rischi

Sigarette elettroniche non sicure, possono anche danneggiare il feto

Pubblicato il 27 Gen 2020 alle 7:21am

Le sigarette elettroniche sono veramente molto “dannose per la salute e pertanto non sicure”, soprattutto se ad utilizzarle sono donne in stato di gravidanza o adolescenti. Lo si legge in un documento pubblicato sul sito dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), in cui si chiede che “laddove non siano vietate, vengano regolamentate”.

A correre i rischi maggiori legati all’uso delle e-cig, si spiega, sono le donne in gravidanza perché “possono danneggiare il feto in crescita” e gli adolescenti poiché la nicotina in esse presenti crea “dipendenza nel cervello in via di sviluppo”. Anche perché tra i 15mila aromi in commercio ve ne sono “molti progettati per attirare i giovani, come gomma da masticare e zucchero filato”.

In generale, comunque, la ricerca, che da una parte trova l’approvazione dei pediatri creando però qualche dubbio tra chi si occupa di aiutare i fumatori a smettere, sostiene che i dispositivi e i liquidi “aumentano il rischio di malattie cardiache e disturbi polmonari“, oltre che ad esporre anche i non fumatori “alla nicotina e ad altre sostanze chimiche dannose”. I liquidi utilizzati per svapare possono “bruciare la pelle e causare avvelenamento da nicotina se ingeriti o assorbiti”.

Tra chi si occupa di aiutare i fumatori a smettere con le sigarette classiche, però, c’è chi ritiene l’elettronica un buon compromesso per allontanare le persone dal tabacco. Sul fatto che le e-cig siano meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali, la ricerca precisa che questo “dipende dalla quantità di nicotina e di altre sostanze tossiche nei liquidi riscaldati” e che “esistono altri prodotti collaudati, più sicuri e autorizzati, come cerotti sostitutivi della nicotina”. Ad oggi, le e-cig sono “vietate in oltre 30 paesi del mondo” e per questo l’Oms raccomanda agli Stati membri di attuare misure volte a “interromperne la promozione”.

Quando la sepsi causa una morte su 5

Pubblicato il 20 Gen 2020 alle 8:41am

Sembra assurdo, ma il 20% dei decessi è causato proprio dalla sepsi. L’allarme è stato lanciato da uno studio condotto dall’Università di Washington negli Stati Uniti d’America, che ha annunciato che i numeri sono il doppio di quello stimato fino al momento dello studio. La maggior parte dei casi avviene nei Paesi poveri o in via di sviluppo, ma anche il ricco Occidente deve fare i conti con la sepsi.

Cos’è la sepsi? Killer nascosto, spesso difficile da identificare, è una malattia caratterizzata dalla presenza di batteri nel sangue, che una volta entrati in circolo attraverso i vasi sanguigni cominciano a crescere e a proliferare, causando una grave infezione. Sono maggiormente esposte le persone che hanno un sistema immunitario compromesso. Anziani e bambini i più colpiti.

Nella maggior parte dei casi accade che subentri, perché si cura male o non si cura proprio un processo infiammatorio di origine batterica, come ad esempio nel caos di un ascesso dentale.

Tra i sintomi principali, febbre elevata, pressione bassa, aumento della frequenza respiratoria, violenti brividi e confusione mentale.

Lo studio in questione, si è concentrato su 195 Paesi, dimostrando che i casi di sepsi sono quasi 50.000.000 l’anno e precisamente 49.000.000. I morti salgono così a 11.000.000. Questo significa che il 20% delle morti ogni anno si devono proprio a questa malattia.

Chi sono i più colpiti? Le persone più colpite quelle fragili, come anziani, bambini e persone allettate o comunque a lungo degenza in ospedale. Dal punto di vista geografico l’85% dei casi avviene nei Paesi poveri o in via di sviluppo. Ma anche in Italia, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Canada la sepsi rappresenta una sfida per le autorità sanitarie. Nel nostro Paese nel 2016 – è questo l’ultimo dato raccolto – 49.301 le persone che hanno perso la vita per questa malattia e il dato è in forte espansione.

