Vasari nasconde Leonardo?

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 06 Ott 2010 alle ore 10:34am

Le ricerche di uno degli affreschi perduti di Leonardo da Vinci, la “Battaglia di Anghiari”, dovrebbero entrare nel vivo entro i primi mesi del 2011: è quanto emerso durante la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria fiorentina al professor Carlo Pedretti, uno dei massimi studiosi di da Vinci.

Titolare della cattedra «Armand Hammer» di studi vinciani dell’Università della California a Los Angeles (UCLA) e direttore del Centro di Studi su Leonardo dell’Armand Hammer Institute, Pedretti ha ricevuto ieri (4 ottobre) il fiorino d’oro, simbolo della cittadinanza onoraria, nonché una pergamena contente la motivazione ufficiale della premiazione.

A presiedere alla cerimonia, avvenuta durante il consiglio comunale, e a conferire l’onorificenza al professore è stato lo stesso presidente del consiglio comunale, Eugenio Giani, che ha sottolineato l’importanza di questo riconoscimento per il capoluogo toscano: “Con questa scelta – ha dichiarato Giani – vogliamo anzitutto rafforzare il legame tra Firenze e Leonardo da Vinci, che possa portare a realizzare nella Sala del Papa, in Santa Maria Novella, il museo leonardiano”.

Ma non è tutto: il presidente del consiglio comunale, infatti, ha anche auspicato che “il conferimento della cittadinanza onoraria a questo grande studioso possa essere l’occasione per rilanciare gli studi sulla Battaglia di Anghiari, l’affresco di Leonardo che potrebbe celarsi nella parete sopra la porta sud – est del salone dei Cinquecento”, nel Palazzo Vecchio. Lo stesso Pedretti, a riguardo, si è dichiarato convinto del fatto che la Battaglia di Anghiari sia nascosta da un affresco del Vasari, cosa che sarebbe comprovata anche da diversi indizi. “Non c’è che da procedere”, conclude il professore bolognese. Tuttavia, come ha tenuto a precisare l’ingegnere coordinatore del progetto di ricerca, Maurizio Seracini, sebbene non ci siano problemi dal punto di vista tecnico e metodologico, un forte ostacolo all’avvio dell’operazione è costituito dalla mancanza di risorse adeguate: “Cerchiamo i fondi prevalentemente all’estero – ha detto Seracini – dato che in Italia non ho sentito interesse”.

La storia del dipinto murale perduto comincia nel 1503, quando a Leonardo fu affidato l’incarico di decorare una delle pareti del Salone dei Cinquecento, nel Palazzo Vecchio: l’affresco, vicino, tra l’altro, a quello gemello realizzato da Michelangelo, avrebbe dovuto rappresentare la battaglia di Anghiari, combattuta nel 1440 tra l’esercito fiorentino e quello milanese, e celebrare la libertas repubblicana. In realtà, però, il dipinto murale fu lasciato incompiuto dallo stesso Leonardo, a causa dell’inadeguatezza della tecnica sperimentale da lui utilizzata (un adattamento dell’antico encausto, tecnica basata sul fissaggio a caldo dei pigmenti pittorici).

Il salone, che allora era la Sala del Maggior Consiglio della Repubblica fiorentina, venne quindi riccamente ridecorato da Vasari, attorno alla metà del ‘500: egli dipinse, fra l’altro, sei affreschi destinati a celebrare il potere mediceo, che potrebbero aver distrutto l’opera di Leonardo. In realtà si è più propensi a credere, data la sconfinata ammirazione del Vasari nei confronti del genio vinciano, che il pittore aretino abbia tentato di salvare il dipinto. In particolare, alcuni saggi esplorativi compiuti lungo la parete di sud – est hanno rivelato l’esistenza di due pareti, non si sa se separate o no da un’intercapedine: una è quella dell’antico palazzo, su cui potrebbe trovarsi ancora l’affresco di Leonardo, l’altra, a ridosso, è quella su cui Vasari realizzò il proprio dipinto.

La possibilità, quindi, di accedere al capolavoro di da Vinci che si è sempre considerato perduto è quantomeno allettante; tanto più che, come lo stesso Pedretti ha rimarcato, l’importanza della “Battaglia di Anghiari” nella carriera artistica di Leonardo è nodale: l’opera, infatti, non solo costituisce una perfetta sintesi del concetto vinciano di moto, ma permetterebbe anche di compiere importanti passi avanti nello studio dell’universo artistico del genio toscano.

di Chiara Gazzini