tumori

Tumore delle vie biliari, come si manifesta. Sintomi e cure

Pubblicato il 05 Nov 2019 alle 6:11am

I tumori delle vie biliari sono un gruppo di neoplasie che colpiscono il fegato e che hanno origine a partire dai dotti biliari. Canali che trasportano la bile dal fegato all’intestino. Si distinguono in base alla posizione di insorgenza in: colangiocarcinomi intraepatici, se si sviluppano all’interno del fegato; colangiocarcinomi perilari se presenti all’ingresso dei dotti biliari e dei vasi sanguigni nel fegato; colangiocarcinomi extraepatici, se nascono all’esterno dell’organo; e, infine, carcinomi della colecisti. In totale sono circa 5000 gli italiani che ricevono ogni anno una diagnosi del genere.

«Mentre per i carcinomi delle vie biliari extra-epatiche i segni e sintomi più comuni sono quelli dell’ittero, colorazione giallastra della pelle e delle sclere oculari (la parte di norma bianca dell’occhio, ndr), urine scure, feci chiare, prurito – spiega Davide Melisi, oncologo al Policlinico di Verona e professore associato di Oncologia all’Università di Verona -. Per i colangiocarcinomi intraepatici i sintomi possono essere meno chiari, ad esempio, con perdita di peso o dolore al fianco destro irradiato posteriormente, ed essere scoperti “per caso” con esami eseguiti per altre ragioni del corpo umano. Così, che in oltre il 60 per cento dei pazienti la diagnosi viene effettuata quando il tumore è già in fase avanzata».

La presenza di ittero costituisce sempre un più che valido segnale per contattare subito il proprio medico di famiglia.

«Esistono alcune patologie del fegato molto ben riconosciute come fattori di rischio per i tumori delle vie biliari – risponde Melisi -: la colangite sclerosante, la litiasi biliare intraepatica, le cisti del coledoco e alcune infestazioni biliari parassitarie (poco comuni però alle nostre latitudini), l’epatite B e C, la cirrosi epatica e l’obesità che fanno lievitare ulteriormente il pericolo di sviluppare un colangiocarcinoma. Altri fattori di rischio sono l’età (due pazienti su tre hanno più di 65 anni) e il consumo di alcol (5-6 drink al giorno aumentano di 2-3 volte il rischio di colangiocarcinoma intraepatico). E’ un tumore abbastanza raro, ma chi rientra nelle categorie davvero a più “esposte al pericolo” (come i pazienti affetti da colangite sclerosante) possono eseguire una risonanza magnetica con colangiopancreatografia e il dosaggio del marcatore tumorale Ca19.9 con cadenza annuale. La sorveglianza nei pazienti a rischio più alto aumenta la probabilità di una diagnosi in uno stadio precoce, quanto la malattia è ancora suscettibile di una resezione chirurgica completa».

Le speranze di guarire da simili neoplasie dipendono sostanzialmente dalla loro localizzazione anatomica e dalla sua estensione al momento della diagnosi. Le statistiche indicano che a 5 anni dalla diagnosi è vivo il 10 per cento dei pazienti, ma se la chirurgia non è possibile la sopravvivenza media può essere inferiore a i 12 mesi. Fattori che possono significativamente ridurre la prognosi sono il coinvolgimento di strutture vascolari, dei linfonodi e la presenza di metastasi in organi a distanza come polmone, ossa, peritoneo o encefalo.

Al momento dice l’esperto si può fare ancora molto «Poco. Occorre, come prima cosa, mantenere un peso forma corretto attraverso una dieta equilibrata e fare esercizio fisico regolarmente, così come limitare l’assunzione di alcolici può certamente aiutare a ridurre il rischio di ammalarsi. E se si viaggia spesso in aree dove le parassitosi (infezioni parassitarie) biliari sono comuni, soprattutto in Asia, ricordarsi di non assumere acqua non purificata o cibi crudi».

Tumori: arriva a Roma il primo macchinario per l’ipertermia profonda

Pubblicato il 25 Ott 2019 alle 6:53am

Arriva a Roma, il primo macchinario in Italia per ottenere maggiore efficacia nelle cure contro i tumori dalla sinergia tra ipertermia profonda, chemioterapia e radioterapia.

Con questo obiettivo entra in funzione per la prima volta nel nostro Paese presso il Polo di radioterapia oncologica di via Emilio Longoni dell’Università Campus Bio-Medico di Roma un sistema di ipertermia profonda per la cura dei tumori in grado di ottimizzare la risposta a chemioterapia e radioterapia.

