La filariosi cardiopolmonare del gatto: una malattia poco conosciuta

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 27 Mar 2011 alle ore 6:00am


La filariosi è una grave malattia parassitaria trasmessa dalle zanzare che riconosce come principale serbatoio cani e canidi selvatici. Occasionalmente tuttavia, soprattutto nelle zone endemiche, possono contrarre l’infestazione anche altri animali domestici e selvatici, incluso il gatto.

Il parassita responsabile della malattia è principalmente Dirofilaria Immitis, un verme che sviluppa un ciclo di maturazione all’interno del vettore e viene trasmesso all’ospite nel momento in cui la zanzara femmina infestata compie un pasto di sangue. Le larve o microfilarie continuano la loro maturazione per poi
raggiungere la sede definitiva rappresentata da cuore e arteria polmonare, localizzazione definitiva degli adulti.

I gatti presentano un livello di sucettibilità all’infezione inferiore rispetto al cane, tuttavia la malattia esiste e presenta un quadro di estrema gravita’ clinica.

Nel gatto la filariosi può manifestarsi come forma acuta e cronica, nel primo caso il soggetto può anche morire improvvisamente per tromboembolismo senza avere in precedenza manifestato alcun sintomo. In alcune situazioni l’animale presenta segni neurologici come atassia e crisi convulsive preceduti da abbattimento e anoressia. Nelle forme croniche si possono osservare segni gastroenterici come vomito e anoressia, segni respiratori come tosse cronica e abbattimento del sensorio.

Il sospetto diagnostico oggi può essere confermato grazie all’utilizzo di un test ELISA specifico per il gatto in grado di riconoscere l’antigene. Il test deve essere ripetuto a distanza di 6-7 mesi poichè esiste un periodo di latenza in cui il parassita non è individuabile. L’ecocardiografia può consentire la visualizzazione dei parassiti adulti, ma anche in questo caso l’esame deve essere ripetuto in caso di esito negativo.

Esiste una terapia di tipo chirurgico che consiste nella rimozione diretta delle macrofilarie se localizzate nelle camere cardiache destre. Questa tecnica è tuttavia ancora poco diffusa a causa dei notevoli rischi intraoperatori.

La terapia medica causale presenta anch’essa numerose complicanze e richiede un’attenta valutazione e un costante monitoraggio del soggetto durante tutte le fasi del trattamento, pertanto di solito si preferisce optare per una terapia sintomatica.

Considerate la complessità e la gravità della malattia, oltre alle difficoltà diagnostiche e terapeutiche è assolutamente consigliabile mettere sempre in atto la profilassi e lasciarsi guidare dal proprio veterinario di fiducia nella scelta dei prodotti piu’ efficaci a questo scopo.

Dr.ssa Barbara Baietti
Medico Veterinario
Bologna