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Sindrome dell’occhio secco, più casi in Pianura Padana che al Centro-Sud, ecco perché

Pubblicato il 14 Lug 2019 alle 6:38am

La sindrome dell’occhio secco è molto più diffusa in Pianura Padana piuttosto che altrove, lo dice anche la scienza in una ricerca che sostiene che la colpa sia da attribuire allo smog e alla tecnologia, più diffusi in questa area.

Si tratta infatti dell’esito emerso nel corso di una campagna di prevenzione promossa dall’8 maggio al 14 giugno dal Centro italiano occhio secco (Cios) di Milano in collaborazione con la Clinica oculistica dell’università dell’Insubria di Varese, sotto la guida del ministero della Salute, Regione Lombardia, Comune di Milano e Società italiana di oftalmologia (Soi). Nata con l’obiettivo di «informare e sensibilizzare la popolazione su una patologia oculare molto diffusa, ma ancora sottovalutata e poco conosciuta», l’iniziativa ha permesso di eseguire gratuitamente 745 screening nei 15 centri aderenti in tutta la Penisola.

«Gli esami diagnostici – riferiscono gli organizzatori – hanno rilevato che l’83% dei pazienti dei centri dell’area della Pianura Padana (Milano, Varese, Torino e Padova), dove l’inquinamento ambientale e l’utilizzo delle tecnologie è più diffuso, presentava la sindrome dell’occhio secco (nel 29% dei casi in forma moderata), contro il 73% delle persone visitate nelle altre strutture aderenti all’iniziativa (Napoli, Arezzo, Pisa, Bari, Catania, Sassari e Lecce)». Gli screening hanno evidenziato che «l’utilizzo della tecnologia per più di 6 ore al giorno era maggiore tra i pazienti dei centri della Pianura Padana (47%) rispetto al gruppo del Centro e Sud Italia (33%)».

Tra le molteplici cause che scatenano la sindrome dell’occhio secco, fra i quali gli esperti elencano per esempio «invecchiamento, alterazioni ormonali, malattie sistemiche, fumo, alcol», rivestono «un ruolo chiave gli inquinanti atmosferici, che possono attivare segnali pro-infiammatori e influenzare la composizione del film lacrimale. L’inquinamento spesso supera la soglia massima consentita soprattutto nei grandi centri abitati», e «nel campione preso in esame il 33% della popolazione della Pianura Padana vive in città con oltre 500 mila abitanti». «Ma può alterare la funzionalità lacrimale – avvertono gli specialisti – anche lo stile di vita: soggiornare a lungo in ambienti con l’aria condizionata oppure usare per molte ore il computer, il tablet o il cellulare. Di fronte a questi dispositivi tecnologici si tende infatti ad ammiccare meno frequentemente, riducendo la produzione del liquido lacrimale».

Milano, il nuovo Policlinico con il primo giardino terapeutico al mondo. Progetto con fondi privati, realizzato dall’architetto Boeri

Pubblicato il 09 Giu 2019 alle 8:48am

Un progetto molto affascinante e all’avanguardia quello del nuovo Policlinico, realizzato dallo studio di Stefano Boeri.

«Sarà il primo giardino pensile terapeutico del mondo. Una finestra di verde a 18 metri dal suolo affacciata nel cielo di Milano». 6900 metri quadrati a disposizione dei pazienti e in certe occasioni aperti a tutta la cittadinanza.

Intanto si attende la posa della prima pietra e la conclusione dei lavori è prevista per il 2022. L’architetto è vincitore di un doppio riconoscimento per il Bosco Verticale, spiega con queste parole il suo interessantissimo progetto «Finalmente si smetterà di parlare del grattacielo di Isola perché la più grande attrattiva verde di Milano sarà il Policlinico, dove tra spazi per bambini, piante officinali ed eventi culturali si cercherà di rendere più serena la degenza dei pazienti».

900 posti letto e 22mila metri quadrati dunque e il primo giardino pensile terapeutico al mondo.

