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Coronavirus, è stop alle ricette di carta, medicine con codice direttamente in farmacia

Pubblicato il 21 Mar 2020 alle 6:06am

Medicine con codice saranno date direttamente in farmacia. «Ho firmato un’ordinanza per la dematerializzazione delle ricette mediche, con l’attribuzione di un codice; i cittadini non dovranno più andare da un medico di base, ma avranno un codice in farmacia per ritirare i farmaci». Lo ha detto il commissario Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione civile del 19 marzo 2020.

«Dobbiamo fare di tutto per limitare gli spostamenti e ridurre la diffusione del coronavirus. Puntiamo con forza sulla ricetta medica via email o con messaggio sul telefono. Un passo avanti tecnologico che rende più efficiente tutto il Sistema sanitario nazionale». Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, commenta la firma, in queste ore, da parte del Capo Dipartimento della Protezione Civile di un’ordinanza che consente ai cittadini di ottenere dal proprio medico il ‘Numero di ricetta elettronica’ senza più la necessità di ritirare fisicamente, e portare in farmacia, il promemoria cartaceo. Si tratta di un’ulteriore misura – riporta una nota del ministero – che viene incontro alla necessità di limitare la circolazione dei cittadini e di arrestare i contagi del nuovo coronavirus. «Al momento della generazione della ricetta elettronica da parte del medico prescrittore – si legge nell’ordinanza – l’assistito può chiedere al medico il rilascio del promemoria dematerializzato ovvero l’acquisizione del Numero di Ricetta Elettronica».

Sciatica, possibili cause e rimedi

Pubblicato il 29 Gen 2020 alle 6:14am

“La sciatica, non è una patologia ma un sintomo che esprime l’infiammazione dello sciatico, il nervo più lungo del corpo umano. Questo comprende alcune fibre nervose degli ultimi due nervi spinali lombari (L4 e L5) e dei primi tre nervi spinali sacrali (S1, S2, S3). Nasce, quindi, nel midollo spinale, transita nel gluteo e nella parte posteriore della coscia fino a raggiungere il piede», spiega Paolo Gaetani, responsabile dell’unità operativa di chirurgia vertebrale all’Istituto di cura Città di Pavia – Gruppo San Donato e co-autore de Il grande libro del mal di schiena (Bur).

La sciatalgia, non è altro che la spia di una condizione o di una malattia che irritano o comprimono il nervo in questione.

«Questo disturbo può essere causato da una protrusione discale. Si tratta di una deformazione dello strato più esterno di un disco intervertebrale che, spesso a causa dell’invecchiamento, si sposta dalla sua sede naturale e comprime i nervi spinali, tra i quali anche lo sciatico», continua Gaetani. In molti casi questa discopatia rappresenta il preludio di un’ernia, caratterizzata dal deterioramento del disco e dalla conseguente fuoriuscita della sostanza gelatinosa (nucleo polposo) contenuta al suo interno, che va a invadere lo spazio circostante e a «schiacciare» le radici nervose. Se ciò avviene nella zona lombare della colonna vertebrale, ecco che può insorgere la sciatalgia. «Questa condizione dolorosa, però, può essere determinata anche da una stenosi spinale, che è il restringimento del canale vertebrale nel quale decorrono le radici spinali, e da una spondilolistesi, contraddistinta da uno scivolamento in avanti di una vertebra rispetto a quella sottostante. Entrambe le patologie possono, in maniera diversa, comportare una compressione del nervo sciatico e accendere il dolore», prosegue il neurochirurgo.

La sciatica, ha origine, il più delle volte a seguito di problematiche di natura non spinale, come avviene nel caso della sindrome del piriforme, un piccolo muscolo che parte dalla superficie interna dell’osso sacro e si connette ai due lati del femore. Se questo è coinvolto in un trauma o è contratto a causa di sforzi fisici prolungati, anche il nervo sciatico può andarci di mezzo e infiammarsi, visto che il piriforme lo ospita nelle proprie fibre. Infine, altra causa è da attribuire ad un affaticamento delle fasce muscolari di gambe e glutei, che può indirettamente provocare pressione sui nervi lombari, o cadute o colpi violenti alla colonna, che possono causare fratture vertebrali e danneggiare le radici nervose spinali.

Quando il nervo sciatico è sollecitato da una pressione anomala si avverte un dolore acuto, che nasce sempre nella zona lombare, scende verso il gluteo e si estende in maniera variabile a seconda della radice interessata (L4, L5, S1, S2, S3). «Si può irradiare, infatti, o lungo l’arto inferiore lateralmente, passando poi per la tibia, o posteriormente, transitando dietro la coscia e per il polpaccio, arrivando fin sotto al piede», precisa Gaetani. Questa condizione dolorosa, che viene spesso descritta come una «scossa elettrica» ed è presente sia a riposo sia durante il movimento, è talvolta accompagnata da una sensazione di bruciore e intorpidimento, formicolio, debolezza dei muscoli della gamba e della caviglia. Raccogliendo informazioni in merito a questa sintomatologia, il medico può già farsi un’idea dell’entità del disturbo che, tuttavia, deve essere confermata da una serie di indagini strumentali.

