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Covid 19, bambini e adolescenti i meno colpiti

Pubblicato il 02 Set 2020 alle 6:00am

Secondo un recente studio condotto dall’Università di Edimburgo, Liverpool e dall’Imperial College di Londra – pubblicato sul British Medical Journal, il Covid-19 colpisce in maniera meno grave bambini e ragazzi, anche per quanto riguarda la mortalità, il tasso è più basso rispetto agli adulti. (altro…)

Coronavirus, raggi Uv, trasmissione aerea e immunità

Pubblicato il 21 Lug 2020 alle 6:01am

L’Oms dopo la lettera ricevuta da parte di 239 scienziati di 32 Paesi del mondo, pubblicata su Clinical Infectious Diseases ha ammesso che il rischio di trasmissione aerea del virus esiste e può rappresentare un problema molto serio nei luoghi chiusi, di lavoro e affollati.

La trasmissione del coronavirus può avvenire non solo attraverso le goccioline grandi (droplet, diametro superiore ai 10 micron) su cui agisce in modo importante la gravità portandole al suolo in pochi istanti, ma anche le goccioline più piccole (aerosol) che rimangono in sospensione nell’aria per tempi molto più lunghi.

Si può fare qualcosa per rendere sicuri i luoghi più critici come gli ambienti chiusi e di ridotte dimensioni? Il rischio zero non esiste, ma la ventilazione e la cura della qualità dell’aria giocano un ruolo fondamentale nella gestione del rischio. L’importante, dicono i ricercatori è che sia ridotta al massimo, l’emissione (parlando magari a bassa voce), usando la mascherina in un ambiente chiuso e puntando sempre sul distanziamento sociale.

Studio italiano è riuscito a dimostrare che una piccola dose di raggi ultravioletti UvC (radiazioni che non arrivano sulla Terra perché bloccate dall’atmosfera) in grado di disattivare in pochi istanti i droplet contenenti nella Sars CoV-2. Risultati simili sono stati ottenuti con i raggi UvA e UvB, quelli da cui ci proteggiamo con le creme solari. Gli autori dello studio si sono chiesti poi, se possa esserci anche una correlazione tra irraggiamento solare e epidemia di Covid-19. Analizzando la quantità di radiazioni in 260 Paesi dal 15 gennaio a fine maggio, la corrispondenza con l’andamento di Sars-CoV-2 è risultata essere quasi perfetta: minore è invece la quantità di UvA e UvB, maggiore è il numero di soggetti infetti. Non il caldo, ma l’effetto dei raggi ultravioletti è letale per il virus. L’idea è quella di utilizzare lampade a raggi Uv per disinfettare luoghi chiusi. Tutti i raggi Uv sono però pericolosi per l’uomo e ad oggi sono utilizzati solo per sanificare gli ambienti (senza persone) e gli oggetti. Sono allo studio lampade con lunghezza d’onda che eliminino qualunque potenziale tossicità per l’uomo per poter disinfettare gli ambienti.

L’Istituto Superiore di Sanità ha messo in guardia sull’utilizzo di lampade UvC che generano luce in assenza di protezione perché cancerogeni per l’uomo.

Aids, grazie ad un mix di farmaci uomo è senza virus da un anno

Pubblicato il 10 Lug 2020 alle 6:08am

Un’paziente di San Paolo’ è stato trattato con un nuovo mix di farmaci e potrebbe ora essere ora il primo caso, al mondo, di guarito da Hiv senza la necessità di doversi sottoporre ad un delicato intervento chirurgico di midollo spinale, come già accaduto in passato con altre due ed uniche persone a cui il virus è stato completamente eradicato.

I ricercatori dell’università federale di San Paolo, hanno spiegato in conferenza in streaming “Aids 2020” che una volta debellato il virus non è più tornato nell’uomo. I trattamenti sono terminati nel marzo 2019.

Il paziente di 36 anni, sieropositivo dal 2012, partecipava alla sperimentazione di una terapia mirata a ‘stanare’ il virus dai ‘reservoir’ che ha nelle cellule e che lo fanno tornare se si sospendono i trattamenti usuali.

All’uomo, curato con un mix ‘aggressivo’ di antiretrovirali e nicotinamide (vitamina B3), una volta interrotta la terapia il suo sangue è stato poi testato ogni tre settimane, senza nessun segno di infezione.

