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Depressione, donne più colpite rispetto agli uomini

Pubblicato il 18 Ott 2019 alle 6:27am

Il 19 ottobre si celebra la Giornata europea della depressione. (altro…)

Adolescenti, la pillola contraccettiva causa di depressione. Parola di esperti

Pubblicato il 02 Set 2019 alle 8:32am

Secondo recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Child Psychology, le giovani che fanno uso di contraccettivi orali da adolescenti sarebbero maggiormente esposte al rischio di sviluppare serie patologie psichiatriche, come ad esempio la depressione in età adulta.

A partecipare alle ricerche sono state 1236 donne provenienti da tutti gli Stati Uniti. Dopo aver appurato se avessero fatto uso di contraccettivi in precedenza, le volontarie sono state sottoposte a dei check up clinici per controllare il loro stato di salute.

Ebbene, i ricercatori in questione, hanno scoperto che le teenager che facevano uso di pillole contraccettive avevano tre il 200% e il 300% di possibilità in più di cadere in depressione da adulte rispetto a quelle che invece non le assumevano.

Cioccolato fondente, un valido alleato contro la depressione

Pubblicato il 06 Ago 2019 alle 7:57am

Secondo un nuovo studio, il cioccolato è in grado di agire in maniera potente sull’umore di chi lo consuma: gli esperti dell’University College London, della University of Calgary e dell’Alberta Health Services Canada hanno affermato infatti che il cioccolato fondente può arrivare a ridurre il rischio di depressione di 4 volte.

I ricercatori sono arrivati a tale risultato esaminando il 7,6% di un campione di 13.626 persone proveniente dalla Us National Health and Nutrition Examination Survey che risulta soffrire del “male di vivere”.

Percentuale questa che cala a solo l’1,5% fra chi mangia regolarmente cioccolato, fondente per la precisione.

La ricerca in questione, ha poi anche che rilevato che chi consuma questo tipo di cioccolato – fra 104 grammi e 454 grammi al giorno, ha anche il 57% di possibilità in meno di avere i primi sintomi depressivi. Sarah Jackson, alla guidato della ricerca, ha spiegato: “Questo studio fornisce alcune prove scientifiche del fatto che il consumo di cioccolato, in particolare quello fondente, può essere associato a ridotte probabilità di sintomi depressivi clinicamente rilevanti”.

Birra, due pinte al giorno aiutano a combattere la depressione

Pubblicato il 13 Lug 2019 alle 9:04am

Secondo un recente studio, la birra aiuterebbe a combattere e prevenire la depressione.

A darne notizia è il Sun, secondo la cui ricerca condotta dalla dottoressa Katalin Gemes dell’Istituto Karolinska di Svezia, bere un paio di birre al giorno aiuterebbe le persone a stare meglio. Lo studio è stato condotto su oltre 5000 individui i cui comportamenti sono stati analizzati per dieci anni: i risultati rivelano oggi che chi ha bevuto quantità moderate di alcool si è sentito meglio rispetto a chi non ha ne ha bevuto affatto.

Secondo questa ricerca, le persone che non hanno bevuto la birra avrebbero il 70% di probabilità in più di soffrire di depressione; il numero giusto di birre da bere ogni giorno per stare bene o meglio è 14 a settimana, ossia, appunto, 2 pinte al giorno. Nelle persone che hanno bevuto queste quantità di birra è stato rilevato solo un 5% di possibilità di andare incontro alla depressione. Secondo la ricercatrice, berla in compagnia farebbe ancora meglio. Perché gioverebbe ancora di più sul benessere psicofisico.

La birra dicono i ricercatori, aiuta l’organismo a produrre sostanze chimiche gradevoli come la serotonina. Ovviamente, però, non bisogna mai eccedere e limitarsi alle quantità consigliate, altrimenti l’effetto da positivo diventa negativo per la propria salute e anche per quanto riguarda la depressione.

Depressione, non è genetica, smentita associazione

Pubblicato il 26 Giu 2019 alle 6:09am

A 23 anni dalla scoperta del primo fattore genetico collegato alla depressione, e dopo l’identificazione nel corso degli ultimi due decenni di diverse altre variabili genetiche correlate con i disturbi depressivi, arriva un’ampia ricerca pubblicata sull’American Journal of Psychiatric che smentisce detta correlazione. Lo studio in questione, ha infatti dimostrato l’assenza di legami statisticamente significativi tra i principali 18 geni individuati almeno dieci volte nei principali studi e la depressione.

