antibiotici

Tracce di antibiotici e farmaci nel latte italiano

Pubblicato il 24 Gen 2020 alle 7:00am

Il latte italiano, consumato dall’80% della popolazione, nasconde non poche insidie. Secondo uno studio recente, condotto dall’Università Federico II di Napoli e di Valencia tracce di tre farmaci, come antibiotici, antinfiammatori e cortisonici, sarebbe risultati presenti in 12 su 21 di latte analizzate. (altro…)

Super antibiotici, riducono la mortalità dal 50% al 10%

Pubblicato il 20 Gen 2020 alle 6:28am

Sono stati sperimentati con successo, i nuovi super-antibiotici: in grado di ridurre la mortalità causata da infezioni resistenti dal 50-55% al 10-15%, una diminuzione di un terzo che equivarrebbe a evitare circa 3.000 morti l’anno in Italia causati dai super batteri anche spesso volte molto resistenti.

A dimostrarlo, degli studi clinici recenti, internazionali, di fase tre presentati al convegno sull’antibioticoresistenza organizzato a Genova dalla Fondazione internazionale Menarini.

Uova e antibiotici. Ecco quando non bisogna consumarle

Pubblicato il 15 Dic 2019 alle 7:00am

Sotto antibiotico non bisogna certo mangiare le uova, ma dipende naturalmente dal farmaco che si sta assumendo.

La vicenda viene trattata da ISSalute, che fa riferimento all’Istituto superiore di sanità.

Le uova, secondo la diceria, annullerebbero l’efficacia di qualsiasi antibiotico, oltre ad affaticare il fegato. Ma in realtà, è soltanto una categoria di antibiotici ad ampio spettro quella con cui le uova potrebbero interferire, ovvero i sulfamidici. Questo perché le componenti delle uova possono effettivamente legarsi al farmaco nell’intestinto, limitandone l’assorbimento e dunque l’efficacia. Per tutte le altre categorie di antibiotici, al contrario, non ci sono problemi medici. Effetti collaterali.

Come riporta ilfattoalimentare.it, secondo gli esperti il falso mito potrebbe essere nato perché, in origine, il processo di produzione degli antibiotici prevedeva l’uso della proteina albumina, che deriva appunto proprio dalle uova, e che consumarle avrebbe potuto in qualche modo interferire con l’azione terapeutica. Ma se anche in passato fosse stato così, oggi i farmaci antibiotici sono prodotti tramite un processo di sintesi chimica. Non esiste insomma alcun motivo per cui non mangiare uova durante una cura antibiotica, con sulfamidici ovviamente esclusi.

Poi per ogni perplessità, e reticenza chiedere sempre un parere del farmacista o medico di base.

Ecco quali sono i superbatteri che mettono a rischio la salute globale

Pubblicato il 25 Nov 2019 alle 6:18am

Sono 5, i super batteri “minaccia urgente” per la salute globale, ed altri 11 germi inseriti sono stati in “watch list”. Un elenco stilato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie Usa (cdc), che quest’anno hanno aggiunto altri 2 microrganismi ai sorvegliati speciali. (altro…)

Antibiotici, nel nostro Paese se ne prescrivono il 50% in più

Pubblicato il 13 Nov 2019 alle 7:01am

Nel nostro Paese si prescrivono troppi antibiotici, addirittura oltre il 50% della media dei Paesi Ocse.

L’allarme arriva dal rapporto Health at a Glance 2019 (salute a prima vista, ndr) dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che raccoglie 35 Paesi, in pratica quelli della Ue insieme a Stati Uniti, Canada, Giappone, Svizzera e Norvegia.

In Italia nel 2017, secondo l’ultimo dato disponibile, i medici hanno prescritto nelle cure primarie 28 dosi giornaliere definite per 1.000 abitanti.

Si tratta del secondo numero più alto tra i Paesi Ocse. La media è di 18.

Fiumi, a causa degli antibiotici 300 volte oltre limiti

Pubblicato il 30 Mag 2019 alle 10:45am

Cresce l’emergenza dell’inquinamento da antibiotici nei fiumi di tutto il mondo che in qualche caso superano anche i livelli di sicurezza di oltre 300 volte.

Ad affermarlo è uno studio dell’università di New York che sarà presentato al meeting della Society of Environmental Toxicology and Chemistry ad Helsinki. Testati i fiumi di 72 paesi in sei continenti e gli antibiotici, trovati nel 65% dei siti monitorati, compresi fiumi ‘storici’ come il Mekong o il Tamigi.

