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Visitare mostre e musei potenzia la memoria

Pubblicato il 19 Ago 2019 alle 6:06am

Frequentare musei, gallerie d’arte e mostre oltre a essere una piacevole attività culturale serve anche a mantenere attivo il cervello, fino a ridurre il rischio di sviluppare una certa forma di demenza. È quanto emerge da uno studio realizzato a Londra su quasi 4mila persone di età media di 64 anni e pubblicato sul British Journal of Psychiatry.

Secondo i ricercatori, infatti, con a capo la psichiatra Daisy Fancourt del Department of Behavioural Science and Health dell’University College of London: «Il nostro studio ha dimostrato per la prima volta che tra le persone che frequentano musei alcune volte l’anno, si riscontra un tasso inferiore nell’incidenza della demenza su un periodo di controllo di 10 anni».

Sclerosi multipla: dispositivo multimodale in grado di rilasciare farmaci che abbassano infiammazione

Pubblicato il 05 Lug 2019 alle 6:44am

Sviluppare un dispositivo medico multimodale in grado di rilasciare, in maniera sequenziale e controllata, farmaci diversi per abbassare l’infiammazione e promuovere la neuro- rigenerazione in pazienti con Sclerosi Multipla Primariamente Progressiva, è questo lo scopo dei ricercatori, e del progetto chiamato PMSMatTrain incentrato sulla sclerosi multipla, malattia che colpisce 1,3 milioni di persone al mondo.

Lo studio in questione, finanziato dalla Commissione Europea che ne ha valutati 500, è stato presentato nel Programma Horizon 2020 nella ‘Marie Skodowska-Curie Initial Training Network’ da un partenariato composto da Irlanda, Germania, Belgio, Francia, Italia, Spagna, Repubblica Ceca e Danimarca. Coordinatrice delle attività di ricerca, Damiana Pieragostino, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Mediche, Orali e Biotecnologiche dell’università ‘d’Annunzio’ di Chieti.

Il dispositivo sarà impiantato dietro la nuca dei pazienti, per migliorare la biodisponibilità a livello di sistema nervoso centrale e limitare gli effetti tossici negli altri organi. La ‘D’Annunzio” parteciperà come partner italiano. Il network è costituito da 6 università e 2 aziende medicali che, unendo competenze diverse e complementari, hanno ottenuto un finanziamento di oltre 4 milioni di euro spendibili in 48 mesi di attività di ricerca nell’ambito della Sclerosi Multipla.

“Il ruolo del nostro laboratorio”, spiega Pieragostino, “sarà quello di caratterizzare l’espressione proteica e metabolica nei tessuti e nei fluidi biologici dei modelli in vitro e in vivo esposti a tale dispositivo, al fine di valutarne gli effetti benefici. Grazie alla possibilità di stipulare 15 contratti, la rete di lavoro avrà il compito di formare la nuova classe di ricercatori europei impegnati nell’ambito della Sclerosi Multipla. Il progetto, coordinato dall’università irlandese di Galway, sarà in grado di realizzare i suoi obbiettivi grazie a una serie di scambi tra i ricercatori assunti. L’Università di Chieti assumerà e formerà un ricercatore di nazionalità straniera e ne ospiterà 5 da Francia, Germania, Irlanda e Belgio, per integrare le diverse competenzemnecessarie affinché una malattia complessa come la Sclerosi Multipla”, conclude, “con la sua forma più repentina e aggressiva, trovi un’alternativa terapeutica più efficace e con minori effetti collaterali”.

Maturità 2019, un aiuto da Docety

Pubblicato il 13 Giu 2019 alle 10:59am

Ogni anno come sempre gli studenti e le studentesse italiane saranno intenti a cercare soluzioni per superare l’ostacolo nel migliore dei modi, possibili e immaginabili. Chi va incontro alla Maturità 2019 può contare, però, anche sulla promozione dedicata di Docety, il sito di eLearning dove gli studenti possono confrontarsi direttamente con gli insegnanti. (altro…)

Diabete, vitamina d non riduce il rischio

Pubblicato il 11 Giu 2019 alle 11:14am

Assumere supplementi giornalieri di vitamina D non risolvere il problema. Non metterebbe al riparo dal significativo rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 in soggetti predisposti e che presentano un livello sufficiente di tale vitamina. (altro…)

Memoria, una sola sezione di attività fisica la allena

Pubblicato il 02 Mag 2019 alle 8:56am

Mentre si studia facendo attività fisica moderata è possibile anche allenare la memoria e ricordare e assimilare argomenti trattati più in fretta. Parola di esperti. Tale tecnica, secondo un recente studio, aiuterebbe molto a memorizzare meglio gli argomenti trattati. Il meccanismo viene illustrato sul Journal of the International Neuropsychological Society, testato sugli anziani, ma che potrebbe essere molto utile anche per la memoria dei ragazzi, coloro che sono alle prese con lo studio per i prossimi esami di stato e prove invalsi da fare.