Terapie antisepsi Accanto alla terapia antibiotica e alla nutrizione per via endovenosa possono possibili:

– emodialisi, – assistenza respiratoria anche artificiale, – farmaci per sostenere la pressione, – emotrasfusione.

Corte di appello di Torino conferma: ” C’è un nesso tra uso cellulare e causa tumore”

Pubblicato il 15 Gen 2020 alle 6:39am

La Corte di appello di Torino ha confermato la sentenza del giudice Luca Fadda, che nell’aprile 2017 aveva condannato l’Inail a riconoscere una rendita da malattia professionale all’ex tecnico della Telecom per l’uso “abnorme” del telefonino, dovuto al suo lavoro, nel periodo 1995-2010. (altro…)

Ipertensione, camminare per tenerla sottocontrollo

Pubblicato il 13 Gen 2020 alle 8:51am

L’ipertensione è tra le patologie più diffuse nei giorni nostri e nei paesi più sviluppati, dove una persona su tre ne è colpita. Nella rubrica “Carlino Salute” ne parla il dottor Vinicio Fiorani, responsabile di Cardiochirurgia a Salus Hospital. (altro…)

Infertilità maschile, le possibili cause

Pubblicato il 29 Dic 2019 alle 7:55am

Una coppia su 8 ha problemi a concepire. E circa un terzo delle volte, è un problema di fertilità maschile. (altro…)

Indossare alcuni capi intimi può causare reazioni allergiche e infiammazioni

Pubblicato il 22 Dic 2019 alle 7:43am

La donna a volte preferisce indossare capi intimi leggeri, sexy e allo stesso tempo discreti e rivelatori, come il perizoma. Spesso considerato un vero e proprio simbolo di sex appeal associato all’immagine della donna fatale e seducente. (altro…)

Emicrania in gravidanza e rischio di aborto

Pubblicato il 18 Nov 2019 alle 6:05am

Uno studio danese condotto da Nils Skajaa della Aarhus University, ha esaminato 22.841 donne in gravidanza con emicrania, confrontandole con circa 228.324 controparti senza problemi di mal di testa. I dati sono stati presi dal Danish National Patient Registry e dal Danish Medical Birth Registry e le gravidanze si sono tutte svolte tra il 2005 e il 2012. (altro…)

Cibi piccanti a digiuno fanno male allo stomaco

Pubblicato il 09 Nov 2019 alle 7:08am

Mangiare cibi piccanti a stomaco vuoto può portare ad una serie di irritazioni che con il tempo possono poi trasformarsi in lesioni allo stomaco. Mangiare piccante, può aumentare conseguentemente acidità dello stomaco. (altro…)

Integratori alimentari, non sono curativi, ecco il Decalogo con i consigli da seguire

Pubblicato il 02 Nov 2019 alle 7:56am

Gli integratori alimentari “non hanno una finalità di cura, prerogativa esclusiva dei farmaci, perché sono ideati e proposti per favorire nell’organismo il regolare svolgimento di specifiche funzioni o la normalità di specifici parametri funzionali o per ridurre i fattori di rischio di malattia”. Vanno inoltre utilizzati con cautela e diffidando dai prodotti propagandati come “miracolosi” in quanto presenti in canali di vendita sulla Rete. Ad affermarlo il ministero della Salute, che ha pubblicato anche un Decalogo per un loro corretto uso.

“L’impiego di integratori – si legge nel decalogo – , per risultare sicuro e adatto alle specifiche esigenze individuali, deve avvenire in modo consapevole e informato sulla loro funzione e sulla valenza degli effetti svolti, senza entrare in contrasto con l’esigenza di salvaguardare abitudini alimentari e comportamenti corretti nell’ambito di uno stile di vita sano e attivo. Ricorda che una dieta varia ed equilibrata fornisce, in genere, tutte le sostanze nutritive di cui l’organismo ha bisogno”. Ed ancora, ricorda che una dieta varia ed equilibrata fornisce, in genere, tutte le sostanze nutritive di cui l’organismo ha bisogno. Se si intende far uso di un integratore, bisogna accertarsi innanzitutto dei possibili effetti indicati in etichetta e che rispondano effettivamente alle proprie specifiche esigenze di ottimizzazione della salute e del benessere e non superino le quantità di assunzione indicate.