Per il presidente della Fondazione Ca’ Granda il nuovo polo, composto di due blocchi gemelli di sette piani collegati da una piastra centrale con giardino pensile e una galleria commerciale pedonale, non solo un innovativo progetto sanitario ma una grande opera architettonica, urbanistica e ambientale capace di trasformare radicalmente il cuore della città. «La Ca’ Granda è un’istituzione per i milanesi sin dal 1456», ricorda Marco Giachetti, «che grazie alla filantropia dei cittadini può autofinanziare la nuova struttura ospedaliera». Dei 266 milioni necessari al nuovo centro che accorpa i reparti superando l’idea novecentesca dei padiglioni, 200 sono stati ricavati grazie a un Fondo di Housing Sociale proprio. Tra la cessione di quote a Cassa Depositi e Prestiti e la valorizzazione e vendita degli immobili di proprietà del Policlinico, l’ospedale diventa così il primo esempio in Italia di nosocomio pubblico che si riqualifica utilizzando quasi esclusivamente finanze autonome. I restanti 66 milioni sono arrivati dal Ministero della Salute (36) e dalla Regione Lombardia (30).

Lombardia, prima regione che autorizza la sepoltura congiunta di animali e padroni

Pubblicato il 28 Feb 2019 alle 12:19pm

Il consiglio regionale della Lombardia ha approvato la riforma della legge sui servizi funerari e cimiteriali, introducendo una importante novità riguardante le ceneri degli animali domestici. Novità che farà sicuramente piacere a affezionati degli amici a 4 zampe. (altro…)

Lombardia, è legge. Sì a telecamere negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia

Pubblicato il 28 Nov 2018 alle 10:50am

In Lombardia, telecamere negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia: è legge. Il consiglio regionale ha dato il via libera ieri con 57 sì alla legge «Iniziative a favore dei minori che frequentano nidi e micro nidi» che favorisce l’installazione di telecamere. Il Movimento 5 Stelle ha votato a favore con il centrodestra, 16 no dai consiglieri Pd e di +Europa. Il provvedimento è stato promosso dalla giunta su proposta del presidente Attilio Fontana e dell’assessore alle Politiche per la famiglia Silvia Piani che sottolinea come l’obiettivo sia di «tutelare i bimbi prevenendo i maltrattamenti, sebbene i siano casi isolati, e favorendo a tale scopo l’installazione su base volontaria dei sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso. I filmati registrati all’interno saranno resi disponibili esclusivamente all’autorità giudiziaria». C’è stato un lungo confronto tra Regione e categorie, l’assessore sottolinea di aver «ricevuto il sostegno e l’apprezzamento di tanti operatori del mondo della formazione, del sistema sociosanitario e della sicurezza». Con questo passaggio la Regione assegna 600mila euro per l’acquisto di telecamere a circuito chiuso (300mila per il 2019 e altrettanti per il 2020), 300mila euro per la formazione degli operatori (sempre spalmanti su due anni) per un totale quindi di 900mila euro.

Aids, Lazio e Lombardia ai primi posti della classifica anche per scarsità di informazione tra i giovanissimi

Pubblicato il 23 Nov 2018 alle 10:37am

Lazio e Lombardia guidano la classifica delle regioni con maggiore dell’Hiv e maggiore disinformazione. Questo è quanto emerge dal sondaggio condotto dal 2013 ad oggi dall’Associazione Nazionale per la Lotta contro l’Aids. Sono 14 mila i ragazzi intervistati, un dato che ha permesso di verificare la consapevolezza dei giovani su Hiv/Aids, portando alla luce anche abitudini ed esigenze in ambito sessuale, sull’uso del preservativo e sulla conoscenza delle altre malattie sessualmente trasmissibili. (altro…)

Accertati 138 casi di polmonite a Brescia. La Regione vuole vederci chiaro

Pubblicato il 11 Set 2018 alle 9:43am

La Regione Lombardia vuole vederci chiaro sui 138 casi di polmonite accertati a Brescia. “Attraverso Ats Brescia” ha detto l’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, si stanno svolgendo indagini “volte a individuare possibili correlazioni tra i casi di polmonite che si stanno manifestando da alcuni giorni nei territori della Bassa Bresciana Orientale. Ad oggi, risultano 138 accessi per polmonite al Pronto Soccorso dei presidi ospedalieri di Montichiari, Manerbio, Desenzano del Garda, Gavardo, Asola, Castiglione delle Stiviere e Mantova”. (altro…)

