Esce domani, il concept album di Edoardo Bennato. Dalla copertina indimenticabile, “La Torre di Babele” (1976), che viene ripubblicato in un’edizione rimasterizzata: ma, soprattutto, con un quesito molto attuale, come anni fa.

«Siamo su un bus che va verso il precipizio, ma nessuno sembra accorgersene. “Eaa, ma come andiamo forte, Eaa ormai nessuno ci può fermare”: così cantavo, in un blues napoletano, 45 anni fa. Siamo nella stessa situazione, si salvi chi può».

Bennato sottolinea poi «In un mondo che vede l’uomo sfidare la Natura, vuole arrivare a toccare il cielo. Proprio come nella situazione biblica della Torre di Babele. Costruisce una torre altissima, simbolo di superbia, solo che Dio castiga tutti e provoca la Babele. Così nessuno si capisce con l’altro, si mischiano i linguaggi e si corre verso la catastrofe».

E parlando dei giovani e dei social dice «I social allontanano dalla vita reale, i giovani seguono mode effimere. La Rete ci sostiene solo all’apparenza, questa è una società sbandata e schizofrenica».

«I conflitti generazionali ci sono sempre stati, è normale che la musica di diversi anni fa sembri migliore a chi ha superato gli “anta”. Però qui sta andando in onda qualcosa di diverso, si rischia un punto di non ritorno. Pensiamo al clima, per esempio. E qui una parte dei giovani prova a fare il proprio dovere. Solo che sono in minoranza».

E riferendosi a ciò che spaventa in questo periodo è secondo Bennato «L’intolleranza aggressiva dei benpensanti. Che puntano a comandare il Pensiero, i canali web amplificano certe parole per nulla “umane”».

“Non solo. Per me gli artefici dell’orrore sono proprio i presunti benpensanti di una società che sembra evoluta, invece viene dominata soprattutto dalla voglia di apparire. Ecco perché i giovani dovrebbero ribellarsi».

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