Il macchinario, testato con successo su numerosi tumori che colpiscono ampie fasce della popolazione quali (dati I numeri del cancro, 2019): sarcomi, prostata (il tumore più frequente nella popolazione maschile a partire dai 50 anni), pancreas (in Italia nel 2019 la previsione è di 13.500 nuovi casi, 6.800 negli uomini e 6.700 nelle donne), colon-retto (il secondo tumore più diffuso in Italia), ma anche tumori della testa e del collo, della mammella (rappresenta il 30% delle neoplasie femminili) e della pelvi, è stato inaugurato pochi giorni fa presso il rinnovato Polo di radioterapia oncologica situato nel quartiere prenestino della Capitale.

Il Polo di radioterapia oncologica di via Emilio Longoni, rinnovato anche negli spazi dedicati ai pazienti è una struttura completamente convenzionata con il SSN che occupa una superficie di circa 1400 metri quadrati e garantisce oltre 90mila prestazioni annue. Vi accedono pazienti anche dal centro Italia e altre regioni italiane.

Tumori: stop metastasi, scoperta nuova cura, arriva dal Pascale di Napoli

Pubblicato il 15 Ott 2019 alle 6:46am

Una sonda è in grado di intercettare le cellule più aggressive eliminandole del tutto. Gli studi sono stati condotti all’Opedale Pascale di Napoli. (altro…)

Tumori, una nuova terapia evita la caduta dei capelli

Pubblicato il 14 Set 2019 alle 6:37am

Una buona notizia per chi sta affrontando cure anti-cancro. Da uno studio britannico arriva una svolta per contrastare la perdita dei capelli legata alle terapie anti-cancro.

Gli scienziati dell’Università di Manchester hanno individuato una nuova strategia per proteggere i follicoli piliferi dalla chemio. (altro…)

Tumori, terapia Car-T approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco

Pubblicato il 10 Ago 2019 alle 7:58am

L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha dato il via libera alla rimborsabilità da parte del SSN della prima terapia a base di cellule Car-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) in Italia. «La nuova terapia, denominata Kymriah (tisagenlecleucel) e messa a paunto da Novartis- riferisce l’Aifa in una nota – potrà essere prescritta secondo le indicazioni approvate da Ema (European Medicine Agency) e utilizzata presso i centri specialistici che saranno selezionati dalle Regioni, per pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl) resistenti alle altre terapie o nei quali la malattia sia ricomparsa dopo una risposta ai trattamenti standard e per pazienti fino a 25 anni di età con leucemia linfoblastica acuta (Lla) a cellule B». (altro…)

Telefoni cellulari, un uso a lungo termine non aumenta il rischio di tumori

Pubblicato il 09 Ago 2019 alle 6:57am

L’uso prolungato dei cellulari, per 10 anni, non determina un incremento del rischio di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari). Lo rivela il nuovo Rapporto Istisan “Esposizione a radiofrequenze e tumori” curato da Istituto superiore di sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea. I dati attuali, tuttavia, “non consentono valutazioni accurate del rischio dei tumori intracranici, i più pericolososi.

Mancano, però, avvertono i ricercatori, i dati sugli effetti “a lungo termine dell’uso del cellulare iniziato durante l’infanzia”.

Chiamate vocali – In base alle evidenze epidemiologiche attuali, spiega dunque il rapporto, “l’uso del cellulare non risulta associato all’incidenza di neoplasie nelle aree più esposte alle Radiofrequenze durante le chiamate vocali. La meta-analisi dei numerosi studi pubblicati nel periodo 1999-2017 non rileva, infatti, incrementi dei rischi”. Rispetto alla valutazione della Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Onu nel 2011, le stime di rischio considerate in questa meta-analisi, precisano i ricercatori, “sono più numerose e più precise”.

Gli esperti affermano inoltre che “i notevoli eccessi di rischio osservati in alcuni studi non sono coerenti con l’andamento temporale dei tassi d’incidenza dei tumori cerebrali che, a quasi 30 anni dall’introduzione dei cellulari, non hanno risentito del rapido e notevole aumento della prevalenza di esposizione”. Attualmente “sono in corso ulteriori studi atti a chiarire le residue incertezze riguardo ai tumori a più lenta crescita e all’uso del cellulare iniziato durante l’infanzia”.

