tumore

Addio a Nadia Toffa, morta a 40 anni dopo una dura battaglia contro il cancro

Pubblicato il 13 Ago 2019 alle 11:14am

Nadia Toffa, volto noto della televisione, conduttrice de Le Iene, è morta oggi all’età di 40 anni dopo una lunga malattia, battaglia contro il cancro. Lo annuncia la redazione de Le Iene con un commovente post su Facebook: “Hai combattuto a testa alta, col sorriso, con dignità e sfoderando tutta la tua forza, fino all’ultimo, fino a oggi”.

In seguito ad un malore avvenuto a dicembre 2017, Nadia era stata operata di urgenza. Poi aveva fatto la chemioterapia e la radioterapia. Sembrava tutto finito, ma a marzo durante un controllo, è arrivata la brutta notizia. Il cancro era tornato e l’hanno dovuta operare di nuovo. Lo raccontava proprio lei, da Silvia Toffanin, nel salotto di Verissimo ad ottobre scorso.

Da allora la “Iena” ha cominciato imperterrita la sua battaglia contro il tumore, a suon di cicli di radioterapia e chemioterapia. La perdita dei capelli, gli haters, che criticavano la sua “eccessiva” esposizione social, e poi le ricadute, la stanchezza, il dimagrimento sotto gli occhi di tutti… Nulla sembrava poterla fermare o toglierle il sorriso, quello che mostrava ogni volta giorno, nei suoi post pieni di speranza, con i quali teneva costantemente aggiornati i suoi follower, diventando così, per molti malati come lei, un simbolo di forza e di speranza.

Fino agli ultimi suoi post su Instagram che risalgono ai primi di luglio, giorno del suo 40esimo compleanno, prima del peggioramento della malattia. Ad accompagnarlo, come sempre, uno scatto in cui sorride, accanto al suo cagnolino Totò. “Io e Totò unite contro l’afa ! E dalle vostre parti come va? Vi bacio tutti tutti tutti”.

Tumore colon retto, in aumento tra i giovani

Pubblicato il 11 Ago 2019 alle 6:49am

Una aumentata incidenza del tumore del colon retto è presente nei giovani. A lanciare l’allarme è la Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige), sulla base dei risultati ottenuti da uno studio statunitense effettuato su circa 500 mila uomini e donne che dimostra, come accanto ad una riduzione dell’incidenza del cancro del colon-retto nei soggetti di età pari o superiore ai 55 anni (merito dei programmi di screening), si registri anche un aumento di questo tumore al di sotto dei 50 anni con un picco di aumento soprattutto nella fascia di età compresa tra i 20 e i 29 anni.

“Risultati analoghi – riferisce la Sige – sono emersi da uno studio condotto in 20 paesi europei tra 188 mila giovani adulti, che dimostra un aumento dell’incidenza del cancro del colon retto nella fascia tra i 20 e i 39 anni. Conferme arrivano anche dal nostro paese: uno studio condotto di recente a Milano dimostra un aumento dell’incidenza di questa forma tumorale nei soggetti al di sotto dei 50 anni nel periodo compreso tra il 1999 e il 2015”.

In Italia l’implementazione degli esami di screening per il cancro del colon-retto ha dimostrato di essere in grado di ridurre l’incidenza e la mortalità nelle popolazioni screenate, quelle di età compresa tra i 50 e i 69 anni. “Ma non è il caso di cantare vittoria – afferma Luigi Ricciardiello, professore associato di Gastroenterologia dell’Università di Bologna, Chairman del Research Committee, United European Gastroenterology – e il tumore del colon retto resta, uno, dei grandi big killer. Infatti, secondo i dati raccolti da Aiom-Airtum nel 2018 nel nostro Paese sono circa 28.800 i nuovi casi di colon retto negli uomini e 22.500 nelle donne”.

Tra le possibili cause della comparsa di questa forma tumorale in età sempre più giovane sono stati invocati uno stile di vita errato, l’aumento di prevalenza dell’obesità giovanile e un elevato consumo di carni rosse. Un’indagine realizzata in Italia nel 2016 da “OKkio alla salute” (“Sistema di Sorveglianza nazionale sullo stato ponderale e i comportamenti a rischio nei bambini” dell’Istituto Superiore di Sanità) tra i bambini di 8-9 anni, ha registrato una prevalenza di sovrappeso e obesità più elevata al Centro-Sud.

