rischi

Quali sono i farmaci venduti senza prescrizione medica che possono far male?

Pubblicato il 12 Mag 2019 alle 6:40am

Secondo quanto dimostrato da un sondaggio, condotto dalla rivista 60 millions de consommateurs, alcuni farmaci da banco sono molto più pericolosi per i pazienti di quanto non si possa mai immaginare. (altro…)

Antibiotici, i medicinali pericolosi che fanno diventare invalidi

Pubblicato il 19 Apr 2019 alle 11:57am

Finire col diventare invalido per una semplice sinusite basta veramente molto poco. Non si tratta, esclusivamente di una complicazione patologica, ma di un terribile effetto collaterale della cura. Sono molti, infatti, i farmaci che prevedono tra le conseguenze non previste dell’ assunzione disturbi ben più gravi, che in alcuni casi possono anche portare anche alla morte.

E’ il caso di una famiglia di antibiotici su cui l’ Agenzia italiana del farmaco ha deciso di puntare i riflettori fino ad arrivare al divieto della commercializzazione a causa di alcuni principi attivi in esso contenuti.

La classe di farmaci attenzionata dall’ autorità nazionale che opera sotto la vigilanza e la direzione del ministero della Salute, è quella degli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici che curano le infezioni di vario tipo. In particolare quelle che colpiscono l’ apparato respiratorio e quello urinario. Farmaci che vengono normalmente prescritti, in caso di faringiti, tonsilliti, bronchiti, rinosinusiti, otiti e cistiti.

Medicinali che secondo quanto riporta l’ Aifa in una circolare diffusa pochi giorni fa, possono provocare «reazioni avverse invalidanti, di lunga durata e potenzialmente permanenti, principalmente a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso».

Nei casi più gravi che riguardano ossa e muscoli si possono verificare tendiniti, rotture del tendine, mialgia, debolezza muscolare, artralgia, gonfiore e disturbi della deambulazione. Sul fronte del sistema nervoso centrale e periferico gli effetti collaterali gravi vanno dall’insonnia alla depressione, dall’affaticamento ai disturbi della memoria, fino ad arrivare alla compromissione della vista, dell’ udito, dell’ olfatto e del gusto. Nel caso dei fluorochinoloni ci sono anche rischi di aneurisma aortico e di dissezione aortica.

Fumo, iniziano dai 10 anni in su

Pubblicato il 08 Apr 2019 alle 6:29am

A partire dai 10 anni, nella fascia d’età tra i 13 e 15 anni, un ragazzo su cinque fuma sigarette tradizionali. Questi i dati allarmanti che emergono dal sistema di sorveglianza Global Youth Tobacco Survey, un’indagine che ha coinvolto 180 Paesi sull’uso del tabacco fra i giovanissimi, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il dossier registra anche un boom per le sigarette elettroniche utilizzate dal 18% degli intervistati.

L’indagine rivela anche come sia relativamente semplice per i ragazzi acquistare sigarette tradizionali o elettroniche, nonostante viga il divieto di vendita ai minori, e come la scuola non sia ancora percepita, pur essendo il fumo vietato sia all’interno che all’esterno degli istituti, come un luogo dove non si possa fumare. La terza raccolta dati della Sorveglianza Gyts è stata effettuata in Italia nell’anno scolastico 2017-2018. L’indagine ha coinvolto 33 scuole secondarie di primo grado e 33 scuole secondarie di secondo grado, per un totale di quasi 1.700 studenti coinvolti.

In Italia le ragazze sono fumatrici abituali di sigaretta tradizionale nel 24% dei casi contro il 16% dei coetanei maschi, mentre per quanto riguarda le sigarette elettroniche emerge che i ragazzi sono quelli che la usano di più (22% contro 13%). I dati mostrano, inoltre, che in soli 4 anni la diffusione della e-cig è diventata paragonabile a quella della sigaretta tradizionale: i fumatori abituali sono più che raddoppiati (attestandosi ora al 18%) mentre i consumatori occasionali sono aumentati del 60% (ora sono il 44%).

