colesterolo

Farro, un alleato della salute contro colesterolo e anemia

Pubblicato il 12 Apr 2020 alle 6:09am

Mangiare farro, soprattutto se crudo, aiuta l’organismo a rimanere in forma e in salute fisica straordinaria. Malgrado le apparenze, mangiare farro crudo non fa male alla salute, perché una volta raggiunto lo stomaco, i succhi gastrici sono perfettamente in grado di degradarlo e digerirlo. Secondo il metodo Kousmine, messo a punto dalla ricercatrice svizzera di origine russa, Catherine Kousmine, un cucchiaio di farro crudo ogni giorno è un vero toccasana per la nostra salute.

Ma quali sono i benefici del farro? L’alimento in questione, aiuta a tenere sotto controllo la glicemia, la sua consumazione risulta molto efficace in caso di diabete e di insulino-resistenza. Tutto questo grazie alla presenza delle fibre che evitano il presentarsi di picchi glicemici.

Il farro, inoltre, è in grado di rafforzare il sistema cardiocircolatori. Proteggere i globuli rossi, per la sua ricchezza naturale di minerali, quali ferro e fosforo in primis. Contrastare l’anemia. Il farro sembra inoltre, abbassare i livelli di colesterolo cattivo nel sangue.

Un vaccino contro il colesterolo alto

Pubblicato il 22 Gen 2020 alle 6:55am

Un vaccino studiato per ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiocircolatorie, somministrabile con due iniezioni l’anno, permetterebbe di dimezzare in poco tempo i valori del colesterolo cattivo.

La sperimentazione in questione è nata dalla collaborazione tra l’Nhs, il sistema sanitario nazionale britannico, e l’azienda farmaceutica Novartis, e coinvolgerà inizialmente 40 mila persone.

Il farmaco utilizzato è a base di una molecola che inibisce il gene PCSK9, consentendo al fegato di assorbire e scomporre colesterolo cattivo in maggiori quantità. Le prime 40 mila persone (al momento l’iniziativa è limitata alla sola Inghilterra) che si potranno sottoporre alla sperimentazione non devono aver avuto un infarto o un ictus o essere considerate a rischio di avere un evento cardiovascolare grave. Se l’esito dei test sarà positivo, si pensa di estendere il trattamento a 300 mila persone.

Il ministro della Salute britannico Matt Hancock, riporta la Bbc, il nuovo “vaccino” contro il colesterolo potrebbe salvare 30 mila vite nei prossimi dieci anni.

E’ chiaro che se tutto andrà bene, come si auspica, sarà poi venduto anche in Italia e altri Paesi Ue.

Mela e cannella, efficaci contro obesità e colesterolo

Pubblicato il 03 Gen 2020 alle 7:35am

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli ha scoperto che aggiungere un pizzico di cannella o mangiare una mela al giorno può aiutarci a tenere a bada colesterolo cattivo LDL, e contribuire al rialzo di quello buono HDL. Dagli studi condotti i ricercatori della Federico II, sia la cannella che la mela aiuterebbero a metabolizzare i grassi riducendo le molecole infiammatorie e riducendo malattie cardiovascolari.

Degli scienziati americani hanno effettuato studi arrivando alla conclusione che un pizzico di cannella al giorno è in grado di ridurre grasso corporeo, in particolar modo quello sull’addome. La cannella usata tutti i giorni è in grado di attivare un processo antinfiammatorio e di contribuire a bruciare anche il grasso accumulato sul girovita.

Fare un dolce ad esempio a base di mela e cannella e mangiarlo potrebbe servirci non solo a trovarlo delizioso anche a trarne i dovuti benefici per la nostra salute.

