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Ossigeno-ozonoterapia, il trattamento medico che cura diversi disturbi e patologie dalla Fibromialgia al ringiovanimento cutaneo

Pubblicato il 28 Mar 2019 alle 6:56am

L’ozonoterapia, o più correttamente l’ossigeno-ozonoterapia, è un trattamento con azione antinfiammatoria e antidolorifica, indicato nei pazienti affetti da lombosciatalgia, lombocruralgia e cervicobrachialgia, dovute a patologie specifiche della colonna vertebrale, quali l’ernia del disco o protrusione discale. I pazienti che ne sono colpiti presentano dolore alla schiena o al collo; il dolore dalla schiena può irradiarsi al gluteo, alla coscia e lungo l’arto inferiore, mentre la sintomatologia dolorosa dal collo può estendersi sino al braccio e alle dita della mano.

L’ossigeno-ozono è una terapia molto valida con molteplici applicazioni, priva di effetti collaterali. Ricorrono all’ossigeno-ozono terapia diverse celebrities, come Nick Nolte, Pam Anderson, Kirstie Alley e il nostro amatissimo Massimo Boldi.

MA COME FUNZIONA LA OSSIGENOTERAPIA? La terapia prevede l’utilizzo di una miscela gassosa di due gas, ossigeno e ozono che, se somministrato alle giuste quantità, con un programma mirato, un protocollo personalizzato, permette di curare diverse patologie: acne , flebiti, malattie neurovegetative, artrosi, piede diabetico, sindrome della stanchezza cronica, fibromialgia, oltre quelle qua sopra citate. E trova anche, un’ampia applicazione in campo estetico: per la cura di cellulite, smagliature e ringiovanimento cutaneo.

L’ossigeno ozono terapia ha molti vantaggi, dicevamo. Riequilibra il sistema immunitario, interviene in casi di reazioni eccessive del corpo come le allergie, migliora il metabolismo cellulare, la circolazione sanguigna, il micro circolo capillare, scioglie i grassi e disinfiamma i muscoli contratti. E’ una ottima soluzione per la resistenza dei batteri agli antibiotici in quanto può distruggere anche i ceppi batterici più complessi.

L’ozono è un gas che si forma naturalmente nell’atmosfera: delle scariche elettriche modificano la struttura dell’ossigeno (O2) in ozono (O3). Quindi una molecola di ozono è composta da 3 atomi di ossigeno. Uno di questi atomi è instabile e tende a separarsi dagli altri due. Proprio questa instabilità rende l’ozono benefico.

L’ozono fu scoperto nel 1832 da un medico tedesco, Christian Schonbein, che ne descrisse l’odore e l’elevata capacità ossidante, ma negli anni Ottanta, fu un medico italiano, Cesare Verga, a scoprirne gli effetti benefici con l’utilizzazione della miscela di ossigeno-ozono applicata a patologie discali. La terapia viene utilizzata da diversi anni in diverse parti del mondo, tra cui anche in Italia.

«Questo trattamento non è una terapia alternativa ma una pratica medica, naturale, biologica ed efficace», dice il professor Marianno Franzini, presidente della Sioot (Società italiana ossigeno-ozono terapia). «A supporto di ciò esistono oltre 2500 diverse pubblicazioni scientifiche che confermano la bontà del trattamento. Non solo, una ricerca della FDA pubblicata sulla prestigiosa rivista “Science” ha evidenziato come il nostro sistema immunitario produca molecole di ozono per difendersi dalle infezioni. Per tale motivo la terapia combatte alcune patologie per le quali non c’è una cura gold-standard, come le infezioni da antibiotico-resistenza, la stanchezza cronica e la fibromialgia. Inoltre l’ozono terapia rappresenta il trattamento risolutivo per il 97% delle ernie discali e delle protrusioni discali».

OZONOTERAPIA E MEDICINA ESTETICA «L’ozono terapia è molto indicata nel trattamento della cellulite dato che ne combatte le cause, mediante tre meccanismi d’azione: esercita un’azione idrofoba, cioè scinde gli acidi grassi lunghi, riattiva la circolazione veno-linfatica ed elimina il ristagno dei liquidi attraverso le urine», spiega anche Maria Teresa Baldini, chirurgo estetico a Milano, Forte dei Marmi e Roma. «La sua applicazione è semplice e indolore. Si aspira da un’apparecchiatura certificata una miscela di ossigeno-ozono che viene somministrata con microiniezioni sottocutanee nelle gambe. Alla fine del trattamento è consigliato bere mezzo bicchiere di acqua ozonizzata per intensificarne l’azione. Sono consigliate circa 10/14 sedute con cadenza bisettimanale per ottenere dei buoni risultati. L’ozonoterapia è anche indicata per ridurre le borse sotto gli occhi, due/tre microiniezioni per borsa riducono il gonfiore».