Lo studio, chiamato “No Support for Historical Candidate Gene or Candidate Gene-by-Interaction Hypotheses for Major Depression Across Multiple Large Samples”, condotto in Colorado, ha utilizzato per la prima volta una vasta banca di biodati con genoma provenienti da ampi campioni di popolazione e di controllo, arrivando così, ad un numero totale di 620 mila unità di persone.

I risultati illustrati sono stati inequivocabili: hanno evidenziato alcuna correlazione tra i geni studiati e la depressione.

Da qui, è emerso, che non risultano differenze significative di con disturbi depressivi maggiori tra i 18 geni individuati rispetto agli altri geni analizzati.

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, garantiscono gli esperti, non ci sono garanzie che una persona soffrirà di una depressione in base alle caratteristiche di uno o più geni. “Siamo lontani dalla conoscenza di rapporti certi tra genetica e depressione, mentre l’ambiente sembra giocare il ruolo fondamentale”, afferma lo psichiatra Massimo Cozza, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Roma 2, uno dei più grandi in Italia.

Attività fisica riduce disturbi mentali e consumo di farmaci

Pubblicato il 28 Mag 2019 alle 11:16am

Molti disturbi mentali possono migliorare grazie attività fisica. Parola di esperti. Fare esercizio fisico, significa alleviare significativamente i sintomi dei pazienti e ridurre il ricorso ai medicinali, oltre che al tempo di ricovero. A sostenere tali benefici è uno studio pubblicato su Global Advances in Health and Medicine da ricercatori della University of Vermont.

“L’esercizio non è mai stato considerato una vera e propria opzione terapeutica”, ha spiegato David Tomasi, autore principale dello studio. “Ma ora sappiamo che è così efficace da poter diventare importante quanto l’intervento farmacologico.” Come spiegano i ricercatori, infatti, la prescrizione di medicinali psicotropi è la prima cosa a cui molti medici ricorrono nella speranza di alleviare i sintomi dei pazienti. Mentre i rimedi non farmacologici, come esercizio fisico, non vengono molto spesso presi in considerazione.

Tomasi e il suo team hanno fatto costruire una nuova palestra a posta nel reparto psichiatrico del Medical Centre della University of Vermont. I ricercatori hanno poi chiesto a circa 100 pazienti, ricoverati per una serie di patologie tra cui disturbo bipolare, depressione, ansia e schizofrenia, di includere nei loro piani terapeutici alcune sessioni di allenamento da 60 minuti, quattro volte a settimana, oltre a cambiamenti alimentari. Le sessioni di attività fisica includevano esercizi cardiovascolari, da pesi a stretching, a cyclette. Ai partecipanti è stato poi chiesto di compilare, sia all’inizio che alla fine dello studio, alcuni questionari riguardanti i livelli di autostima e di umore e da lì si è scoperto che fare attività fisica abbassava i livelli di rabbia, ansia e depressione, e portava queste persone ad avere una maggior sicurezza e stima in se stesse.

Il nesso tra Serotonina, disturbo bipolare e maniacale

Pubblicato il 11 Mar 2019 alle 11:19am

La serotonina, ormone della felicità, è il fulcro attorno al quale ruotano i meccanismi che si trovano alla base delle possibili vie di guarigione della depressione. Tale ormone, deve essere presente nell’organismo a sufficienza, onde evitare il brusco e persistente calo dell’umore. Un deficit di questo neurotrasmettitore però, potrebbe, anche determinare altri tipi di disturbi psichici.

Il disturbo bipolare, è una malattia che riguarda l’alterazione del tono dell’umore caratterizzata da un’alternanza regolare di episodi di depressione maggiore ed episodi di mania (bipolare tipo 1) o di ipomania (bipolare tipo 2). I riscontri di questo possibile scenario sono stati scoperti da un gruppo di ricerca che ha condotto uno studio presso l’Università di Pisa, pubblicato sulla rivista «Scientific Reports»: il primo a dimostrare l’esistenza di un legame causale fra la riduzione dei livelli di serotonina nel cervello e l’insorgenza del disturbo bipolare.

Lo studio incentrato su sperimentazione condotta su topi, a cui veniva inibita la produzione di serotonina (e subito dopo mostravano comportamenti strani, come per esempio la perdita del senso del rischio, assimilabili a quelli delle persone che soffrono di disturbo maniacale) ha rivelato che se agli stessi animali veniva somministrato l’acido valproico, un farmaco comunemente usato per la cura del disturbo bipolare, i loro tratti comportamentali cambiavano e si normalizzavano.

