giugno 9th, 2018

Sirt, la dieta. un regime alimentare che attiva i geni della magrezza

Pubblicato il 09 Giu 2018 alle 10:22am

Si tratta di un regime alimentare basato sull’assunzione di alimenti specifici in grado di attivare le sirtuine, gruppo di geni che stimolano il metabolismo, facendo bruciare i grassi e favorendo una rapida perdita di peso. Si parla di circa 3 chili alla settimana.

Conosciuta grazie a Pippa Middleton, sorella della duchessa di Cambridge, che l’ha seguita per rimettersi in forma velocemente in vista del matrimonio con James Matthews. Ma, ancor prima, era seguita dalla cantante Adele che con questo regime alimentare avrebbe perso addirittura 30 chili.

La dieta Sirt, è un piano alimentare studiato dai medici nutrizionisti Aidan Goggins e Glen Matten basato sull’assunzione di particolari alimenti in grado di attivare le sirtuine, ovvero un gruppo di geni chiamati (appunto) della «magrezza».

Questi geni stimolano il metabolismo, fanno bruciare i grassi e favoriscono, di conseguenza, una rapida perdita di peso.

Secondo il punto di vista del professor Nicola Sorrentino, che ha curato la presentazione del libro «Sirt. La dieta del gene magro» (ed. Longanesi), il digiuno serve a ben poco, perché il corpo non riceve il necessario fabbisogno di nutrienti e quindi innesca una serie di cambiamenti sui normali processi di crescita, cercando di sopravvivere. «I geni della magrezza, preposti alla riparazione e al ringiovanimento delle cellule, accelerano la loro attività attingendo alle riserve di grasso e aumentando la resistenza alle malattie. Lo stesso obiettivo è possibile raggiungerlo senza ridursi alla fame, ovvero mangiando gli alimenti Sirt».

Una dieta, insomma, che si basa sull’inclusione e non sull’esclusione di cibi, che permette di perdere più di 3 chili in una settimana, senza particolari rinunce.

Vediamo in cosa consiste.

La dieta Sirt si compone di due fasi. La Fase 1 che garantisce la perdita di 3,2 chili in 7 giorni ed è quella che produce i maggiori risultati. Durante i primi tre si sarà possibile assumere sino a 1000 calorie quotidiane suddivise tra tre succhi verdi e un pasto solido, il tutto a base di cibi Sirt. Dal quarto al settimo giorno in poi, le calorie diventeranno millecinquecento. Ogni giorno sono previsti due succhi verdi e due pasti solidi Sirt.

La Fase 2 è poi quella del mantenimento e dura solo 14 giorni. Durante questo periodo l’obiettivo primario sarà quello di consolidare il dimagrimento, tuttavia sarà possibile continuare a perdere peso continuando a nutrirsi in abbondanza con cibi Sirt.

Al MASI di Lugano, una mostra monografica all’opera del fotografo e artista svizzero Balthasar Burkhard, dal 10 giugno al 30 settembre

Pubblicato il 09 Giu 2018 alle 8:52am

Al Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano, sarà allestita una mostra monografica dedicata all’opera del fotografo e artista svizzero Balthasar Burkhard (Berna, 1944-2010), dal 10 giugno al 30 settembre 2018. L’esposizione, organizzata in collaborazione con il Folkwang Museum di Essen, il FotoMuseum e la Fotostiftung di Winterthur, ripercorre l’intera carriera di Burkhard documentando tanto la sua attività di cronista della scena artistica internazionale fra gli anni Sessanta e Settanta, quanto le opere attraverso cui contribuì a rivoluzionare la pratica della fotografia.

La mostra “Balthasar Burkhard. Dal documento alla fotografia monumentale” parte dalle immagini giovanili realizzate durante l’apprendistato nel segno della fotografia di reportage e documentaria degli anni Sessanta e ripercorre poi, attraverso un’ampia selezione di scatti, il suo lavoro di cronista della scena artistica internazionale a fianco del celebre curatore Harald Szeemann. La memoria delle esposizioni di Szeemann che hanno segnato un’epoca come When Attitudes Become Form alla Kunsthalle di Berna nel 1969 e Documenta 5 del 1972, e delle installazioni e performance che le caratterizzavano, si conserva oggi grazie agli scatti di Burkhard.

Fra la metà degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, Burkhard soggiorna negli Stati Uniti. Rientrato in Svizzera nel 1983 viene invitato a esporre alla Kunsthalle Basel e nel 1984, insieme a Niele Toroni, al Musée Rath di Ginevra. Nascono dunque allestimenti in cui il corpo viene ingigantito fino ad assumere dimensioni monumentali trasformandosi in paesaggio o elemento architettonico.