Lombardia, endometriosi: un nuovo decreto regionale per la cura delle pazienti

Pubblicato il 11 Lug 2018 alle 6:05am

La Regione Lombardia interviene sull’assistenza delle circa 160.000 donne che soffrono di endometriosi. Una malattia infiammatoria cronica che colpisce le donne in età fertile, causa di forti dolori addominali e spesso anche infertilità. (altro…)

Calano in tutto il mondo le adozioni internazionali, ecco perché

Pubblicato il 26 Mag 2018 alle 6:13am

Calano in tutto il mondo le adozioni internazionali. Le cause sono certamente da ricercare in tantissimi fattori. Tra tutti spiccano, senz’altro: – la mancanza di un supporto sia di tipo economico che psicosociale alle famiglie; – la sempre maggiore complessità dei problemi psico-fisici, per traumi o malattie, di una ampia parte dei bambini adottabili (i cosiddetti bambini “special needs”); – i tempi lunghi e gli alti costi della pratica di adozione e la debole collaborazione con i Paesi di origine dei bambini.

A queste si aggiungono poi, anche la preoccupazione per la possibilità di pratiche illecite e per il clima di sospetto suscitato dai recenti scandali relativi a presunte adozioni illegali che avrebbero coinvolto anche l’Italia, la crisi economica, l’incertezza occupazionale, il fatto che tante coppie decidono tardi di avere figli e quando si accorgono di non poterli avere desistono anche dall’adottarli, considerate le tante difficoltà previste per averli.

In Italia ad esempio, le adozioni internazionali sono aumentate fino al 2010, anno in cui sono stati adottati 4.130 bambini, per subire poi un netto calo costante fino al 2016 con soli 1.872 bambini adottati (pari a una decrescita del 55%) fino al dato più basso registrato nel 2017, di cui solo 1.439 pratiche sono andate a buon fine.

Questi i dati emersi nel corso nella due giorni di lavoro “EurAdopt 2018”, Conferenza Internazionale promossa dall’omonimo network fondato a L’Aja nel 1993 e composto oggi da 26 enti che si occupano di adozioni internazionali, che si è tenuta alcuni giorni fa a Milano, dopo dieci anni grazie al contributo di CIAI – Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, ente del Terzo Settore autorizzato per le adozioni internazionali che da 50 anni si occupa dei bambini soli e abbandonati in diversi Paesi del mondo.

In Italia, nonostante le tante difficoltà e criticità, si rileva che le adozioni sono più alte che altrove. Il nostro Paese, si attesta infatti come il secondo Stato dell’accoglienza nel mondo, dopo Stati Uniti e Spagna, Francia e Canada, a dimostrazione del fatto che il sistema italiano delle adozioni internazionali, funziona e che sono veramente le famiglie che adottano un bambino di un altro posto del mondo in stato di abbandono.

“Sono dati molto significativi che implicano un’analisi più dettagliata per comprenderne motivazioni e trend futuri”, dichiara Paola Crestani, Presidente di CIAI. “La lettura non si esaurisce certo né in chiave positiva, in quanto è diminuito il numero dei bambini che hanno bisogno di trovare una famiglia all’estero, né in chiave negativa, in quanto le famiglie non si rendono più disponibili all’accoglienza in adozione. Oggi tutti gli esperti convengono su quello che definiscono un fenomeno certamente complesso: fattori culturali, sociali, scientifici, economici, religiosi e politici hanno mutato progressivamente la realtà dell’adozione internazionale in tutti questi anni, ridimensionando di fatto il fenomeno. Talvolta, però, il sistema si inceppa a causa di episodi illegali: per questo è indispensabile che ciascuno degli attori coinvolti nel processo adottivo metta in atto le misure necessarie, per ciò che gli compete, a garantire che ogni singola adozione sia fatta nel superiore interesse del minore e nel rispetto dei suoi diritti”.

