sintomi

Depressione: scoperta una della possibili cause scatenanti

Pubblicato il 09 Feb 2019 alle 10:58am

La carenza di specifici batteri intestinali potrebbe predisporre in alcune persone disturbi depressivi. A rivelarlo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Microbiology che ha coinvolto due campioni indipendenti ciascuno di oltre 1000 volontari. Condotto da Jeroen Raes del VIB-KU a Lovanio, in Belgio, lo studio ha evidenziato che due tipi di batteri, Coprococcus e Dialister, che sono consistentemente ridotti nell’intestino di individui che soffrono di depressione. In un sottogruppo del campione gli esperti hanno anche collegato l’attività di alcuni batteri intestinali alla salute mentale, in particolare la capacità dei batteri di produrre una sostanza simile alla ‘dopamina’ (un neurotrasmettitore associato anche a senso di gratificazione) che è risultata essere legata a maggiori livelli di salute mentale.

Gli esperti hanno prima studiato il genoma del microbiota intestinale di 1054 individui afferenti allo studio Flemish Gut Flora Project; poi hanno ripetuto l’analisi su un secondo campione di 1062 individui afferenti al Dutch LifeLinesDEEP. Nel campione vi erano anche pazienti colpiti da disturbi depressivi (diagnosticati dal medico di medicina generale). In entrambi i casi sono emerse differenze nella composizione del genoma intestinale di individui con diagnosi di depressione rispetto ai soggetti sani di controllo. È emersa una minore varietà di specie batteriche nell’intestino di individui che soffrivano di disturbi depressivi e in particolare una carenza di certi ceppi. I ricercatori si stanno preparando ora per intraprendere un nuovo studio sull’argomento su un nuovo campione di individui; la ricerca partirà in primavera.

Federico morto a 15 anni per meningite. La mamma: “Fate vaccinare i vostri figli”

Pubblicato il 16 Gen 2019 alle 11:24am

Federico, 15 anni, è morto ieri per una meningite batterica al policlinico Umberto I di Roma. Domenica sera il ragazzo, che frequentava il liceo Vespucci, è uscito con i suoi amici ed è andato in pizzeria, poi è tornato a casa e ha passato la serata come sempre, tranquillo in famiglia. Al mattino dopo, intorno alle 5.30 ha svegliato la mamma perché non si sentiva bene, aveva la febbre molto alta. “Ho pensato che fosse l’influenza e per questo gli ho dato degli antipiretici poi però la febbre non passava, intorno all’ora si pranzo ha iniziato a coprirsi di macchie e con il papà abbiamo deciso di portarlo in ospedale, eravamo spaventati e così invece di aspettare l’ambulanza, lo abbiamo portato noi”, ha raccontato la mamma del ragazzo in un’intervista rilasciata al Messaggero. Federico era stato vaccinato quando era ancora piccolo per il meningococco di tipo B. (altro…)

Anemia da carenza di vitamine: sintomi e rimedi naturali

Pubblicato il 13 Gen 2019 alle 6:00am

Tra le cause dell’anemia, senza ombra di dubbio, c’è certamente una carenza di vitamine e di acido folico. Un’assunzione non abbastanza di alcune sostanze che possono provocare anche gravi danni all’organismo.

Una carenza di vitamine emoattive che può causare una drastica riduzione nella produzione di globuli rossi.

Acido folico e vitamina B12 sono tra le principali sostanze necessarie a favorire la produzione di globuli rossi e il trasporto di ossigeno dai polmoni verso tutti gli altri organi dell’organismo.

L’anemia per carenze di vitamine include inoltre, tra le altre cose, anche una carenza di vitamina C, in quanto in grado di ridurre l’assorbimento del ferro nel corpo umano.

Quali sono allora i principali sintomi di questa forma anemica?

I sintomi più comuni: astenia, vertigini, fiato corto e battiti cardiaci irregolari.

Solitamente il colorito appare spento e giallastro, si avverte un intorpidimento di mani e piedi, debolezza muscolare e confusione mentale. Le persone soffrono di questa anemia subendo una forte perdita di peso e un cambiamento di personalità.

Questa patologia si sviluppa nel corso di mesi e anni, a causa di cattiva alimentazione, patologie varie e stili di vita errati, che causano una mancanza di folato, vitamina B9, che viene causata anche da malattie come nel caso della celiachia.

Poi, altro fattore scatenante è certamente l’alcol, che può portare ad una carenza di questa preziosa sostanza, interferendo sul suo assorbimento. Mangiare molta frutta e verdura, anche cruda ma ben lavata può fare certamente la differenza.

