depressione

Alzheimer, come prevenire e ritardare la malattia

Pubblicato il 26 Lug 2020 alle 6:32am

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sono circa 50 milioni le persone che nel mondo soffrono di demenza, con 10 milioni di nuove diagnosi ogni anno. La malattia di Alzheimer è la forma di demenza più comune e si stima costituisca il 60-70% dei casi. Un quadro che da decenni preoccupa gli esperti di salute pubblica che prevedevano un aumento di questa condizione di pari passo con l’invecchiamento della popolazione, soprattutto in Occidente. Alcune recenti ricerche hanno evidenziato come il trend non sia così marcato, forse per via dell’adozione di misure preventive e del miglioramento dello stile di vita.

I fattori di rischio e prevenzione della malattia

I ricercatori della Fudan University in Cina hanno provato a realizzare una metanalisi di 395 studi, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry: svelando che ci sono 10 fattori di rischio associati in modo significativo alla demenza di Alzheimer e 21 misure da adottare per cercare di diminuire il loro impatto.

Per prevenire la malattia gli scienziati sostengono che sia di fondamentale importanza, mantenersi in salute il più a lungo possibile facendo attenzione al proprio stile di vita. Adottando misure adeguate per prevenire diabete, ipertensione, eccesso di colesterolo cattivo, evitando traumi cranici, tenendo sotto controllo stress e trattando adeguatamente la depressione.

Inoltre, conducendo anche dell’attività fisica e mantenendo allenato il cervello e la memoria.

Aumento delle crisi epilettiche, disturbi del sonno e sintomi depressivi durante il lockdown delle persone

Pubblicato il 21 Mag 2020 alle 6:47am

In questi mesi di epidemia da Covid -19, esperti hanno rilevato un netto peggioramento delle crisi epilettiche in circa il 20% dei casi, disturbi del sonno nel 46,9% e sintomi depressivi nel 19%. A fotografare tale situazione, la Fondazione Lega Italiana Contro l’Epilessia, su un campione di quasi 1.000 persone (50% con epilessia, 50% non affette da epilessia). Obiettivo della ricerca, verificare lo stato di salute e benessere dei pazienti durante la pandemia di Covid-19.

Durante il periodo di lockdown, e a causa del forzato periodo di isolamento, circa il 40% delle persone affetta da epilessia ha manifestato sintomi, mentre in 2 pazienti su 10 si è verificato un aumento del numero delle crisi. Un problema, quest’ultimo, maggiormente riscontrato nelle persone in poli-farmacoterapia e con scarsa qualità del sonno.

A dirlo è il Prof. Oriano Mecarelli, Dipartimento di Neuroscienze Umane presso La Sapienza di Roma e Presidente LICE.

Nonostante la quasi totalità dei pazienti (il 93%) abbia continuato regolarmente le terapie anche durante il lockdown, ben il 37% del campione ha riferito problemi nella gestione della propria malattia e difficoltà nel follow-up e nell’assistenza medico-sanitaria. Dall’indagine, infatti, emerge che il 38% delle persone affette da epilessia ha riferito di avere in programma un controllo neurologico che cadeva nel periodo di lockdown, ma che nella maggioranza dei casi (96%) non è stato possibile ricevere. La difficoltà di accesso ai farmaci e la necessità di incrementare la terapia sono state le altre due problematiche principali incontrate dai pazienti durante il lockdown.

“Il sondaggio ha confermato la presenza di diverse criticità. Per questo motivo – aggiunge il Dott. Giovanni Assenza, Consigliere MacroArea LICE Lazio-Abruzzo e Coordinatore del Centro per la Diagnosi e Cura dell’Epilessia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico – si rende necessaria la messa a punto di servizi di telemedicina per garantire un adeguato follow-up dei pazienti, in particolare in questo momento di pandemia. Durante il periodo di lockdown, però, la tecnologia è andata in soccorso ai pazienti. Tra le persone che necessitavano di contattare il neurologo curante, il 71% ha avuto successo: il 43% attraverso sms o WhatsApp, il 25% tramite e-mail e il 31% via telefono. Da questi dati, quindi, si intuisce come lo sviluppo e il potenziamento della telemedicina sia assolutamente necessario. Grazie agli strumenti tecnologici oggi disponibili, infatti, sarebbe possibile assistere a 360° le persone con epilessia, anche in momenti difficili per il Sistema Sanitario come questo.”

A causa del Covid-19, il 63% degli italiani con insonnia, ansia e depressione

Pubblicato il 02 Mag 2020 alle 6:01am

“Il 63% delle persone ha disturbi come l’insonnia, mal di testa, mal di stomaco, ansia, panico e depressione”. A lanciare l’allarme è il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi.