L’idea di smettere quando vogliono è maturata nell’81%, degli intervistati, ma in realtà, solo poco più della meta’ ha tentato realmente di farlo negli ultimi 12 mesi e solo 1 su 2 ha ricevuto un aiuto per riuscirci. Un ragazzo su 2 riferisce poi di essere stato esposto al fumo passivo in casa. A scuola la percentuale di insegnanti che fumano all’interno nella scuola è passata dal 44% del 2010 al 14% del 2018, cosi’ come quella degli studenti che scende da 56% del 2010 al 29% del 2018.

Radiazioni da smartphone, ecco la lista dei modelli con valori più alti

Pubblicato il 03 Apr 2019 alle 9:11am

Gli smartphone sono controllati accuratamente prima di lanciarli in commercio dall’ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni sugli smartphone che ha proprio il compito di stilare una lista e aggiornala con i nuovi modelli e verificare che il loro valore SAR non superi determinati limiti.

In quanto, anche se non sono cosi forti da provocare mutazioni genetiche, le radiazioni emesse dagli smartphone possono provocare riscaldamento eccessivo dei tessuti muscolari, problemi di udito, tumore al cervello se tenuti troppo a contatto con la testa, e vomito, nausea e mal di testa.

Il valore SAR è un valore in percentuale che indica quante radiazioni il corpo umano riesce ad assorbire ogni volta che è esposto a quel modello di smartphone; grazie ad una lista stilata da Statista abbiamo scoperto quali sono i modelli più pericolosi di altri. Dobbiamo comunque specificare i modelli che hanno un valore SAR maggiore sul mercato già da un lungo periodo; infatti, i modelli più recenti non risultano poi essere cosi pericolosi. Questi quelli con valori più alti rispetto alla normativa europea SAR:

A seguire la lista completa

Honor View 10 – 1,03 Watt per kg Sony Xperia X Compact – 1,08 Watt per kg Honor 5C – 1,14 Watt per kg Sony Xperia XZ Premium – 1,21 Watt per kg Apple iPhone 7 Plus – 1,24 Watt per kg Honor 9 1,26 Watt per kg BlackBerry DTEK60 – 1,28 Watt per kg ZTE Axon 7 Mini – 1,29 Watt per kg Xiaomi Redmi Note 5 – 1,29 Watt per kg Apple iPhone 8 – 1,32 Watt per kg OnePlus 6 – 1,33 Watt per kg Google Pixel 3 – 1,33 Watt per kg HTC Desire 12/12+ – 1,34 Watt per kg Sony Xperia XZ1 Compact – 1,36 Watt per kg Huawei P9 Lite – 1,38 Watt per kg Apple iPhone 7 – 1,38 Watt per kg Xiaomi Mi9 – 1,389 Watt per kg OnePlus 5 – 1,39 Watt per kg Google Pixel 3 XL – 1,39 Watt per kg Huawei Nova Plus – 1,41 Watt per kg Huawei P9 – 1,43 Watt per kg Huawei GX8 – 1,44 Watt per kg Xiaomi Mi Mix 3 – 1,45 Watt per kg Motorola Moto Z2 Play – 1,455 Watt per kg Huawei P9 Plus – 1,48 Watt per kg Honor 8 – 1,5 Watt per kg HTC U12 Life – 1,48 Watt per kg OnePlus 6T – 1,55 Watt per kg Xiaomi Mi Max 3 – 1,58 Watt per kg Huawei Mate 9 – 1,64 Watt per kg OnePlus 5T – 1,68 Watt per kg Xiaomi Mi A1 – 1,75 Watt per kg

Comunque sia, un uso minore dello smartphone potrebbe solo beneficare; i consumatori, dovrebbero solo avere un po’ di buonsenso durante la quotidianità:

Per esempio, non tenerlo addosso se non è necessario; Utilizzare il viva voce durante una chiamata per non avvicinarlo all’orecchio e di conseguenza, alla testa; Inviare un messaggio invece di effettuare una telefonata; Non conservare lo smartphone nelle tasche interne delle giacche, evitando così di tenerlo vicino ad organi vitali.

