diabete

Nuovi farmaci contro il diabete, efficaci per proteggere anche dalle malattie cardiovascolari

Pubblicato il 21 Gen 2021 alle 6:00am

In arrivo nuovi farmaci contro il diabete di tipo 2. Si tratta di antagonisti del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2), in quanto, agiscono a livello del tubulo renale riducendo il riassorbimento di glucosio e sodio con conseguente aumentata escrezione di zucchero con le urine. Già dopo i primi trials clinici gli scienziati si sono accorti che l’efficacia andava oltre il controllo metabolico, verosimilmente grazie ad un effetto diretto che agiva a livello cardiovascolare. (altro…)

“Nuove terapie, diagnosi tempestiva e efficienti percorsi di cura per combattere il diabete giovanile”

Pubblicato il 20 Dic 2020 alle 6:11am

In Italia il diabete di tipo 1 (DT1) ha un’incidenza di circa 8 bambini su 100.000, con maggior frequenza nelle femmine (rapporto di 1 a 5) e necessita della somministrazione di insulina più volte al giorno e di costante controllo della glicemia. Nuove formulazioni e strumenti terapeutici (infusori per la somministrazione continua d’insulina e sensori per il monitoraggio continuo della glicemia) consentono di ottimizzare queste due operazioni ma resta fondamentale la diagnosi precoce. È indispensabile che i genitori si rivolgano al pediatra o al medico di base, già ai primi sintomi della malattia, come aumento della quantità di urine e frequenza delle minzioni (Poliuria), sete eccessiva con aumento dell’assunzione di liquidi (Polidipsia), fame smisurata con aumento dell’assunzione di cibo (Polifagia) e dimagrimento. Così, semplicissimi esami consentiranno rapidamente di escludere o confermare il sospetto di diabete e poterlo trattare con tempestività.

Una buona comunicazione tra pediatri, medici di base e centri specialistici, unita ad una organizzazione dei percorsi efficiente consente un’ottimale presa in carico che limiti i danni di questa importante malattia cronica. Con lo scopo di approfondire gli aspetti di innovazione utili ad implementare gli attuali percorsi di cura, Diabete Italia Onlus e Mondosanità hanno organizzato il webinar “CRESCERE CON IL DIABETE. Bambini, ragazzi e giovani adulti: dalla scoperta alla gestione del percorso assistenziale”, realizzato grazie al contributo incondizionato di SANOFI.

“Il muro concettuale secondo il quale il diabete in età pediatrica ha preferibilmente una patogenesi autoimmune e quello dell’adulto una eziologia di tipo diverso, sta ormai definitivamente crollando. Il diabete mellito in età infantile non sembra essere così ‘monotematico’ come si credeva che fosse.

Infatti, fino a qualche decennio fa, in Pediatria vigeva l’assioma che in caso di iperglicemia persistente in età pediatrica, specialmente in presenza di chetoacidosi, l’unica diagnosi possibile fosse quella di ‘diabete mellito tipo 1’ e l’unica terapia ammessa fosse la somministrazione di insulina per tutta la vita.

Oggi, invece, da un lato ci sono stati molti progressi scientifici per capire la patogenesi e la eziologia delle forme di diabete non autoimmuni, non sempre insulino-trattate, dall’altra, inoltre, l’aumento della prevalenza della obesità infantile ha fatto anticipare drammaticamente la comparsa del diabete tipo 2, forma che sembrava essere solo appannaggio delle persone anziane, fino a farlo comparire addirittura in età adolescenziale. Il congresso, organizzato da Diabete Italia, è, quindi, come al solito particolarmente sul pezzo in questo momento perché è importante che si faccia un’opera di informazione affinché tutti i bambini possano praticare all’esordio del diabete il dosaggio degli anticorpi (GAD, IA2,IAA e ZnT8) e, nel caso fossero negativi, permettere loro di praticare tutti gli approfondimenti utili, compresi quelli genetici, per capire la eziologia della patologia in modo da scegliere una terapia che sia quanto più è possibile mirata e ‘sartoriale’”, ha spiegato Dario Iafusco, Responsabile Centro Regionale Diabetologia Pediatrica “G. Stoppoloni” AOU “Luigi Vanvitelli”, Napoli. Vicepresidente Diabete Italia.