Scegliere cibi adatti, ricchi di folati, come nel caso di verdure a foglia verde, cereali, pasta, riso e pane, frutta e succhi di verdura e frutta, uova, formaggi, yogurt, latte, proteine e crostacei per assumere tanta vitamina B12, broccoli, spinaci, fragole, kiwi, agrumi e peperoni per ricevere il giusto apporto di vitamina C e innalzare anche le difese immunitarie, può essere la soluzione ideale per fronteggiare e prevenire questa forma di anemia da ridotto apporto di vitamine e folati.

Bronchiolite neonati: cos’è, come difenderli e curarli

Pubblicato il 08 Gen 2019 alle 6:00am

La Bronchiolite è un’infiammazione dei bronchioli, un’infezione di tipo virale ed acuta che colpisce il sistema respiratorio dei bambini di età inferiore ad un anno con maggiore prevalenza nei primi 6 mesi di vita e maggiore incidenza tra novembre e marzo. (altro…)

Sbornia, sintomi e rimedi naturali

Pubblicato il 27 Dic 2018 alle 12:58pm

Mal di testa, vertigini e spossatezza fisica sono questi i principali disturbi causati da una sbornia.

Un bicchiere di troppo, soprattutto durante le festività di Natale, Capodanno ci portano a dover fare i conti con l’hangover. Soprattutto con il passare dell’età, e gli effetti di una notte di eccessi con l’alcol si fanno certamente sentire. Il consumo esagerato di alcol provoca una serie di problemi che possono durare dalle otto sino alle sedici ore. Il più delle volte si accusano secchezza delle fauci, sensibilità alla luce, vomito, difficoltà di concentrazione e irritabilità.

Sintomi che possono capitare anche a chi invece ha bevuto poco, perché non è abituato a farlo o astemio.

Ciò che provoca questi spiacevoli disturbi è certamente la disidratazione causata dall’alcol. Vino, alcolici, birra provocano un’ingente perdita di liquidi, ed essendo ricchi di zuccheri, causano anche un aumento della produzione di insulina e una riduzione del glucosio nel sangue.

Come allora limitare queste spiacevoli sintomi?

Gli effetti della sbornia, ovviamente, variano da persona a persona. C’è chi accusa meno i fastidi provocati dal consumo eccessivo di alcol e chi invece è molto più sensibile all’acetaldeide, la sostanza tossica prodotta dal fegato in questi casi.

Come risolvere?

Una prima cosa da fare è idratare l’organismo, assumendo liquidi, in primis acqua. Fondamentale per eliminazione del metanolo e delle tossine che si trovano nell’organismo. Il mattino dopo una serata di eccessi bere subito un bicchiere di acqua tiepida con succo di limone, vi permetterà di idratarvi, ma anche di rafforzare le vostre difese immunitarie e reintegrare anche le vitamine perse a causa dell’alcol.

A colazione è importante consumare cibi proteici e cercare di fare il pieno di vitamine, grazie alla frutta. Largo spazio dunque a frullati, di frutta e se volete anche di verdure. Ottimi sono anche le centrifughe per ricaricarsi di sali minerali e acqua, e per renderle ancora più saporite ed efficaci basterà anche aggiungere un po’ di latte. Fra gli alimenti più efficaci per contrastare la sbornia troviamo poi le banane, in quanto ricche di potassio, ma anche il miele, che grazie al fruttosio in esso contenuto aiuta ad eliminare l’alcol presente nell’organismo e il caffè, meglio se ristretto, utile (in piccole dosi) contro il mal di testa.

Per ritrovare l’equilibrio perduto e reidratarvi potete ricorrere ad un piccolo rimedio “della nonna”. Un bicchiere di acqua tiepida con mezzo cucchiaino di miele, un cucchiaio di succo di limone, un pizzico di sale e uno di bicarbonato. In questo modo migliorerete la de-acidificazione del vostro organismo e vi sentirete subito meglio, come rinati.

Artrite reumatoide: fumo di sigaretta e scarsa igiene orale aumentano il rischio

Pubblicato il 22 Dic 2018 alle 7:25am

«L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica su base autoimmune che colpisce principalmente le articolazioni ma è da considerare a tutti gli effetti sistemica – dice il dottor Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia dell’Istituto Clinico Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano, il quale fa chiarezza su quali siano le caratteristiche della malattia, i più importanti fattori di rischio e le possibili terapie -. È la più note tra le malattie reumatiche. La sua frequenza nella popolazione è piuttosto alta: poco meno dell’1 per centro. L’80 per centro delle persone colpite è di sesso femminile. Avere dolori articolari non è fortunatamente sinonimo di artrite reumatoide. Il dolore proprio dell’artrite reumatoide è di tipo infiammatorio, colpisce le articolazioni periferiche di mani e piedi ed è associato la mattina a una rigidità molto prolungata (che supera i 30 minuti). L’artrite reumatoide è di per sé cronica (deve superare le sei settimane) mentre può riaccendersi e non ci sono episodi di durata limitata (come quella della gotta). La maggior parte dei pazienti sono “sieropositivi”, hanno cioè positività agli esami del sangue per il “fattore reumatoide” o anticorpi contro le proteine citrullinate».

