rischio amianto

Amianto nei thermos, Ministero Salute lancia allarme

Pubblicato il 09 Gen 2018 alle 6:17am

Trovate tracce di amianto nei thermos. La notizia è stata portata all’attenzione degli Stati dell’Unione europea in merito alla sicurezza dei prodotti del Rapex – Rapid Alert System for non-food dangerous products su segnalazione del dicastero della salute italiano. Sul territorio nazionale, nei negozi di articoli casalinghi ma anche presso supermercati, sono offerti in vendita thermos sia per liquidi che per alimenti di diverse marche.

Il materiale con amianto è costituito da piccoli corpi di forma cilindrica di colorazione grigio biancastra costituiti da materiale fibroso compresso di amianto crisotilo posti nell’intercapedine del doppio involucro in vetro dei thermos, con funzione di distanziatori. Questi thermos, come si legge alla segnalazione di oggi del Ministero della Salute vengono immessi sul mercato da importatori vari con numero di modello: Termos Porta Pranzo capienza 0,35 LT articolo 2170297, codice a barre 8-029121702978. I thermos da litri 0,35 con esterno in plastica disponibili in varie dimensioni e colori, proveniente dalla Cina sono venduti in scatole di cartone.

Del lotto, ad esempio, importato da Galileo SPA con sede in Strada Galli, 27 – 00010 fraz. Villa Adriana Tivoli (RM) è venduto al dettaglio dalla Società La Satur s.r.l. in Corso Martiri della Libertà n.9 Brescia (BS), il laboratorio di Prevenzione della ATS Milano ha seguito l’analisi di prima istanza del campione “Thermos-Marca Kitchen Club”, riscontrando la presenza di TREMOLITE (Amianto), giudizio confermato da analisi di revisione da parte del Laboratorio ARPAM Dipartimento Provinciale di Pesaro con nota prot. 111381/17 del 1 dicembre 2017. Il materiale con amianto è costituito da piccoli corpi di forma cilindrica di colorazione grigio biancastra costituiti da materiale fibroso compresso di amianto crisotilo posti nell’intercapedine del doppio involucro in vetro dei thermos, con funzione di distanziatori CANCEROGENO: Liberazione di fibre di amianto (cancerogeno per inalazione classe 1 IARC) in caso di rottura del contenitore in vetro e manipolazione della pasticca di cartone amianto.

Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” invita pertanto, le autorità competenti ad attivare una azione di controllo del mercato, per il tipo di rischio cui è esposto il consumatore. In Italia è assolutamente vietata la commercializzazione e l’importazione di prodotti che contengano, anche solo come componenti interni, amianto, sostanza notoriamente dannosa per rischio cancerogeno. I consumatori che abbiano acquistato thermos che rispondono ai dati evidenziati sono invitati, perciò, a: maneggiare il prodotto con cura evitando accuratamente ogni possibilità di rottura; riportare il prodotto presso il punto vendita dove è stato effettuato l’acquisto; in caso di rottura accidentale porlo in un sacchetto chiuso senza manipolare la parte contenente amianto, perché potrebbero liberarsi fibre di amianto dannose per inalazione e avvisare la competente azienda municipalizzata di zona ai fini del corretto smaltimento.

Das, c’era amianto nel gioco dei bambini di 40-50 anni fa

Pubblicato il 30 Dic 2015 alle 11:22am

C’erano fibre di amianto nel ‘Das’ che milioni di bambini, insegnanti, e persone di diverse categorie hanno utilizzato per diversi anni, cinquanta, quaranta anni fa. Prodotto dalla società Adica Pongo di Lastra a Signa (Firenze), ditta fallita nel ’93.

Lo hanno scoperto ricercatori italiani dell’Ispo, dell’Asl 10 e dell’Università di Firenze che hanno diffuso i dati sulla rivista scientifica ‘Scandinavian Journal of Work Environment and Health’.

Persone esposte all’amianto soprattutto quando il Das era ancora in polvere da trasformare in pasta da modellare con l’aggiunta di acqua: ovvero, insegnanti, artigiani, artisti, restauratori, addetti alla produzione che maneggiarono la pasta per motivi didattici o professionali, in Italia e nei Paesi dove veniva esportata.

Ora il Das prodotto dalla Fila sembrerebbe essere sicuro. Un «prodotto in commercio in Italia e all’estero, pienamente conforme alle normative vigenti», anche perché già dal 1975 viene fatto solo con pasta di cellulosa, assicura l’azienda produttrice.

Ma i risultati dello studio impongono nuove regole e attenzioni, anche se, come spiega il ricercatore Stefano Silvestri, igienista del lavoro Ispo di Firenze «scatta un rischio di esposizione all’amianto solo nel caso in cui questo materiale si presenta in forma polverizzata, viene inalato in quantità cospicue.».

«I nostri risultati – spiega ancora Silvestri – suggeriscono che ai pazienti affetti da mesotelioma che non riferiscono di essere stati esposti ad amianto per motivi professionali, sia chiesto se in passato hanno fatto uso di Das. Questa scoperta dimostrerebbe come gli usi dell’amianto nel passato non siano ancora del tutto chiariti e ci fossero limiti al suo impiego essendo presente persino nei giocattoli». Si parlerebbe infatti di circa 3.600 applicazioni industriali.

Il rischio di esposizione all’amianto «è sicuramente avvenuto – spiegano gli esperti Ispo -, durante la sua produzione ma anche durante la preparazione della pasta quando veniva venduto in polvere e durante la rifinitura degli oggetti quando dopo venivano essiccati».

La ricostruzione storica del prodotto, sempre riferita da questa ricerca, ha permesso di stabilire che 55 milioni di confezioni di Das con amianto sono stati prodotti e venduti sul mercato in 13 anni, a milioni di bambini, di utenti.

«Tuttavia – dice ancora l’esperto – se in casa venissero conservati oggetti realizzati all’epoca, sarebbero sicuri, si potrebbero tenere purché non danneggiati, polverizzati perché le fibre di amianto vengono disperse e inalate».

«Il rischio, certamente, fu maggiore tra il 1962 e il 1966 quando il Das era venduto in polvere e doveva essere amalgamato con acqua per creare l’impasto. Successivamente venne venduto come pasta fino al 1975, sempre con amianto».

Dal 1976 in poi il Das è prodotto in modo più naturale. In pasta di cellulosa e non c’è, pertanto, più il “rischio di esposizione da amianto”. “Che non significa rischio di contrarre” malattie tumorali causate dall’amianto».

Ora dall’Ispo lanciano «un forte appello alle autorità affinché siano effettuati dei test accurati su articoli di importazione, tra cui giocattoli, provenienti da Cina e India, in cui l’amianto non è ancora proibito.

Lo studio è stato reso noto grazie al contributo fornito da alcuni ex dipendenti di Adica Pongo. La cui segnalazione risalirebbe al 1991 da parte di un restauratore di vasellame di reperti archeologici.

I ricercatori sono riusciti a recuperare anche diverse fatture di acquisto di amianto depositate nell’Archivio di Stato di Torino insieme alla documentazione del produttore, l’Amiantifera di Balangero (Torino).