tumori

Nobel per la Medicina 2018 ai ricercatori James P. Allison e Tasuku Honjo per le loro scoperte sui tumori

Pubblicato il 02 Ott 2018 alle 10:39am

Il Premio Nobel per la Medicina 2018 è stato assegnato all’immunologo americano James P. Allison e al giapponese Tasuku Honjo. I due studiosi internazionali sono stati premiati per la scoperta della terapia del cancro per inibizione della regolazione immuno-negativa. Le ricerche si sono concentrate nell’individuare il freno naturale in grado di bloccare l’avanzata dei tumori, sulle quali si basa appunto l’immunoterapia.

La motivazione I due ricercatori “hanno capito infatti che si può stimolare il sistema immunitario per attaccare le cellule tumorali, un meccanismo di terapia assolutamente nuovo nella lotta ad un tipo di malattia che uccide ogni anno milioni di persone e che costituisce una delle più gravi minacce alla salute dell’umanità”, si legge nelle motivazioni date dall’Accademia.

Le ricerche dei due premi Nobel, infatti, sono state fondamentali nella lotta contro i tumori perché per la prima volta in assoluto hanno portato alla luce i meccanismi con i quali le cellule del sistema immunitario attaccano quelle tumorali. Allison ha aperto così la via a queste ricerche studiando le proteine che funzionano come un freno del sistema immunitario e intuendo le loro grandi potenzialità: manipolando il loro freno naturale ha capito che era possibile aggredire i tumori con nuove armi. Il giapponese Honjo ha lavorato anch’egli alla stessa tecnica, ma con un differente sistema d’azione. Entrambe le scoperte si sono tradotte nel tempo in nuovi approcci per la terapia contro i tumori che si stanno dimostrando molto promettenti.

James P. Allison ha 70 anni, è un immunologo americano e dal 2004 ha condotto le sue ricerche nel Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York. Ha cominciato la sua carriera scientifica negli anni ’80, prima nell’università del Texas e poi in quella californiana di Berkeley. Tasuku Honjo ha invece 76 anni, è di origini giapponesi e ha lavorato molto fra Giappone e Stati Uniti, tra le università di Kyoto e Osaka, la Carnegie Institution di Washington e i National Institutes of Health. Immunologo di formazione, è nato a Kyoto e nella sua città ha lavorato a lungo a partire dagli anni ’70, tranne brevi parentesi negli Stati Uniti e a Osaka.

Tumori, in aumento i casi in Italia: 4.300 in più rispetto al 2017. Al Nord si vive di più

Pubblicato il 30 Set 2018 alle 7:26am

Sono in aumento le diagnosi di tumore in Italia: 4.300 in più rispetto al 2017. E’ quanto emerge da un nuovo studio presentato al ministero della Salute, secondo cui la forma tumorale più diffusa è il cancro alla mammella con 52.800 nuovi casi diagnosticati solo nel 2018 (contro i 51mila dell’anno passato). Dati questi che delineano un’Italia divisa in due: un Nord in cui si sopravvive di più, e un Sud sempre più indietro per la sanità, screening e diagnosi precoce.

Dopo il tumore alla mammella, la seconda neoplasia più diffusa nel nostro Paese è senz’altro quella del colon-retto (51.300 casi, erano 53mila nel 2017), seguita dal cancro al polmone (41.500 casi, contro i 41.800 dell’anno scorso).

Nel 2018 sono stimati 373.300 nuovi casi di tumore complessivi (194.800 per gli uomini e 178.500 per le donne donne). Ma non solo. A questi si aggiungono quasi 3,4 milioni di cittadini che vivono dopo la scoperta della malattia (3.368.569, 2.244.000 nel 2006), 6% della popolazione: un dato in costante crescita e che fa ben sperare, soprattutto per le regioni del Centro – Nord.

Infatti, sulla base delle percentuali di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto appaiono le Regioni più virtuose. Negativi invece i dati sulla sopravvivenza al Sud, con Sicilia (52% uomini e 60% donne), Sardegna (49% e 60%) e Campania (50% e 59%). Differenze che si spiegano soprattutto con la scarsa adesione a campagne di prevenzione e tempi di attesa troppo lunghi per visite ed esami specialistici, diagnosi in stadio iniziale, quando le possibilità di guarigione sono ancora più alte.