L’ozono terapia svolge una potente azione antiage, essendo in grado di stimolare la rigenerazione cellulare. Bastano infatti poche sedute per conferire alla pelle elasticità e tonicità. Consigliata anche a chi è in giovane età, in via preventiva, l’ossigeno-ozonoterapia è in grado di ridurre lo stress ossidativo e quindi la formazione delle piccole rughe.

«Per una sferzata rigenerante a tutto l’organismo e per potenziare la risposta antiossidante, si può ricorrere all’autoemoterapia (o GAET), messa a punto in Germania, ma diffusa in tutto il mondo – continua ancora la specialista -. La miscela gassosa, in concentrazioni calibrate, che viene messa a contatto con il sangue prelevato dal paziente che viene attivato con ossigeno-ozono e poi reinfuso, è un trattamento non invasivo e privo di effetti collaterali. Per ringiovanire invece, viso, collo e décolleté, si eseguono delle microiniezioni della miscela nelle zone da trattare. Il consiglio è quello di fare un ciclo di una/due sedute settimanali almeno per un mese. Il costo? Molto inferiore rispetto a quello di un filler, ma il risultato è molto più naturale e persistente nel tempo, in quanto viene stimolata la produzione naturale di collagene».

Sindrome della mano aliena, sintomi e cause

Pubblicato il 24 Mar 2019 alle 6:33am

La Sindrome della mano aliena (SMA), conosciuta anche come Sindrome della mano anarchica, è una patologia neurologica molto rara che colpisce il funzionamento della mano della persona che ne è affetta. (altro…)

Sindrome da Fatica o Stanchezza Cronica: sintomi, diagnosi e terapia

Pubblicato il 14 Mar 2019 alle 6:28am

La Sindrome da fatica o stanchezza cronica o encefalomielite mialgica o malattia da intolleranza sistemica allo sforzo (Systemic exertion intolerance disease – SEID), comunemente indicata anche come CFS/ME è una malattia multifattoriale idiopatica descritta da un rapporto dell’Institute of Medicine (IOM), pubblicato nel febbraio 2015, come «malattia sistemica, complessa, cronica e grave», caratterizzata da una profonda stanchezza, disturbi cognitivi, alterazioni del sonno, manifestazioni autonomiche, dolore e altri sintomi da affaticamento. (altro…)

Che differenza c’è tra colite e Morbo di Crohn?

Pubblicato il 12 Mar 2019 alle 6:14am

La colite è molto simile come sintomi e trattamento al Morbo di Crohn, ma colpisce semplicemente l’intestino crasso. Mentre il Crohn può colpire qualsiasi parte del tubo digerente.

I sintomi variano ma possono includere diarrea, estrema stanchezza e forte dolore. Di solito iniziano nell’infanzia o nella prima età adulta, secondo il servizio sanitario nazionale i farmaci per il Crohn possono causare ulteriori effetti collaterali, come ad esempio l’aumento del peso e la comparsa dell’artrite.

A volte l’intervento chirurgico si rende necessario per rimuovere una piccola parte del sistema digestivo. Le cause di questa malattia sono ad oggi del tutto sconosciute.

Se si verificano sintomi come diarrea prolungata, frequenti dolori di stomaco e perdita di peso inaspettata, si consiglia vivamente di consultare subito il medico di famiglia, che sarà in grado di condurre test per verificare la presenza di Crohn.

Tuttavia, a causa di sintomi simili a una miriade di altre condizioni mediche, la diagnosi per il Crohn può essere difficile e spesso ritardata.

I malati che si recano dal loro medico possono essere indirizzati a un gastroenterologo che approfondirà la diagnosi con ulteriori test specialistici come ad esempio la risonanza magnetica, la colonscopia e / biopsia. Dei piccoli frammenti dell’intestino vengono rimossi e successivamente esaminati.

