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Ossiuriasi, parassiti intestinali, più contagiati i bambini: ecco perché

Pubblicato il 09 Dic 2019 alle 8:42am

L’ossiuriasi è un’infezione parassitaria intestinale che colpisce prevalentemente i bambini in età scolare e pre-scolare. Si stima che 1 bambino su 4 possa contrarre l’Enterobius vermicularis, parassita responsabile dei fastidiosi sintomi di questa infezione. (altro…)

Endometriosi, come viene e come si affronta

Pubblicato il 09 Dic 2019 alle 6:04am

L’endometriosi è stata definita come malattia dell’utero “fuori posto”. (altro…)

Celiachia, come scoprire se ne soffri

Pubblicato il 07 Dic 2019 alle 7:41am

La celiachia è una malattia autoimmune, che comporta l’infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dal consumo di alimenti contenenti glutine in soggetti geneticamente predisposti. Nei soggetti celiaci, il glutine (ovvero una proteina presente in alcune varietà di cereali quali frumento, segale, orzo e farro) attiva il sistema immunitario che attacca erroneamente il tessuto sano della parete intestinale, provocando danni e infiammazioni. La celiachia colpisce circa l’1% di tutta la popolazione mondiale, è più frequente tra le donne e può svilupparsi a qualsiasi età.

Ad incidere, dicono gli esperti, anche una componente genetica: i parenti di primo grado di individui affetti da celiachia hanno infatti una probabilità superiore al 15/20% in più, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare questa malattia.“

Sintomi per diagnosticarla

Chi soffre di celiachia non ha problemi indotti dal contatto epidermico con il glutine, ma esclusivamente dalla sua ingestione. La celiachia è caratterizzata da un quadro clinico estremamente variabile, con sintomi prettamente gastrointestinali, ma che possono essere anche di natura extra-intestinale. I sintomi più frequenti sono:

– diarrea – gonfiore addominale – dolori addominali – nausea – vomito

Tra i sintomi extra-intestinali possono comparire:

– perdita di peso e di energia, in conseguenza al malassorbimento intestinale – perdita dell’appetito – carenza di ferro con anemia – osteoporosi – carenza di vitamine e/o di minerali – crescita lenta nei bambini

I test per la diagnosi

In presenza di tali sintomi, ci si può sottoporre poi a test specifici, in grado di diagnosticare con sicurezza la celiachia. La celiachia non trattata, può portare a complicanze anche molto drammatiche, come il linfoma intestinale.

Un test di primo livello per la diagnosi è rappresentato dalle analisi del sangue, con le quali si individua la presenza e la quantità di alcuni anticorpi. I risultati degli esami vengono utilizzati per determinare se vi sia o meno la necessità di ricorrere alla gastroscopia con biopsia. La gastroscopia con biopsia è un esame necessario per confermare la diagnosi di celiachia in età adulta (ma non sempre necessario in età pediatrica): questo esame prevede l’analisi al microscopio di un piccolo frammento di mucosa intestinale per verificare se vi sono alterazioni del tessuto tipiche della celiachia. Infine, è possibile effettuare un test genetico in cui, tramite prelievo di sangue, si determina la presenza di uno o entrambi i geni HLA-DQ2 e DQ8 (aplotipi di predisposizione per la celiachia), la cui presenza indica semplicemente che quel soggetto è predisposto allo sviluppo della celiachia. La diagnosi, viene effettuata valutando il quadro clinico, gli altri dati di laboratorio e l’esame istologico del frammento di mucosa intestinale. Questo test è importante per escludere la celiachia: il mancato riscontro degli aplotipi HLA-DQ2 e/o DQ8, infatti, determina una fortissima improbabilità (circa al 95%) che quell’individuo svilupperà questa malattia.

È importante tenere a mente che, per non rischiare di ottenere risultati falsati, tutti gli esami per la diagnosi di celiachia vanno eseguiti senza aver consumato cibi che contengono il glutine.

Fegato ingrossato, come capirlo?

Pubblicato il 27 Nov 2019 alle 7:32am

Il nostro organismo manda dei segnali quando non stiamo bene. E lo stesso accade anche per la salute e il funzionamento del nostro fegato.

