dicembre 21st, 2020

Ortopedici, la pandemia rischia di avere conseguenze importanti su bambini e adolescenti

Pubblicato il 21 Dic 2020 alle 6:00am

Bambini e ragazzi lontani, da troppi mesi, da palestre e da piscine, ma anche da cortili e piazze, passando sempre più tempo davanti ad uno schermo, non solo per la didattica a distanza. La pandemia, che ha costretto a modificare il nostro stile di vita, rischia di avere conseguenze indirette molto importanti soprattutto per la salute di bambini e adolescenti, costretti in questi mesi a diminuire significativamente le interazioni sociali, la vita all’aria aperta, e l’attività fisica.

È l’allarme lanciato dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia – SIOT, che invita le famiglie a sfruttare le imminenti vacanze natalizie per riportare i ragazzi all’aria aperta, allo sport, ma anche al semplice gioco e divertimento, per contrastare i possibili effetti negativi dovuti all’eccessiva sedentarietà, causata dalla pandemia e dalle restrizioni.

“Se è vero che, fortunatamente, i bambini sembrano più resistenti al virus degli adulti con un indice di letalità ben inferiore all’1 % ed i sintomi nei più piccoli siano spesso assenti o lievi – spiega il prof. Paolo Tranquilli Leali, presidente della SIOT – non possiamo trascurare gli effetti indiretti che la pandemia ha sulla popolazione più giovane: bambini ed i ragazzi possono essere affetti da problematiche comportamentali, più o meno evidenti, in particolare irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d’ansia.

I ragazzi delle superiori, in particolare, svolgono le loro lezioni in DAD rimanendo spesso collegati ore ed ore, anche per svago, rischiando lo sviluppo della sindrome da dipendenza da schermo, con conseguenze note, come aumento del peso, cefalea, ma anche perdita di peso, insonnia, problemi alla vista, instabilità emotiva, desocializzazione.

Mentre i più piccoli, pur continuando ad andare a scuola, hanno dovuto fare a meno delle preziose ore di educazione fisica e sport, aumentando anche loro la sedentarietà e, molto spesso, a mantenere a scuola posizioni scorrette e scomposte per seguire le lezioni.

Cambiate poi le abitudini alimentari, che mentre nel caso dei più piccoli si auspica ci sia un attento controllo dei genitori, per i più grandi lo sfogo da ‘merendina’ rischia di divenire un’abitudine che, associata ad una quotidianità senza movimento, porta a malnutrizione, perdita di tono muscolare e di coordinamento motorio.

Non potendo praticare gli sport abituali (basket, nuoto, ecc.), è fondamentale che i bambini sfruttino le imminenti vacanze facendo esercizio quotidiano, anche semplicemente trascorrendo molto più tempo all’aria aperta, non necessariamente per praticare uno sport ma anche per dedicarsi al gioco e al semplice movimento.

“Andare a spasso con i figli, sempre nel rispetto del distanziamento sociale, fare camminate, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori in casa. È così che i genitori possono contribuire a scaricare le tensioni ed aumentare le energie e lo stato di benessere generale dei propri figli – ribadisce il Prof. Paolo Tranquilli Leali, presidente della SIOT – le vacanze di Natale siano un vero ‘Natale con i tuoi’, quindi, un’occasione per recuperare uno stile sano, con giornate all’aria aperta, condite da gioco, movimento e, nella misura in cui è possibile, anche sport”.

I RISCHI: OBESITÁ INFANTILE E PROBLEMI DI SVILUPPO NELLA CRESCITA

L’isolamento, la noia, la sedentarietà spingono a un maggior consumo di alimenti calorici, favorendo il sovrappeso e l’obesità, a cui contribuisce anche un aumento significativo del tempo trascorso davanti allo schermo, associato ad una drastica riduzione dell’attività fisica. Ecco allora che aumenta l’incidenza di dolori muscolo-scheletrici soprattutto a livello di ginocchia, schiena, gambe, anche e piedi.

Si è infine visto che i bambini obesi o in sovrappeso presentano un rischio 4-5 volte maggiore di andare incontro a fratture ossee. L’aumento della mineralizzazione ossea negli obesi non riesce infatti a compensare l’incremento dei carichi che vengono applicati sugli arti in occasione di una caduta.