Autismo: vitamine in gravidanza per ridurre il rischio

Pubblicato il 03 Apr 2019 alle 6:30am

In occasione della XII edizione della giornata internazionale dell’autismo, celebrata ieri 2 aprile, in tutto il mondo, l’attenzione è stata posta quest’anno sull’importanza dell’assunzione delle vitamine nella fase prenatale per i bambini a rischio e la campagna di raccolta fondi #sfidAutismo19. (altro…)

Palpitazioni cardiache, quando sono preoccupanti. I segnali per capire se si è prossimi a un infarto

Pubblicato il 30 Mar 2019 alle 7:17am

La palpitazione cardiaca è una strana sensazione al petto consistente in un piccolo fallimento della frequenza cardiaca, ovvero di quegli impulsi elettrici che mantengono il cuore in movimento; quando però, uno di questi impulsi non è sincronizzato, si avvertono palpitazioni nel petto.

“Il più delle volte, non è niente di grave, ma possono occasionalmente segnalare un grave pericolo. Ci sono molti tipi di disturbi del ritmo cardiaco” spiega il cardiologo e professore associato di medicina interna presso la Facoltà di Medicina dell’Università dell’Iowa, Denice Hodgson-Zingman.

Se questi impulsi elettrici sfuggono di mano, potreste avvertire una sensazione di spessore al collo e un cuore che batte in modo accelerato, dice ancora il professor Hodgson-Zingman. “Altre patologie del ritmo cardiaco si traducono in semplici battiti intermittenti aggiuntivi o in una serie di battiti. Poiché questi battiti extra sono troppo veloci per consentire al cuore di pompare il sangue in modo efficiente, sembra che al cuore ne manchino alcuni. “

Joe Lau, cardiologo di Northwell Health ed esperto dell’American Heart Association, sostiene che “le palpitazioni sono un sintomo, quindi non c’è modo di definire il sintomo in generale perché, per definizione, i sintomi variano da un paziente all’altro”, afferma Emily Zeitler, un elettrofisiologo, uno specialista del ritmo cardiaco, presso il centro medico di Dartmouth-Hitchcock aggiungendo anche che le palpitazioni devono essere valutate da un medico.

Ma quali sono i segnali che il corpo lancia un mese prima di avere un’infarto?

1- Palpitazioni frequenti

“A seconda della causa esatta del disagio, alcuni pazienti avranno sintomi poco frequenti, mentre altri sperimenteranno diversi episodi in corso ogni giorno, ogni episodio potrebbe durare diversi minuti”, afferma il Dr. Lau.

Se le palpitazioni sono rare non dovete correre dal dottore, potrebbe trattarsi di stress, ansia, caffeina, alcol, malattia o gravidanza.

2- Dolore al petto

Se avvertite invece dolore al petto, correte direttamente al pronto soccorso (o chiamate un’ambulanza) se avete anche in aggiunta palpitazioni, è un classico segno che il vostro cuore sta subendo una minaccia.

3- Problemi a trattenere il respiro

Se avete palpitazioni, e la sensazione di svenire, andate subito al pronto soccorso, perché è molto probabile che si tratti di un infarto.

4- Perdita di conoscenza

Se in aggiunta allo svenimento la perdita di coscienza è preceduta o seguita da palpitazioni sarebbe meglio rivolgersi immediatamente ad uno specialista, questo potrebbe indicare un problema cardiaco. Secondo il Dr. Lau, vertigini e gonfiore delle gambe associate a palpitazioni possono essere gravi segnali di problematiche cardiache.

5- Sintomi da ictus

“Qualsiasi sintomo come cedimento del viso, confusione, difficoltà nell’individuare parole o cambiamenti visivi, dovrebbe farci preoccupare”, dice Zingman. Date un’occhiata per questo, a questo elenco di sintomi di ictus qui sotto, da conoscere assolutamente.

6- Avvertite strane sensazioni al petto

Se i vostri sintomi non sono preoccupanti, ma vi sentite male o dovete stare a letto perché presentate delle strane sensazioni al petto, potete solo migliorare le vostre condizioni ricevendo un trattamento adeguato. Recatevi da uno specialista.