Disturbi e disfunzioni del fegato possono essere di vario genere, alcuni più caratteristici e facili da riconoscere, altri invece, decisamente più generici e che solo un medico può interpretare valutando la situazione dell’insieme. Nella maggior parte dei casi non c’è da allarmarsi ma è bene conoscere 10 possibili sintomi di problemi epatici da non sottovalutare:

– Pelle e occhi gialli – Urina molto scura – Prurito alla pelle – Comparsa di lividi – Stanchezza cronica – Oscillazioni di peso – Febbre alta – Feci chiare o che tendono al giallo – Nausea – Dolori addominali – Pelle e occhi gialli – ittero

Quando la pelle e la sclera (ossia la parte bianca degli occhi) assumono un colorito giallognolo, si tratta di ittero, abbastanza comune nei neonati e meno frequente negli adulti. Se notate un cambiamento di colore simile rivolgetevi subito ad un medico che valuterà la’eventuale presenza di virus che hanno danneggiato il fegato (come quelli che causano l’epatite B e l’epatite C) o di altre patologie a carico di quest’ultimo.

Urina molto scura Se non vi è una disidratazione molto forte o si assumano determinati farmaci che cambiano il colore dell’urina, dovete subito preoccuparvi, potrebbe trattarsi del fegato che non va come deve andare.

Prurito alla pelle Uno dei sintomi caratteristici di un possibile danno epatico è un intenso prurito alla pelle o una pelle molto secca. Questo succede ogni qual volta il fegato non è in grado di abbattere i depositi di bile e il corpo cerca allora di espellerli tramite l’epidermide. Se soffrite di forti pruriti apparentemente immotivati rivolgetevi subito ad uno specialista.

Comparsa di lividi Se vedete comparire dei lividi senza un perché, un per come, potrebbe trattarsi di sofferenza epatica.

Stanchezza cronica La stanchezza è uno di quei sintomi che compare come specchio di diverse malattie ma quando si tratta di qualcosa che è legato al fegato è decisamente molto più forte. Si ritiene che ciò accada in quanto le persone che accusano problemi a quest’organo possano soffrire di malnutrizione e di anomalie ormonali, due situazioni che possono contribuire alla debolezza del corpo umano e al suo conseguente affaticamento cronico.

Oscillazioni di peso Se il peso subisce delle variazioni senza che si siano apportate modifiche importanti nello stile di vita o all’alimentazione, la causa principale, potrebbe essere da attribuire ad uno squilibrio del fegato. La perdita di peso può verificarsi in quanto l’organismo con un fegato in difficoltà ha problemi nel metabolizzare i nutrienti necessari. Per quanto riguarda invece l’accumulo di chili in eccesso, questo può essere dovuto ad un fegato che non riesce a lavorare bene la bile che, essendo ricca di grassi, viene poi rimessa in movimento, in circolo.

Febbre alta La febbre alta può avere origine da diverse cause. Nel caso del fegato che non funziona bene, vuol dire che aumentano alcune tossine nel sangue che inducono l’organismo a reagire, facendo comparire appunto la febbre per poterle combattere ed espellere meglio.

Feci chiare o che tendono al giallognolo Anche il colore delle feci può far capire che qualcosa non va dal punto di vista epatico. Farlo presente dunque al proprio medico di base.

Nausea La nausea è un sintomo abbastanza comune per diverse patologie, tra queste anche quelle riconducibili ad un mal funzionamento epatico. Può comparire soprattutto dopo i pasti ed essere accompagnata da vomito.

Dolori addominali fegato Un fegato malato causa anche dolori addominali in particolare nella zona delle costole. È possibile percepirli però come riflesso fino alla schiena e può contemporaneamente comparire anche del gonfiore addominale.

Il fegato, proprio come avviene per i reni (altri “filtri del corpo”), è un organo silente, che quando è affaticato o colpito da qualche patologia, difficilmente dà sintomi dolorosi. Tuttavia, accade spesso di percepire delle fitte nella regione addominale superiore destra e di pensare di avare qualche problema epatico.

Le patologie che possono colpire il fegato sono diverse: cirrosi epatica, una grave malattia causata dall’abuso di alcool o di sostanze stupefacenti, ma anche da epatiti non curate. Queste ultime sono nient’altro che delle infezioni virali che colpiscono questa ghiandola, provocando così la sua infiammazione. Anche in questo caso, è molto difficile accorgersi di aver contratto un’epatite dal dolore, piuttosto, saranno altri i segnali da considerare, come ad esempio, e dicevamo anche prima, una colorazione itterica della pelle (epatite A, alimentare), un dimagrimento improvviso o un malessere generale, e naturalmente analisi del sangue alterate.

