Coronavirus, l’appello di 100mila medici al ministro della Salute Speranza

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 19 Apr 2020 alle ore 1:37pm

“Confidiamo che il trattamento precoce, durante la prima fase a-/pauci-sintomatica di malattia, possa fermare il decorso dell’infezione verso la malattia conclamata che porta ad ospedalizzazione e decesso. Ciò avrebbe molteplici vantaggi, tra cui quello di evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere”.

Questo, uno dei passaggi fondamentali della lettera inviata al ministro della Salute Roberto Speranza e ai presidenti delle Regioni dagli oltre 98mila medici chirurghi ed odontoiatri attivi nel gruppo Facebook chiuso “Coronavirus, Sars-CoV-2 e COVID-19 gruppo per soli medici”, al lavoro in centinaia di servizi territoriali ed ospedalieri sparsi in tutta Italia. In prima linea nella lotta contro il coronavirus. Il gruppo nasce a fine febbraio 2020 per favorire il confronto di esperienze dirette ed evidenze scientifiche tra medici, con il fine di applicare le conoscenze acquisite “in trincea” nella lotta contro il COVID-19.

“Siamo arrivati alla conclusione che i pazienti vadano trattati al più presto possibile sul territorio”, dicono i medici, sottolineando: “La maggior parte dei pazienti ha sintomi pressoché aspecifici e di lieve o moderata intensità che possono durare diversi giorni fino a diverse settimane, in cui il paziente viene lasciato nel proprio domicilio senza nessuna cura o con cure sintomatiche e limitate”. Inoltre, “circa il 15% di questi pazienti progredisce in tempi rapidi verso polmonite interstiziale bilaterale severa e circa il 5% verso una Acute Respiratory Distress Syndrome, shock settico ed insufficienza multiorgano associati in maniera significativa a decesso”. Per questo “oltre a dispositivi di protezione e tamponi per tutto il personale sanitari”, chiedono: “Rafforzamento della medicina territoriale, vero punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità di attivare squadre speciali; “Attivazione delle Unità Speciali Di Continuità Assistenziale (USCA) in tutte le Regioni (decreto ministeriale del 10 Marzo 2020)”; molte di queste, soprattutto al Sud, non sono ancora partite. Sarebbe opportuno attivarle in maniera omogenea, senza eccessiva burocrazia, avvalendosi dell’esperienza di noi tutti nel trattare precocemente i pazienti, anche con terapie off-label, alcune delle quali peraltro già autorizzate dall’Aifa. “Il riconoscimento dei primi sintomi – scrivono ancora, i medici – anche in presenza di tampone faringeo negativo (tampone che ha una sensibilità intorno al 70%) è di pura pertinenza clinica, e pertanto chiediamo di poter mettere a frutto le nostre esperienze cliniche senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, faringei, radiografie del torace (Rx), tomografie computerizzate (TC), ecografie polmonari anche a domicilio ed emogasanalisi: tutti presidi che supportano la clinica, ma non la sostituiscono”.

Richieste, che vengono fatte “indipendentemente dagli schieramenti politici o sindacali. Lo chiediamo perché tutti gli sforzi fatti finora col distanziamento sociale non vadano vanificati, paventando una seconda ondata di ricoveri d’urgenza dei pazienti all’oggi tenuti in sorveglianza attiva, ma che non sono ancora stati valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi. La mappatura di questi pazienti, asintomatici o paucisintomatici, e di tutti i familiari dei casi conclamati è indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno di contagi e riaccensione di nuovi focolai al termine del distanziamento sociale”.

“Condivido totalmente il contenuto della lettera aperta inviata dai colleghi e li ringrazio per le loro sollecitazioni”, scrive in una nota il presidente della Fnomceo Filippo Anelli, commentando la lettera indirizzata alla stessa Federazione, al ministro della Salute Roberto Speranza, ai presidenti delle Regioni e delle Federazioni regionali degli Ordini dei Medici. “Molti dei temi sollevati dall’intervento dei colleghi sono stati da noi affrontati”, osserva Anelli commentando la lettera. “In primo luogo – rileva- il tema della sicurezza e la richiesta di assicurare ad ogni sanitario i dispositivi di protezione individuale, l’esecuzione dei tamponi a tutti gli operatori sanitari, la richiesta e il sostegno all’Aifa per la decisione di utilizzare a domicilio l’idrossiclorochina e degli antivirali “. Per il presidente della Fnomceo “è necessario ricomporre la frattura tra chi amministra e i professionisti della salute,figlia della mancata adozione di misure di sicurezza sul posto di lavoro. Lo snodo principale è assicurare cure ai malati di Covid-19 sul territorio e a domicilio per ridurre per quanto possibile i ricoveri”. E’ inoltre necessario, conclude Anelli, “riorganizzare gli ospedali perché riprendano le cure rivolte ai malati non Covid-19, assicurando a tutti sicurezza e protezione. Abbiamo bisogno di ospedali sicuri. La sicurezza per gli operatori è un diritto costituzionale e non una concessione”.

“Sono condivisibili” per il ministro della Salute, Roberto Speranza, “i contenuti della lettera scritta in questi giorni sui social dal gruppo di medici. Molti dei temi avanzati si inseriscono nella strategia in 5 punti che stiamo portando avanti, dalla necessità di garantire dispositivi di protezione individuale al personale sanitario alla realizzazione di Covid-Hospital per consentire alle altre strutture di operare in sicurezza, dalla App per il tracciamento all’indagine di sieroprevalenza”. “Ritengo anche cruciale il tema del territorio e le squadre speciali Usca, citate nella lettera, sono uno degli strumenti che abbiamo già messo in campo – sottolinea Speranza in una nota – Ministero della Salute ed Aifa stanno lavorando a pieno regime anche per individuare le diagnostiche e le terapie più efficaci e portarle ‘a domicilio’ è sicuramente una delle strade da percorrere”, assicura il ministro.