risarcimento danni

Morì in ospedale per infezione alle vie urinarie dopo intervento chirurgico, maxi risarcimento ai figli

Pubblicato il 09 Ott 2018 alle 7:02am

Secondo quanto rende noto Il Resto del Carlino dell’edizione di Bologna, una donna operata il 14 ottobre del 2009 che, nonostante soffrisse di infezioni alle vie urinarie, era stata giudicata in buona salute e quindi operabile, è poi morta pochi giorni dopo l’intervento chirurgico per sopraggiunte complicazioni da sepsi urinaria che la condusse alla morte.

La famiglia, ottiene ora giustizia dopo quasi dieci anni di cause. Un ristoro per la perdita della cara congiunta, pari al valore di un milione di euro.

La famiglia, infatti, dilaniata dal dolore per la perdita della cara congiunta, 37 enne, madre di 3 bambini piccoli, aveva deciso di proporre un procedimento penale a carico dei medici, il quale si era concluso con l’assoluzione di tutti da parte del tribunale. (altro…)

Risarcimento di quasi mezzo milione di euro a madre non informata sulla nascita di un figlio down

Pubblicato il 06 Lug 2018 alle 7:00am

Una giovane mamma verso la fine del 2000 metteva al mondo il suo bambino con sindrome di down, all’ospedale di Portogruaro, ma non lo sapeva. (altro…)

Neonato muore per infezione batterica due giorni dopo nascita, madre chiede risarcimento di 2mln di euro

Pubblicato il 28 Giu 2018 alle 7:48am

Il piccolo Federico morì all’ospedale di Chieti, sei giorni dopo il parto, per un’infezione che lo portò subito alla morte. Ora sua madre chiede alla Asl un risarcimento danni di oltre due milioni di euro. La donna, L.C., che ha ora 52enne, si è rivolta all’avvocato Monica D’Amico e ha citato l’azienda sanitaria locale davanti al tribunale civile di Chieti per chiedere che venga «accertata la responsabilità della struttura ospedaliera nonché quella professionale di tutti i sanitari che ebbero in cura il neonato». Accuse respinte dalla Asl. La prima udienza è stata fissata dal giudice Francesco Turco per il mese di luglio.

Dopo il parto, avvenuto il 26 luglio del 2005, le condizioni di salute del piccolo Federico, nato con un parto cesareo nella clinica ostetrico-ginecologica del Santissima Annunziata, furono definite dai medici «medio-discrete». Per questo motivo gli fu inserito un catetere ombelicale. Il piccolo Federico, nato all’ottavo mese di gravidanza e pesava due chili e 580 grammi. Fu ricoverato in incubatrice nel reparto di terapia intensiva neonatale e la situazione degenero’ nella tarda serata del 29 luglio, fino al decesso avvenuto il primo agosto. La causa della morte fu accertata: «Sindrome da insufficienza multiorgano del neonato per sepsi neonatale precoce fulminante da batterio Escherichia coli».

I genitori presentarono subito denuncia, ma l’inchiesta penale fu archiviata dopo una perizia fatta dal medico legale, secondo la quale non ci furono responsabilità da parte del personale sanitario, dove era avvenuto il parto.

Ora a quasi dieci anni di distanza, la madre, L.C. ha iniziato una battaglia legale contro l’asl, rivolgersi al medico legale Giorgio Bolino. Dalla «cartella clinica della madre – scrive l’esperto nella sua consulenza legale di parte – non presenta alcun segno di infezione, il che conferma che la donna non può in alcun modo essere considerata veicolo del contagio, tenuto anche conto che il parto avveniva mediante taglio cesareo». E ancora: «La sepsi in questione è correlabile al posizionamento del catetere ombelicale e alla contaminazione a opera del personale sanitario, dal momento che la madre è risultata completamente immune da processi infettivi». Il professor Bolino arriva dunque a questa conclusione: «Si tratta di una tipica infezione nosocomiale contratta durante il ricovero in ospedale, i cui sintomi si manifestano oltre le 48 ore dopo il ricovero. In proposito è da chiamare in causa la responsabilità della struttura sanitaria». Nel 2015 la donna ha messo in mora la Asl, chiedendo il risarcimento dei danni. Tentativo andato a vuoto così come la procedura di mediazione. Il resto è storia recente: la Asl dovrà difendersi da una richiesta di risarcimento danni da 2.103.252 euro.

Infermiera lascia il phon acceso vicino a un neonato, amputata gamba al piccolo

Pubblicato il 11 Giu 2018 alle 8:13am

I medici del Xincai Maternity and Child Health Care Hospital, di Zhumadian, in Cina, sono stati costretti ad amputare la gamba di un neonato di soli quattro giorni dopo che un’infermiera ha lasciato un asciugacapelli acceso vicino al suo minuscolo arto per quasi due ore. Il piccolo, nato prematuramente di 36 settimane, ha subito gravissime ustioni ed è stato subito sottoposto all’intervento chirurgico.

Come documentano anche alcuni filmati delle telecamere a circuito chiuso, l’orribile incidente è avvenuto dopo che un’infermiera ha asciugato con il phon tre neonati che erano stati appena lavati.

Nel video, rilasciato dalla stazione televisiva cinese Henan Metropolitan News Channel, si vede il membro del personale che mette da parte l’asciugacapelli prima di allontanarsi. Nella stanza c’è anche un’altra infermiera che porta avanti altri compiti nella stanza, apparentemente inconsapevole di quello che sta accadendo. L’apparecchio soffia aria calda sulla gambina sinistra del bambino per ore. La pelle del bambino ha subito ustioni tali da rendere inevitabile l’amputazione della gamba.