La media italiana rivela che il 21,3 per cento dei bambini è in sovrappeso, il 7,2 per cento obeso e l’1,2 per cento affetto da obesità grave. “Alla luce di questi dati epidemiologici relativi all’obesità in età infantile e ‘precoce’ adolescenziale e nasce da un possibile legame causale tra obesità e carcinoma del colon retto al di sotto dei 50 anni di età è fondamentale puntare dunque su programmi di prevenzione dell’obesità mirati ai giovani e ai giovanissimi”, dice la Sige.

Secondo il presidente della Sige Domenico Alvaro “a scendere in campo per queste iniziative devono essere non solo le società scientifiche ma anche le scuole, dove sono diventanti improcrastinabili programmi educazionali volti ad insegnare ai nostri bambini ed adolescenti i corretti stili di vita oltre che le nozioni basilari di come si possono prevenire malattie ad alto impatto sociale”.

Tumore del colon retto, solo il 40% degli italiani fa il test di prevenzione

Pubblicato il 27 Giu 2019 alle 7:39am

Solo il 40% degli italiani esegue lo screening per prevenire il tumore al colon retto. Secondo tumore, più frequente in assoluto, nella popolazione italiana, dopo il cancro al seno. Ma ciò nonostante si fa ancora molto poco per prevenirlo e diagnosticarlo. Anche se la mortalità per questa neoplasia si aggira intorno al 20%.

Da qui allora, la necessità di sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione. A sottolinearlo sono gli oncologi in occasione che si è tenuto alcuni giorni fa in Senato al quale ha preso parte anche il presidente della commissione Sanità di Palazzo Madama, Pierpaolo Sileri.

In Italia, ogni anno, più di 10mila pazienti scoprono di essere colpiti da tumore del colon-retto già in fase avanzata.

La chemioterapia, in questo stadio, spiegano ancora gli specialisti, rappresenta la prima opzione. Il 64% dei pazienti colpiti da tumore del colon-retto ha paura di ammalarsi mentre il 37% è consapevole che questa arma sia sufficiente anche nella malattia avanzata. Ma vi è un grande interesse per l’innovazione nella lotta contro il cancro: il 76% infatti è convinto che le terapie orali possano facilitare l’adesione ai trattamenti. Opinione condivisa anche dal 72% degli oncologi, che affermano in maggioranza (63%) che questa modalità di assunzione possa migliorare la qualità di vita dei malati.

I principali risultati di due sondaggi condotti su circa 200 pazienti con cancro del colon-retto e più di 250 oncologi, sono stati presentati all’incontro. I due sondaggi in questione sono parte di un progetto promosso da Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e realizzato con il contributo non condizionante di Servier, che include un opuscolo informativo destinato ai pazienti e distribuito in tutte le Oncologie ospedaliere e una sezione dedicata nel sito di Fondazione Aiom.

Tumori: scoperta l’allerta silenziosa

Pubblicato il 14 Giu 2019 alle 6:00am

I tumori hanno una valida alleata, si tratterebbe di una proteina che li aiuterebbe a nutrirsi e che potrebbe diventare un nuovo bersaglio per affamarli, bloccando così la crescita dei vasi sanguigni che li nutrono.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Biochimica et Biophysica Acta – Molecular Basis of Disease, arriva dal gruppo di ricerca italiano dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa guidato dalla biologa molecolare Debora Angeloni, e riguarda i tumori più comuni nell’uomo, ovvero quelli di natura solida.

La proteina in questione, chiamata Mical2, risvegliandosi ogni qualvolta che le cellule malate liberano il segnale che, come una calamita, attirerebbe in modo inesorabile le cellule del tessuto che fodera i vasi sanguigni, chiamato endotelio; azione questa, che dicono i ricercatori con a capo la biologa Angeloni, sarebbe in grado di deformare i vasi sanguigni, allungandoli fino a catturarli per nutrire il tumore.

“Bloccare l’azione della proteina Mical2 significa bloccare lo sviluppo dei vasi sanguigni che portano alle cellule tumorali ossigeno e nutrienti”, rivela Angeloni all’ANSA. “C’è ancora molto da lavorare, ma la strada è quella giusta, abbiamo aperto una nuova prospettiva”.