“I Pediatri di famiglia hanno un ruolo importante nella diagnosi precoce e nella prevenzione della chetoacidosi per quanto attiene all’esordio, per il diabete tipo 1. Mentre per il tipo 2, la nostra conoscenza dei bambini fin dalla nascita, delle loro famiglie, ed i bilanci di salute, possono rappresentare un punto di osservazione privilegiato nel sospetto di una insulino-resistenza. Dopo l’esordio, la Pediatria del territorio ha il dovere di sorvegliare il regolare sviluppo psicofisico del bambino, a maggior ragione in occasione di patologia cronica, verificando, in continuità con i Colleghi dei centri di riferimento, l’adesione ai PDTA, il corretto inserimento in ambiente scolastico e sorvegliando sulla qualità di vita del bambino e della sua famiglia. Tutto questo unitamente alla nostra presenza costante nei confronti dei genitori per aiutarli anche in occasione delle patologie intercorrenti, in modo da inserire il piccolo paziente e tutti i suoi caregiver all’interno di un sistema di cure che abbia proprio il bambino come fulcro”, ha detto Michele Mencacci, Vice Segretario Regionale Umbria FIMP.

Oms e longevità, dal 2000 al 2019 guadagnati 6 anni vita

Pubblicato il 13 Dic 2020 alle 6:03am

Secondo Stime Globali sulla Salute 2019 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si registra un trend in crescita della longevità: nel 2019 le persone vivevano 6 anni in più rispetto al 2000, con una media globale di 73 anni nel 2019 rispetto a quasi 67 nel 2000. Ma aumenta la disabilità.

Le malattie cardiache restano la principale causa di morte a livello globale negli ultimi 20 anni, ma il numero dei decessi annui aumenta di oltre 2 milioni dal 2000, fino a raggiungere quasi i 9 milioni nel 2019, e a segnare un aumento sono i paesi asiatici mentre l’Europa ha registrato un calo dei decessi del 15%. L’ Alzheimer e altre forme di demenza entrano tra le prime 10 cause di morte e sono al terzo posto sia in America che in Europa nel 2019.

I decessi per diabete aumentano del 70% a livello globale tra il 2000 e il 2019, soprattutto tra i maschi. Diminuiscono invece i decessi per malattie trasmissibili, anche se restano molto alti nei paesi a basso e medio reddito.

Nel 2019, le polmoniti sono state classificate come la quarta causa di morte anche se il numero globale di decessi diminuisce di quasi mezzo milione rispetto all’anno 2000. Lo stesso vale per l’Aids, sceso dall’ottava causa di morte nel 2000 alla 19/ma nel 2019, e per la tubercolosi, passata dal 7/mo posto nel 2000 al 13/mo nel 2019, con una riduzione del 30% dei decessi globali.

Diabete, esempio paradigmatico di patologia cronica a gestione complessa

Pubblicato il 11 Nov 2020 alle 5:50am

Il diabete è un esempio paradigmatico di patologia cronica a gestione complessa (oltre 3.5 milioni di pazienti dichiarano di esserne affetti in Italia, ma con stime che parlano di circa 5 milioni, un costo per il SSN stimato intorno ai 9 miliardi senza considerare le spese indirette, una spesa procapite per paziente più che doppia verso un pari età non malato ed è causa di 73 decessi al giorno in Italia), per la quale i percorsi di cura debbono essere rivisti. (altro…)

Diabete, grazie al tè verde e caffè, può essere ridotta mortalità per pazienti

Pubblicato il 23 Ott 2020 alle 6:00am

Il consumo di caffè e tè verde è in grado di allungare l’aspettativa di vita nei pazienti che presentano il diabete: il consumo combinato, pertanto, di queste due bevande (4 tazze di tè verde e due di caffè al giorno) è in grado di ridurre il rischio di morte per qualunque causa del 63% (rischio più che dimezzato). A suggerirlo anche uno studio scientifico pubblicato sulla rivista BMJ Open Diabetes Research & Care, condotto da Yuji Komorita della Kyushu University, a Fukuoka in Giappone.

La ricerca ha coinvolto 4923 diabetici il cui stato di salute e monitorato in media per oltre 5 anni, ha fatto emergere che le persone con diabete avevano una qualità e aspettativa di vita peggiore rispetto ai loro coetanei sani, a causa di complicanze gravi di tipo cardiovascolare. Questi pazienti avevano anche, un rischio quasi superiore di sviluppare demenza e tumori.

La corretta gestione del diabete necessita di terapia farmacologica e stili di vita e abitudini alimentari sani, in grado di prevenire e ridurre questo rischio aggiuntivo.

