Maculopatia senile, un nuovo farmaco per prevenirla

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 23 Ott 2019 alle ore 6:58am

Prevenzione e consapevolezza sono i primi obiettivi quotidiani per
proteggere la vista a tutte le età. Questo il messaggio lanciato dalla casa farmaceutica Novartis, dalla Società Oftalmologica Italiana e dalla onlus Iapb Italia in occasione dell’evento “Proteggere la retina, salvare la vista”, che si è tenuto a Milano pochi giorni fa.

Gli esperti sottolineano, infatti, che molto spesso, l’occhio non viene considerato un organo fragile e a rischio come cuore e polmoni polmoni, e pertanto, trascurato. In realtà, questo organo è molto più esposto degli altri a malattie croniche, degenerative ed invalidanti tra cui la degenerazione maculare senile, che rappresenta la prima causa di cecità nei paesi industrializzati e la terza a livello mondiale.

La maculopatia senile definita ‘umida’ (o essudativa) è la principale causa di perdita della vista e cecità: a soffrirne sono circa 20-25 milioni di persone in tutto il mondo, di cui “750mila solo in Italia. Una persona su tre ne è colpita dopo i 75 anni e il fattore di rischio principale è l’invecchiamento”. A precisarlo, è il dottor Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana. Si tratta di un disturbo della vista che ha un impatto sociale “molto grande – ha spiegato Tiziano Melchiorre, segretario di Iapb Italia onlus -: gesti quotidiani che possono sembrare banali diventano un percorso ad ostacoli, nella routine quotidiana.
Si perde completamente l’autonomia e si grava sempre di più sui famigliari”. E l’impatto è anche emotivo e psicologico: “spesso è necessario combattere con la depressione e con il ritiro sociale”, ha aggiunto Melchiorre. Per questo, ha concluso, “è necessario informare le persone, accelerare l’iter diagnostico e favorire l’accesso alle terapie per prevenire la cecità e limitare quanto possibile il dramma della disabilità visiva”.

La ricerca negli ultimi anni ha fatto passi da gigante nel trattamento della patologia. Attraverso iniezioni intravitreali di farmaci anti Vegf, una classe di molecole che agisce inibendo la proliferazione dei nuovi vasi sanguigni all’interno della retina e arginando la perdita di fluido retinico.

“È importante trattare non solo i sintomi” di questa patologia – ha precisato il professor Federico Ricci, direttore dell’Unità patologie croniche degenerative oftalmiche dell’Università di Roma Tor Vergata -, ma anche la causa sottostante della malattia, caratterizzata da danni alla retina dovuti alla presenza di fluidi retinici che fuoriescono da vasi sanguigni anomali nella parte posteriore dell’occhio”. “Le molecole sviluppate in tempi recenti, rispetto a quelle di prima generazione, hanno una superiore capacità di controllare il fluido retinico e richiedendo di conseguenza una minore frequenza iniettiva per mantenere la retina asciutta”, ha precisato ancora il professore.

“E’ il caso di Brolucizumab”, un farmaco che ha “un’elevata capacità di eliminare il liquido dalla retina” ed è “l’unico anti Vegf ad aver dimostrato la sua efficacia in studi registrativi, per i pazienti eleggibili, con un intervallo di trattamento di tre mesi immediatamente dopo le tre dosi mensili di carico iniziali in circa il 50% dei casi. Il farmaco è stato recentemente approvato dalla FdA” degli Stati Uniti, ha concluso il professore.