Al San Gerardo di Monza, nato un ambulatorio innovativo e multidisciplinare per studiare esiti da Coronavirus

Pubblicato il 04 Giu 2020 alle 6:01am

Ha aperto al San Gerardo di Monza, il 3 Giugno, un ambulatorio innovativo, dedicato allo studio e alla gestione post Covid-19 dei pazienti. Coordinato dal prof. Paolo Bonfanti, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive in collaborazione con diversi specialisti (infettivologi, pneumologi, cardiologi, geriatri, rianimatori e psicologi), attraverso un approccio multidisciplinare, si occuperà di verificare le condizioni dei pazienti e identificare le eventuali problematiche cliniche sorte dopo l’infezione da tale virus. (altro…)

Oms e Coronavirus: «Nessuna prova che i guariti siano immuni, non si può dare alcuna patente»

Pubblicato il 27 Apr 2020 alle 5:47am

Le persone guarite da Covid-19 non è detto che abbiano poi anticorpi in grado di proteggere da una seconda infezione. Lo ricorda l’Organizzazione mondiale della Sanità in un documento appena pubblicato.

Scrive l’Oms, «non ci sono abbastanza evidenze sull’efficacia dell’ immunità data dagli anticorpi per garantire l’accuratezza di un “passaporto di immunità” o un ”certificato di libertà dal rischio”».

Il documento Alcuni governi, continua l’ Organizzazione Mondiale, hanno suggerito che trovare gli anticorpi al Sars-CoV-2 possa servire come base per un «passaporto di immunità» che può permettere agli individui di viaggiare o di tornare al lavoro con l’assunzione che siano protetti da una reinfezione. «Molti degli studi hanno mostrato che le persone che sono guarite dall’infezione hanno gli anticorpi per il virus», scrive l’Oms, ma «alcuni di questi hanno livelli estremamente bassi di anticorpi neutralizzanti nel sangue. Al 24 aprile 2020, nessuno studio ha valutato se la presenza degli anticorpi da Sars-CoV-2 possa dare immunità ad una successiva infezione nell’uomo».

Coronavirus e polveri sottili, ricerca rivela che particolato atmosferico trasporta il virus

Pubblicato il 25 Apr 2020 alle 6:53am

Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) annuncia che il coronavirus SARS-Cov-2 è stato ritrovato sul particolato (PM), le polveri sottili. «Questa prima prova apre la possibilità di testare la presenza del virus sul particolato atmosferico delle nostre città nei prossimi mesi come indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del coronavirus e adottare adeguate misure preventive prima dell’inizio di una nuova epidemia», a dirlo è il professor Alessandro Miani, presidente della Sima. (altro…)

Coronavirus, perché Tac e Rx non servono

Pubblicato il 26 Mar 2020 alle 7:23am

L’unico modo per diagnosticare un’infezione da Covid-19 è il tampone. Tac e radiografie non riescono a distinguere una polmonite causata dal Sars-Cov-2 e quella causata da altri virus. A precisarlo è la Società italiana di Radiologia Medica e Interventistica, che ricorda come i software che pretendono di trovare l’infezione analizzando i referti non sono in realtà mai stati validati.

“In questi giorni siamo subissati di richieste di persone che vogliono fare la Tac per sapere se hanno il Covid-19, ma dobbiamo fare chiarezza su queste che sono vere e proprie fake news – racconta il presidente Sirm Roberto Grassi -. Quello che questi esami vedono è una polmonite interstiziale, ma non sono in grado di distinguere tra quelle causate dal coronavirus o da altri agenti come la clamidia o il micoplasma, perché non c’è nessuna differenza. I metodi che pretendono di fare la diagnosi con l’intelligenza artificiale non hanno nessuna validazione, e nessuno studio serio è stato condotto su queste tecniche. Per riconoscere una polmonite interstiziale è sufficiente uno studente, mentre, lo ripeto, distinguerne la causa non è possibile, è solo il tampone che può individuare un positivo. Con uno screening fatto con la Tac si rischierebbe di dare false sicurezze a una persona, che magari non ha la polmonite ma è in realtà infetta, come accade nella maggior parte dei casi”.

