Forse è vicino ad una svolta il caso Nada Cella, la giovane segretaria assassinata il 6 maggio del 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco a Chiavari.

Gli investigatori avrebbero trovato tracce di sangue sul motorino usato 25 anni fa da Annalucia Cecere, l’ex insegnante di 53 anni, ora indagata per il delitto della ragazza.

Le tracce dovranno ora essere sottoposte a nuovi accertamenti per capire a chi appartengano.

Si parlerebbe di luci forensi, ossia fasci di luci ultravioletti che possono mettere in risalto impronte o residui organici — preferite al luminol che avrebbe potuto compromettere il reperto, e che saranno di nuove esaminate il prossimo 16 novembre.

Il fine è quello di poter estrarre anche il Dna. Lo scooter è stato sequestrato nelle scorse settimane a casa della Cecere che lo teneva in un box a Boves, dove ora vive.

Alcuni testimoni avrebbero visto la donna la mattina del delitto sporca di sangue salire sul suo motorino nei pressi dello studio del commercialista Marco Soracco, dove la vittima lavorava e dove è stata assassinata, con un forte colpo alla testa.

Soracco che trovo’ la giovane agonizzante e sua madre sono indagati per false dichiarazioni al pm per avere mentito sui reali rapporti del professionista con la nuova indagata ed ex insegnante.

Pochi giorni fa la Procura ha autorizzato la diffusione di una telefonata in cui una donna, ancora anonima, il 9 agosto 1996 telefona a casa Soracco e parla di Cecere e del giorno del delitto: «Venivo giù in macchina da Carasco, l’ho vista che era sporca e ha infilato tutto nel motorino. L’ho salutata e non mi ha guardato, quindici giorni dopo l’ho incontrata nel caruggio. Non mi ha guardato ed è scivolata via».

La Cecere si sarebbe invaghita – all’epoca dei – del commercialista dove lavorava la Cella. Il movente sarebbe allora di natura passionale. A fare riaprire il caso è stata la determinazione della criminologa Antonella Pesce Delfino che ha riletto con maggiore attenzione gli atti della vecchia indagine scoprendo particolari inquietanti, e prima sottovalutati.

Errori macroscopici nelle indagini iniziali. Tra gli elementi non presi inizialmente in considerazione anche alcuni bottoni trovati all’epoca dei fatti in casa dell’indagata uguali a uno trovato proprio sotto il corpo della vittima.

photo crediti leggo.it

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