Una ricerca scientifica ha scoperto che con i farmaci bio-better, si verifica un’evoluzione dei farmaci biosimilari di cui cambia la formulazione di somministrazione, si ottiene così un nuovo e più efficiente approccio terapeutico per le Malattie Infiammatorie Immuno-Mediate (IMIDs).

L’esempio più significativo di questa nuova soluzione è rappresentata da Infliximab, farmaco biosimilare prodotto dalla sudcoreana Celltrion Healthcare, il cui impiego sottocutaneo è stato approvato da AIFA per Artrite Reumatoide a febbraio scorso e per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa) lo scorso giugno. Un passaggio destinato a generare miglioramenti sotto il profilo clinico, logistico ed economico.

Le nuove prospettive e i più recenti studi sul tema sono stati esposti durante il Convegno “REm STARt – a new journey in the treatment of IMIDs”, in cui sono intervenuti i diversi specialisti, visto l’approccio multidisciplinare necessario per la cura di queste malattie.

Con la nuova possibilità di somministrare Infliximab anche in via sottocutanea, si aprono nuove opportunità con enormi miglioramenti. “Negli ultimi mesi si è aperta una nuova era nel mondo delle Malattie Infiammatorie Immuno-Mediate e nello specifico delle MICI – sottolinea il Prof. Alessandro Armuzzi, Professore associato di Gastroenterologia, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma – La novità di avere a disposizione la somministrazione sottocutanea di Infliximab con la stessa formulazione di quella endovena ci permette di poter contare su un farmaco noto, che funziona molto bene, offre maggiore stabilità nella presenza della concentrazione sierica di farmaco nel paziente (trough level) e provoca una minore immunogenicità, fattore, quest’ultimo, determinante nella perdita di risposta al farmaco stesso”.

“Il lancio di infliximab sottocute rappresenta una forte innovazione – commenta il Prof. Silvio Danese, Direttore della Gastroenterologia e Professore ordinario di Gastroenterologia al San Raffaele Milano – Si tratta di un farmaco definito bio-better: all’efficacia che conosciamo grazie a un’esperienza ventennale, si accompagna la nuova formulazione che porta benefici in termini di trough level, ossia di concentrazione ematica, ma soprattutto vi è una convenienza per il paziente, visto che la cura si trasferisce dall’ospedale al domicilio”.

“La somministrazione di Infliximab sottocute, permettendo al paziente di non essere costretto a recarsi periodicamente in ospedale, consente un abbattimento dei costi indiretti, con meno giornate di lavoro perse, meno impegno nella cura, minor costo sociale della malattia. Oltre al vantaggio per il paziente, ciò significa anche che i clinici possono liberare risorse all’interno dei loro ospedali – evidenzia Ambrogio Orlando, Direttore della UOSD Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello, Palermo – Questi elementi sono fondamentali e devono entrare nelle valutazioni complessive sul costo dei farmaci: non si deve considerare solo il costo diretto, ma anche l’esito finale del trattamento, tenendo conto anche dell’efficacia della risposta, della qualità di vita dei pazienti e dell’impiego delle risorse da parte delle strutture sanitarie. Nei prossimi 10 anni potremo avere grandi vantaggi nella gestione di queste malattie”.

In ambito reumatologico, Infliximab è impiegato per patologie infiammatorie delle articolazioni come artrite reumatoide, artrite psoriasica, spondiloartrite. Al momento l’uso sottocutaneo è approvato solo per Artrite Reumatoide.

photo crediti gvm

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