7- Hai palpitazioni per molto tempo

Le palpitazioni ripetitive, sono invece, molto pericolose in quanto possono indebolire il muscolo cardiaco. “Anomalie del ritmo cardiaco, se non trattate e persistenti per settimane o addirittura mesi, possono indebolire il muscolo cardiaco”, questo è quanto afferma Hodgson-Zingman. Questa condizione è chiamata cardiomiopatia. Fortunatamente, questa forma di cardiomiopatia è spesso completamente reversibile una volta corretto il disturbo del ritmo cardiaco. ”

Inoltre, anche problemi meno pericolosi come la fibrillazione atriale (Fibra) possono avere conseguenze a lungo termine in quanto “associata a un rischio molto più elevato di ictus che può causare cardiomiopatia se non viene riconosciuta e trattata”, dice. Consumare regolarmente determinati alimenti per aiutare a prevenire problemi cardiaci.

8- Quando il cuore inizia a battere molto velocemente

Se vi accorgete che il vostro cuore inizia a battere molto velocemente, potrebbe significare che la pressione sanguigna sta diminuendo. “Quando la pressione sanguigna è bassa, il cuore compensa battendo più velocemente e più forte, il che può dare l’impressione di un battito cardiaco o di una corsa”, afferma il dott. Hodgson-Zingman.

Se è temporaneo, può essere il risultato di uno scoppio o di forti emozioni. Tuttavia, se persiste è sempre meglio consultare un medico.

9- Se avete già avuto problemi cardiaci

Se avete già una malattia cardiaca, qualsiasi problema di aritmia deve mettervi in allarme. “Una persona con cardiomiopatia è talvolta predisposta a battiti ventricolari aggiuntivi dalle camere inferiori del cuore”, afferma il dott. Lau. Quando questi battiti cardiaci diventano frequenti e veloci, è chiamata “tachicardia ventricolare”, un fenomeno che, a livello cardiaco indebolito, può causare l’arresto cardiaco. “

10- Se già avete avuto prima un infarto

Se siete già state vittime di un infarto, fate molta attenzione, in quanto, il muscolo cardiaco danneggiato da un precedente attacco verrà cicatrizzato, il che potrebbe anche predisporre alla tachicardia ventricolare. Dovete subito essere trattati magari anche con un defibrillatore.

Il dott. Hodgson-Zingman afferma inoltre che i pazienti con malattie cardiache dovrebbero essere valutati e monitorati regolarmente per i ritmi cardiaci anormali.

11- Se avete altri problemi di salute

Se oltre alla precedente malattia cardiaca, avete anche altri problemi di salute che potrebbero causare palpitazioni pericolose – o anche se i problemi comuni del ritmo cardiaco come la fibrillazione atriale non sono di solito gravi, potrebbero rivelarsi tali in alcune persone: “Se il paziente ha altri fattori di rischio come il diabete, l’ipertensione e le malattie vascolari, il suo rischio di ictus può essere più alto perché la fibrillazione atriale può causare coaguli di sangue nel cuore, che possono arrivare al cervello e causare un ictus “, afferma il dott. Lau.

12- Invecchiamento

Con l’avanzare degli anni, le palpitazioni possono diventare sempre più comuni e più gravi negli anziani. “Con l’età, è normale che il sistema elettrico del muscolo cardiaco si stanchi”, afferma Hodgson-Zingman. Ciò può causare battito cardiaco irregolare e potrebbe indicare che è necessario un pacemaker. ”

Inoltre, alcuni tipi di disturbi del ritmo cardiaco aumentano con l’età. “La fibrillazione atriale si verifica in circa il 20% delle persone di età superiore agli 80 anni e diventa più comune con l’età”, afferma la dott.ssa Zeitler. Secondo il CDC statunitense, il 9% delle persone sopra i 65 anni soffre di questa condizione.

13- Morte improvvisa e ereditarietà

Qualunque sia la vostra età, se avete una storia familiare di morte improvvisa prima dei 50 anni, o se avete un membro della vostra famiglia che soffre di cardiomiopatia, dovete stare molto attenti alle palpitazioni cardiache. Parlate con il vostro medico di fiducia dei sintomi e della vostra storia familiare.

Fame emotiva, come superarla

Pubblicato il 23 Mar 2019 alle 12:57pm

La fame emotiva è un comportamento alimentare che spinge a chi ce l’ha ad utilizzare il cibo in maniera inappropriata, come fonte di sfogo delle proprie frustrazioni, emozioni negative: rabbia, tristezza, malinconia, sgomento, abbandono. Sono le principali cause scatenanti di un bisogno di mangiare per sentirsi meglio.