Taranto: una speranza dal congresso della Siut

Pubblicato il 25 Set 2018 alle 7:29am

Dal Congresso regionale pugliese della SIUT (Società Italiana di Urologia Territoriale), tenutosi per la prima volta a Taranto, arriva notizie incoraggianti e un messaggio di speranza.

L’urologia è in continua e rapida evoluzione, tanto che sono state sviluppate nuove tecniche per la diagnosi dei tumori all’apparato genito-urinario, prostata e vescica, che permettono una individuazione più rapida e mirata di queste e altre neoplasie, nonché tecniche di intervento meno invasive che riducono drasticamente gli “effetti collaterali”.

A Taranto, ma più in generale in tutta la Puglia, nella sanità pubblica esistono centri di eccellenza all’avanguardia, in grado di garantire ai cittadini tutte le possibilità di trattamento delle patologie dell’apparato genito-urinario, come la chirurgia robotica e quella laparoscopica, o come le terapie ormonali di prima e seconda linea, e tutte le nuove terapie oncologiche.

Lo scopo degli specialisti ora è quello, oltre che della guarigione, anche quello di ridurre sempre più i tempi di degenza e di convalescenza e, soprattutto, garantire il pieno recupero alla vita quotidiana del paziente.

Proprio partendo dalla constatazione della eccellenza raggiunta dalla sanità pubblica in questo settore in Puglia, e a Taranto in particolare, come dimostrato dall’assoluto livello dei lavori presentati dai relatori a questo congresso regionale, non si comprende perché i cittadini continuino ad effettuare i cosiddetti “viaggi della speranza”, persino in regioni limitrofe come la Basilicata, con disagi e spese personali, nonché gravando così sul bilancio regionale. È un problema sollevato Gregorio Colacicco, direttore sanitario dell’ASL Taranto, che ha auspicato il miglioramento della “presa in carico” del paziente e un collegamento sempre più stretto tra la sanità territoriale, medici di famiglia e centri ospedalieri. Un auspicio ripreso anche da Corrado Aniello Franzese, presidente nazionale SIUT, che ha sottolineato come nella denominazione Società Italiana di Urologia Territoriale ci sia la parola “territoriale”, proprio come riconoscimento della necessità di legare sempre più le strutture di urologia al territorio in cui sussistono.

Oltre alle buone notizie, dalle relazioni degli epidemiologici è purtroppo giunta anche la conferma che nella provincia di Taranto i tumori alla prostata (16,1%) e alla vescica (13,4%) sono quelli che, dopo le neoplasie dell’apparato respiratorio (16,5%), colpiscono maggiormente la popolazione maschile.

Gli altri tumori dell’apparato genito-urinario presentano percentuali minori: rene e vie urinarie 2,9%, testicolo 1,3% e pene 0,3%: in pratica solo questi 5 tumori rappresentano il 34%, oltre un terzo dunque, di tutti quelli che colpiscono la popolazione maschile. Sono percentuali indicate nel “Rapporto 2017” elaborato dalla Direzione della ASL e basato sui dati del Registro Tumori della Provincia di Taranto (anni 2006-2012).

Al riguardo il dottor Gaetano Ressa, specialista urologo della ASL di Taranto, nonché membro del comitato scientifico del congresso e del consiglio direttivo della SIUT, introducendo i lavori ha evidenziato come sia «critica la situazione nel Comune di Taranto che presenta per queste sedi tumorali eccessi soprattutto nel sesso maschile, che sulla base della letteratura depongono a favore di un presumibile coinvolgimento delle condizioni ambientali, lavorative oltre che degli stili di vita della popolazione residente».

