Coronavirus

Coronavirus, Ministero e Iss: “Bassa criticità, Rt nazionale sotto 1”

Pubblicato il 27 Lug 2020 alle 6:16am

Dall’ultimo monitoraggio settimanale effettuato dal ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità emerge che in Italia si è verificata una leggera diminuzione nel numero di nuovi casi di coronavirus diagnosticati e notificati al sistema integrato di sorveglianza coordinato dall’Iss, rispetto alla settimana di monitoraggio precedente.

Tra il 6 e il 19 luglio il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da Sars-CoV-2 nel nostro Paese è rimasto “a bassa criticità con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni di 4.6 per 100000 abitanti”. L’indice di trasmissibilità nazionale (Rt) è stato di 0.95, “sebbene sia maggiore ad 1 nel suo intervallo di confidenza maggiore. Questo indica che la trasmissione nel nostro Paese è stata sostanzialmente stazionaria nelle scorse settimane”, si legge nel rapporto.

La soglia di attenzione, però, non deve essere abbassata e questo vale per tutti quanti. Da nord a sud, cercare di mantenere un minimo di sicurezza, nella distanza e nell’igiene e disinfettazione di mani, protezione di guanti e mascherine.

Coronavirus, raggi Uv, trasmissione aerea e immunità

Pubblicato il 21 Lug 2020 alle 6:01am

L’Oms dopo la lettera ricevuta da parte di 239 scienziati di 32 Paesi del mondo, pubblicata su Clinical Infectious Diseases ha ammesso che il rischio di trasmissione aerea del virus esiste e può rappresentare un problema molto serio nei luoghi chiusi, di lavoro e affollati.

La trasmissione del coronavirus può avvenire non solo attraverso le goccioline grandi (droplet, diametro superiore ai 10 micron) su cui agisce in modo importante la gravità portandole al suolo in pochi istanti, ma anche le goccioline più piccole (aerosol) che rimangono in sospensione nell’aria per tempi molto più lunghi.

Si può fare qualcosa per rendere sicuri i luoghi più critici come gli ambienti chiusi e di ridotte dimensioni? Il rischio zero non esiste, ma la ventilazione e la cura della qualità dell’aria giocano un ruolo fondamentale nella gestione del rischio. L’importante, dicono i ricercatori è che sia ridotta al massimo, l’emissione (parlando magari a bassa voce), usando la mascherina in un ambiente chiuso e puntando sempre sul distanziamento sociale.

Studio italiano è riuscito a dimostrare che una piccola dose di raggi ultravioletti UvC (radiazioni che non arrivano sulla Terra perché bloccate dall’atmosfera) in grado di disattivare in pochi istanti i droplet contenenti nella Sars CoV-2. Risultati simili sono stati ottenuti con i raggi UvA e UvB, quelli da cui ci proteggiamo con le creme solari. Gli autori dello studio si sono chiesti poi, se possa esserci anche una correlazione tra irraggiamento solare e epidemia di Covid-19. Analizzando la quantità di radiazioni in 260 Paesi dal 15 gennaio a fine maggio, la corrispondenza con l’andamento di Sars-CoV-2 è risultata essere quasi perfetta: minore è invece la quantità di UvA e UvB, maggiore è il numero di soggetti infetti. Non il caldo, ma l’effetto dei raggi ultravioletti è letale per il virus. L’idea è quella di utilizzare lampade a raggi Uv per disinfettare luoghi chiusi. Tutti i raggi Uv sono però pericolosi per l’uomo e ad oggi sono utilizzati solo per sanificare gli ambienti (senza persone) e gli oggetti. Sono allo studio lampade con lunghezza d’onda che eliminino qualunque potenziale tossicità per l’uomo per poter disinfettare gli ambienti.

L’Istituto Superiore di Sanità ha messo in guardia sull’utilizzo di lampade UvC che generano luce in assenza di protezione perché cancerogeni per l’uomo.

Raf e Umberto Tozzi: rinviato alla primavera 2021 il Tour Teatrale, ecco le nuove date

Pubblicato il 17 Lug 2020 alle 6:00am

A causa del perdurare dello stato di emergenza sanitaria da coronavirus, è stato rinviato alla primavera 2021 il tour teatrale di RAF e UMBERTO TOZZI. (altro…)

Gianna Nannini, rinviati al 2021 i concerti in Italia e all’estero

Pubblicato il 16 Lug 2020 alle 6:00am

I concerti di GIANNA NANNINI previsti per il 2020 in Italia e all’estero vengono posticipati al 2021, a causa del perdurare dello stato di emergenza dovuto alla pandemia da Covid-19. (altro…)

Una vacanza ad Ibizia per gli eroi della sanità

Pubblicato il 14 Lug 2020 alle 6:00am

Una vacanza gratis a Ibiza per il prossimo anno, per il personale sanitario degli ospedali europei sceso in campo contro il coronavirus. (altro…)

Censis: paura per il post Covid

Pubblicato il 10 Lug 2020 alle 6:13am

Il 67,8% degli italiani ha paura per la situazione economica familiare post coronavirus, e pertanto, la percentuale sale al 72% tra i millennial e le donne, andando a sfiorare anche il 75% nel Sud, superando il 76% tra gli imprenditori e arrivando anche all’82,6% tra le persone con redditi bassi. (altro…)

Coronavirus, no a scuola con il raffreddore

Pubblicato il 30 Giu 2020 alle 7:59am

Dal 14 settembre si torna in aula, ma non sarà un anno scolastico come tutti gli altri: il rischio è di una seconda ondata di epidemia da Covronavirus e l’introduzione di regole sanitarie molto rigide.