«La genetica è un fattore di rischio non modificabile per l’artrite reumatoide – dice ancora l’esperto – : è però una componente necessaria ma non sufficiente. L’artrite reumatoide non è ereditaria ma come quasi tutte le patologie croniche presenta un maggior rischio di comparsa in famiglie dove si è già presentata. La predisposizione quindi è importante ma non giustifica nemmeno la metà della suscettibilità alla malattia. Esaminando la presenza di malattia in gemelli monozigoti infatti si è visto che la componente genetica pesa per circa il 25%».

«Anche essere donna è un fattore di rischio non modificabile e aumenta di 4 volte il rischio, tanto che l’80% dei pazienti è di sesso femminile. In questo caso sono gli ormoni sessuali che rivestono un ruolo importante perché il picco di incidenza è intorno ai 40-50 anni, ovvero intorno alla menopausa e durante la gravidanza la malattia migliora o arriva a spegnersi».

«Tra i fattori di rischio modificabili il principale è senz’altro il fumo di sigaretta – chiarisce ancora Selmi –, perché il fumo modifica un aminoacido (che diventa citrullina) all’interno delle proteine che, a sua volta può indurre una risposta immunitaria contro le proteine presenti nelle articolazioni, scatenando gli anticorpi anti citrullina e la malattia nei soggetti predisposti. L’altro fattore di rischio è la scarsa igiene orale: in una bocca con carie o poco pulita sono presenti alcuni batteri che presentano proteine citrullinate che creano gli stessi anticorpi che portano all’artrite».

Sintomi «Tipicamente l’artrite reumatoide esordisce contemporaneamente su più di 5 articolazioni, ha un andamento simmetrico e colpisce le articolazioni periferiche tranne quelle delle dita nella parte di falange più vicina alle unghie. La rigidità mattutina è superiore ai 30 minuti. E’ una malattia cronica e non colpisce la regione lombare della schiena; in casi fortunatamente rari può colpire la colonna cervicale», dice Selmi.

Diagnosi «La diagnosi si fa con una visita reumatologica e gli esami del sangue, anche se un 10 per centro dei pazienti è “sieronegativo”. Le radiografie aiutano poco se non per capire quanto danno sia già stato fatto. Invece l’ecografia articolare può far vedere la sinovite e l’infiammazione dell’articolazione ed aiutare la visita».

Cure «Ci sono tre fasi di terapie: all’inizio si somministra una dosa blanda di cortisone, anche perché funziona subito e a questo si associa un farmaco specifico, di solito il methotrexate; poi se fallisce si passa a un farmaco biologico (che viene fornito solo in ambito ospedaliero) oppure a un farmaco di nuova generazione chiamato “piccole molecole” (anche questo fornito solo in ambito ospedaliero). Caratteristiche comuni di questi farmaci sono legate all’immunosoppressione di vario grado e pertanto è raccomandato che chi assume queste terapie si sottoponga alle principali vaccinazioni».

Artrite psoriasica: che cos’è?

Pubblicato il 12 Dic 2018 alle 6:45am

L’artrite psoriasica è una variante molto complessa dell’artrite cronica, legata però alla psoriasi. Si tratta di una patologia infiammatoria, che può essere curata tramite i farmaci mirati e con un’alimentazione personalizzata. (altro…)

Come riconoscere i sintomi dell’epatite B

Pubblicato il 06 Dic 2018 alle 6:53am

L’epatite B è una patologia che colpisce il fegato e che solo nel nostro Paese conta oltre 1600 nuovi casi l’anno. È causata dal virus HBV che nel 95% dei casi scatena un’infezione acuta che in genere guarisce in pochi mesi. Mentre nella parte restante dei casi il virus non viene debellato completamente e l’infezione resta nell’organismo, diventando cronica. (altro…)

Asma grave, oltre 300.000 in Italia. Uno su tre adolescente

Pubblicato il 25 Ott 2018 alle 6:55am

Sono circa 300.000 gli asmatici gravi in Italia. Uno su tre è un ragazzo. L’asma grave, se non viene trattata in modo adeguato, può condizionare gravemente la qualità della vita, causando limitazioni dell’attività fisica, disturbi del sonno e assenze dal lavoro o dalla scuola. A riportarlo è una nota dell’Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri (Aaiito), all’apertura del congresso nazionale a Roma. (altro…)

Carenza di vitamina B12, come accorgersene?

Pubblicato il 11 Ott 2018 alle 11:37am

Se soffriamo di mal di testa, affaticamento fisico e mentale, perdita di appetito, allora possiamo avere una carenza di vitamina B12. (altro…)