Le abitudini alimentari del campione sono state valutate mediante questionari ad hoc, con particolare attenzione al tipo di bevande consumate; e raccolte anche informazioni sullo stile di vita (sedentarietà, sonno, vizio del fumo, consumo di alcolici etc).

Ebbene, i decessi registrati nel periodo di osservazione sono stati in tutto 309; cause principali di morte sono state tumori (114) e malattie cardiovascolari (76). Da qui, emerge anche che rispetto ai non consumatori di tè verde e caffè, coloro che sono soliti bere una o entrambe le bevande hanno un minor rischio di morte per qualsiasi causa, con un meccanismo ‘dose-dipendente’, che faceva emergere che più ne bevevano minore era il loro rischio di morire.

In particolare, bere fino a una tazza di tè verde al giorno poteva ridurre il rischio di mortalità fino al 15%; berne 2-3 ad abbassare il rischio del 27%. Per consumi di 4 o più tazze di tè al giorno, il rischio si ridurre del 40%. Tra i bevitori di caffè il rischio si riduce il diabete è del 19% per consumi di una tazzina al giorno; del 41% per il consumo di due o più tazzine.

Il rischio di morte è addirittura inferiore per chi consuma entrambe le bevande: riducendosi del 51% per consumi fino a 2-3 tazze di tè verde e 2 o più caffè al giorno; del 58% per 4 o più tazze di tè verde e una tazzina di caffè; del 63% per un consumo combinato di 4 o più tazze di tè verde e 2 o più tazze di caffè al giorno.

Il meccanismo protettivo delle due bevande è da attribuire al loro contenuto in antiossidanti e altre molecole attive con effetti positivi sulla salute, concludono gli esperti.

Un rimedio naturale contro il diabete, ecco cosa mangiare

Pubblicato il 13 Set 2020 alle 7:00am

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Per prevenire il diabete è importante non aumentare troppo i valori di glucosio nel sangue. Esiste un particolare cibo che può aiutare in modo efficace nella prevenzione del diabete e se consumato con una certa costanza può essere un validissimo alleato naturale contro la glicemia alta.

I fagioli, di qualsiasi tipologia si tratta, offrono diversi benefici all’organismo, in quanto, contengono valori irrisori di grassi, e forniscono al contrario un mix molto salutare di proteine, fibre e carboidrati. Inoltre hanno anche alcune vitamine e minerali. Contribuiscono, tra le altre cose, a contrastare i valori eccessivi degli zuccheri nel sangue. E sono molto utili per sentirsi sazi.

Sciacquare i fagioli se in scatola, per liberarsi dalla quantità eccessiva di sodio contenuta da questi ultimi.

Si possono preparare in tantissimi modi.

A zuppa, con la pasta, come passato, all’insalata, insieme ad altri ortaggi. Come contorno.

Oltre ai fagioli, esistono anche altri alimenti molto efficaci nella prevenzione di iperglicemia e diabete se consumati con una certa frequenza: salmone. mandorle, orzo.

Diabete e insulina, addio aghi

Pubblicato il 15 Ago 2020 alle 6:00am

Ricercatori della Nanyang Technological University (NTU) di Singapore e dell’Agenzia per la scienza, la tecnologia e la ricerca (A*STAR) stanno sviluppando (con risultati soddisfacenti) un sistema innovativo per somministrare in modo indolore attraverso la pelle alcuni farmaci che, al momento, richiedono ancora l’uso di aghi. (altro…)

Cerotto per diabetici, cura le loro ferite

Pubblicato il 04 Lug 2020 alle 5:07am

Ricercatori messicani avrebbero trovato un possibile trattamento per le ferite nei pazienti diabetici. Un patch con nanofibre per la rigenerazione del tessuto cutaneo. (altro…)

Coronavirus, una speranza di cura anche dai farmaci anti-diabete?

Pubblicato il 06 Apr 2020 alle 7:11am

E’ stata individuata, un’altra via d’ingresso del coronavirus nel nostro organismo.

Si tratterebbe del recettore Dpp4, una serratura molecolare che il virus usa per invadere le cellule umane, la stessa su cui agiscono poi anche dei molti farmaci anti-diabete. Ciò indicherebbe che gli stessi farmaci potrebbero essere usati contro la Covid-19, almeno nei casi più lievi. L’osservazione, pubblicata su Diabetes Research and Clinical Practice, arriva da Gianluca Iacobellis, dell’Università di Miami.