E’ già dimostrata da tempo, infatti, l’efficacia dell’attività fisica moderata e regolare sull’aumento del volume dell’ippocampo e come protezione dal declino della memoria correlato all’età. Il nuovo studio però, si concentra, ora, sull’esercizio estemporaneo e intenso.

I ricercatori dell’Università del Maryland hanno misurato, con una risonanza magnetica funzionale, l’attività cerebrale di persone sane di età compresa tra 55 e gli 85 anni, chiedendo loro di ricordare una serie nomi famosi e non, azione questa che avrebbe permesso loro di attivare una rete neurale relativa alla memoria semantica, nota anche per il deterioramento con il passare del tempo. Questa misurazione è stata effettuata sia dopo 30 minuti dallo svolgimento di una sessione di esercizio moderatamente intenso su una cyclette, che in un giorno a riposo. Esaminando l’attività cerebrale in 4 aree della corteccia (incluso l’ippocampo, che viene attaccato per primo dall’Alzheimer), gli scienziati hanno notato che questa, mentre i partecipanti ricordavano i nomi, era “significativamente maggiore” dopo l’esercizio fisico rispetto a quando veniva misurata dopo il riposo. “Come un muscolo si adatta all’uso ripetuto, singole sessioni di esercizio possono modificare le reti neurali cognitive” portando così ad “un accesso più efficiente ai ricordi”, commenta l’autore principale dello studio, Carson Smith.

Essere belli è questione di geni

Pubblicato il 06 Apr 2019 alle 6:16am

Il segreto della bellezza è scritto nei geni, che hanno un ruolo chiave nella determinazione della bellezza dell’essere umano. E’ quanto emerge da un nuovo studio condotto da Qiongshi Lu e dai suoi colleghi dell’Università del Wisconsin-Madison, pubblicato su ‘Plos Genetics’. Il team ha identificato infatti i ‘geni della bellezza’, scoprendo che sono diversi in uomini e donne.

Il team Usa ha esaminato le informazioni genetiche di 4.383 soggetti, per individuare le parti del genoma legate alla bellezza del viso. Alcuni volontari hanno valutato le foto degli annuari scolastici dei partecipanti sulla base della loro bellezza, e i ricercatori hanno confrontato poi i punteggi con le informazioni genetiche di ciascuno, scoprendo che i loro ruoli e la relazione con altre caratteristiche umane variavano a seconda del sesso. Nelle donne, alcune varianti genetiche legate alla bellezza sembravano essere correlate ai geni che impattavano sulla massa corporea, mentre nei maschi le varianti erano legate ai geni che influivano sui livelli di colesterolo nel sangue.

Lo studio fornisce ora nuovi spunti sui fattori genetici alla base dell’attrattiva di un volto, mettendo in risalto le complesse relazioni tra bellezza e altri tratti umani. “Non esiste un” gene principale “che determini la bellezza di una persona”, ha osservato Qiongshi Lu. “Invece, questo fattore è molto probabilmente associato a un gran numero di componenti genetiche, con effetti deboli” se prese singolarmente. “In particolare, la specificità del sesso è uno schema ricorrente, osservato in quasi tutte le analisi del nostro studio”, conclude.

Monza: ospedale San Gerardo su Lancet per lo studio sulle cisti ovariche

Pubblicato il 21 Mar 2019 alle 7:42am

L’ospedale San Gerardo di Monza ancora una volta il primo a livello internazionale. La Clinica ostetrica e ginecologica della struttura di Monza di via Pergolesi, insieme all’Università di Milano Bicocca, ha contribuito a un importante studio sull’approccio di sorveglianza ecografica delle cisti ovariche condotto in dieci diversi paesi del mondo risultando ancora una volta tra i migliori e maggiori collaboratori per il reclutamento e il monitoraggio delle pazienti. I risultati dello studio, il più importante nel suo genere finora pubblicato, sono stati riportati da una delle più autorevoli riviste scientifiche ‘Lancet Oncology’. In base ai risultati ottenuti le cisti ovariche semplici non necessitano di essere rimosse chirurgicamente, dato che una buona parte di queste si risolve spontaneamente o, comunque, non influiscono sullo stato di salute della donna. (altro…)

