Oltre 150mila persone in Italia hanno il linfoma non Hodgkin. Ma solo due italiani su 3 dichiarano di conoscere i sintomi, almeno 3 sintomi.

Il linfoma non Hodgkin è diffuso a grandi cellule B (Dlbcl) ed è la forma più comune di questa tipologia di tumore del sistema linfatico, con una incidenza pari a un caso su 3. Nonostante la sua diffusione, il Dlbcl è conosciuto in Italia solo dal 9% della popolazione. Sono questi i risultati principali condotti da un’indagine diffusa in occasione della Giornata della consapevolezza sul linfoma che ricorre proprio oggi, 15 settembre, realizzata da Elma Research e commissionata da Roche Italia che, alla luce di questi dati, in collaborazione con Lampada di Aladino onlus, lancia la campagna ‘Dal primo momento: vicini ai pazienti con linfomi non Hodgkin’.

La survey rileva che circa il 20% degli intervistati non sa che si tratta di un tumore del sistema linfatico, il 28% indica specialisti di riferimento diversi dall’ematologo e l’oncologo, e soltanto il 20% sa indicare correttamente almeno 3 campanelli d’allarme di questo tumore: ossia gonfiore ai linfonodi del collo; stanchezza cronica; febbre; gonfiore e dolore addominale; tosse e problemi respiratori. Chi dichiara di averne sentito parlare considera il linfoma una patologia grave, moderatamente diffusa e non curabile.

Tra tutti, c’è sicuramente il Dlbcl, la forma meno nota di linfoma: ossia solo il 15% della popolazione afferma di sapere di cosa si tratti o di averne avuto un’esperienza personale o indiretta. Tuttavia, solo il 9% è in possesso di informazioni corrette sulla patologia. Tra coloro che affermano di sapere di cosa si tratta, la percezione è che il Dlbcl sia una tipologia molto grave (57%) e mediamente diffusa (54%), ma sulla guarigione la maggior parte degli intervistati è positiva.

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