Colesterolo alto: gli 8 formaggi che si possono mangiare

Pubblicato il 02 Gen 2020 alle 8:00am

Tra gli alimenti che bisogna evitare quando si ha il colesterolo alto, c’è anche il formaggio in quanto ricco di grassi saturi. Tuttavia, sono numerosi gli studi che, di recente, hanno riabilitato questo gustoso alimento visto che è anche ricco di acidi grassi, in grado di alzare i livelli di colesterolo buono, un fattore protettivo (e non di rischio) per le malattie cardiovascolari. E’ bene ricordare però che chi soffre di ipercolesterolemia dovrebbe fare molta attenzione alla frequenza e alla quantità di formaggio assunta e dovrebbe consigliare il proprio medico per una alimentazione sana e variegata. Detto ciò, esistono formaggi più grassi e più magri. I primi sono quelli con più alto contenuto di colesterolo: attenzione quindi a parmigiano, pecorino e formaggio spalmabile. Questo non vuol dire eliminarli dalla dieta completamente ma fare molta attenzione alle quantità.

Fiocchi di latte: formaggio ottenuto con una cagliata classica ridotta in piccoli fiocchi, hanno un sapore delicato e molto dolce. Sono considerati un formaggio magro perché contengono una percentuale molto bassa di grassi, dal 3% al 5% e contengono pochissimo colesterolo: 100 gr di fiocchi di latte ne contiene solo 17 mg, che vuol dire, via libera.

Crescenza: uno tra i formaggi con minor contenuto di colesterolo. Ogni 100 gr di questo prodotto contiene “solo 53 mg di colesterolo che messo a paragone con altri formaggi è davvero molto poco.

Ricotta: uno dei formaggi magri (o meglio, latticini) migliori in assoluto in quanto ricca di proteine e povera di lipidi. La quantità di colesterolo è di circa 51mg ogni 100 gr ma è ricca di sostanza benefiche come minerali quali calcio e fosforo, vitamine come riboflavina e retinolo. Gli esperti consigliano di mangiarne una quantità ridotta di ricotta come proteine, circa 2 volte a settimana.

Feta: formaggio greco che contiene 68mg di colesterolo ogni 100 gr. Una quantità che permette di essere inserita in una dieta variegata e bilanciata anche a fronte delle numerose qualità. Le proteine della feta, sono altamente digeribili perché il processo di produzione prevede la parziale idrolisi delle caseine e, dunque, l’aumento della frazione solubile delle stesse. La feta è anche ricca di riboflavina e retinolo, calcio e fosforo. Attenzione però che sia anche ricca di sodio, elemento sfavorevole soprattutto per chi soffre di pressione arteriosa.

Mozzarella: formaggio che non è certamente da bandire! Anche se 100 gr di mozzarella forniscono circa 250 calorie, l’apporto di colesterolo non è altissimo, “solo” 46mg ogni 100 grammi. Non solo: è anche ricca di sostanze importanti come calcio, fosforo, vitamina B2 e A. In condizioni normopeso, gli esperti consigliano di inserire la mozzarella nell’alimentazione non più di 1 o 2 volte a settimana.

Gorgonzola: questo formaggio, contiene circa 70mg di colesterolo ogni 100 gr, è una quantità non certo bassa ma nemmeno proibita se questo alimento viene inserito in una dieta sana ed equilibrata. Questo perché il gorgonzola è anche ricco di acqua che mantiene una percentuale di colesterolo accettabile.

Pamigiano Reggiano: ricco di proprietà benefiche come vitamina A e B, zinco e ferro, bisogna moderare le quantità in quanto è anche ricco di colesterolo: 100 gr di parmigiano reggiano ne contengono ben 88mg. Per questo motivo, gli esperti consigliano di mangiarne un pezzettino non più di una volta a settimana.

Tofu: privo di colesterolo, rappresenta una buona scelta per prevenire l’ipercolesterolemia.

Omega 3 per chi fa sport, riducono infortuni e migliorano performance

Pubblicato il 01 Dic 2019 alle 7:31am

Se volete migliorare la vostra performance, facendo attività fisica, i tempi di recupero e ridurre anche il rischio infortuni, ecco cosa dovete fare! Assumere omega 3, degli acidi grassi polinsaturi, considerati essenziali perché il nostro organismo che da solo non li sintetizza e vanno quindi aggiunti attraverso l’alimentazione.