Oltre all’analisi comportamentale, i ricercatori hanno condotto lo studio anche sulle cellule nell’ippocampo, dove i geni sono risultati essere più attivi proprio in corrispondenza della fase maniacale.

«Il nostro studio ha permesso di associare il deficit di serotonina allo sviluppo di sintomi riconducibili alla sindrome maniacale – spiega Massimo Pasqualetti, docente di biologia dello sviluppo e neuroscienze dell’ateneo toscano, coordinatore della ricerca -. Abbiamo dimostrato che la cosiddetta molecola della felicità è fondamentale per attenuare lo stress dettato da fattori di origine ambientale, mentre senza di essa il nostro cervello è più attivo: da qui appunto la fase maniacale che fa da contraltare alla depressione».

Depressione, in arrivo uno spray nasale dagli Usa

Pubblicato il 07 Mar 2019 alle 10:20am

Per il trattamento della depressione arriva dagli Usa, uno spray nasale a base di esketamina. La Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia che regola i farmaci, ha infatti approvato questo farmaco per la terapia della depressione negli adulti che hanno provato altri antidepressivi senza risultato. Poiché però c’è il rischio di gravi effetti collaterali (come sedazione e dissociazione), oltre che di abuso o cattivo uso, lo spray sarà disponibile solo attraverso un sistema di distribuzione molto ristretto e a certe condizioni mediche e sanitarie. (altro…)

Alzheimer, schizofrenia e depressione: buone speranze dalla pillola della memoria

Pubblicato il 01 Mar 2019 alle 11:05am

Alcune ricerche e scoperte fatte dagli scienziati danno nuove speranze nella cura all’Alzheimer. Tali ricerche si sono concentrate sulla mitofagia, un processo che ricicla i mitocondri (la centrale energetica della cellula) se difettosi. Secondo alcuni ricercatori, infatti, questo meccanismo detto di “ripulitura” permetterebbe di “ritardare o prevenire i danni al cervello durante la malattia”. Su questa azione si sono concentrati gli studiosi danesi e norvegesi (università di Copenhagen e università di Oslo) che hanno pubblicato un articolo su Nature Neuroscience. «Se l’azione di ripulitura non funziona bene avviene un’accumulazione eccessiva di mitocondri difettosi nel cervello -, ha spiegato Vilhelm Bohr, del Center for Healthy Aging and National Institutes of Health di Oslo – Sia negli uomini che negli animali con Alzheimer questa carenza nel processo è presente, se interveniamo in animali vivi migliorando la ripulitura i sintomi dell’Alzheimer scompaiono». Sia nell’Alzheimer che negli stati di demenza si verifica un’accumulazione delle proteine tau e beta amiloide che inducono la cellula alla morte. In nuovi modelli animali i ricercatori hanno verificato che, spingendo la mitofagia, tale accumulazione tende a invece a diminuire o a rallentare. (altro…)

Depressione: scoperta una della possibili cause scatenanti

Pubblicato il 09 Feb 2019 alle 10:58am

La carenza di specifici batteri intestinali potrebbe predisporre in alcune persone disturbi depressivi. A rivelarlo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Microbiology che ha coinvolto due campioni indipendenti ciascuno di oltre 1000 volontari. Condotto da Jeroen Raes del VIB-KU a Lovanio, in Belgio, lo studio ha evidenziato che due tipi di batteri, Coprococcus e Dialister, che sono consistentemente ridotti nell’intestino di individui che soffrono di depressione. In un sottogruppo del campione gli esperti hanno anche collegato l’attività di alcuni batteri intestinali alla salute mentale, in particolare la capacità dei batteri di produrre una sostanza simile alla ‘dopamina’ (un neurotrasmettitore associato anche a senso di gratificazione) che è risultata essere legata a maggiori livelli di salute mentale.

Gli esperti hanno prima studiato il genoma del microbiota intestinale di 1054 individui afferenti allo studio Flemish Gut Flora Project; poi hanno ripetuto l’analisi su un secondo campione di 1062 individui afferenti al Dutch LifeLinesDEEP. Nel campione vi erano anche pazienti colpiti da disturbi depressivi (diagnosticati dal medico di medicina generale). In entrambi i casi sono emerse differenze nella composizione del genoma intestinale di individui con diagnosi di depressione rispetto ai soggetti sani di controllo. È emersa una minore varietà di specie batteriche nell’intestino di individui che soffrivano di disturbi depressivi e in particolare una carenza di certi ceppi. I ricercatori si stanno preparando ora per intraprendere un nuovo studio sull’argomento su un nuovo campione di individui; la ricerca partirà in primavera.