La campagna social di “salvataggio solidale” a favore della storica azienda veronese Melegatti ha funzionato.

Grazie alle campagne social e alla mobilitazione nei supermercati, l’azienda non solo ha riacceso i forni dopo l’investimento di un fondo maltese, ma ha venduto ad oggi, oltre 1,5 milioni di pandori e si prepara al “piano-colombe di Pasqua”.

A darne notizia è Il Corriere del Veneto. Entro marzo, infatti, poi, andrà in tribunale per un accordo di ristrutturazione del debito. Lo stesso che verrà pubblicato sul registro delle imprese e dovrà essere approvato dal Tribunale di Verona. Solo allora, nel mese di aprile, si potrà dire se la Melegatti è salva.

“La risposta dei clienti è stata ottima e l’obiettivo è stato centrato: è stato dimostrato che questo è un prodotto fantastico, dal marchio fortissimo”, commenta a Il Corriere del Veneto il nuovo direttore generale di Melegatti Luca Quagini forte dei numeri raggiunti. Grazie all’assalto al pandoro, soprattutto in Veneto, la produzione di Melegatti si prolunga di un giorno, fino all’11 dicembre, il confezionamento fino al 12 e le consegne fino al 13, rispetto al limite del 10 dicembre che era stato annunciato un mese fa alla riaccensione dei forni”.

Nell’ottobre 2017, a causa di investimenti ancora non produttivi e non riuscendo a pagare i fornitori e i dipendenti, l’azienda ha chiuso tra le proteste dei dipendenti posti in cassa integrazione. La famiglia Turco si è offerta di riprendere il controllo della società.
Il mese scorso, grazie ai 6 milioni di euro del fondo maltese Abalone, l’azienda ha ripreso a produrre pandori e panettoni per il 25 dicembre e i lavoratori (di cui 90 fissi e 220 stagionali) hanno potuto ricevere gli stipendi non percepiti da settembre.

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