“Grazie al loro effetto antinfiammatorio a livello di tessuti e articolazioni sono particolarmente utili per chi fa sport”, sottolinea la dottoressa Jessica Falcone, biologa nutrizionista presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro e RAF First Clinic di Milano.

Gli omega 3, inoltre, riducono i livelli di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, che viene prodotto non solo durante i periodi di particolare tensione emotiva e psichica, ma anche dopo uno sforzo fisico. “A livello cognitivo gli omega 3 migliorano la concentrazione, la memoria e la qualità del sonno e riducono l’ansia. Dopo l’attività fisica svolgono una funzione riequilibrante, abbassando i tempi di recupero”, spiega ancora dottoressa Falcone.

Ma dove si trovano gli omega 3? “Una buona fonte di questi grassi polinsaturi è sicuramente il pesce azzurro come sardine, aringhe, alici, sgombri e salmone, ma anche la frutta secca (mandorle, noci, nocciole…) e i semi oleaginosi (di sesamo, di girasole, di zucca, di lino…), alcune alghe e l’avocado”. Quindi anche chi segue una dieta vegetariana o vegana può assumere omega 3 dalla frutta secca o dai semi. E se la dieta è bilanciata e non si eccede con lo sport, l’apporto dato da una alimentazione equilibrata è sostanzialmente sufficiente.

In altri casi, si può ricorrere ad integratori alimentari che li contengono.

Inoltre, anche se non si è sportivi, questi grassi polinsaturi sono efficaci per abbassare la pressione sanguigna, i trigliceridi e il colesterolo nel sangue e quindi il rischio cardiovascolare, e di diabete.

Cicoria, alleata della salute: per ritenzione idrica, colesterolo, fegato, glicemia e digestione

Pubblicato il 25 Nov 2019 alle 6:56am

La cicoria è un concentrato di virtù nutritive e uno dei più preziosi depurativi del sangue. Questa pianta aiuta a depurare fegato, vie biliari e tutto l’organismo, regolando anche il colesterolo, aiutando digestione e favorisce motilità intestinale.

In cucina della cicoria si usano prevalentemente le foglie, fresche o cotte, mentre a scopo medicinale si utilizzano principalmente le radici.

Le foglie crude si possono consumare in insalata, scegliendo, tuttavia, le cicorie più tenere e giovani per evitare il gusto troppo amaro.

La cicoria cotta e ripassata con aglio e peperoncino è uno degli alimenti tipici della cucina romana; accompagna spesso purè di Fave della tradizione tipica pugliese, mentre al Nord le coste più carnose e chiare sono da condimento a fantastici risotti. La cicoria è anche molto presente nelle minestre ed è spesso utilizzata per creare dei gustosi ripieni per torte salate, pizze e focacce.

La radice della cicoria contiene inulina, una fibra solubile spesso utilizzata negli integratori alimentari che favorisce la digestione e regola la funzionalità intestinale. Il sapore amaro è dovuto alla presenza dell’acido cicorico, sostanza che favorisce la secrezione della bile e la diuresi, con effetti positivi su ritenzione idrica e cellulite. La pianta è ricca di sali minerali essenziali per il benessere dell’organismo come potassio, calcio e ferro. Anche il quantitativo di vitamine, in particolare B, C, K e P, contenute nelle foglie e nelle radici, rende la cicoria un alimento utilissimo in caso di anoressia, astenia, anemia e artrite.

Ed ancora, l’estratto di cicoria stimola l’appetito. E’ un ottimo lassativo e si utilizza frequentemente per trattare il colon irritabile, la flatulenza e la cattiva digestione. Sotto forma di decotto, è utile per trattare dermatosi della pelle.

L’infuso di cicoria ha proprietà drenanti molto efficaci: se ne può assumere una tazza prima dei pasti.

