nuovo farmaco

Diabete di tipo 2: arriva un nuovo farmaco, più efficace e di ultima generazione

Pubblicato il 05 Dic 2019 alle 6:37am

Una buona notizia per quanti soffrono di diabete di tipo 2. Solo in Italia, sono oltre 4 milioni, a riferirlo l’Istat nel 2017 pari al 5,7% della popolazione nazionale, cui si deve aggiungere circa 1 milione di persone che hanno la malattia, ma non ne sono consapevoli. (altro…)

Alzheimer, arriva un nuovo farmaco

Pubblicato il 31 Ott 2019 alle 6:12am

Un’ottima scoperta per sconfiggere l’Alzheimer, Arriva infatti il primo farmaco, in grado di arrestare il declino della patologia. (altro…)

Artrite psoriasica, un nuovo farmaco più efficace delle cure tradizionali

Pubblicato il 28 Lug 2019 alle 6:04am

Un 20-30% delle persone che hanno la psoriasi sviluppa con il passare degli anni anche l’artrite psoriasica, vale a dire una malattia infiammatoria cronica a carico delle articolazioni che compare prevalentemente tra i 35 e i 50 anni. (altro…)

Immunoterapia: messo a punto nuovo farmaco da Iss e Sant’Andrea di Roma

Pubblicato il 14 Giu 2019 alle 10:43am

Dalla combinazione tra le cellule immunitarie del paziente, isolate e attivate in laboratorio, e rituximab (anticorpo diretto contro le cellule tumorali, detto anti-CD20), è possibile costituire una promettente terapia personalizzata per i pazienti con linfoma follicolare avanzato resistente a terapie convenzionali, un tumore caratterizzato dalla proliferazione incontrollata dei linfociti B. (altro…)

Anemia mediterranea, nuova speranza da un farmaco che salva i globuli rossi

Pubblicato il 31 Mar 2019 alle 6:24am

E’ in arrivo un farmaco per 7000 italiani che soffrono di anemia mediterranea (o beta talassemia). L’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli di Caserta ha condotto uno studio per lo sviluppo di nuova una terapia in grado di ridurre la gravità di questa patologia ereditaria. (altro…)

Depressione post partum, il primo farmaco specifico

Pubblicato il 22 Mar 2019 alle 11:43am

E’ in arrivo un nuovo farmaco per trattare la depressione post-partum. Ad annunciarlo è la Food and Drug Administration, l’agenzia che si occupa di verificare la sicurezza dei farmaci negli Stati Uniti. Il medicinale è il primo del suo genere a essere stato specificamente sviluppato per ridurre gli effetti del disturbo dell’umore che in media interessa tra il 10 e il 20 per cento delle donne nelle settimane successive al parto. Il farmaco, che viene commercializzato con il nome Zulresso, agisce entro 48 ore ed molto più veloce dei trattamenti finora utilizzati per questa condizione psichica.

Il principio attivo del farmaco è il brexanolone, un composto simile all’allopregnanolone, uno steroide prodotto naturalmente dal nostro organismo e che ha la capacità di modificare gli stati di attivazione dei neuroni, riducendo gli stati d’ansia e altri fattori che portano agli episodi di depressione.

Lo Zulresso è stato sviluppato dall’azienda farmaceutica Sage Therapeutics, che ha anche svolto gli studi e i test clinici i cui risultati sono stati poi sottoposti alla FDA per l’approvazione. Il test clinico principale ha interessato 247 donne, suddivise a caso in due gruppi: il primo ha ricevuto il vero farmaco, il secondo una sostanza che non produceva alcun effetto (placebo). Le partecipanti erano diventate tutte madri nei sei mesi precedenti l’inizio del test e avevano forme di vario tipo di depressione post-partum. Dalla selezione erano state escluse le madri con precedenti episodi di depressione e con tentati suicidi.

Dopo la somministrazione del farmaco, i miglioramenti sono stati evidenti. Il numero di donne esaminato ha mostrato sensibili miglioramenti, maggiore tra le pazienti che avevano assunto il vero farmaco, con progressi misurabili nel tempo.

In un altro test, le partecipanti con un alto grado di depressione, fino a 28 su 30, nella scala più comunemente utilizzata per valutare gli stati depressivi, hanno dimostrato sensibili miglioramenti dopo l’assunzione dello Zulresso. Hanno raggiunto un punteggio 9-10 su 30, mentre nel gruppo di controllo con placebo ci si è fermati a 14. Di solito, una persona con punteggio inferiore a 7 viene considerata priva di sintomi depressivi.