In questi casi la voglia di mangiare non serve a rispondere a un bisogno fisiologico, ma a soddisfare un aspetto che è di natura psicologica: il fatto è che è molto difficile distinguere un attacco di fame emotiva dalla fame reale.

La fame emotiva si distingue da quella fisiologica in quanto si ha la sensazione che non si plachi con qualsiasi cibo ma ci porti a consumare i cibi cosiddetti spazzatura, come dolci, gelati, patatine, snack, noccioline, cioccolato e tutte le altre schifezze che fanno male alla salute e alla linea.

Spesso, a soffrire di fame emotiva, sono le persone più sensibili, buone e intelligenti. Questo non vuol dire essere deboli, ma semplicemente affrontare i problemi e le delusioni che sono più grandi di loro, attraverso il cibo, vista come una fonte di sfogo.

A volte basta una giornata storta, un litigio con il partner o semplicemente un momento di stanchezza per avere subito il bisogno di mangiare qualcosa di buono, dolce o salato che sia!

Solitamente la fame emotiva serve a superare le emozioni negative e ad ottenere dei momenti di piacere, relax, distensione e calma che pensiamo di non riuscire ad ottenere senza cibo.

Come combatterla?

1. Come prima cosa cercare di capire la causa

Ogni volta che state per buttarvi a capofitto sul cibo, fermatevi un attimo e pensate a cosa provate: rabbia? Tristezza? O è semplicemente fame?

2. Non mentite a voi stessi

Guardatevi dentro e scoprite in tutta onestà quali siano i possibili vantaggi quando vi sfogate con il cibo. Questo esercizio vi aiuterà a mettere a fuoco delle possibili alternative al cibo per sentirvi subito meglio.

3. Perdonate voi stessi

Anche se avete fame e la vostra è una fame emotiva e non riuscite ad vere la meglio, imparate ad accettare le vostre debolezze e a perdonarvi: se non lo farete non potrete agire e risolvere il problema.

4. Fate esercizio fisico

Fare attività fisica vi aiuta a scaricare stress, rabbia, tensioni e tristezza: in questo modo supererete le vostre emozioni negative che portano a sfogarti sul cibo.

5. Scegliete i cibi giusti

Quando la fame prende il sopravvento, tenete a portata di mano cibi sani e ricchi di fibre come frutta e verdura in modo da limitare i danni. Altrimenti poi dovrete fare i conti anche con la linea!

6. Fate il pieno di triptofano

Il triptofano è un amminoacido che si trova nel cacao, nella frutta secca e nei semi oleosi. Agisce sulla produzione della serotonina, l’ormone del piacere che aiuta a migliorare l’umore. Assumete un po’ di cacao nel latte ogni mattina!

Stress da lavoro potrebbe favorire la comparsa del diabete

Pubblicato il 16 Mar 2019 alle 11:55am

Lo stress da lavoro e i lavori mentalmente estenuanti, come ad esempio quello dell’insegnante, potrebbero incrementare il rischio di sviluppare il diabete. A rivelarlo un recente studio francese condotto su oltre 70 mila donne, monitorate tramite un registro osservazionale per un periodo medio di 22 anni (1992-2014). Un lavoro questo che è stato condotto da Guy Fagherazzi del Centre for Research in Epidemiology and Population Health all’Inserm in Francia e pubblicato sull’European Journal of Endocrinology.

I risultati di questo studio evidenziano gli esperti, è il rischio di sviluppare il diabete in donne definite “lavoratrici con impegno mentale molto elevato” (+21%), rispetto a donne “lavoratrici con impegno mentale basso o minimo”. Questo aumentato rischio osservato nello studio, appariva indipendente dai fattori di rischio per diabete e stile di vita condotto dalle donne esaminate. In questo studio al tutto femminile, secondo quanto evidenziato da Salvatore Piro dell’Università di Catania, il ruolo dello stress come condizione, favorirebbe lo sviluppo del diabete assieme al sovrappeso. Tuttavia, prima di trarre conclusioni affrettate e definitive, sottolinea ancora Piro, questi dati devono essere esaminati ancora un po’.