Il caffè di cicoria invece, che non contiene caffeina e il suo gusto amarognolo richiama molto quello del caffè, ha un forte potere antiossidante, riduce la glicemia grazie al contenuto di inulina ed è un’alleato del fegato e della flora intestinale; consumato dopo i pasti, aiuta notevolmente la digestione.

La cicoria è molto ricca di sali minerali ma povera di calorie: 100 grammi di pianta fresca contengono circa 20 calorie. Molto rilevante è l’elevata presenza di acqua (circa 92 g) e di fibre alimentari (4 g).

Una pillola 4 in 1 in grado di proteggere cuore e abbassare colesterolo

Pubblicato il 30 Ago 2019 alle 7:13am

Una pillola presa una volta al giorno è in grado di sostituire 4 farmaci comuni per ridurre rischio infarto, ictus e morte improvvisa nelle persone di età superiore ai 50 anni. A promuovere il prodotto a basso costo, che semplifica la prevenzione cardiovascolare è uno studio, il primo su larga scala condotto fino ad oggi, che ha esaminato l’efficacia di un regime terapeutico a base di 4 principi attivi che abbassano colesterolo e pressione alta, proposto per la prima volta oltre 15 anni fa. (altro…)

Sangue rivela la spia di un cuore stanco

Pubblicato il 07 Giu 2019 alle 10:45am

Ricerca italiana ha gettato nuova luce sui meccanismi alla base dello scompenso cardiaco, fra le patologie più in crescita nell’Italia che tende sempre più ad invecchiare.

Scienziati del Centro cardiologico Monzino e dell’università degli Studi di Milano hanno scoperto un marcatore che si promette utile non soltanto per la diagnosi della malattia del ‘cuore stanco’, ma anche per predirne la prognosi.

La sostanza, chiamata SP-B (proteina del surfattante polmonare B), può infatti spiegare il perché del peggioramento dello scompenso e perché questo sia in grado di trasformare il colesterolo buono in colesterolo cattivo.

Il lavoro – pubblicato sull’ultimo numero dell”International Journal of Cardiology’ – è stato condotto da Piergiuseppe Agostoni, professore ordinario di Cardiologia alla Statale del capoluogo lombardo e coordinatore dell’Area di Cardiologia critica del Monzino, e da Cristina Banfi, responsabile dell’Unità di ricerca di Proteomica cardiovascolare del Monzino. Il team ha scoperto che “la proteina SP-B, rilasciata dai polmoni, indica la presenza di scompenso cardiaco, ne predice la prognosi e soprattutto è responsabile dell’aggravarsi della malattia”, spiegano gli autori che si propongono ora di “sviluppare un esame che, misurando il valore di SP-B nel sangue, renda possibile diagnosi di scompenso cardiaco più precise ed efficaci”. Secondo gli esperti, un test del genere rappresenterebbe “una svolta”.

Colesterolo alto? Come abbassarlo con 4 cibi fondamentali

Pubblicato il 28 Mag 2019 alle 7:18am

Il colesterolo, grasso presente nel sangue che viene in gran parte prodotto dall’organismo, mentre in minima parte viene introdotto con la dieta, in quantità fisiologiche, è coinvolto in diversi processi per il funzionamento dell’organismo, ma quando è presente in quantità superiore costituisce uno dei fattori di rischio maggiori per le malattie cardiache. Il colesterolo in eccesso, infatti, tende a depositarsi sulle pareti delle arterie, provocando la formazione di lesioni che le ispessiscono e le irrigidiscono. Tale processo è chiamato aterosclerosi, e può portare nel tempo alla formazione di placche vere e proprie, in grado di ostacolare – o bloccare del tutto – il flusso sanguigno, con conseguenti rischi a carico del sistema cardiovascolare.