Le due infermiere ritenute responsabili dell’incidente, avvenuto il 14 dicembre 2017, sono state licenziate dall’ospedale e la direzione ha rilasciato scuse alla famiglia del piccolo di appena 4 giorni. “Se avesse prestato attenzione ai bambini e rapidamente rimosso il phon, mio figlio avrebbe avuto solo ustioni minori” ha detto a Henan Metropolitan News Channel il padre del neonato. Wan Yunfeng, il vice direttore dell’ospedale, ha assicurato che il nosocomio coprirà con 610.000 yuan (£ 71.000) le spese mediche per le cure del piccolo.

Ora la famiglia del neonato chiede di essere risarcita per riuscire a provvedere al futuro del bimbo.

Donna stuprata da indigente, non avrà risarcimento dallo Stato

Pubblicato il 20 Mag 2017 alle 5:50am

Donna stuprata non riceverà risarcimento per danno subito né da parte dello stupratore, né da parte dello Stato italiano.

Eppure, la norma prevede che le vittime di reati violenti intenzionali debbano essere risarcite dallo Stato perché in molti casi “non possono ottenere un risarcimento dall’autore del reato, in quanto questi non può essere identificato o non possiede le risorse necessarie”.

La donna ha denunciato il suo stupratore che una volta individuato dagli inquirenti è stato condannato al carcere e dovrà scontare 8 anni e due mesi. L’uomo aveva anche dei precedenti per lo stesso reato.

Ma, secondo i giudici, la donna non avrebbe fatto abbastanza per cercare di ottenere quanto dovuto a titolo di risarcimento direttamente dallo stupratore e quindi non avrebbe diritto a richiedere il medesimo risarcimento da parte dello Stato.

Ma lo stupratore non ha reddito e non ha beni, pertanto non può risarcirla.

Ma la cosa più assurda, è che sebbene la legge lo preveda, lo Stato si sia rifiutato di risarcirla. Così dopo il danno anche la beffa.

Rapinata e violentata sotto casa, mentre rientrava dal lavoro, non avrà nessun risarcimento per questo dramma che l’accompagnerà per tutta la vita. Paura che la perseguita ancora.

Ex Navy Seal dovrà pagare 6,8 milioni al Pentagono per aver rivelato segreti sulla cattura e uccisione di Bin Laden

Pubblicato il 21 Ago 2016 alle 7:22am

Matt Bissonnette, ex Navy Seal, nel 2012 scrisse un libro («No easy day») sul suo ruolo avuto nel blitz che portò alla cattura e all’uccisione di Osama bin Laden ad Abbottabad in Pakistan il 2 maggio 2011. Rivelazioni che non sono piaciute al Pentagono che gli ha chiesto un risarcimento danni di 6,8 milioni di dollari.

La Difesa ha ritirato le accuse in cambio di tutti i diritti passati, presenti e futuri ottenuti da Bisonette con il libro. Diritti che finora gli avevano fruttato proprio 6,8 milioni di dollari.

Il Pentagono ha citato in giudizio Bisonette, perché aveva scritto il libro dopo essersi congedato senza aver ottenuto l’autorizzazione della Difesa.

Bisonette secondo il Pentagono avrebbe violato l’accordo di non divulgazione dei particolari della missione cui era vincolato. Cosa che però non sarebbe piaciuta ai Repubblicani, che avrebbero accusato l’amministrazione Obama di `doppiopesismo´ per la totale collaborazione invece fornita allo sceneggiatore del film «Zero Dark Thirty», della regista Kathryn Bigelow.

Docente licenziata per il suo orientamento sessuale, risarciata da scuola cattolica

Pubblicato il 26 Giu 2016 alle 7:34am

L’Istituto Figlie del Sacro Cuore di Gesù di Trento è stato condannato a risarcire la somma di 25 mila euro per danni patrimoniali e non patrimoniali ad una docente, rappresentata dall’avvocato Alexander Schuster, e con 1.500 euro la Cgil del Trentino e l’Associazione radicale Certi diritti.

Negli atti viene ricostruito che la dirigente scolastica, la madre superiora, avrebbe affermato di non poter rinnovare il contratto alla docente in quanto non aveva smentito voci sulla sua omosessualità.

Il giudice inoltre avrebbe rilevato una “discriminazione collettiva” perché la condotta della scuola “ha colpito non solo la ricorrente, ma ogni lavoratore potenzialmente interessato all’assunzione presso l’Istituto”.

E come scrive il Corriere della Sera, secondo il giudice la docente “ha subito una condotta discriminatoria tanto nella valutazione della professionalità, quanto nella lesione dell’onore” perché “la presunta omosessualità dell’insegnante nulla aveva a che vedere con la sua adesione o meno al progetto educativo della scuola”.

La donna, per questioni di privacy ha voluto rimanere nell’anonimato.

Vittorio Brumotti: “Gli aggressori non si sono scusati, ora voglio risarcimento danni”

Pubblicato il 24 Ago 2015 alle 7:05am

Vittorio Brumotti passa all’attacco e dice la sua su come sono andate realmente le cose. Promette querele contro gli aggressori che gli hanno quasi causato la perdita di un occhio. (altro…)

L’azienda che produce le bambole Bratz fa causa a Lady Gaga

Pubblicato il 01 Ago 2012 alle 7:19am

Lady Gaga alle prese con guai giudiziari. La cantante, rischia di essere condannata a pagare un risarcimento danni per 10 milioni di dollari all’azienda che produce i giocattoli Mga Entertainment, famosa per le bambole Bratz. (altro…)

Cassazione: sì al risarcimento danni per il coniuge tradito

Pubblicato il 17 Set 2011 alle 9:00am

Finalmente arriva dalla Suprema Corte di Cassazione il principio della risarcibilità dei danni derivanti dall’infedeltà coniugale, che rappresenta una delle cause più frequenti delle unioni coniugali. (altro…)