“Il dato pubblicato risulta però molto importante – sottolinea l’esperto Segretario Nazionale della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – sia per il periodo prolungato di osservazione (20 anni), sia per la scelta del sesso. In un momento storico come quello che stiamo vivendo la medicina di genere riveste sempre più importanza nel mondo scientifico ed il ruolo del cervello emerge sempre più come nuovo organo mediatore di azioni ‘diabetogene’, questi dati potrebbero aprire nuovi campi di ricerca e potrebbero avere risvolti scientifici e sociali”, conclude.

E-cig, rischi per la salute, sottovalutati

Pubblicato il 12 Mar 2019 alle 12:06pm

Le sigarette elettroniche fanno male alla salute. Stando ai risultati emersi da un studio condotto da un team di scienziati del Medical Center dell’Università di Rochester, che hanno visto i risultati della propria ricerca pubblicati sulla rivista scientifica Tobacco Control, l’utilizzo di e-cig può essere associato al cosiddetto “respiro sibilante”. I fumatori “elettronici”, a detta degli esperti, avrebbero il doppio delle probabilità di sperimentare sibili rispetto a coloro che non usano regolarmente prodotti a base di tabacco.

Il “respiro sibilante”, sintomo evidente, caratterizzato da rumori respiratori continui, ad alta tonalità e che si sovrappongono al normale suono del respiro, viene prodotto dall’oscillazione delle pareti di una piccola via aerea ristretta o compressa quando viene attraversata dal flusso di aria. Questo fa si che i sibili siano più frequenti durante la fase di espirazione, ossia quando l’aumento della pressione intratoracica restringe le vie aeree. Tale condizione non va sottovalutata, perché è molto precorritrice di altre gravi condizioni di salute, e tra queste l’enfisema, la malattia da reflusso gastro-esofageo, insufficienza cardiaca, cancro ai polmoni e apnea notturna.

I risultati appena ottenuti confermano infatti che precedenti studi clinici evidenziano che l’uso abituale delle sigarette elettroniche (e dunque degli aromi) danneggino le cellule polmonari generando così’ radicali liberi nocivi e infiammazioni anche gravi al tessuto polmonare. “Il messaggio che vogliamo diffondere – scrive la dottoressa Deborah Ossip, responsabile dello studio – è che le sigarette elettroniche non sono sicure quando si parla di salute polmonare. I cambiamenti che stiamo vedendo con lo svapo, sia negli esperimenti di laboratorio che negli studi sui soggetti che svapano, sono coerenti con i primi segni di danno polmonare, è ciò ci preoccupa moltissimo”.

I dati raccolti dal National Center for Health Statistics mostrano una crescita dei fumatori. Quasi il 13 per cento degli adulti, negli Stati Uniti, ha provato almeno una volta lo svapo e il 4 per cento è diventato uno svapatore abituale. I dispositivi vengono commercializzati come alternativa più sicura alle classiche sigarette, ma questo non vuol dire che il loro uso sia totalmente privo di rischi.

Influenza, decessi salgono a 95 casi e 516 i casi gravi. Colpite soprattutto donne in gravidanza

Pubblicato il 27 Feb 2019 alle 6:15am

Salgono a 516, da ottobre 2018, i casi gravi di influenza, e esserne colpite sono anche 7 donne in gravidanza, mentre salgono a 95 le persone decedute. E’ quanto rivela il bollettino FluNews-Italia, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), che aggiorna il report stagionale con i dati relativi alla settima settimana del 2019.

Tutti i casi di influenza confermata in persone con infezioni respiratorie acute e insufficienza respiratoria acuta sono stati ricoverati in una Unità di Terapia Intensiva e 376 sono stati intubati. Il 62% dei casi gravi è di sesso maschile e il 91% si è verificato in soggetti over 50 anni. Nell’82% dei casi era presente almeno una condizione di rischio preesistente, come diabete, tumori, malattie cardiovascolari o respiratorie croniche. In otto casi su dieci, non avevano fatto il vaccino.

Numero complessivo di casi di influenza da ottobre 2018 a febbraio 2019 è di 5.968.000 persone, contagi settimanali continuano a diminuire ma si mantengono ad un livello di incidenza di media intensità. Se si considera solo la scorsa settimana sono stati ben 663.000.