Parkinson: diagnosi precoce 5-7 anni prima grazie ad un guanto hi-tech

Pubblicato il 09 Mar 2019 alle 11:44am

La diagnosi del Parkinson può arrivare ora molto prima, più precocemente, se non addirittura 5 ai 7 anni prima, rispetto alla diagnosi tradizione, grazie ad un metodo innovativo e non invasivo, che sfrutta dei particolari sensori indossabili come un guanto e delle tecnologie di intelligenza artificiale, in grado di individuare precocemente la malattia.

La tecnologia hi-tech, frutto di uno studio coordinato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, guidato Filippo Cavallo, nasce in collaborazione con la Neurologia dell’ospedale delle Apuane di Massa e Carrara.

Il lavoro, pubblicato su ‘Parkinsonism & Related Disorders’, ha portato allo sviluppo di un dispositivo indossabile chiamato ‘SensHand’, in grado di rilevare, misurare e analizzare i movimenti degli arti superiori.

La malattia è la seconda patologia neurodegenerativa più diffusa al mondo, che colpisce l’1% della popolazione over 65.

I primi segni che portano alla diagnosi sono il tremore, la rigidità muscolare, il rallentamento motorio, iposmia idiopatica, ossia una ridotta capacità olfattiva. Tuttavia questi sintomi compaiono in modo evidente solo dopo vari anni che il processo neurodegenerativo ha già avuto inizio, comportando così un notevole ritardo nella partenza della terapia.

Il dispositivo indossabile sviluppato a Pisa mira a proprio ad abbattere il tempo di latenza tra l’inizio della malattia nel sistema nervoso e l’evidenza clinica.

Attraverso il guanto indossabile hi-tech SensHand, i ricercatori hanno acquisito dati motori da 90 persone delle quali 30 sane, 30 con iposmia idiopatica e 30 con Parkinson.

I test hanno dimostrato che, combinando le informazioni acquisite tramite l’analisi del movimento con i sensori e i risultati di uno screening olfattivo in grado di individuare persone con iposmia, è possibile identificare in questo gruppo lievi deflessioni motorie non rilevabili in altro modo, che caratterizzano l’insorgere della malattia in fase prodromica, permettendone così potenzialmente la diagnosi diversi anni prima a quanto avvenga oggi.

Lo studio è stato finanziato nell’ambito del progetto Daphne, sostenuto dalla Regione Toscana nel programma Fas Salute 2007-2013 e incentrato sullo sviluppo di servizi innovativi e sostenibili per la malattia di Parkinson attraverso tecnologie mHealt e Ict.

“Il nostro lavoro – spiega Erika Rovini, post-doc dell’Istituto di BioRobotica – pone le basi per approfondire e promuovere l’utilizzo di sensori indossabili non invasivi e a basso costo, congiuntamente a tecniche avanzate di intelligenza artificiale, per lo sviluppo di sistemi affidabili da poter usare nella pratica clinica come strumenti di ‘decision making’ di supporto al medico per la diagnosi della malattia di Parkinson in una fase molto precoce che non è possibile identificare con le tradizionali tecniche diagnostiche”.

Ictus, come riconoscere i primi segnali

Pubblicato il 26 Feb 2019 alle 7:07am

La campagna ‘Indovina l’Ictus’ di A.L.I.Ce. Italia Onlus ha lanciato un portale per sensibilizzare la popolazione riguardo l’importanza di un intervento tempestivo nel caso di ictus cerebrale. (altro…)

Mal di testa: come riconoscerlo, fattori scatenanti e cura

Pubblicato il 24 Feb 2019 alle 7:02am

In Italia sono oltre 7 milioni le persone che soffrono di mal di testa, che rappresenta una delle forme di dolore più diffuso nella popolazione. Il mal di testa, il cui nome scientifico è cefalea, non è pericoloso e può essere curato con dei farmaci antidolorifici da banco o con semplici accorgimenti allo stile di vita quotidiano. (altro…)

Depressione: scoperta una della possibili cause scatenanti

Pubblicato il 09 Feb 2019 alle 10:58am

La carenza di specifici batteri intestinali potrebbe predisporre in alcune persone disturbi depressivi. A rivelarlo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Microbiology che ha coinvolto due campioni indipendenti ciascuno di oltre 1000 volontari. Condotto da Jeroen Raes del VIB-KU a Lovanio, in Belgio, lo studio ha evidenziato che due tipi di batteri, Coprococcus e Dialister, che sono consistentemente ridotti nell’intestino di individui che soffrono di depressione. In un sottogruppo del campione gli esperti hanno anche collegato l’attività di alcuni batteri intestinali alla salute mentale, in particolare la capacità dei batteri di produrre una sostanza simile alla ‘dopamina’ (un neurotrasmettitore associato anche a senso di gratificazione) che è risultata essere legata a maggiori livelli di salute mentale.