Nella documentazione presentata alla FDA, i ricercatori hanno spiegato che a un mese di distanza dall’assunzione del brexanolone le pazienti hanno mostrato di avere sintomi depressivi sotto controllo, più di chi aveva assunto il placebo. Nel caso di pazienti con una depressione moderata, però, il placebo si è rivelato sostanzialmente efficace quanto il farmaco a 30 giorni dall’assunzione.

Lo Zulresso può essere somministrato solamente in ospedale tramite infusione e sotto stretto controllo medico. Il farmaco può causare un lieve stordimento nelle ore subito dopo l’assunzione. Una pillola, che renderebbe molto più pratica l’assunzione, è ancora in fase di approvazione.

Sviluppato farmaco in grado di bloccare la formazione di metastasi

Pubblicato il 21 Gen 2019 alle 6:00am

I ricercatori dell’Università di Basilea e dell’ospedale universitario della stessa città svizzera hanno sviluppato un farmaco in grado di bloccare la moltiplicazione del tumore, prevenendo così la formazione di metastasi, secondo quanto riportato dalla rivista scientifica Cell. (altro…)

Psoriasi, dal 31 ottobre disponibile un nuovo farmaco per forme moderate o gravi

Pubblicato il 03 Nov 2018 alle 6:39am

E’ disponibile dal 31 ottobre, un nuovo farmaco in grado di spegnere l’infiammazione e di aiutare a contrastare i sintomi della psoriasi. (altro…)

Dall’Angelini Farmaceutica un unico farmaco a base di paracetamolo e ibuprofene

Pubblicato il 03 Ott 2018 alle 7:08am

Da Libero si apprende che l’Angelini Farmaceutica ha messo in commercio un nuovo farmaco che contiene principi attivi di paracetamolo e ibuprofene in misura ridotta rispetto a quelli che contengono l’uno o l’altro e che potrebbe essere usato anche da diabetici, anziani o malati cronici affetti da patologie cardiovascolari. È un farmaco da banco con un prezzo di circa 7 euro, ma che è sempre meglio assumere dopo consulto medico. proprio.

Sia paracetamolo sia ibuprofene sono infatti usati indistintamente per dolori o febbre. Entrambi presentano controindicazioni che non sempre vengono seguite dalle persone che li assumono. Questi principi attivi sono infatti contenuti nei più comuni e diffusi farmaci da banco. Entrambi funzionano su determinati sintomi – emicrania, cefalea, stati febbrili, dolori mestruali e così via – ma in modo differente.

Il paracetamolo, ad esempio, non dà neppure allergie, tanto che viene utilizzato in gravidanza, in allattamento e in età pediatrica, sotto il consiglio medico.

L’ibuprofene invece è contenuto nei farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), non è cortisonico e viene impiegato anche per artriti e artrosi.

Il nuovo farmaco insomma sembra presentare un’efficacia terapeutica maggiore del 30% rispetto al paracetamolo o l’ibuprofene assunti singolarmente, che duri più a lungo e agisca più in fretta.

Approvato nuovo farmaco contro la malaria

Pubblicato il 24 Lug 2018 alle 10:15am

Un farmaco per trattare una forma ricorrente di malaria è stato approvato negli Stati Uniti: è la prima volta che accade in 60 anni per un farmaco di questo tipo contro una delle malattie più diffuse e mortali al mondo.

Il principio attivo in esso contenuto è la tafenoquina, che consente di eliminare il parassita che causa la malattia e che può rimanere inattivo nel fegato per lungo periodo di tempo, prima di causare recidive. I casi di malaria più ricorrenti sinora registrati ogni anno sono circa 8,5 milioni.

Medici e ricercatori confidano di ridurne il numero grazie all’impiego del farmaco.

Il parassita Plasmodium vivax è il responsabile di una forma ricorrente di malaria, molto diffusa soprattutto nell’Africa subsahariana. Il contagio avviene attraverso le punture delle zanzare Anopheles, che trasportano il parassita da persone già malate a quelle sane. I farmaci usati finora per trattarla permettevano di eliminare il parassita dal sangue, ma una sua riserva rimaneva comunque nel fegato e poteva portare a un nuovo attacco entro i tre anni successivi alla prima infezione.