«Infatti la Distribuzione dei tassi standardizzati diretti (TDS) dei vari Distretti Socio Sanitari della Provincia – ha poi spiegato Gaetano Ressa – evidenziano una prevalenza delle neoplasie delle vie urinarie (rene e vescica) nel Distretto Socio-Sanitario cittadino, rispetto a quelli della provincia. Se questa relazione è ampiamente dimostrata per i tumori della vescica nei quali il fumo di sigaretta (aumento del rischio di neoplasia di 4/5 rispetto ai non fumatori) e l’esposizione a sostanze tossiche (anilina, amine aromatiche di natura principalmente professionale e composti arsenicali eventualmente presenti nelle acque potabili) rappresentano i principali fattori di rischio, per il cancro della prostata sembra giocare un ruolo più importante la familiarità e le abitudini alimentari (abuso di carni, latticini e grassi)».

Al II Congresso regionale della SIUT, responsabili scientifici il dottor Gaetano Ressa e il dottor Igino Intermite, hanno partecipato alcuni dei più importanti urologi e oncologi pugliesi, nonché esperti di alte branche della medicina: il focus del congresso, infatti, è stato l’approccio multidisciplinare alle patologie urologiche, con particolare riferimento a quelle oncologiche della prostata e della vescica, nonché alle infezioni complicate delle vie urinarie.

Vitamina D e tumori, esiste un legame?

Pubblicato il 25 Set 2018 alle 7:15am

Un recente studio internazionale nato dalla collaborazione di ricercatori europei, americani e asiatici, pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute giunge alla conclusione che avere livelli alti di vitamina D nel sangue protegge contro il tumore più frequente in Italia, quello del colon-retto. Secondo un’altra ricerca sulla rivista scientifica Jama Oncology l’integrazione mensile di vitamina D ad alte dosi non risulta essere associata a riduzioni dell’incidenza o della mortalità per diversi tipi di cancro.

Antonio Russo, ordinario di Oncologia medica dell’Università di Palermo e membro del consiglio direttivo dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) spiega: “La vitamina D è una sostanza organica necessaria a tutti gli organismi animali per il normale funzionamento dei processi vitali. Viene assunta mediante gli alimenti e prodotta quando la pelle viene esposta ai raggi solari. L’azione della vitamina D è quella di promuovere l’assorbimento del calcio a livello intestinale per indirizzarlo alle sue varie funzioni. Tra le più note, sappiamo che adeguati livelli di vitamina D sono indispensabili per il mantenimento di un’ottimale mineralizzazione ossea con un ruolo insostituibile nella prevenzione e nel trattamento dell’osteoporosi post-menopausale e senile. La vitamina D inoltre è importante per il sistema immunitario e per i muscoli, così come in gravidanza sia per la madre che per il feto. Infine, è stato anche dimostrato che una carenza di vitamina D può essere correlata allo sviluppo di depressione, al declino delle funzioni cognitive e ai disordini cardiovascolari”.

“La vitamina D viene assunta attraverso gli alimenti come latte, formaggi, yogurt, uova (tuorlo), fegato di manzo, olio di fegato di merluzzo, cereali per la colazione e pesce (sardine, pesce spada, tonno e salmone soprattutto) – dice l’esperto -. Ci sono anche delle altre sostanze come la curcumina, le brassicacee (cavoli), gli acidi grassi omega 3 che possono favorire gli effetti della vitamina D. Inoltre, l’esposizione ai raggi solari rappresenta la principale fonte di produzione della vitamina D, tanto che un’esposizione al sole che provoca un leggero arrossamento della pelle equivale all’assunzione orale di vitamina D per circa 10mila unità internazionali al giorno. Da considerare che il fabbisogno giornaliero di vitamina D per l’adulto è calcolato in circa 400-800 unità quotidiane e che l’alimentazione in Italia fornisce circa 300 unità al dì”.

“L’associazione tra vitamina D e cancro è molto studiata sebbene il quesito rimanga oggi controverso e dibattuto – risponde Russo -. Infatti, se da un lato alcune evidenze scientifiche suggeriscono come elevati livelli di vitamina D possano ridurre il rischio di cancro (soprattutto di prostata, colon e mammella), dall’altro altri dati sembrerebbero andare in controtendenza con questa ipotesi. In realtà, leggendo bene tra le righe, molti autori convergono sul fatto che gli effetti della vitamina D possano cambiare a seconda della dose assunta. In particolare, sembrerebbe che molti dei benefici forniti dalla vitamina D andrebbero perduti quando questa viene assunta in dosi eccessivamente superiori”.