Cancro, la causa è nell’ambiente

Pubblicato il 22 Mag 2019 alle 6:30am

“Non ci si ammala di cancro per caso o sfortuna”. A confermarlo un nuovo studio scientifico, condotto da ricercatori italiani e pubblicato su Nature Genetics, che mostra come sia possibile rintracciare le cause della malattia nell’ambiente e nelle traslocazioni cromosomiche. (altro…)

Nei broccoli la chiave per mettere ko i tumori

Pubblicato il 18 Mag 2019 alle 12:05pm

Per mettere a tappeto il cancro e risvegliare il PTEN, uno dei principali “guardiani” delle cellule che normalmente protegge il corpo dai tumori ma che, in molti casi, può non funzione a dovere, diventando lui stesso il cavallo di Troia per diverse malattie oncologiche, basterà sfruttare l’azione dell’indolo-3-carbinolo (I3C), un composto naturale che si trova in alcune verdure presenti sulle nostre tavole, come broccoli, cavoli, cavolfiori e cavolini di Bruxelles.

La scoperta è stata pubblicata su Science e viene dagli Usa ma anche se ha la firma tutta italiana. Il primo autore dello studio è infatti Pier Paolo Pandolfi, genetista italiano che dirige il Cancer Center e del Cancer Research Institute del Beth Israel Deaconess Medical Center (Bidmc) della Harvard Medical School di Boston (Usa).

Per arrivare a tale conclusione il team di ricercatori ha utilizzato diversi campioni di cellule umane e modelli animali – topi – grazie ai quali è riuscito a identificare gli attori in gioco in questo processo molecolare: “Abbiamo trovato il modo di riattivare PTEN, il Titano della soppressione tumorale, andando a bloccare la molecola WWP1, cioè l’interruttore che tiene PTEN spento, con il composto presente nei broccoli”, spiega Pandolfi.

Una strategia molto promettente che permetterebbe di ampliare le opzioni preventive e terapeutiche contro il cancro.

Cani in grado di diagnosticare i tumori appena si presentano, annusando il sangue delle persone

Pubblicato il 10 Apr 2019 alle 7:22am

Grazie al loro olfatto i cani possono diagnosticare i tumori, non appena si presentano. (altro…)

Esofago: bere caffè e tè bollenti aumenta del 90% il rischio di tumore

Pubblicato il 22 Mar 2019 alle 10:46am

Bere caffè o tè troppo caldi potrebbero non solo danneggiare la lingua ma causare anche un tumore alla gola. Coloro che consumano regolarmente una di queste bevande a 60° C o di più, infatti, vedono aumentare il rischio di cancro all’esofago del 90%. È per questo che è meglio aspettare che si raffreddino. (altro…)

Olio di cannabis contro il cancro al polmone: “Risultati sorprendenti, tumore dimezzato”

Pubblicato il 09 Mar 2019 alle 12:31pm

Ha scelto di prendere un olio a base di CBD per combattere il tumore e scoprire dopo un po’ che le sue dimensioni non solo si erano dimezzate ma che la massa tumorale era anche in progressione, facendo bene sperare per una guarigione totale.

E’ questa la storia pubblicata dagli specialisti inglesi di un 81enne colpito da un tumore al polmone, che aveva rifiutato di sottoporsi alle cure mediche tradizionali (come chemio e radioterapia) optando invece per un trattamento più sperimentale a base del cannabinoide non psicoattivo.

I risultati del case report, pubblicati sulla rivista scientifica Sage Open: “indicano che il CBD può aver avuto un ruolo nella risposta straordinaria in un paziente con adenocarcinoma istologicamente provato al polmone, a seguito dell’auto-somministrazione dell’olio di CBD per un mese e in assenza di qualsiasi altro cambiamento identificabile nello stile di vita, farmaci assunti o cambiamento della dieta. Sono necessari ulteriori studi sia in vitro che in vivo per valutare meglio i vari meccanismi di azione del CBD sulle cellule maligne e la sua potenziale applicazione nel trattamento non solo del cancro del polmone ma anche di altri tumori maligni”, dicono gli scienziati.