Un disturbo comune è poi la steatosi epatica, o “fegato grasso”, condizione favorita dal consumo continuato di cibo-spazzatura e troppo ricco di proteine e grassi animali, che però è in genere del tutto asintomatico.

Una causa comune possono essere senz’ombra di dubbio i calcoli alle vie biliari, che si formano soprattutto nella colecisti, piccolo organo a forma di sacchetto adiacente al fegato, in cui si raccoglie la bile. Quando questi calcoli ostruiscano i dotti biliari (verso il fegato o il pancreas), possono creare infiammazione e un dolore molto acuto.

I calcoli biliari se trascurati possono degenerare e provocare una pancreatite acuta, malattia grave che va curata subito in ospedale. Un dolore generalizzato verso la parte superiore destra dell’addome può essere anche determinato da duodenite, infiammazione della mucosa interna del duodeno, una malattia infiammatoria affine alla gastrite e all’esofagite.

In questo caso la soluzione è soprattutto di tipo alimentare. Seguire una dieta sfiammante e ridurre l’apporto calorico sono i principali passi da fare. Il fegato ingrossato, poi, è senza ombra di dubbio un organo che necessita di “manutenzione”. Una bella dieta depurativa e divieto assoluto di assumere, almeno per un po’ bevande alcoliche e cibi grassi.

Attenzione poi anche ai farmaci e alle bevande gassate e zuccherate, che possono danneggiare il fegato nel lungo periodo. Per fortuna, però, questo organo può anche “auto-rigenerarsi”, ovvero, se debitamente stimolato, può guarire da solo. Per questo è utile, ogni tanto, sottoporsi ad una dieta detox ed effettuare esami di controllo dei valori epatici con una certa frequenza.

Artrite e diabete si possono curano insieme, arriva ‘una terapie per due’

Pubblicato il 25 Nov 2019 alle 6:58am

Sono 400.000 gli italiani affetti da artrite reumatoide, e per di più, in 55.000 affetti anche diabete di tipo 2. A favore di questi pazienti, arriva pero’ una importante svolta terapeutica, per semplificare la terapia con “una cura per due”.

Artrite reumatoide e diabete si possono curare insieme, perché un farmaco contro l’artrite ha dimostrato di abbassare anche la glicemia. A dimostrarlo uno studio tutto italiano pubblicato su rivista PLOS Medicine e condotto su pazienti con artrite reumatoide e diabete di tipo 2.

Basta un farmaco che ‘spegne’ la molecola interleuchina-1 per migliorare i sintomi dell’artrite e ridurre al tempo stesso la glicemia, diminuendo del 42% la quota di pazienti con gli zuccheri fuori controllo, e con un effetto positivo ‘doppio’ che semplifica anche la terapia. I risultati sono stati molto positivi al punto che gli scienziati hanno deciso di interrompere subito la sperimentazione. Le due malattie condividono con alcuni meccanismi molecolari e questo potrebbe spiegare il perché di questa cura unica: al momento della prescrizione terapeutica, optare per un inibitore di interluchina-1 fra i farmaci disponibili per il trattamento dell’artrite reumatoide, affermano i ricercatori, potrebbe essere di aiuto a tante persone che soffrono anche di diabete di tipo 2.

“L’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria cronica autoimmune che si associa spesso ad altre malattie come problemi cardiovascolari, infezioni, tumori, disturbi polmonari e neuropsichiatrici – spiega Roberto Giacomelli, direttore della Divisione di Reumatologia del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze Cliniche Applicate dell’Università de L’Aquila e coordinatore dello Studio -. Il diabete di tipo 2 è una delle patologie associate più frequenti: avere l’artrite reumatoide infatti raddoppia il rischio di ammalarsi di diabete. Le stime internazionali infatti – conclude l’esperto – ipotizzano che la glicemia alta riguardi dal 15 al 50% dei pazienti con artrite reumatoide”.

Il lavaggio del cervello, avviene ogni notte. Ecco perché

Pubblicato il 09 Nov 2019 alle 7:25am

Il lavaggio del cervello esiste e avviene ogni notte. A dirlo, i ricercatori della Boston University che hanno notato come, mentre si dorme, il sangue presente nel cervello lascia spazio al liquido cerebrospinale, una sostanza incolore che circonda il cervello e il midollo spinale e che autoregola la presenza del sangue proprio nell’encefalo.