“Gonfiore agli occhi, vertigini e gola irritata”: su alcuni è questa la reazione allergica al vaccino Pfizer

Pubblicato il 21 Dic 2020 alle 6:00am

“Due operatori sanitari dello stesso ospedale in Alaska hanno sviluppato reazioni riguardo alle reazioni pochi minuti dopo aver ricevuto il vaccino contro il coronavirus di Pfizer questa settimana, incluso un membro del personale che doveva rimanere in ospedale fino a giovedì. I funzionari sanitari hanno affermato che i casi non avrebbero interrotto i loro piani di lancio del vaccino e che stavano condividendo le informazioni per motivi di trasparenza“.

E’ quanto riportato da un recente articolo pubblicato sulla testata giornalistica “The New York Times“. (“Two health care workers at the same hospital in Alaska developed concerning reactions just minutes after receiving Pfizer’s coronavirus vaccine this week, including one staff member who was to remain hospitalized until Thursday. Health officials said that the cases would not disrupt their vaccine rollout plans and that they were sharing the information for the sake of transparency” (from “2 Alaska Health Workers Got Emergency Treatment After Receiving Pfizer’s Vaccine”).

Il primo lavoratore, è una donna di mezza età che non aveva una allergie, ha avuto una reazione anafilattica iniziata 10 minuti dopo aver ricevuto ricevuto il vaccino al Bartlett Regional Hospital di Juneau martedì, ha detto un funzionario dell’ospedale. Ha sperimentato un’eruzione cutanea sul viso e sul busto, mancanza di respiro e battito cardiaco accelerato”.

“La dottoressa Lindy Jones, direttore medico del pronto soccorso dell’ospedale, ha detto che al lavoratore è stata somministrata per la prima volta un’iniezione di adrenalina, un trattamento standard per gravi reazioni allergiche. I suoi sintomi si sono attenuati ma poi sono riemersi ed è stata trattata con steroidi e una flebo di epinefrina. Quando i medici hanno cercato di fermare la flebo, i suoi sintomi sono riemersi ancora una volta, quindi la donna è stata trasferita nell’unità di terapia intensiva, osservata per tutta la notte, quindi si è svezzata mercoledì mattina presto, ha detto il dottor Jones”.

“L’operaio è tornato alla normalità nel giro di un’ora e rilasciato”.

Nei Centri Nemo e ospedale Niguarda di Milano la terapia genica per la Sma

Pubblicato il 21 Dic 2020 alle 6:00am

Il suo nome è Giuseppe, ha 5 mesi, ed è affetto da Sma di tipo 1 (la forma più grave di atrofia muscolare spinale).

E’ il primo bebè dei Centri clinici Nemo che ha accesso al trattamento con terapia genica erogata dal Sistema sanitario nazionale. Grazie alla sinergia con l’Asst Ospedale Niguarda, il trattamento è avvenuto in regime di ricovero protetto. Il piccolo è stato trattato il 16 dicembre con l’onasemnogene abeparvovec, il farmaco in grado di correggere il difetto genetico alla base della sua malattia.

Questa rara patologia neuromuscolare genetica causa la progressiva morte dei motoneuroni deputati al movimento. La Sma colpisce circa 1 neonato ogni 10.000, è la più comune causa genetica di morte infantile. Ad oggi non esiste una cura. Il progresso scientifico degli ultimi anni ha permesso di individuare, diverse terapie all’avanguardia. La più recente riguarda proprio l’accesso anticipato alla terapia genica con l’onasemnogene abeparvovec.

Il farmaco in oggetto è stato al centro di una sperimentazione internazionale che ha visto il nostro Paese reclutare 9 bambini trattati e monitorati dall’agosto 2018 presso il Policlinico Gemelli e il Centro clinico Nemo di Roma.

“Parlare di Sma oggi significa raccontare di un nuovo scenario che sta cambiando la storia naturale della patologia, nella misura in cui i nuovi trattamenti di cura stanno portando a modificare le aspettative di futuro dei bambini e ridefinendo gli approcci stessi di presa in carico – afferma Valeria Sansone, direttore clinico del Centro clinico Nemo di Milano – In questo senso, la terapia genica rappresenta un’ulteriore opportunità di trattamento che va a ad agire sulla correzione del difetto genico in un’unica somministrazione e che si aggiunge alle altre opzioni terapeutiche oggi in uso. È un grande traguardo della ricerca, consapevoli che i risultati del trattamento dovranno con cautela e responsabilità essere monitorati nel tempo”.