Gli esperti hanno prima studiato il genoma del microbiota intestinale di 1054 individui afferenti allo studio Flemish Gut Flora Project; poi hanno ripetuto l’analisi su un secondo campione di 1062 individui afferenti al Dutch LifeLinesDEEP. Nel campione vi erano anche pazienti colpiti da disturbi depressivi (diagnosticati dal medico di medicina generale). In entrambi i casi sono emerse differenze nella composizione del genoma intestinale di individui con diagnosi di depressione rispetto ai soggetti sani di controllo. È emersa una minore varietà di specie batteriche nell’intestino di individui che soffrivano di disturbi depressivi e in particolare una carenza di certi ceppi. I ricercatori si stanno preparando ora per intraprendere un nuovo studio sull’argomento su un nuovo campione di individui; la ricerca partirà in primavera.

Federico morto a 15 anni per meningite. La mamma: “Fate vaccinare i vostri figli”

Pubblicato il 16 Gen 2019 alle 11:24am

Federico, 15 anni, è morto ieri per una meningite batterica al policlinico Umberto I di Roma. Domenica sera il ragazzo, che frequentava il liceo Vespucci, è uscito con i suoi amici ed è andato in pizzeria, poi è tornato a casa e ha passato la serata come sempre, tranquillo in famiglia. Al mattino dopo, intorno alle 5.30 ha svegliato la mamma perché non si sentiva bene, aveva la febbre molto alta. “Ho pensato che fosse l’influenza e per questo gli ho dato degli antipiretici poi però la febbre non passava, intorno all’ora si pranzo ha iniziato a coprirsi di macchie e con il papà abbiamo deciso di portarlo in ospedale, eravamo spaventati e così invece di aspettare l’ambulanza, lo abbiamo portato noi”, ha raccontato la mamma del ragazzo in un’intervista rilasciata al Messaggero. Federico era stato vaccinato quando era ancora piccolo per il meningococco di tipo B. (altro…)

Anemia da carenza di vitamine: sintomi e rimedi naturali

Pubblicato il 13 Gen 2019 alle 6:00am

Tra le cause dell’anemia, senza ombra di dubbio, c’è certamente una carenza di vitamine e di acido folico. Un’assunzione non abbastanza di alcune sostanze che possono provocare anche gravi danni all’organismo.

Una carenza di vitamine emoattive che può causare una drastica riduzione nella produzione di globuli rossi.

Acido folico e vitamina B12 sono tra le principali sostanze necessarie a favorire la produzione di globuli rossi e il trasporto di ossigeno dai polmoni verso tutti gli altri organi dell’organismo.

L’anemia per carenze di vitamine include inoltre, tra le altre cose, anche una carenza di vitamina C, in quanto in grado di ridurre l’assorbimento del ferro nel corpo umano.

Quali sono allora i principali sintomi di questa forma anemica?

I sintomi più comuni: astenia, vertigini, fiato corto e battiti cardiaci irregolari.

Solitamente il colorito appare spento e giallastro, si avverte un intorpidimento di mani e piedi, debolezza muscolare e confusione mentale. Le persone soffrono di questa anemia subendo una forte perdita di peso e un cambiamento di personalità.

Questa patologia si sviluppa nel corso di mesi e anni, a causa di cattiva alimentazione, patologie varie e stili di vita errati, che causano una mancanza di folato, vitamina B9, che viene causata anche da malattie come nel caso della celiachia.

Poi, altro fattore scatenante è certamente l’alcol, che può portare ad una carenza di questa preziosa sostanza, interferendo sul suo assorbimento. Mangiare molta frutta e verdura, anche cruda ma ben lavata può fare certamente la differenza.

Scegliere cibi adatti, ricchi di folati, come nel caso di verdure a foglia verde, cereali, pasta, riso e pane, frutta e succhi di verdura e frutta, uova, formaggi, yogurt, latte, proteine e crostacei per assumere tanta vitamina B12, broccoli, spinaci, fragole, kiwi, agrumi e peperoni per ricevere il giusto apporto di vitamina C e innalzare anche le difese immunitarie, può essere la soluzione ideale per fronteggiare e prevenire questa forma di anemia da ridotto apporto di vitamine e folati.