Al MASI di Lugano, sarà, pertanto, possibile ammirare una serie di gambe, originariamente esposte a Basilea, che percorrono come colonne i tre lati di una sala. E l’allestimento concepito per il Musée Rath, in cui l’astrazione di Toroni è caratterizzata dalla ripetizione di impronte di pennello, messa in relazione con una serie di fotografie di grande formato di Burkhard.

La fotografia si emancipa dunque dalla dimensione tradizionale, dal formato maneggevole, per divenire installazione spaziale, quasi a mettere alla prova, come altre forme d’arte in quel periodo, i limiti architettonici degli spazi espositivi tradizionali.

Nel corso della propria carriera Burkhard si dedica a più riprese al ritratto. Se negli anni di lavoro come fotocronista l’obiettivo è rivolto agli artisti impegnati nella creazione delle proprie opere, in seguito predilige i soggetti in posa, sia che si tratti di persone, sia che rivolga l’obiettivo agli animali tema, a metà degli anni Novanta, di una straordinaria serie in cui rivive l’approccio catalogatorio della fotografia ottocentesca.

Fra la metà degli anni Novanta e l’inizio nel nuovo millennio Burkhard si cimenta in fotografie di paesaggi urbani e naturali, riprodotti in grande formato e caratterizzati dal bianco e nero vellutato che è la cifra di gran parte della sua opera. Attraverso le proprie fotografie Burkhard sembra cercare una formula in cui racchiudere tutte le manifestazioni sia umane che naturali: le rocce e le onde assumono connotazioni sensuali, nei deserti si riconoscono regolarità architettoniche; le riprese aeree di megalopoli – Tokyo, Chicago, Città del Messico – conferiscono alle città l’aspetto di organismi che si estendono a perdita d’occhio. La dimensione delle immagini ne sottolinea il significato emotivo anziché documentario, mentre il bianco e nero dai toni sfumati dona ad esse carattere quasi tattile. Non siamo dunque di fronte a semplici immagini, ma a una concezione della fotografia totalmente nuova che trova nei grandi e versatili spazi del MASI il proprio contesto ideale.

La mostra, di cui si è tenuta ieri, 8 giugno 2018, la presentazione stampa, è coordinata e allestita da Guido Comis e Diego Stephani.

Studio australiano lancia l’allarme: gli smartphone stanno causando un’epidemia di sonno inadeguato

Pubblicato il 09 Giu 2018 alle 8:37am

Non tutti i progressi della tecnologia si traducono in miglioramenti della qualità della vita degli utenti: è quanto sostiene uno studio australiano pubblicato sulla rivista Sleep. (altro…)

Lia Palomba, oncologa killer dei tumori, da Sassari a Milano racconta di una nuova terapia contro linfomi e leucemie

Pubblicato il 09 Giu 2018 alle 7:51am

La dottoressa Lia Palomba, oncologo-ematologo al Memorial Sloan Kettering di New York, che opera negli Stati Uniti da oltre 30 anni, al punto che è una di quelle italiane che, non solo porta lustro al proprio Paese natale, ma dona anche speranza ai tantissimi malati ai quali pochi sembrano in grado di offrire una vera chance.

Nel 2009 Palomba è stata ribattezzata come Dottoressa House. Ha salvato la vita di un giovane di Pittsburgh, dato per spacciato, e il New York Times ha parlato di lei nel reportage sui “medical detectives”, quelli che risolvono i casi impossibili.

La Nuova Sardegna l’ha intervistata, prima che partisse per New York, dove ad attenderla c’èra un paziente londinese colpito da un linfoma estremamente aggressivo: “Ha 55 anni, la mia età. Altri medici gli hanno detto che non c’è niente da fare”. Ma lei non sembra per nulla essere intimorita dalla sfida. La dottoressa ha individuato una nuova terapia che si è rivelata essere efficace contro linfomi e leucemie.

“Si basa sulla manipolazione genetica del sistema immunitario autologo – ha spiegato, la diretta interessata – le cellule vengono spedite in laboratorio e geneticamente modificate. A quel punto sono in grado di attaccare il tumore e riescono a sconfiggerlo nel 50 per cento dei casi. E’ una percentuale alta se consideriamo che la terapia rappresenta l’ultima chance per pazienti che non hanno risposto alle cure tradizionali”.

L’innovativo sistema, prima “è stato approvato soltanto per le leucemie in età pediatrica, successivamente anche per la leucemia linfatica a cellule B e per i linfomi aggressivi a cellule B”. Le possibilità di riuscita sono pari al 50 per cento dei casi. La dottoressa Palomba ha raccontato la storia di un ragazzo di Portland, nell’Oregon. “Era convinto di morire perché nessuno gli aveva dato speranza. Si è fidato di me, ha fatto la terapia e la malattia è scomparsa. Purtroppo però dopo tre mesi è ritornata”.