Dopo il recettore Ace2, che si trova soprattutto sulle cellule del sistema respiratorio umano e che è stato individuato fin dall’inizio come la principale porta d’ingresso del nuovo coronavirus nell’organismo umano, la scoperta che il SarsCoV2 si lega al recettore Dpp4 indica che “esiste anche un meccanismo diverso, che potrebbe aprire una via terapeutica per chi ha la malattia Covid-19 in forma moderata”, ha detto all’ANSA Iacobellis, direttore del Servizio di Diabetologia dell’ospedale universitario di Miami.

Il recettore Dpp4 è noto per essere presente sulla superficie di tutte le cellule, come quelle di bronchi e cuore, e per avere un legame strettissimo con il sistema immunitario e con quello infiammatorio, così come era noto il suo coinvolgimento nella malattia da coronavirus comparsa nel 2002-2003, la Sars.

Gli scienziati devono ora capire fino a che punto i farmaci anti-diabete possono essere efficaci contro la Covid-19. Risposte certe non ci sono ancora perché la ricerca su questo tema è appena iniziata.

Iacobellis, “nell’Università di Miami abbiamo appena iniziato uno studio osservazionale per vedere se i pazienti con Covid-19 trattati con la terapia per il diabete hanno decorso diverso”. Le molecole alla base di questi farmaci si chiamano sitagliptin linagliptin saxagliptin e alogliptin: “tutte hanno un profilo di tollerabilità molto buono – ha osservato – e recentemente è stato anche totalmente smentito il sospetto che aumentassero il rischio di infezioni alte vie respiratorie”.

Scoperto fattore chiave che sviluppa il diabete

Pubblicato il 30 Dic 2019 alle 7:49am

Isolato con successo, un fattore chiave che porta allo sviluppo del diabete e che potrebbe diventare bersaglio di nuove terapie e, quindi una speranza in più per riuscire a trovare una cura per questa malattia cronica. Si tratta dei microscopici ‘canali’ molecolari presenti sulle membrane delle cellule che producono insulina. Si e’ visto infatti che se questi canali (che fanno entrare molecole di calcio nella cellula) sono ‘iperattivi’; il risultato e’ uno scompenso della secrezione dell’ormone che regola la glicemia. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS e condotto presso l’Istituto Karolinska di Stoccolma.

Gli esperti hanno visto che se questi canali di trasporto della membrana cellulare, chiamati CaV3.1, sono presenti in numero elevato, entra troppo calcio nelle cellule e, conseguentemente, queste vedono ridursi la propria capacita’ di rilasciare insulina. Secondo gli scienziati, quindi, bloccare questi canali, potrebbe rappresentare una nuova via nel trattamento del diabete.

I ricercatori, hanno lavorato su modelli animali di diabete sia di tipo 1, sia di tipo 2 e su cellule beta (quelle che producono insulina) e documentato il coinvolgimento di un eccessivo funzionamento di questi canali di membrana. “Il nostro lavoro – spiega Shao-Nian Yang, uno degli autori – punta il dito sull’eccessiva presenza di questi canali come un meccanismo patogenetico cruciale nello sviluppo del diabete, quindi i canali CaV3.1 non dovrebbero essere trascurati nella ricerca sulla malattia”.

“Inoltre, il blocco selettivo dei canali CaV3.1 potrebbe avere un potenziale come nuova strategia mirata di trattamento ” – sostiene Per-Olof Berggren, direttore del Rolf Luft Research Center, del Karolinska Institutet, e coordinatore del lavoro. “Sperimentazioni cliniche con molecole che blocchino i canali CaV3.1 in pazienti con diabete – conclude – potrebbero divenire una delle priorita’ future della nostra ricerca”.

“Occorre ricordare – spiega in un commento all’ANSA Francesco Purrello dell’Universita’ di Catania e Presidente della Societa’ Italiana di Diabetologia – che il diabete di tipo 2 si manifesta clinicamente solo quando la secrezione dell’ormone insulina non riesce piu’ a compensare l’insulino-resistenza indotta da cattiva alimentazione e sedentarieta’. Quindi – sottolinea – per prevenire il diabete dobbiamo non solo correggere lo stile di vita, ma preservare al meglio le nostre cellule beta e la loro secrezione di insulina. In questo senso lo studio presentato su PNAS e’ molto interessante e originale”, conclude.