Diagnosi della sciatica «Esami che solitamente vengono prescritti sono la risonanza magnetica o la Tac, che esplorano le radici dei nervi e, di conseguenza, possono dimostrare quali sono le patologie che provocano l’infiammazione del nervo sciatico», spiega il neurochirurgo. «A volte lo specialista richiede anche la radiografia per verificare la presenza di malformazioni del rachide o listesi».

Manovre manuali la diagnosi della sciatica In alcuni casi il medico ricorre a dei testi mirati di natura manuale. Con la manovra di Lasègue, ad esempio, al paziente, che si trova in posizione supina, viene chiesto di sollevare verso l’alto la gamba estesa e dolente, con la caviglia e il collo flessi. Se le fitte si accentuano quando l’arto in esame è flesso tra i 30 e i 70 gradi, allora con ogni probabilità il nervo sciatico è coinvolto nel processo doloroso. Il medico può servirsi del segno di Wasserman: dopo aver fatto accomodare il paziente in posizione prona, afferrare la gamba fino a formare un angolo di 90 gradi e flettere verso la testa. Anche in questo caso la comparsa di dolore è indicativa di un’irritazione delle radici nervose.

I farmaci consigliati Nella maggior parte dei casi la sciatalgia tende a risolversi senza ricorrere alla chirurgia, ma occorre avere pazienza perché per la guarigione può richiedere dalle sei-otto settimane. «Secondo le linee guida internazionali, la terapia della sciatalgia, indipendentemente dalla patologia che l’ha scatenata, dovrebbe prevedere inizialmente l’assunzione sistemica di farmaci antinfiammatori non steroidei, ad esempio a base di ibuprofene e acido acetilsalicilico, in grado sia di combattere l’infiammazione sia di attenuare la sintomatologia», spiega ancora lo specialista. Talvolta questi vengono prescritti in associazione a miorilassanti locali o orali, che favoriscono il rilassamento della muscolatura e inibiscono la sensazione dolorosa. «Se dopo otto-dieci giorni questi medicinali non hanno sortito alcun effetto e l’entità del dolore è rimasta invariata, si può ricorrere ai farmaci corticosteroidi, per bocca o tramite iniezioni intramuscolaria», aggiunge ancora l’esperto. «Il medico stabilisce dose e durata di questa terapia caso per caso, poiché da questi dipendono gli eventuali effetti collaterali del cortisone, come gonfiore, disturbi gastrointestinali e cefalea».

L’intervento chirurgico Tuttavia, con sintomi molto più severi, tanto da non rispondere ai trattamenti conservativi, lo specialista può suggerire l’intervento chirurgico, che varia a seconda della condizione o della malattia presenti.

Riposo nella fase acuta Quando il dolore è esploso da poco e ha già raggiunto il suo picco bisogna assolutamente evitare di praticare attività fisica. «Gli sport, soprattutto quelli che prevedono corsa, torsioni e repentini cambi di direzione come il tennis, il calcio e il golf, potrebbero aggravare l’infiammazione in corso, favorendone la cronicizzazione», avverte lo specialista.

Farmaci, come assumere le compresse?

Pubblicato il 12 Nov 2019 alle 6:09am

La manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide, se non correttamente gestita, può causare instabilità del farmaco, effetti irritanti a livello locale o errori nella terapia. Proprio per migliorare la sicurezza dei pazienti, il ministero della Salute ha emanato nei giorni scorsi la Raccomandazione n.19, che fornisce indicazioni per la manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide, e quindi per la corretta gestione della terapia farmacologica orale, nei casi in cui non sia possibile somministrarle integre e quando le attività di allestimento non siano effettuate dalla farmacia.

Per ‘manipolazione’ si intende la divisione di compresse, la triturazione, frantumazione o polverizzazione di compresse e l’apertura di capsule. Si possono verificare particolari situazioni nelle quali non è possibile somministrare forme farmaceutiche orali solide integre, riconosce il ministero, “come nel caso di: pazienti disfagici adulti e pediatrici, pazienti pediatrici, anziani, pazienti prebisfagici, pazienti fragili, pazienti politrattati, pazienti in nutrizione enterale”, o se c’è necessità di avere un dosaggio non disponibile in commercio. Ebbene, fra le raccomandazioni si invita a “procedere alla manipolazione subito prima della somministrazione di ogni singola dose; spezzare le compresse divisibili lungo la linea di divisione (dove presente) e prestare attenzione nei casi di compresse senza linea di divisione, in quanto il taglio può determinare angoli vivi o facce ruvide”. Inoltre è bene “controllare visivamente che le porzioni siano delle stesse dimensioni; non dividere le compresse in meno di un quarto, se non specificato dal produttore; garantire l’igiene delle mani durante la manipolazione (e somministrazione della terapia) nonché l’igienizzazione degli ambienti e delle attrezzature”.