Nel caso del paziente in questione la situazione è sfuggita al controllo anche per questioni economiche. “Non poteva più permettersi di stare a New York per affrontare una nuova terapia. Ed è tornato dalla madre – ha commentato Palomba – è stato seguito da un’equipe medica ma nel frattempo il male era diventato molto aggressivo e lui non ce aveva fatta”.

Una innovativa terapia che da’ buone speranza ma d’altra parte “costosissima”. Viene garantita esclusivamente ai cittadini coperti da assicurazione così come prevede il sistema sanitario americano. “Obama aveva esteso il diritto alle cure a milioni di persone – spiega l’oncologa – ma Trump ha cancellato i sussidi governativi alle assicurazioni: questo significa nessuna assistenza per 20 milioni di persone”.

“In Italia ci sono centri d’eccellenza. Penso al San Raffaele e all’Humanitas a Milano, ma anche ai centri di Aviano, Torino e Bologna per la cura dei linfomi”. Quel che manca, anche se non in tutte le strutture, è un ambiente positivo e la poca attenzione del paziente. “Noi siamo costruendo il nuovo palazzo che ospiterà l’Ematologia: sono stata coinvolta anche nella scelta degli arredi e della tinta alla pareti. Per far sentire i pazienti a proprio agio non serve tanto: bastano poltroncine, giornali, una macchina del caffè e una stanza appartata in cui sfogarsi, piangere di fronte a una brutta notizia”.

La dottoressa Palomba, ha dichiarato anche che, tornerebbe molto volentieri in Italia, per collaborare con i centri d’eccellenza, sogna di poter un giorno trasmettere ciò che ha imparato ai neolaureati e gli specializzandi, per aiutarli ad avere borse di studio e fondi per fare ricerca clinica e scientifica.

Dermatite atopica, gli italiani i più colpiti d’Europa

Pubblicato il 09 Giu 2018 alle 6:41am

Un recente studio internazionale, condotto su oltre 100mila persone, che ha coinvolto anche l’Italia, evidenzia che nel nostro Paese esiste un’incidenza di dermatite atopica fino all’8 % degli over 18.

Pubblicato sulla rivista scientifica Allergy, condotto da uno staff internazionale di specialisti, tra cui anche il professor Giampiero Girolomoni, ordinario di dermatologia e venereologia dell’Università di Verona, co-presidente del 93° congresso nazionale della Sidemast tenutosi a Verona alla presenza di oltre mille specialisti provenienti da tutta la Penisola, si è concentrato anche sui tumori della pelle, in particolar modo sul melanoma, in continuo aumento.

«Nel 2017 in Italia sono stati circa 14.000 i nuovi casi di melanoma della cute, 7.300 per quanto riguarda gli uomini e 6.700 per quanto riguarda le donne – ha spiegato il presidente di Sidemast, prof. Piergiacomo Calzavara Pinton. – Se si considerano le fasce di età, il melanoma rappresenta il 9% dei tumori giovanili negli uomini (seconda neoplasia più frequente) e il 7% nelle donne, secondo i dati AIRTUM».

Un altro tema molto scottante è quello della prevenzione delle patologie della pelle dell’anziano: la diagnosi precoce di carcinomi baso e squamocellulari, e la prevenzione dai danni del sole: «Oggi molte persone non sono informate e fanno più danni che altro. La fotoprotezione locale e orale è spesso fatta in maniera sbagliata, bisogna conoscere le giuste regole per esporsi al sole. Presto avremo le nuove linee guida proprio in questo ambito».

Ecco le nuove emoji su social e tastiere dei nostri smartphone

Pubblicato il 09 Giu 2018 alle 6:33am

Nuove emoji sono arrivate in questi giorni sui social e sulle tastiere dei nostri smartphone. Dal 5 giugno infatti sono disponibili ben 157 nuovi disegnini, approvati dal consorzio Unicode, che porteranno il totale a 2.823. Tra le novità c’è la rivoluzione del “parrucco”: nelle faccine sono rappresentate anche le persone ricce, con i capelli rossi, bianchi o direttamente calve.

Tra le espressioni più comuni fanno il loro ingresso il freddoloso, l’accaldato e il festaiolo, con tanto di cappellino e lingua di Menelik. Non mancano icone di supereroi o supercattivi.

E nello zoo virtuale è entrato anche il canguro, l’ippopotamo, il lama, il pavone e il pappagallo, e poi l’aragosta, la zanzara, il tasso e persino il microbo. In cucina le new entry sono il mango, la foglia d’insalata, il bagel e la cupcake.

Ma agli oggetti si aggiungono anche il pedone degli scacchi, la palla da tennis, la bussola, lo scarpone e il trolley, la spilla da balia, la spagnoletta e il gomitolo, la spugna, il sapone e il rotolo di carta igienica. E ancora la cassetta del pronto soccorso, il magnete, l’estintore, la tessera del puzzle, la doppia elica del Dna e il simbolo dell’infinito.