La ricerca, pubblicata su Science, è la prima in assoluto a far notare come questo liquido del cervello arrivi a pulsare durante il sonno. Questi movimenti, secondo i ricercatori americani, sono strettamente legati all’attività delle onde cerebrali e del flusso sanguigno.

“Sappiamo da un po’ che ci sono queste ondate elettriche di attività nei neuroni. Ma prima d’ora non ci rendevamo conto che in realtà ci sono anche onde nel liquido cerebrospinale”, dice la coautrice dello studio Laura Lewis. Stando agli studiosi questo lavoro potrebbe portare a tutta una serie di nuove intuizioni su una varietà di disturbi neurologici e psicologici legati ai disturbi del sonno, tra cui l’autismo e il morbo di Alzheimer.

Ictus, mortalità più alta in Sicilia. Nasce una rete per gli interventi

Pubblicato il 30 Set 2019 alle 6:17am

Di ictus in Sicilia si muore in media più che nelle altre regioni di Italia (7,5 contro 10,2 ogni 10 mila abitanti maschi; 6,4 contro 9,4 per le donne). Per migliorare in efficienza e tempestività negli interventi, come scrive Antonio Giordano sul Giornale di Sicilia in edicola, arriva un decreto dell’assessorato regionale alla Salute a firma di Ruggero Razza, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e che approva le linee di indirizzo per la rete dell’ictus cerebrale e il percorso diagnostico terapeutico assistenziale per il paziente con sospetto ischemia cerebrale.

Nel documento si demanda ai direttori generali delle Ssp e a quelli delle aziende sede di stroke unit (i centri di urgenza ad hoc della neurologia e con personale specializzato) di attuare quanto previsto «secondo logiche di sistema in rete».

Si cerca, dunque, di fare di più nel campo della prevenzione e degli interventi in una regione come la Sicilia in cui nel periodo 2004-2010 il numero medio dei decessi osservati è stato di 6.994 con una prevalenza (58,8%) di donne.

I dati parlano di ictus e infarto che uccidono ogni anno 240.000 persone e rappresentano la prima causa di morte e invalidità. Le cause o i fattori di rischio noti sono il colesterolo alto, l’obesità, il fumo, l’uso di sostanze eccitanti e un’inadeguata attività fisica. “Ma restano ancora incredibilmente sottovalutate”, sottolinea Michele Gulizia, direttore della Cardiologia dell’Ospedale Garibaldi-Nesima di Catania e presidente della Fondazione per il Tuo cuore dell’Associazione Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco).

Non solo, imparare a riconoscere i sintomi può evitare conseguenze anche peggiori. Il ministero della Salute, sul suo sito, sottolinea che è fondamentale riconoscerli immediatamente per poter intervenire poi tempestivamente. Tra questi paresi facciale (cioè quando un lato del viso non si muove bene come l’altro); deficit motorio degli arti superiori (cioè quando uno degli arti superiori non si muove o cade se confrontato con l’altro); difficoltà nel linguaggio. Ma altri campanelli d’allarme possono essere l’improvvisa perdita di forza e di sensibilità ad un braccio o gamba o di una metà del viso, l’improvvisa perdita di vista che riguardi uno o entrambi gli occhi, l’improvvisa perdita di equilibrio, un improvviso e molto forte mal di testa.

Potassio, dove trovarlo è perché fa bene

Pubblicato il 14 Ago 2019 alle 6:31am

Il potassio è un metallo alcalino tenero di colore bianco-argenteo presente in natura, in combinazione di altri elementi sia nell’acqua di mare sia in molti altri minerali. Si ossida rapidamente all’aria ed è molto reattivo, specie con l’acqua. Somiglia molto al sodio per il suo comportamento chimico ed è indispensabile per il buon funzionamento e il benessere dell’organismo. Questo minerale è presente in quantità variabile in moltissimi alimenti, ma soprattutto in frutta, legumi e verdure. Scopriamo quali sono e i possibili benefici per la nostra salute.

Benefici All’interno dell’organismo il potassio risulta coinvolto in numerose attività biologiche. Partecipa alla contrazione muscolare (compresa quella del muscolo cardiaco) e alla regolazione dell’equilibrio dei fluidi e dei minerali. Aiuta a mantenere costante la pressione, attenuando gli effetti del sodio, e riducendo il rischio di calcoli renali. Contrasta fragilità ossea, dona energia e combatte ansia, insonnia e ritenzione idrica.