Inoltre è bene disporre di uno spazio adeguato ed isolato dove effettuare la manipolazione per prevenire la contaminazione conseguente allo spargimento di polvere. E prestare attenzione alla inalazione o al contatto con i principi attivi (aerosolizzazione). Sono esclusi dal campo di applicazione del documento i farmaci antineoplastici. La Raccomandazione considera alcuni aspetti tecnici della gestione delle preparazioni magistrali pediatriche e della manipolazione dei farmaci a domicilio del paziente, così come lo sconfezionamento dei medicinali per utilizzare le dosi singole.

Maculopatia senile, un nuovo farmaco per prevenirla

Pubblicato il 23 Ott 2019 alle 6:58am

Prevenzione e consapevolezza sono i primi obiettivi quotidiani per proteggere la vista a tutte le età. Questo il messaggio lanciato dalla casa farmaceutica Novartis, dalla Società Oftalmologica Italiana e dalla onlus Iapb Italia in occasione dell’evento “Proteggere la retina, salvare la vista”, che si è tenuto a Milano pochi giorni fa. (altro…)

Pancreas, in arrivo una terapia mirata per tumore

Pubblicato il 08 Set 2019 alle 6:40am

Una terapia mirata per alcune forme di tumore del pancreas è questo il principale obiettivo di uno studio condotto dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research, che ha identificato, a livello preclinico, una nuova terapia mirata per un sottogruppo di pazienti affetti da tumore del pancreas con marcata dipendenza dall’oncogene K-Ras.

La ricerca, guidata da Luca Cardone, team leader dell’Unità di Immunologia e immunoterapia, ha mostrato che la decitabina, farmaco già in uso clinico per altre neoplasie, ha una potente azione antitumorale mirata per tumori del pancreas con specifiche caratteristiche. I pazienti selezionati con screening molecolare ne potrebbero beneficiare grazie a un approccio di riposizionamento di farmaci, il cosiddetto “drug repurposing”. Si calcola infatti che una percentuale compresa fra il 30% e il 50% dei casi di tumore al pancreas ha una dipendenza molecolare da K-Ras che può potenzialmente rispondere alla decitabina. (altro…)

Depressi e con la gastrite, questa la fotografia degli italiani di oggi

Pubblicato il 22 Lug 2019 alle 8:45am

Secondo l’ultimo Rapporto Aifa (l’Agenzia del farmaco) sui consumi dei medicinali gli italiani cambiano nel corso degli anni attraverso le loro abitudini e i loro bisogni.

Siamo un popolo un po’ triste e anche arrabbiato ed infatti secondo l’indagine fatta, consumiamo in grande quantità «inibitori della pompa protonica», i farmaci per la gastrite e ancora tanti, forse troppi, antidepressivi. Soprattutto tra le donne.

In media, dice il rapporto Aifa, assumiamo un po’ più di una pasticca e mezzo al giorno, inserendo nel calcolo la popolazione intera, lattanti, compresi.

In particolare le prescrizioni riguarderebbero le molecole appartenenti alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Il loro consumo registrerebbe un aumento consistente in Italia nel corso degli ultimi anni. Nel 2013 le dosi giornaliere per 1.000 abitanti erano state 39, nell’anno 2018, per poi passare quest’anno a 41,6 con un aumento del 6,2 per cento.

Ma non solo. Coloro che assumono medicinali con leggerezza e non rispettano le indicazioni terapeutiche fornite dal medico, addirittura sarebbero il 40 per cento dei casi. I più anziani i più bisognosi. L’uso degli antidepressivi aumenterebbe poi con l’età e comunque nelle donne, con differenze evidenti regione per regione. La Sardegna al top: con il 62,2% che consuma il doppio rispetto alla Basilicata, ferma al 31,9. Meno al nord e più al sud.

Farmaci molto utilizzati, anche quelli per lo stomaco, con una spesa pubblica di 2.835 milioni di euro, quasi 47 euro pro capite.