“I corretti livelli di vitamina D sono importanti per il mantenimento dello stato di salute di un individuo, sia nell’infanzia che nell’età adulta – sottolinea Russo -. Ad oggi però non esiste un consenso unico su quale sia la formulazione migliore da raccomandare. Quello che è certo che individui con riscontro di bassi livelli di vitamina D dovrebbero assumere un’integrazione utile al raggiungimento del valore target corretto raccomandato per ciascuna fascia di età dalle linee guida internazionali, coinvolgendo nella scelta il proprio medico di fiducia. Naturalmente, si consiglia l’assunzione di alimenti ricchi di vitamina D, oltre che una ragionevole esposizione ai raggi solari”.

Approvata la tecnica ‘Car T’ per due neoplasie, ecco quali

Pubblicato il 29 Ago 2018 alle 6:13am

La cura per i tumori chiamata ‘Car T’, consiste nell’uso di cellule del paziente chiamate ‘addestrate’ le cellule tumorali. (altro…)

Immunoterapia contro i tumori

Pubblicato il 19 Lug 2018 alle 6:54am

L’immunoterapia è l’ultima arma che si aggiunge nella lotta al cancro. A differenza della chemio, con cui si «spara» un farmaco sulle cellule cancerose con l’obiettivo di distruggerle (ma non in maniera troppo selettiva), l’obiettivo dell’immunoterapia è quello di dare l’input al sistema immunitario di agire solo sulle cellule malate. (altro…)

Lia Palomba, oncologa killer dei tumori, da Sassari a Milano racconta di una nuova terapia contro linfomi e leucemie

Pubblicato il 09 Giu 2018 alle 7:51am

La dottoressa Lia Palomba, oncologo-ematologo al Memorial Sloan Kettering di New York, che opera negli Stati Uniti da oltre 30 anni, al punto che è una di quelle italiane che, non solo porta lustro al proprio Paese natale, ma dona anche speranza ai tantissimi malati ai quali pochi sembrano in grado di offrire una vera chance.

Nel 2009 Palomba è stata ribattezzata come Dottoressa House. Ha salvato la vita di un giovane di Pittsburgh, dato per spacciato, e il New York Times ha parlato di lei nel reportage sui “medical detectives”, quelli che risolvono i casi impossibili.

La Nuova Sardegna l’ha intervistata, prima che partisse per New York, dove ad attenderla c’èra un paziente londinese colpito da un linfoma estremamente aggressivo: “Ha 55 anni, la mia età. Altri medici gli hanno detto che non c’è niente da fare”. Ma lei non sembra per nulla essere intimorita dalla sfida. La dottoressa ha individuato una nuova terapia che si è rivelata essere efficace contro linfomi e leucemie.

“Si basa sulla manipolazione genetica del sistema immunitario autologo – ha spiegato, la diretta interessata – le cellule vengono spedite in laboratorio e geneticamente modificate. A quel punto sono in grado di attaccare il tumore e riescono a sconfiggerlo nel 50 per cento dei casi. E’ una percentuale alta se consideriamo che la terapia rappresenta l’ultima chance per pazienti che non hanno risposto alle cure tradizionali”.

L’innovativo sistema, prima “è stato approvato soltanto per le leucemie in età pediatrica, successivamente anche per la leucemia linfatica a cellule B e per i linfomi aggressivi a cellule B”. Le possibilità di riuscita sono pari al 50 per cento dei casi. La dottoressa Palomba ha raccontato la storia di un ragazzo di Portland, nell’Oregon. “Era convinto di morire perché nessuno gli aveva dato speranza. Si è fidato di me, ha fatto la terapia e la malattia è scomparsa. Purtroppo però dopo tre mesi è ritornata”.