Nel rapporto si evidenzia poi “l’ipotesi di un’associazione tra Radiofrequenze emesse da antenne radiotelevisive e incidenza di leucemia infantile, suggerita da alcune analisi di correlazione geografica, non appare confermata dagli studi epidemiologici con dati individuali e stime di esposizione basate su modelli geospaziali di propagazione”.

Tumori, cura, i migliori ospedali

Pubblicato il 24 Giu 2019 alle 6:07am

Una diagnosi di tumore spaventa moltissimo chi la riceve e i parenti dei pazienti che lo scoprono. Ma passato l’iniziale smarrimento, la prima domanda che ci si pone è ‘Dove vado a curarmi?’. Un aiuto nella scelta arriva da un’importantissima ‘mappa’ messa a punto dagli oncologi che indica, regione per regione, gli ospedali più ‘esperti’ partendo da un dato di fatto: ovvero, che gli istituti dove si effettua un maggior numero di interventi chirurgici annuali sono quelli che registrano un minor tasso di mortalità e rischi. (altro…)

Tumori pediatrici, una speranza per nuovo farmaco ‘personalizzato’

Pubblicato il 03 Giu 2019 alle 7:13am

Grazie ad una nuova sperimentazione, arriva anche una nuova arma per combattere i tumori dei bambini: un farmaco ‘personalizzato’ che ha dimostrato di ridurre la massa tumorale, e in alcuni casi di eliminarla del tutto, in bambini che sono malati e che presentano particolari mutazioni geniche. Il farmaco è in grado di agire in modo ‘personalizzato’ sulla base della mutazione genica del singolo paziente. Lo studio sfrutta una nuova molecola entrectinib presentato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco).

Lo studio Startrk è considerato come un campione di 29 bambini tra i 4 mesi di vita ed i 20 anni di età con tumori del sistema nervoso centrale, neuroblastoma e tumori solidi. Tutti i pazienti che presentavano particolari mutazioni dei geni Ntrk, Ros1 e Alk (12 sul totale) hanno risposto positivamente al trattamento registrando una riduzione significativa della massa tumorale o la sua scomparsa.

Ministero della salute, pronto Piano per tecnologia Car-T in Italia, nuova arma contro i tumori. Stanziati fondi

Pubblicato il 30 Apr 2019 alle 6:00am

E’ pronto il Piano per lo sviluppo in Italia della tecnologia Car-T mirata per il trattamento dei tumori. Un progetto che è stato inviato alla commissione Cultura della Camera e che dovrà essere esaminato prima ancora che si diventi operativo.

Un documento, che è stato messo a punto da un gruppo di ospedali e Istituti di ricerca individuati dal ministero della Salute, che doveva essere inviato alla commissione Cultura entro il 30 aprile 2019, come stabilito da un ordine del giorno della Camera dei deputati dello scorso dicembre. La tecnica denominata Car-T consiste nel manipolare geneticamente le cellule del sistema immunitario, i linfociti, per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore.

Il Parlamento ha stanziato per questo ambizioso progetto 5 milioni di euro per l’anno 2019 ma, ne serviranno ora altri 5 milioni per la medesima finalità della legge 17 dicembre 2018, n. 136.

La Camera dei Deputati, con l’Ordine del giorno del 30 dicembre scorso, ha delineato il complessivo percorso attuativo, impegnando il Governo ad assumere una serie di iniziative. Lo stesso ordine del giorno indicava come componenti del gruppo per la definizione del progetto di fattibilità rappresentanti dell’Ospedale S. Gerardo-Fondazione Tettamanti di Monza, della società Molmed e dell’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del CNR di Napoli, nonché gli IRCCS della Rete oncologica ed anche l’Ospedale pediatrico bambino Gesù di Roma e l’Ospedale San Raffaele di Milano.

Scoperta in una pianta giapponese la molecola che allunga la vita delle cellule

Pubblicato il 24 Feb 2019 alle 8:56am

E’ stata scoperta dai ricercatori in una pianta giappone, una molecola che è in grado di allungare la vita delle cellule. Il cui cattivo funzionamento sarebbe all’origine sia di malattie molto diffuse, infezioni, infiammazioni e tumori, che disturbi legati all’invecchiamento, a causa dell’accumulo di molecole tossiche nella cellula. Nei test di laboratorio la sostanza ha allungato la vita di lievito, vermi e moscerini della frutta di circa il 20% e ha ridotto il declino cellulare associato all’età nelle cellule umane in coltura. (altro…)