Scoperto nelle ossa un nuovo ‘motore’ in grado allungarle, speranza per bambini con disturbi della crescita

Pubblicato il 03 Mar 2019 alle 8:30am

Scoperto nelle ossa un nuovo ‘motore’ in grado di alimentare un allungamento, a base di cellule staminali e in grado di garantire un continuo rinnovo di cellule progenitrici del tessuto, proprio come accade con le cellule del sangue e della pelle. Se la sua esistenza dovesse venir confermata anche nell’essere umano, come già avvenuto con i topi da laboratorio, sarà anche possibile spiegare il perché di fenomeni enigmatici, come nel caso della crescita smisurata di alcune persone portatrici di specifiche mutazioni genetiche, e dare la possibilità a bambini con problemi della crescita di potersi curare.

Lo studio in questione, pubblicato sulla rivista scientifica Nature dal gruppo internazionale coordinato dal Karolinska Institutet in Svezia, rivela che i suoi risultati potrebbero cambiare radicalmente la comprensione del meccanismo di crescita delle ossa lunghe come femore e tibia. Processo che avviene in due aree, chiamate ‘fisi di accrescimento’, vicine all’estremità dell’osso, e al cui interno sono presenti cellule cartilaginee (chiamate condrociti), derivanti da cellule progenitrici simili a staminali, che hanno il compito di formare una sorta di impalcatura di supporto alla crescita del nuovo tessuto osseo.

Progeria, l’annuncio di Sammy Basso di uno studio rivoluzionario che blocca l’invecchiamento precoce

Pubblicato il 21 Feb 2019 alle 11:45am

Contro la progeria arrivano buone speranza, uno studio rivoluzionario che utilizza la tecnica dell’editing genetico Crispr/Cas 9 grazie al quale è stato possibile bloccare i sintomi dell’invecchiamento precoce tipici di questa malattia rara. L’annuncio dello studio arriva direttamente da Sammy Basso, affetto da progeria, da quando aveva appena due anni (altro…)

Artrosi del ginocchio, cellule staminali e biomateriali per rigenerare la cartilagine grazie ad un semplice gel

Pubblicato il 17 Feb 2019 alle 10:46am

Buone notizie per le persone con problemi di artrosi. E’ stato sviluppato dall’Istituto Rizzoli di Bologna un nuovo trattamento in grado di combinare i nuovi biomateriali con cellule staminali a sedute di ultrasuoni, con lo scopo di rigenerare la cartilagine dell’articolazione e ridurre il dolore, posticipando così l’intervento protesico nei pazienti che soffrono di artrosi. Si tratta in effetti di un semplice gel.

L’artrosi è una malattia degenerativa che colpisce le articolazioni e solo in Italia. A soffrirne circa 4 milioni di persone. Le terapie al momento disponibili sono solo in grado di gestire i sintomi e il dolore. L’obiettivo degli specialisti, reumatologi e ricercatori dell’Istituto bolognese è ora quello di individuare un trattamento che rigeneri la cartilagine. Una volta terminati i test in laboratorio, gli esperti provvederanno a sottoporre i pazienti alla nuova cura. La dottoressa Gina Lisignoli, coordinatrice dello studio, spiega nello specifico come funziona la terapia: “La nostra intenzione è creare un gel con biomateriali innovativi e cellule staminali da tessuto adiposo, collocarlo nella zona affetta da osteoartrite e sfruttarne le proprietà per guidare la rigenerazione della cartilagine”.

Per lo sviluppo della nuova cura, l’Istituto Rizzoli collabora con l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, capofila del progetto europeo ‘Admaiora’, al quale partecipano anche altri sei centri di ricerca continentali.

Al Rizzoli le valutazioni in vitro delle cellule nei nuovi biomateriali verranno svolte da Lisignoli del Laboratorio di immunoreumatologia e rigenerazione tissutale, i prototipi sviluppati verranno studiati da Milena Fini che guida il Laboratorio di studi preclinici e chirurgici e il Laboratorio di biomeccanica e innovazione tecnologica, mentre la valutazione delle possibili applicazioni sui pazienti sarà affidata ad Alessandro Russo della Clinica ortopedica e traumatologica 2, al suo direttore Stefano Zaffagnini, e al responsabile della Medicina e Reumatologia del Rizzoli Riccardo Meliconi.