Per evitare il contagio.

Tra queste, c’è anche quella che per ora è passata inosservata: non si potrà andare a scuola con il raffreddore. Il divieto è scritto nero su bianco nelle Linee Guida pubblicate dal Miur, due giorni fa.

Niente sintomi «nei tre giorni precedenti» Nelle «misure organizzative generali» che si trovano elencate nelle Linee Guida del ministero si legge: «La precondizione per la presenza a scuola di studenti e di tutto il personale è: l’assenza di sintomatologia respiratoria o di temperatura corporea superiore a 37.5°C anche nei tre giorni precedenti; non essere stati in quarantena negli ultimi 14 giorni; non essere stati a contatto con persone positive negli ultimi 14 giorni». Quindi, l’interpretazione più chiara sembra essere questa: studenti, insegnanti e amministrativi che hanno avuto la febbre o una «sintomatologia respiratoria» non possono andare a scuola nei tre giorni successivi.

Christian Dior, la sfilata a Lecce il 22 luglio, con diretta digitale

Pubblicato il 27 Giu 2020 alle 6:42am

Christian Dior, a causa della pandemia da Coronavirus, aveva rimandato al 22 luglio, la sfilata della collezione Cruise 2021, originariamente prevista per il 9 maggio scorso, nella città originaria della famiglia della sua direttrice creativa, Maria Grazia Chiuri. (altro…)

Oms: per uscire dall’autoisolamento da Coronavirus, non serve più un doppio tampone negativo a distanza di almeno 24 ore

Pubblicato il 23 Giu 2020 alle 7:32am

Secondo l’Oms per uscire dall’autoisolamento, qualora si fosse risultati positivi e al di là della gravità dell’infezione, non serve più un doppio tampone negativo a distanza di almeno 24 ore, oltre alla guarigione clinica. Bastano soltanto 3 giorni senza sintomi. Chi è sintomatico deve quindi rimanere a casa per almeno 10 giorni dal test positivo ai quali si aggiungono tre giorni senza sintomi febbrili o respiratori, mentre gli asintomatici devono restare isolati per dieci giorni. La quarantena, dunque, dipende dalla durata dei sintomi. Se una persona ha sintomi per 14 giorni, spiega il Corriere della Sera, resterà in casa per 14 giorni + 3, se invece ha sintomi per 30 giorni allora potrà uscire di casa dopo 30 giorni + 3. “I criteri aggiornati – specifica l’Oms – riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per il virus SarsCoV2 mediante tampone RT-PCR per molte settimane. Nonostante questo risultato positivo del test, è improbabile che siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un’altra persona”. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, in una lettera al Comitato Tecnico Scientifico (Cts) chiede di approfondire le nuove linee guida perché potrebbero incidere sulle disposizioni in vigore in Italia, “fermo restando – aggiunge – il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora”.

Coronavirus: 1 persona su 5, 1,7 mld nel mondo con patologia preesistente

Pubblicato il 21 Giu 2020 alle 7:26am

Da una recente ricerca fatta a livello globale, nel mondo una persona su cinque, parliamo di circa 1,7 miliardi, ha una patologia che potrebbe aumentare il rischio di morte in caso di infezione da Coronavirus.

La stima arriva dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine, che l’ha pubblicata su Lancet Global Health, e vede l’Europa come il continente con la percentuale di persone a maggiore rischio per l’età media più alta. Il calcolo è stato fatto sulla base dei dati raccolti dal Global Burden of Diseases, lo studio che ha stimato la prevalenza mondiale delle principali patologie, e dei dati emersi sulle malattie preesistenti che peggiorano l’infezione, da quelle cardiovascolari a quelle renali, sino ad arrivare a diabete e a problemi respiratori. I paesi con una popolazione più giovane, sottolinea ancora lo studio, hanno una percentuale minore di persone a rischio.

In Africa ad esempio sono il 16%, mentre all’altro estremo l’Europa ha una popolazione del rappresenta il 31% che ha almeno una malattia, circa 231 milioni di persone. “Con i paesi che escono progressivamente dal lockdown – commenta Andrew Clark, uno degli autori -, le istituzioni cercano modi per proteggere i più vulnerabili da un virus che sta ancora circolando. Speriamo che le nostre stime forniscano degli utili punti di partenza per misure che proteggano le persone più a rischio di avere una malattia grave”.