Nel complesso la spesa farmaceutica pubblica e privata si è attestata intorno ai 29 miliardi, lievemente inferiore allo scorso anno pari a 482 euro per cittadino, 492 nel 2017. Quella territoriale ammonta invece a 20.781 milioni di euro e l’ospedaliera a circa 11 miliardi. I cittadini invece pagano di tasca propria sempre di più: 8,3 miliardi, ovvero più 3,8 rispetto all’anno precedente. E tra i medicinali di classe C (a carico del cittadino) che richiedono la prescrizione medica in testa ci sono le benzodiazepine, gli psicofarmaci. Cresce pure la richiesta dei farmaci usati nella disfunzione erettile che con 219 milioni di euro sono la terza categoria a maggior acquisto, il cui consumo è passato da 2,9 dosi per 1.000 abitanti del 2014 a 3,6 del 2018. In generale assumiamo troppi farmaci.

Lo scorso anno sono state consumate complessivamente 1.571,5 dosi di medicinali al giorno ogni 1.000 abitanti, di queste il 72,3 per cento erogato dalla sanità pubblica mentre il restante 27,3 con le tasche dei cittadini.

La categoria maggiormente prescritta e dunque consumata è quella dei farmaci per il sistema cardiovascolare 487,4 dosi per 1.000 abitanti al giorno mentre sono al terzo posto in termini di spesa a carico del Ssn: 3.240 milioni di euro; 53,6 euro pro capite.

In generale al sud si spende di più per farmaci erogati in convenzione. Regione che spende di più pro capite è la Campania, 201, mentre spende meno Bolzano, 120 a cittadino.

Malattia di Crohn, remissione endoscopica migliore grazie a concentrazioni sieriche maggiori di vedolizumab

Pubblicato il 09 Lug 2019 alle 6:43am

I pazienti affetti da malattia di Crohn (CD) con livelli sierici di farmaco (vedolizumab) più elevati sperimentano tassi migliori di remissione endoscopica. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato di recente su Gastroenterology. (altro…)

Farmaci salva-vacanze, quali portare con sé in valigia

Pubblicato il 20 Giu 2019 alle 6:19am

Mare o mantagna, città o campagna, Italia o estero – è importante non dimenticare mai di portare con sé in valigia i «farmaci salva-vacanza», quelli con il bollino rosso per cui non è necessaria la prescrizione medica. (altro…)

Antibiotici, i medicinali pericolosi che fanno diventare invalidi

Pubblicato il 19 Apr 2019 alle 11:57am

Finire col diventare invalido per una semplice sinusite basta veramente molto poco. Non si tratta, esclusivamente di una complicazione patologica, ma di un terribile effetto collaterale della cura. Sono molti, infatti, i farmaci che prevedono tra le conseguenze non previste dell’ assunzione disturbi ben più gravi, che in alcuni casi possono anche portare anche alla morte.

E’ il caso di una famiglia di antibiotici su cui l’ Agenzia italiana del farmaco ha deciso di puntare i riflettori fino ad arrivare al divieto della commercializzazione a causa di alcuni principi attivi in esso contenuti.

La classe di farmaci attenzionata dall’ autorità nazionale che opera sotto la vigilanza e la direzione del ministero della Salute, è quella degli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici che curano le infezioni di vario tipo. In particolare quelle che colpiscono l’ apparato respiratorio e quello urinario. Farmaci che vengono normalmente prescritti, in caso di faringiti, tonsilliti, bronchiti, rinosinusiti, otiti e cistiti.

Medicinali che secondo quanto riporta l’ Aifa in una circolare diffusa pochi giorni fa, possono provocare «reazioni avverse invalidanti, di lunga durata e potenzialmente permanenti, principalmente a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso».

Nei casi più gravi che riguardano ossa e muscoli si possono verificare tendiniti, rotture del tendine, mialgia, debolezza muscolare, artralgia, gonfiore e disturbi della deambulazione. Sul fronte del sistema nervoso centrale e periferico gli effetti collaterali gravi vanno dall’insonnia alla depressione, dall’affaticamento ai disturbi della memoria, fino ad arrivare alla compromissione della vista, dell’ udito, dell’ olfatto e del gusto. Nel caso dei fluorochinoloni ci sono anche rischi di aneurisma aortico e di dissezione aortica.

Sonnellino pomeridiano abbassa la pressione quanto i farmaci, lo rivela uno studio

Pubblicato il 16 Mar 2019 alle 7:42am

Schiacciare un pisolino pomeridiano fa bene alla salute e abbassa la pressione proprio come i farmaci. Dopo aver riposato per un’ora a mezzogiorno, i livelli di pressione arteriosa si è scoperto che si erano ridotti in media di 5 punti, dicono gli esperti, effetto simile rilevato con l’assunzione di farmaci o riduzione di sale nella dieta. Questa abitudine, per chi la può praticare, potrebbe portare dunque, dicono gli esperti, ad una maggiore riduzione del rischio di attacco di cuore. (altro…)