Nel caso del paziente in questione la situazione è sfuggita al controllo anche per questioni economiche. “Non poteva più permettersi di stare a New York per affrontare una nuova terapia. Ed è tornato dalla madre – ha commentato Palomba – è stato seguito da un’equipe medica ma nel frattempo il male era diventato molto aggressivo e lui non ce aveva fatta”.

Una innovativa terapia che da’ buone speranza ma d’altra parte “costosissima”. Viene garantita esclusivamente ai cittadini coperti da assicurazione così come prevede il sistema sanitario americano. “Obama aveva esteso il diritto alle cure a milioni di persone – spiega l’oncologa – ma Trump ha cancellato i sussidi governativi alle assicurazioni: questo significa nessuna assistenza per 20 milioni di persone”.

“In Italia ci sono centri d’eccellenza. Penso al San Raffaele e all’Humanitas a Milano, ma anche ai centri di Aviano, Torino e Bologna per la cura dei linfomi”. Quel che manca, anche se non in tutte le strutture, è un ambiente positivo e la poca attenzione del paziente. “Noi siamo costruendo il nuovo palazzo che ospiterà l’Ematologia: sono stata coinvolta anche nella scelta degli arredi e della tinta alla pareti. Per far sentire i pazienti a proprio agio non serve tanto: bastano poltroncine, giornali, una macchina del caffè e una stanza appartata in cui sfogarsi, piangere di fronte a una brutta notizia”.

La dottoressa Palomba, ha dichiarato anche che, tornerebbe molto volentieri in Italia, per collaborare con i centri d’eccellenza, sogna di poter un giorno trasmettere ciò che ha imparato ai neolaureati e gli specializzandi, per aiutarli ad avere borse di studio e fondi per fare ricerca clinica e scientifica.

Pascalina, la pizza napoletana che protegge dai tumori e la salute del cuore

Pubblicato il 30 Mag 2018 alle 10:49am

Si chiama Pascalina, è la nuova pizza napoletana con ingredienti di primissima qualità, selezionati a posta per proteggere il nostro organismo da patologie cardiovascolari e alcune forme di tumore.

Su consiglio dei ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS di Napoli “Fondazione G. Pascale”, che hanno collaborato con ristoratori e maestri pizzaioli per dar vita ad una pizza in grado di veicolare il messaggio dell’importanza di una dieta sana ed equilibrata.

La pizza, del resto, è già considerata un piatto salutare, non a caso nelle sue forme tradizionali – come la margherita – e nelle giuste quantità si integra perfettamente nella Dieta Mediterranea, tuttavia gli studiosi dell’istituto napoletano hanno voluto fare un ulteriore passo avanti, trovando il perfetto mix di ingredienti in grado di esaltare il gusto e il fattore protettivo per la nostra salute.

Eccoli allora gli ingredienti di questa nuova specialità tutta campana: aglio, peperoncino, olio extra vergine d’oliva del Cilento, olive di Caiazzo, pomodorini di Corbara o San Marzano, friarielli campani a crudo, noci e farina di frumento.

Assaggiare la Pascalina sarà possibile in occasione del Pizza Village che andrà in scena dal 1 al 10 giugno, sul Lungomare Caracciolo. La pizza in questione sarà proposta dallo stand della pizzeria “Don Peppe”.

Premio canadese per oncologa italiana, Marilina Piccirillo

Pubblicato il 24 Apr 2018 alle 6:55am

Marilina Piccirillo, giovane ricercatrice napoletana dell’Irccs del Pascale di Napoli, verrà premiata il 27 aprile prossimo a Toronto con il premio 2018 del Cancer Trials Group Canadese: insieme con il team della Unità Sperimentazioni Cliniche dell’Istituto Pascale, diretta da Francesco Perrone. (altro…)

Al Sud si muore di più, +5-28% per cancro e malattie. Ma la situazione peggior è in Campania

Pubblicato il 20 Apr 2018 alle 9:09am

Secondo una recente Rapporto Osservasalute, in Italia si muore meno per tumori e malattie croniche ma solo dove la prevenzione viene fatta bene funziona, ed è al Nord. (altro…)