Il 63% fa sapere l’ordine… dei connazionali si definisce “molto o abbastanza stressato”, mentre il 43% degli intervistati denuncia “un livello massimo di stress”. “Questo perché manca l’idea del futuro e noi, che eravamo abituati a proiettarci nel futuro, ci vediamo improvvisamente bloccati”, afferma Alessandra Lancellotti, psicoterapeuta e life coach.

“Stress da preoccupazione, lavoro, incertezza porteranno un’ondata di disturbi psichici nel Belpaese, andando ad appesantire un sistema sanitario già in difficoltà su questo fronte, in un paese dove il disturbo psichico ancora non viene riconosciuto socialmente – avvertono gli psicologi – Una grande onda di stress post-traumatico, che interesserà molti italiani, e che potrà rappresentare il vero conto salato della crisi in corso”.

“La società da liquida è divenuta pietrificata: non si guarda avanti. Le persone non sanno cosa fare di se stesse, sono lontani dai cari, siamo delle isole in mezzo al mare, ma un mare gelido, senza il sole dell’avvenire perché siamo orfani di futuro – commenta Lancellotti – Se possibile, è bene farsi aiutare da uno psicoterapeuta o da un life coach per trovare altre strade, altri percorsi, altre modalità del fare e compagni di viaggio in questa nuova epoca così oscura”.

Quarantena da coronavirus, causa di ansia e di irritabilità

Pubblicato il 06 Apr 2020 alle 7:27am

Secondo un’analisi di studi recenti, appena pubblicata su Lancet dagli psicologi del Dipartimento di medicina e psicologia del King’s College di Londra, che traccia il quadro delle ricadute dell’isolamento sulla salute, al fine di mitigarne gli effetti negativi, bisogna fare una netta distinzione, tra isolamento previsto per le singole persone ammalate o contagiate, e quarantena di massa, che ha lo scopo di verificare lo stato di persone apparentemente sane per evitare il propagarsi del contagio. È quello che ha fatto la Cina con la città di Wuhan e che, sia pure con regole diverse, viene chiesto anche a noi.

Situazioni simili negli effetti, ma psicologicamente molto diverse tra di loro. A spiegarlo è la psicologa clinica e docente all’Università Vita e Salute dell’ospedale San Raffaele di Milano, Valentina Di Mattei “Nel caso di una pandemia non esiste stigma sociale nei confronti del potenziale “untore”, come invece si è verificato in situazioni in cui la quarantena è stata disposta per piccoli gruppi di persone”.

Quali effetti dobbiamo aspettarci? “In quarantena decadono abitudini consolidate e spesso si è separati dagli affetti, quindi i due aspetti cruciali sono il senso di noia e l’isolamento. A questo in molte persone si aggiunge lo stress per il lavoro e la preoccupazione per gli effetti economici sulle loro attività. Il modo di affrontarli cambia molto in base alle risorse interiori personali, ma in generale i disagi che ne derivano sono un calo del tono dell’umore, maggiori livelli di ansia e paura, irritabilità, insonnia, confusione mentale e disturbi cognitivi, che vanno dalla difficoltà a mantenere la concentrazione alla ridotta attenzione”.

Depressione, un’app per le persone che soffrono

Pubblicato il 12 Feb 2020 alle 6:15am

Per i pazienti che soffrono di depressione è nata Giada. Un’app per telefoni cellulari e smartphone, realizzata da Edra con il supporto di Lundbeck Italia e studiata con un gruppo di esperti delle principali società scientifiche di Psichiatria. (altro…)

Depressione, approvato uno spray nasale

Pubblicato il 24 Dic 2019 alle 7:08am

E’ stato approvato dalla Commissione europea Spravato* (esketamina) uno spray nasale, in associazione a un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (Ssri) o un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (Snri), per gli adulti che soffrono di disturbo depressivo maggiore resistente al trattamento (Trd).

Si considerano affetti da Trd, tutti i pazienti che non hanno risposto positivamente ad almeno due diverse terapie antidepressive nel corso dell’ultimo episodio depressivo da moderato a grave.

A precisarlo una nota delle società farmaceutiche Janssen del Gruppo Johnson & Johnson.

Il disturbo depressivo maggiore (Mdd) colpisce circa 40 milioni di persone in Europa ed è la principale causa di invalidità al mondo. Per questi pazienti, l’obiettivo principale del trattamento è quello di alleviare i sintomi della malattia e ottenere la sua remissione, eliminando così, in larga parte tutti i sintomi depressivi.

Tuttavia, un terzo circa dei pazienti con Mdd non risponde alle terapie attualmente disponibili.

“L’approvazione di esketamina spray nasale – afferma Husseini K. Manji, responsabile globale dell’area terapeutica delle Neuroscienze presso Janssen Research & Development – offre un nuovo strumento per la cura dei pazienti affetti da disturbo depressivo maggiore resistente al trattamento con un meccanismo d’azione innovativo. Siamo molto fieri di introdurre una nuova opzione di trattamento innovativa, che contribuirà a colmare un’importante lacuna terapeutica”.