Antibiotici, i medicinali pericolosi che fanno diventare invalidi

Pubblicato il 19 Apr 2019 alle 11:57am

Finire col diventare invalido per una semplice sinusite basta veramente molto poco. Non si tratta, esclusivamente di una complicazione patologica, ma di un terribile effetto collaterale della cura. Sono molti, infatti, i farmaci che prevedono tra le conseguenze non previste dell’ assunzione disturbi ben più gravi, che in alcuni casi possono anche portare anche alla morte.

E’ il caso di una famiglia di antibiotici su cui l’ Agenzia italiana del farmaco ha deciso di puntare i riflettori fino ad arrivare al divieto della commercializzazione a causa di alcuni principi attivi in esso contenuti.

La classe di farmaci attenzionata dall’ autorità nazionale che opera sotto la vigilanza e la direzione del ministero della Salute, è quella degli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici che curano le infezioni di vario tipo. In particolare quelle che colpiscono l’ apparato respiratorio e quello urinario. Farmaci che vengono normalmente prescritti, in caso di faringiti, tonsilliti, bronchiti, rinosinusiti, otiti e cistiti.

Medicinali che secondo quanto riporta l’ Aifa in una circolare diffusa pochi giorni fa, possono provocare «reazioni avverse invalidanti, di lunga durata e potenzialmente permanenti, principalmente a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso».

Nei casi più gravi che riguardano ossa e muscoli si possono verificare tendiniti, rotture del tendine, mialgia, debolezza muscolare, artralgia, gonfiore e disturbi della deambulazione. Sul fronte del sistema nervoso centrale e periferico gli effetti collaterali gravi vanno dall’insonnia alla depressione, dall’affaticamento ai disturbi della memoria, fino ad arrivare alla compromissione della vista, dell’ udito, dell’ olfatto e del gusto. Nel caso dei fluorochinoloni ci sono anche rischi di aneurisma aortico e di dissezione aortica.

Tumore al seno: antibiotico utilizzato contro l’acne efficace nella cura di questa neoplasia

Pubblicato il 23 Nov 2018 alle 10:20am

Buone notizie dal campo scientifico della lotta al tumore al seno. La doxiciclina, antibiotico della classe delle tetracicline e comunemente impiegato nel trattamento dell’acne, come quanto pubblicato sulla rivista internazionale Frontiers in Oncology, potrebbe essere presto impiegato nel trattamento del trattamento del tumore al seno.

A renderlo noto è l’Azienda ospedaliero universitaria pisana che ha collaborato a uno studio italo-britannico con l’Ateneo di Pisa e la University of Salford di Manchester, in collaborazione con Fondazione Pisana per la scienza. “Gli antibiotici – spiega una nota dell’Aoup – oltre a uccidere i batteri, hanno un effetto distruttivo anche sui mitocondri, le ‘centrali elettriche’ delle cellule, di cui sono molto ricche le cellule staminali neoplastiche, responsabili dell’origine del tumore e delle recidive locali, della resistenza alle terapie e delle temute metastasi a distanza”.

La ricerca clinica condotta su 15 donne affette da carcinoma della mammella in stadio precoce e ha evidenziato, dopo solo 14 giorni di trattamento antibiotico, ha evidenziato una riduzione significativa (in media di circa il 40%) del numero delle cellule staminali neoplastiche. I ricercatori studiavano da tempo questo effetto in modelli tumorali ‘in vitro’ riconoscendo come l’antibiotico doxiciclina fosse capace di eradicare le cellule staminali neoplastiche in otto diversi tipi di tumore, compreso il carcinoma della mammella.

La doxiciclina è stata somministrata in 9 pazienti (braccio sperimentale), mentre ulteriori 6 pazienti sono state inserite come braccio di controllo: le prime hanno assunto l’antibiotico per i 14 giorni antecedenti l’intervento chirurgico, a una dose giornaliera standard di 200 mg, mentre le altre sono state sottoposte direttamente a terapia chirurgica. I tumori delle pazienti sperimentali, spiega l’Aoup, “dimostravano una diminuzione significativa nel marcatore di staminalità, compresa tra il 17.65 e il 66,67% e dati simili sono stati osservati anche con un secondo biomarcatore di staminalità: i risultati suggeriscono che se è possibile inibire il metabolismo mitocondriale, è dunque possibile eradicare le cellule staminali neoplastiche e l’arruolamento di nuovi pazienti potrà permettere di confermare nei prossimi mesi questi primi risultati molto promettenti”.