Da leggere sempre per intero l’etichetta, prestando particolare attenzione alle modalità d’uso, alle modalità di conservazione e agli ingredienti presenti, anche in considerazione di eventuali allergie o intolleranze. Altro avvertimento è quello di chiedere sempre consiglio al proprio medico curante per l’uso di un integratore “se non sei in buona salute o sei in trattamento con farmaci per accertarti che non ci siano controindicazioni nella tua condizione”. Per la somministrazione di integratori ai bambini, poi, “sentire il consiglio del pediatra” e “se si è in stato di gravidanza o si sta allattando”. Inoltre, afferma il ministero, “da ricordare che un prodotto non è sicuro solo perché è ‘naturale’ ma che, anzi, proprio per il suo profilo di attività ‘fisiologica’, potrebbe determinare effetti inattesi e indesiderati in determinate condizioni”.

Il ministero ribadisce infine che gli integratori “sono concepiti per contribuire al benessere e non per la cura di condizioni patologiche, che vanno trattate con i farmaci”. Quanto alla dieta, “l’uso di qualunque integratore alimentare, ai fini della riduzione del peso, può avere solo un effetto secondario e accessorio per le specifiche indicazioni riportate in etichetta” e “l’eventuale impiego di integratori alimentari per le indicazioni riportate in etichetta che ne giustificano l’uso in ambito sportivo deve tenere comunque conto del tipo di sport praticato, della sua intensità e durata, nonché delle specifiche condizioni individuali”.

Gli integratori, come tanti altri prodotti, avverte il dicastero, oggi sono reperibili anche al di fuori dei comuni canali commerciali, come internet: “Diffidate di integratori e prodotti propagandati per proprietà ed effetti mirabolanti o come soluzioni ‘miracolose’ dei tuoi problemi”. Sul portale del Ministero della Salute sono inoltre presenti informazioni sui costituenti ammessi all’impiego negli integratori e il Registro, che si può consultare, in cui vengono riportati i prodotti regolarmente notificati per l’immissione sul mercato italiano.

Ictus, come riconoscere i sintomi

Pubblicato il 30 Ott 2019 alle 6:12am

L’ictus cerebrale colpisce nel mondo ogni anno circa 15 milioni di persone e rappresenta la terza causa di morte, la prima di invalidità e la seconda di demenza.

In Italia sono circa 150mila coloro che vengono colpiti annualmente, e i sopravvissuti sono ad oggi circa 1 milione.

Fondamentale per questo, è la prevenzione, nonché la consapevolezza dei possibili fattori di rischio, quali: ipertensione, obesità, diabete, fumo, sedentarietà e alcune anomalie cardiache e vascolari.

Tra le nuove terapie della fase acuta (trombolisi e trombectomia meccanica) che possono evitare o migliorare gli esiti, ma anche l’applicazione limitata, per una scarsa consapevolezza dei sintomi, il conseguente ritardo con cui si chiama il 112, la perdita di tempo intra-ospedaliera e la mancanza di reti ospedaliere organizzate. Tra le conseguenze più disabilitanti l’afasia, un disturbo del linguaggio causato da lesioni in particolari aree della corteccia cerebrale dell’emisfero dominante (prevalentemente il sinistro), sede appunto della funzione del linguaggio.

Gli esperti dell’Associazione lotta all’ictus cerebrale Alice onlus arrivano dei consigli: non parlare velocemente e uno alla volta, non rivolgersi alla persona afasica come a un bambino, usare frasi brevi e fare domande dirette, in modo che si possa rispondere con un sì o no o un cenno della testa.