L’approvazione di esketamina si basa sui dati del programma di sperimentazione clinica condotto su pazienti con Trd, in cui oltre 1600 soggetti hanno ricevuto esketamina. I dati emersi dimostrano che nei pazienti adulti (18-64 anni), a partire dal secondo giorno di terapia, il trattamento con esketamina spray nasale e un antidepressivo orale iniziato ex novo era associato a una maggiore riduzione dei sintomi depressivi rispetto al trattamento con un antidepressivo orale iniziato ex novo e uno spray nasale placebo. Il 70% circa dei pazienti trattati con esketamina ha risposto al trattamento, ottenendo una riduzione dei sintomi pari o superiore al 50%.

“Ho avuto pazienti che hanno sofferto di Mdd per moltissimi anni e hanno provato tante terapie, aspettando spesso 4-6 settimane per ottenere un effetto. La rapidità d’azione e le elevate percentuali di remissione osservate negli studi cardine rendono esketamina spray nasale un’opzione terapeutica molto promettente per i pazienti che ne hanno più bisogno”, spiega Siegfried Kasper, presidente dell’International College of Neuropsychopharmacology ed ex direttore del dipartimento di Psichiatria e Psicoterapia dell’Università medica di Vienna.

Esketamina è un antagonista del recettore per il glutammato N-metil D-aspartato (Nmda) e quindi funziona in maniera diversa dalle altre terapie attualmente disponibili. Si ritiene che aiuti a ripristinare le connessioni sinaptiche tra le cellule cerebrali dei pazienti con Trd, rendendo possibile un aumento dell’attività e della comunicazione tra regioni specifiche del cervello. In base ai risultati degli studi clinici, si pensa che questo incremento di attività e comunicazione aiuti a migliorare i sintomi della depressione.

Lo smog inquina la mente, sale il rischio di depressione e suicidio

Pubblicato il 21 Dic 2019 alle 6:42am

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Health Perspectives, basato su dati di 16 Paesi, lo smog “inquina” la mente e l’umore aumentando anche il rischio di depressione e suicidio nelle persone che ne sono esposte. (altro…)

Attività fisica contro la depressione, annulla anche i rischi ereditari

Pubblicato il 09 Nov 2019 alle 6:15am

Fare attività fisica costante, protegge dalla depressione, anche le persone, che sono ad alto rischio per predisposizione genetica.

Trentacinque minuti di attività fisica al giorno in media sembrano sufficienti a neutralizzare il rischio di un episodio depressivo.

A darne notizia uno studio condotto presso il Massachusetts General Hospital (MGH) di Boston e pubblicato sulla rivista scientifica Depression and Anxiety: la pratica sportiva può minimizzare il rischio di un nuovo episodio depressivo in chi già soffre del disturbo e sembra controbilanciare il rischio genetico di depressione, suggerendo che la malattia non è un ‘destino inalienabile’ ma si può contrastare con corretti stili di vita.

Gli esperti hanno coinvolto nella loro ricerca quasi 8000 individui che hanno preso parte alla biobanca “Partners Healthcare”, esaminando per due anni il loro stato di salute e gli stili di vita (compresi i livelli di attività fisica svolta), registrando eventuali diagnosi di disturbi depressivi e confrontandone il genoma. In base alle informazioni genetiche gli esperti hanno calcolato per ciascuno un punteggio di rischio di disturbi depressivi. Ebbene è emerso che coloro che avevano il punteggio più alto (ad alto rischio di un episodio depressivo) ma che svolgevano regolarmente attività fisica erano protetti dal disturbo: in pratica il fatto stesso di praticare attività sportiva neutralizzava il loro rischio genetico. Invece, coloro che erano ad alto rischio genetico per la depressione e sedentari avevano una probabilità elevata di manifestare un episodio depressivo nei due anni di osservazione.

Depressione, donne più colpite rispetto agli uomini

Pubblicato il 18 Ott 2019 alle 6:27am

Il 19 ottobre si celebra la Giornata europea della depressione. (altro…)

Adolescenti, la pillola contraccettiva causa di depressione. Parola di esperti

Pubblicato il 02 Set 2019 alle 8:32am

Secondo recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Child Psychology, le giovani che fanno uso di contraccettivi orali da adolescenti sarebbero maggiormente esposte al rischio di sviluppare serie patologie psichiatriche, come ad esempio la depressione in età adulta.

A partecipare alle ricerche sono state 1236 donne provenienti da tutti gli Stati Uniti. Dopo aver appurato se avessero fatto uso di contraccettivi in precedenza, le volontarie sono state sottoposte a dei check up clinici per controllare il loro stato di salute.

Ebbene, i ricercatori in questione, hanno scoperto che le teenager che facevano uso di pillole contraccettive avevano tre il 200% e il 300% di possibilità in più di cadere in depressione da adulte rispetto a quelle che invece non le assumevano.