globale.

“A livello globale, circa il 3,4% dei casi di Covid-19 è esitato in morte. Per fare un confronto, l’influenza uccide meno dell’1% degli infetti. Ora, con più dati alla mano – ha ricordato – stiamo capendo di più di questo virus. Non è Sars, non è Mers e non è influenza. E’ un virus unico con caratteristiche uniche. Covid-19 e influenza stagionale causano entrambe malattia respiratoria e si diffondono allo stesso modo con goccioline di salive da chi è malato. Ma ci sono differenze importanti fra queste due infezioni: la prima è che Covid-19 non si trasmette così efficientemente come l’influenza. Covid-19 inoltre causa una malattia più grave dell’influenza stagionale, anche perché molti hanno immunità per l’influenza, mentre contro Covid-19 nessuno ha anticorpi e tutti sono suscettibili all’infezione”.

“Al momento non esiste un vaccino e non c’è nessun trattamento specifico per il Covid-19. Tuttavia, ora sono in corso studi clinici su terapie e sono in fase di sviluppo più di 20 vaccini”, precisa, Tedros Adhanom Ghebreyesus nel briefing quotidiano.

“Siamo preoccupati che la capacità dei paesi di reagire” e come “siano compromesse dalla grave e crescente interruzione della fornitura globale di dispositivi di protezione individuale, causata dall’aumento della domanda, dagli accaparramenti e dagli abusi.” Ha spiegato il direttore generale dell’OMS. “Mancano guanti, maschere mediche, respiratori, occhiali protettivi, visiere, abiti e grembiuli”.

Fuori dalla Cina “sono 1.848 i casi di Covid-19 in 48 Paesi. L’80% si concentra in soli 3 Paesi: Corea del sud, Iran e l’Italia”. “Dodici Paesi – fa sapere Tedros – hanno riportato i primi casi di Covid-19 e ci sono al momento 21 Paesi con un solo caso”. Liberi dal coronavirus restano, invece, secondo l’Oms, “122 Paesi, in cui non è stato registrato alcun caso”.

“Le azioni intraprese oggi da questi paesi appena colpiti faranno la differenza tra una manciata di casi e un cluster più ampio”.

“Sono in corso studi sulla sierologia in molti Paesi – ha spiegato poi Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell’unità malattie emergenti dell’OMS – e avremo i risultati a breve. Il consiglio per tutti i Paesi che vogliono sapere come e quanto la loro popolazione è stata contagiata è effettuare analisi sierologiche. Fatelo”.

I casi di Covid-19 nel mondo sono arrivati a 90.893, con 3.110 morti. Nelle ultime 24 ore la Cina ha riportato 129 nuovi casi, il dato più basso dal 20 gennaio.