Sono ormai infatti, diversi anni, che la cannabis viene utilizzata in medicina per combattere i sintomi del cancro. Diversi studi dimostrano che i benefici della cannabis sul paziente sono diversi: riduzione di nausea e vomito da chemioterapia, benefici sul dolore, sul controllo dell’insonnia e dell’ansia, piuttosto che perdita di appetito, che spesso può rivelarsi come  uno dei sintomi più principali e invalidanti sui pazienti che seguono queste terapie antitumorali.

In Italia lo IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia, ha iniziato a somministrare cannabis insieme alle terapie tradizionali e a monitorare le condizioni dei pazienti in cura presso il nosocomio milanese. “Siccome sappiamo che i benefici di questo tipo di trattamento sul paziente sono globali, l’obiettivo è quello di prescrivere la cannabis a tutti i pazienti per cui è possibile farlo in una fase il più precoce possibile. I risultati si vedranno tra qualche anno, ma le premesse sono veramente eccezionali”, dice il dottor Vittorio Guardamagna, direttore dell’Unità di Cure Palliative e Terapia del Dolore dello IEO.

Un altro ambito di applicazione vuole indagare poi sui possibili benefici della cannabis nel combattere direttamente l’insorgenza del tumore di diverso tipo. Studi in vitro ed in vivo, effettuati su cellule e cavie animali, sottolineano le possibili potenzialità dei diversi cannabinoidi nella distruzione delle cellule del cancro di diverso tipo, mettendo in atto quelli che sono i diversi meccanismi ed scongiurando il danneggiamento cellulare delle cellule sane.

Massimo Nabissi, ricercatore dell’Università di Camerino che lavora da anni su questa tematica, spiega, riferendosi al caso del paziente inglese, che “Un case report come questo è attualmente l’unico modo per rafforzare gli studi con i cannabinoidi raccontando il singolo caso clinico: è quello che sto facendo anche io con alcuni medici ed è l’unico modo per dare forza all’effetto sinergico dei cannabinoidi, sperando che qualcuno autorizzi uno studio clinico di portata più vasta”.

Nabissi spiega infatti che: “Sull’adenocarcinoma al polmone, ci sono una trentina di lavori con studi su modelli animali con dei risultati interessanti che mostrano come il CBD sia responsabile della migrazione delle cellule tumorali o riduca la massa tumorale, e la stessa come è avvenuta nei tumori al cervello o su quelli al seno”.

Oltre all’apoptosi, e cioè una forma di morte cellulare programmata delle cellule del cancro, di recente è stato dimostrato che il CBD riesce ad inibire il rilascio di certe strutture delle cellule tumorali, resistenti agli agenti chemioterapici che favoriscono appunto l’insorgenza del cancro.

“Con una mole di lavori preclinici così ampia”, continua Nabissi, “non si capisce perché non vengano autorizzati i primi studi clinici. Bisognerebbe prendere le evidenze interessanti, fare un ultimo lavoro preclinico con dei parametri, in modo che, se i risultati sono buoni, si possa passare alla ricerca clinica con delle linee guida decise a priori”.

L’auspicio per il futuro è ora quello che “si raccolgano i dati dei vari pazienti oncologici che sono trattati con cannabis in Italia e si creino dei clinical report che raccolgano un numero maggiore di pazienti affetti dalla stessa patologia e trattati allo stesso modo, per poi riportare i risultati, in modo da avere un protocollo da seguire”.

Usa, legame tra radiazioni cellulari e cancro nei topi

Pubblicato il 09 Nov 2018 alle 6:50am

Nuovo studio conferma che ci sono prove, anche se “relativamente modeste” che le onde radio originate da alcuni tipi di telefoni cellulari di vecchia generazione, aumentano il rischio di tumore al cervello, almeno nei topi maschi.

Il risultato arriva da una ricerca pubblicata sul National Toxicology Program statunitense, promossa dall’amministrazione Clinton, costata 30 milioni di dollari, e condotta su circa 3.000 roditori.

Si tratta questo del più grande esperimento del genere mai compiuto sino ad ora in tutto il mondo.

“Crediamo che il legame tra le radiazioni delle radio frequenze e i tumori nei topi maschi sia reale”, ha affermato John Bucher, uno degli scienziati che ha lavorato al programma, sottolineando però come non si possono paragonare i livelli di esposizione a cui sono stati sottoposti i topi rispetto a quelli a cui è esposta una persona che usa un telefono. Inoltre lo studio non comprende gli smartphone di ultima generazione.