Guardando ancora ad altri dati relativi alle adozioni nel nostro Paese scopriamo anche che negli ultimi due anni (2016 e 2017) il maggior numero di famiglie adottive risiede in Lombardia, circa il 16% del totale italiano. Una delle ragioni può essere ricercata nel fatto che è una delle regioni italiane più produttive in assoluto, la più ricca e perché proprio in questa Regione sono nati i primi enti autorizzati per l’adozione internazionale, ancora prima che la legge sancisse obbligatoriamente il loro ruolo con la ratifica della Convenzione de L’Aja del 1993. Attualmente la Lombardia con 29 sedi di enti che vi operano è seconda solo al Lazio, dove se ne contano 31.

Eterologa: al Niguarda la prima banca del seme, ticket di 66 euro

Pubblicato il 01 Gen 2018 alle 7:46am

La prima banca regionale del seme arriva in Lombardia e sarà realizzata all’ospedale Niguarda. Come da disposizione nazionale, la procreazione medicalmente assistita eterologa entra nei cosidetti «livelli essenziali di assistenza» (lea) e dal primo gennaio del 2018 i lombardi potranno usufruirne provvedendo a corrispondere al servizio sanitario 66 euro di ticket (36 euro da tariffa ordinaria più altri 30 di tariffa aggiuntiva regionale) a fronte di un costo che, altrimenti, oscillerebbe tra i 1.500 e i 4mila euro.

Tre le modalità di fecondazione previste dalla delibera approvata dall’esecutivo di Palazzo Lombardia sulla scorta della legge nazionale: eterologa con seme da donatore con inseminazione intrauterina, con seme da donatore in vitro o con ovociti da donatrice. «Prestazioni che – si specifica nella nota diramata ieri dalla Regione – potranno essere effettuate per massimo tre cicli nelle strutture sanitarie pubbliche, in regime ambulatoriale, fino al compimento del 43esimo anno di età».

«Come anticipato, a partire dal primo gennaio del 2018 le prestazioni di procreazione medicalmente assistita eterologa saranno garantite dal sistema sociosanitario lombardo attraverso le strutture accreditate e a contratto – dichiara Giulio Gallera, assessore regionale al Welfare, al termine della riunione Giunta –. Abbiamo disposto, inoltre, che l’Azienda socio sanitaria territoriale Niguarda di Milano presenti entro il 30 aprile 2018 uno studio di fattibilità per la creazione di una banca regionale di crioconservazione dei gameti per rendere concretamente realizzabili le procreazioni medicalmente assistite in Lombardia».

«L’incarico per la creazione della banca di crioconservazione del seme – prosegue l’assessore – ha origine dalla scarsa disponibilità di cellule riproduttive provenienti da donatori depositati in altri centri di conservazione italiani. Il mandato affidato all’Asst Niguarda, che possiede le necessarie caratteristiche e competenze tecniche, pertanto, consiste nel presentare uno studio comprensivo di costi per la realizzazione e il mantenimento della banca regionale adeguata ai requisiti strutturali, impiantistici, tecnologici e organizzativi previsti dalla normativa vigente in materia di qualita’ e sicurezza della conservazione, stoccaggio e distribuzione dei gameti». N

Inoltre, «Abbiamo, invece, confermato l’operatività, alla Fondazione Irccs Ca’ Granda Policlinico di Milano, di un archivio informatico interoperabile tra tutti i centri di procreazione medicalmente assistita ma obbligati a conferire i dati, affinché sia garantita la tracciabilità e sicurezza delle cellule riproduttive dalla donazione, all’eventuale nascita» conclude Gallera.

City Angels: 24 dicembre preghiera interreligiosa al Memoriale della Shoah. Il 6 gennaio Befana del clochard

Pubblicato il 22 Dic 2017 alle 8:34am

Una festa di Natale per i senzatetto sarà organizzata anche quest’anno nella Stazione Centrale di Milano: e si svolgerà alla Vigilia, domenica 24 dicembre, a mezzogiorno davanti al Memoriale della Shoah. (altro…)