Trattenere le lacrime genera disturbi alla salute

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 17 Ago 2019 alle ore 7:47am

Uno studio condotto dall’ Università del Queensland, pubblicato sulla rivista scientifica Emotion, ha esaminato a fondo il fenomeno del piangere, su oltre 500 soggetti in preda a lacrime e singhiozzi per svariati motivi, misurando loro il battito, la frequenza cardiaca e respiratoria, la pressione arteriosa, i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e monitorando i cambiamenti psicologici conseguenti alle crisi di sconforto, concludendo che il pianto è benefico ed aiuta a mantenere l’omeostasi biologica, ovvero il processo che mantiene in equilibrio costante l’ambiente interno ed esterno del nostro organismo, compresa la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la salute mentale, restituendo la serenità perduta.

Il pianto è un fenomeno fisiologico che produce e rilascia lacrime in risposta ad una emozione, negativa (dolore) o positiva (gioia), anche se le due componenti, lacrimazione ed emozione, possono non necessariamente essere compresenti.

ELIMINA LE TOSSINE
L’encefalina in particolare, contenuta nelle lacrime e con esse secreta, allevia il dolore, allenta la tensione e distende i muscoli, motivo per cui il corpo si rilassa maggiormente e recupera energie subito dopo la crisi di pianto, mentre la prolattina e la corticotropina che aumentano ogni volta che l’organismo subisce ed accumula eccessivo stress, vengono eliminate in modo copioso attraverso le lacrime insieme ad altre tossine. Chiamatelo sfogo emotivo, crisi di sconforto o come volete, ma il pianto è stato predisposto da madre natura nel genere umano per liberarci da rabbia, delusione, tensione, sofferenze e da tutto ciò che la mente trattiene, memorizza, nasconde, e che la razionalità deposita nel fondo della coscienza, ed attraverso la crisi di pianto vengono eliminate anche le tossine e la dose eccessiva di ormoni stressanti accumulati, che hanno ripercussioni sull’intero organismo.

Ecco allora che se le lacrime vengono trattenute ogni volta che si avverte il desiderio di piangere potrebbe aumentare il rischio di insorgenza di molti meccanismi compensatori, poiché tutto quello che reprimiamo, che teniamo dentro, e che depositiamo o nascondiamo nel profondo della nostra anima, prima o poi torna a galla sotto forma di vari disturbi, anche difficilmente diagnosticabili per quanto riguarda la loro origine. I sintomi più frequenti sono: intestinali, gastro-enterologi, circolatori, respiratori e cardiaci, oltre che neurologici, con crisi di ansia e di panico, e, nei casi più gravi, con danni cerebrali con instabilità psichiatrica persistente. Insomma, senza piangere ci si ammala, molto più spesso e si sta male dentro, nell’anima, coltre nella mente.