Influenza: colpiti già 125.000 italiani, antibiotici solo in casi più gravi

Pubblicato il 10 Nov 2018 alle 6:54am

L’influenza stagionale sta per colpire un numero sempre più crescente di persone. Il periodo più a rischio e certamente il mese di dicembre. Sono già 125mila gli italiani colpiti dal virus. In vista del prevedibile aumento dei casi nelle prossime settimane, gli infettivologi mettono in guardia su come comportarsi per prevenirla e affrontarla al meglio.

L’uso degli antibiotici, avvertendo gli esperti, è sempre consigliato solo in caso di complicanze, mentre il vaccino resta la principale arma di prevenzione.

“In Italia – spiega Massimo Andreoni, Docente di Malattie Infettive all’Università Tor Vergata di Roma e Direttore Scientifico Simit, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – l’attività dei virus influenzali è ai livelli di base e quindi siamo all’inizio dell’epidemia influenzale. In particolare, nell’ultima settimana di ottobre l’incidenza totale è stata pari a 1,17 casi per 1000 persone. Il numero di casi stimati in questa ultima settimana è stato pari a circa 71mila, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 125mila casi. In questo momento è difficile stabilire quanti saranno i casi certificati di influenza quest’anno, ma probabilmente non si discosteranno da quelli dello scorso anno che sono stati più di tre milioni”.

“Va ricordato – rileva Andreoni – che l’influenza è una malattia virale e pertanto gli antibiotici, che sono attivi contro i batteri, non hanno alcuna indicazione. Quindi solo nei casi complicati e dietro indicazione medica possono essere utilizzati. In tutti gli altri casi i farmaci da utilizzare sono anti-infiammatori delle prime vie aeree e antipiretici”. La vaccinazione, avverte l’esperto, “rimane il principale strumento di prevenzione dell’influenza: il vaccino è indicato per tutti i soggetti sopra i 6 mesi di età. La protezione si realizza due settimane dopo l’inoculazione e perdura per 6-8 mesi, quindi è necessario sottoporsi a vaccinazione all’inizio di ogni nuova stagione influenzale”. In questi giorni diventa perciò “fondamentale – conclude – che le persone a maggior rischio, in particolare gli anziani, eseguano la vaccinazione per trovarsi protetti nelle prossime settimane, quando ci sarà la massima circolazione dei virus influenzali”.

Ecco dove si consumano più farmaci: troppi antibiotici e statine

Pubblicato il 21 Ott 2018 alle 6:17am

Secondo una recente indagine, sono troppi gli antibiotici che vengono consumati al Sud. Lo stesso dicasi per la vitamina D in tutta Italia, e un consumo in eccesso di statine in un gruppo di regioni del meridione.

Resta poi da approfondire la questione del consumo di farmaci cardiovascolari.

A dirlo è l’Agenzia Italiana del Farmaco che ha elaborato e reso noto per la prima volta online i Report regionali sul consumo dei farmaci in tutto il 2017.

Obiettivo principale dei rapporti è fornire ai referenti regionali uno strumento per la programmazione sanitaria e delle iniziative di formazione e informazione. I Report sono stati elaborati sulla base dei dati utilizzati per la stesura del Rapporto OsMed 2017: per ciascuna regione sono state presentate le analisi contenute nel Rapporto nazionale, ritenute di maggior impatto.

Ebbene “Le differenze che emergono, partendo dagli antibiotici, confermano un consumo diverso fra Nord e Sud, e già diversi studi – ha spiegato Francesco Trotta, coordinatore del gruppo di lavoro Osmed – fanno pensare ad una potenziale inappropriatezza. Campania, Puglia, Calabria e Sicilia sono le regioni con i consumi maggiori”.

Per le statine, la differenza viene considerata fra gli esperti da approfondire, ma le regioni che ne consumano di più sono la Campania, la Puglia, la Sardegna e le Marche.

Infine i farmaci generici: resta più netta la propensione dei pazienti delle regioni del Nord a scegliere un farmaco a brevetto scaduto, e per questo più economico, mentre per i farmaci biosimilari (i biologici a brevetto scaduto) la situazione è più che altro a macchia di leopardo.