Il colesterolo presente nel sangue viene trasportato all’interno di strutture molecolari chiamate lipoproteine. Le quali si riconoscono in due tipi principali di lipoproteine: le lipoproteine a bassa densità o LDL (Low Density Lipoprotein, da cui deriva la sigla), conosciute anche come colesterolo “cattivo”, perché trasportano l’eccesso di colesterolo dal fegato alle arterie e lo rilasciano nei vasi sanguigni con conseguente aterosclerosi; le lipoproteine ad alta densità o HDL (High Density Lipoprotein), conosciute a loro volta come colesterolo “buono”, favoriscono la rimozione del colesterolo dal sangue e la sua eliminazione attraverso i sali biliari, proteggendo così anche il cuore e i vasi. Il colesterolo totale che si misura nel sangue è a grandi linee è dato dalla somma di LDL + HDL.

Quali sono le cause del colesterolo?

Diverse condizioni possono sviluppare un colesterolo alto. Tra queste troviamo: sovrappeso, obesità, un’alimentazione non sana, l’abitudine al fumo – che a lungo andare danneggia i vasi sanguigni e accelera il processo di indurimento delle arterie – e la mancanza di attività fisica. Ed ancora, alcune patologie come il diabete, spesso associate a ipercolesterolemia. Alcuni individui sono invece geneticamente predisposti a sviluppare l’ipercolesterolemia: è una condizione nota come “ipercolesterolemia ereditaria o familiare” ed è associata ad una serie di mutazioni genetiche.

In caso di colesterolo alto, è sempre opportuno e di fondamentale importanza, farsi visitare da uno specialista che saprà sicuramente dare tutte le informazioni del caso per riportarlo nei limiti stabiliti per una buona e corretta condizione fisica.

Qui di seguito un elenco di cibi per abbassarlo:

– Verdura, frutta, cereali e legumi: ovvero cibi che hanno un alto contenuto di fibre – Salmone, noci, spinaci e cibi che contengono elevate quantità di Omega-3 – Semi di girasole, sesamo, arachidi ed altri cibi che contengono elevate quantità di Omega-6 – Olive e olio d’oliva

Il nesso tra uova e colesterolo

Pubblicato il 16 Mar 2019 alle 1:10pm

Secondo un recente studio è meglio mangiare poche uova a settiman, in quanto con circa 300 milligrammi di colesterolo al giorno aumentano il rischio cardiovascolare (+17%) e di morte (+18%). Secondo quanto riferito su JAMA mangiare 3-4 uova a settimana aumenta il rischio cardiovascolare dell’8% e il rischio di morte per ogni causa del 6%. Si tratterebbe di uno studio basato sull’osservazione di quasi 30.000 adulti il cui stato di salute e la cui dieta sono stati monitorati per un lasso di tempo di 31 anni.

La ricerca, condotta da Norrina Allen della Northwestern University, sostiene che un uovo di medie dimensioni che pesa 61 grammi, togliendo il guscio arriva a pesare circa 53 grammi, e pertanto, considerando che ci sono 371 milligrammi di colesterolo in media in 100 grammi di uova, significa che mediamente consumando due uova si possono assumere circa 371 mg di colesterolo. Eppure, più di un anno fa scienziati australiani in un trial clinico sull’American Journal of Clinical Nutrition avevano affermato che mangiando 12 uova a settimana per un anno non aumentava il rischio cardiovascolare.

Il nuovo studio getta ora seri dubbi sul consumo delle uova, o meglio ancora, sul numero esatto che si dovrebbero consumare: «il nostro studio mostra che se due persone adottano la stessa identica dieta e l’unica differenza sta nel consumo di uova, allora puoi misurare direttamente l’effetto delle uova sul rischio cuore» – dichiara Allen. «Abbiamo visto che il colesterolo, indipendentemente dalla fonte alimentare (è contenuto anche in carne, burro, etc), si associa ad aumentato rischio cardiovascolare»; e in particolare che con 3-4 uova a settimana il rischio cardiovascolare sale del 6% e quello di morte dell’8%.

I ricercatori raccomandano di consumare uova con moderazione, pur senza escluderle dalla dieta perché fonti di altri nutrienti preziosi, noi crediamo che due a settimana non facciano male, anzi, siano state sempre raccomandate da nutrizionisti ed esperti di altre discipline.