Tac e radiografie per lo screening potrebbero addirittura aumentare i contagi. “Tac e radiografie vanno usate su pazienti che sono già ospedalizzati, per dare informazioni in più al medico – sottolinea Grassi -. Ora l’unica cosa da fare è stare a casa, e solo se si ha un’insufficienza respiratoria andare in ospedale, altrimenti si rischia solo di contagiare altre persone inutilmente, o se si è negativi magari contrarre lì l’infezione”.

Coronavirus in Italia: bisogna indossare le mascherine? La risposta di un esperto

Pubblicato il 23 Feb 2020 alle 7:45am

Con l’aumento della diffusione del Coronavirus nel mondo e in Italia, dove nelle ultime ore sono resi noti i focolai in Lombardia e Veneto, e stanno emergendo casi anche in altre regioni, viene da chiederci se sia il caso o no di indossare la mascherina chirurgica utilizzata in Cina e in molti altri Paesi come risposta personale alla diffusione del SARS-CoV-2.  (altro…)

Cina, donna positiva al coronavirus dà alla luce una bambina

Pubblicato il 04 Feb 2020 alle 7:14am

Una bimba e’ nata il 30 gennaio in un ospedale in Cina da una donna incinta infettata dal nuovo coronavirus. Mamma e bimba sono in condizioni stabili, e la piccola non è risultata positiva al virus. (altro…)

In 16 anni i virus più pericolosi in grado di colpire l’uomo

Pubblicato il 25 Gen 2020 alle 6:01am

In sedici anni sono cinque i virus che hanno fatto il “salto di specie”, passando dalla specie animale a quella umana. E poi da uomo a uomo. Di questi virus, tre appartengono alla famiglia dei coronavirus, la stessa da cui viene identificato il virus “2019-nCoV”, che ha cominciato a diffondersi in Cina a Wuhan. Secondo gli esperti, infatti, ciò sarebbe da attribuire a “fenomeni legati anche ai cambiamenti dell’ecosistema”.

Risalirebbe al 2003 la mutazione del virus della Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome), che era stato trasmesso dai pipistrelli agli zibetti e poi all’uomo. Sei anni dopo, nel 2009, è stata la volta del virus dell’influenza A H1N1 trasmesso dagli uccelli ai suini e da questi all’uomo: un vero e proprio collage con elementi di tre specie che ha generato il quarto virus pandemico dopo quello della Spagnola del 1918, quello dell’Asiatica del 1957 e quello della Hong Kong del 1968.

Nel 2012 era stata la volta della Mers (Middle East Respiratory Syndrome), un altro coronavirus che dai pipistrelli viene trasmesso ai cammelli e poi all’uomo. Nel 2014 si è parlato invece del virus della febbre emorragica di Ebola indicato con la sigla 2019-nCoV, passando dai pipistrelli ad un serbatoio animale ancora non chiaramente identificato e che da lì sarebbe conseguentemente mutato in modo da adattarsi all’organismo umano.

Nel frattempo l’aumento dei casi di polmonite legata a coronavirus ha portato la Cina a intensificare il monitoraggio, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive respiratorie. La città di Wuhan, dove è stato identificato il primo caso di nuova infezione da coronavirus (2019-nCoV), ha confermato un terzo decesso il 18 gennaio. Secondo una nota diffusa alle prime ore di ieri delle autorità sanitarie locali, negli ultimi due giorni sono stati segnalati nuovi casi, pari a 136. Tra i nuovi pazienti infetti a Wuhan, 66 sono maschi e 70 femmine, con un’età compresa tra i 25 e gli 89 anni, di cui 36 in condizioni gravi o critiche o deceduti.

Questi pazienti prima del 18 gennaio hanno mostrato sintomi come febbre, tosse, fastidio al torace o dispnea. Le autorità sanitarie locali hanno dichiarato che sono stati segnalati tre nuovi casi di polmonite legati al coronavirus, due a Pechino e uno a Shenzhen. Si tratta della prima volta che il virus e’ stato identificato in Cina al di fuori di Wuhan. Tutti e tre i pazienti si erano recati a Wuhan di recente.

“Consultate il medico e vaccinatevi contro l’influenza almeno due settimane prima del viaggio. Valutate l’opportunità di rimandare viaggi non necessari”. Questi i consigli che arrivano per i viaggiatori diretti alla città cinese di Wuhan, da parte del ministero della Salute italiano negli aeroporti.