Dove si trova il potassio Il potassio è un elemento essenziale presente maggiormente in alimenti di origine vegetale. Deve essere assunto ogni giorno e in quantità sufficienti, in quanto il nostro organismo non è in grado di sintetizzarlo. Il potassio è presente in:

– crusca di grano; – fichi secchi; – ceci secchi; – albicocche disidratate; – fagioli; – noci; – patate; – spinaci; – valeriana; – avocado; – kiwi; – cavoletti di Bruxelles; – banane.

Può essere assunto anche sotto forma di integratori naturali alimentari o fitoterapici, utili per la ritenzione idrica e per la prevenzione dei calcoli renali. Il fabbisogno giornaliero varia leggermente in base al sesso e all’età; per gli adulti è in media di circa 3 g al giorno. Il contenuto corporeo totale di potassio varia da soggetto a soggetto. Eventuale carenza può determinare:

– patologie dell’apparato digerente, in cui si verifica il protrarsi nel tempo di vomito e/o diarrea;

– esercizio fisico praticato in modo intensivo per molte ore al giorno;

– patologie dell’apparato renale;

– diabete;

– abuso di lassativi o corticosteroidi;

– digiuno prolungato;

– grave malnutrizione o disidratazione acuta;

– regime dietetico povero di frutta e verdura;

– grosso consumo di caffè o alcol, in quanto alimenti in grado di favorire l’eliminazione di questo minerale dall’organismo.

I sintomi più comuni di una carenza di potassio sono stanchezza, confusione mentale, riduzione dell’attenzione, ansia, torpore, ipotonia, fino ad arrivare, nei casi più gravi, ad alterazioni della motilità intestinale e ritmo cardiaco.

Bagni in piscina, attenzione alla criptosporidiosi

Pubblicato il 31 Lug 2019 alle 6:03am

La criptosporidiosi è una malattia che viene generata da un parassita che può resistere fino a 10 giorni nell’acqua della piscina nonostante ci sia stata disinfettata frequentemente col cloro.

Viene trasmessa attraverso l’ingestione dell’acqua contaminata.

Ma quali sono i sintomi con cui si presenta questa patologia?

I principali sintomi della criptosporidiosi sono:

– Febbre alta – Diarrea – Perdita dell’appetito – Crampi allo stomaco e calo di peso

Come prevenirla?

Secondo i medici è molto importante passare sempre dalla doccia prima di fare il bagno e, quando se si è reduci da influenza, dissenteria o simili, di evitare di frequentare le piscine per almeno due settimane, anche dopo la totale scomparsa dei sintomi.

Come riconoscere lo stress

Pubblicato il 18 Lug 2019 alle 11:04am

Ci sono sintomi che possono indicarci che siamo sotto stress oppure no. Ecco quali sono:

– Sbalzi d’umore. Quando si è particolarmente stressati, a risentirne è soprattutto l’umore. Ci si sente tesi e nervosi. A tratti ci si sente felici per poi sentirsi improvvisamente depressi e bisognosi di piangere. Situazione questa difficile da gestire e alla quale molto spesso non si può dare una spiegazione poiché legata a un forte stress.

– Cambi di peso. Lo stress porta anche a inappetenza o fame nervosa. Perdita di peso o aumento smisurato. In entrambi i casi le variazioni di peso sono difficili da controllare, se di mezzo c’è anche il cortisolo ormone dello stress.

– Perdita di capelli. Se lo stress supera una certa soglia fisica, può portare anche a perdere i capelli, addirittura a chiazze.

– Insonnia. Lo stress forte, le preoccupazioni, l’ansia possono anche generare nel soggetto un sonno non ristoratore o addirittura l’insonnia.

– Dolori sparsi. Quando vive una situazione di forte stress si iniziano ad avere forti emicranie, crampi allo stomaco, male alla schiena o cervicale.

– Calo della libido. Lo stress può influire poi anche sulla libido. A forza di pensare ai problemi e alle possibili soluzioni da mettere in atto ci si trova infatti a non avere più le energie fisiche e mentali per dedicarsi a se stessi o al partner.

In tutti questi casi, se si pensa di vivere una situazione esistenziale difficile, non riuscire a rilassarsi e a riposarmi con il fisico e la mente, rivolgersi subito al proprio medico di base, o a uno specialista di fiducia.