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Malattie rare: in Abruzzo 815 nuovi casi in 1 anno, il 47% sono donne

Pubblicato il 24 Mar 2019 alle 6:57am

Nel 2017-2018, la Regione Abruzzo ha segnalato 815 nuovi casi di malattie rare, di cui il 47,6 per cento sono donne e 80 casi sono residenti in altre regioni.

I dati emergono dal primo rapporto del Registro delle malattie rare istituto dall’Agenzia sanitaria regionale, guidata da Alfonso Mascitelli; il cui studio è a cura di Lamberto Manzoli, Maria Elena Flacco, Vito Di Candia, Tiziana Di Corcia, Anita Saponari, Giorgio Salvatore, Anna Maria Donia e Giorgia Fragassi.

Ad un esame della casistica, si può stimare che siano stati inclusi nel Registro circa il 90% di tutti i nuovi casi verificatesi tra i residenti in Abruzzo nel biennio 2017-18, considerando tale valore come una soglia considerata accettabile per la produzione di stime affidabili per fini epidemiologici e di programmazione, che è stato raggiunto in soli 9 mesi di attività del Registro, operativo dal mese di aprile 2018, che vi sono state inevitabili difficoltà organizzative nella comunicazione dell’avvio con alcune unità operative, infine che il numero di segnalazioni è apparso in decisa crescita negli ultimi mesi, per cui si può affermare, che il Registro regionale, nella sua configurazione attuale, abbia interamente raggiunto gli obiettivi e stia operando con esiti pienamente positivi.

La classe di patologie maggiormente segnalate su scala regionale è quella delle “Malattie del sistema nervoso e degli organi di senso” (codici RF), con una percentuale del 29% rispetto al totale delle diagnosi di condizioni rare giunte al Registro regionale (26% a livello nazionale).

Le successive tre classi più frequenti, nel Registro nazionale, erano le “Malformazioni congenite”, le “Malattie delle ghiandole endocrine, nutrizione, metabolismo e disturbi immunitari”, e le “Malattie del sangue e degli organi ematopoietici”. Ciò fa certamente emergere, nello stesso ordine, che anche nel Registro regionale, con l’inevitabile eccezione delle malattie respiratorio (codici RH), che sono risultate molto frequenti in Abruzzo, ma che non ancora presenti nelle ultime rilevazioni pubblicate dall’Iss che la distribuzione per sesso appare in accordo con quanto osservato in altre regioni : le malattie del sistema nervoso, del sangue e degli organi emopoietici sono risultate più comuni tra i maschi (rapporto 1,22), mentre le patologie del sistema osteo-muscolare, del connettivo e dell’apparato genito-urinario sono risultate più frequenti tra le femmine (rapporto 2,73).

“Inoltre, dai dati forniti dall’Iss, nel periodo 2001-12 sono stati segnalati, ogni anno, altri 70 casi a carico di cittadini abruzzesi che sono stati diagnosticati da parte di presidi extra-regionali della rete nazionale delle malattie rare – si legge ancora nel Report – Aggiungendo questi casi, il cui numero esatto sarà reso noto da Iss solo a settembre 2019, ma è rimasto relativamente stabile negli anni, il numero totale di nuovi casi annui può essere stimato in 475, più realisticamente compreso in un range tra 450 e 500. Questo valore corrisponde ad un tasso di incidenza grezzo di 0,37 per 1.000 abitanti. Sebbene sia ancora inferiore al 0.50 stimato dall’Oms, e a quanto riscontrato nelle Regioni con i Registri più efficienti, esso è circa il triplo di quanto emerso tramite la precedente versione del Registro regionale”.

Infine, che relativamente all’età di diagnosi, i dati del Registro abruzzese, rispetto ad altre stime pubblicate in precedenza , mostrano uno scostamento in Abruzzo, la cui età media è 46 anni; del 20.1% di diagnosi in età pediatrica (0-14 anni); – in Emilia Romagna, un’età media di 42 anni con il 28.1% di diagnosi in età pediatrica; – e nel registro Nazionale, un’età media di 40 anni; con il 20.5% di diagnosi in età pediatrica.

Le patologie più frequenti sono state le malattie interstiziali polmonari primitive (102 casi; 71 dei quali tra i maschi). 33 casi con diagnosi di sarcoidosi; una patologia con frequente interessamento polmonare. Le patologie dell’apparato respiratorio rappresentano da sole, quasi il 17% di tutte le malattie rare registrate.

Donazione organi da vivente, le italiane le più generose dʼEuropa

Pubblicato il 10 Mar 2019 alle 6:11am

Le donne italiane sono le prime nella classifica europea come donatrici di organi da vivente. In tutto il continente europeo la media delle donazioni è del 58% mentre in Italia del 70%, il doppio ovvero, rispetto agli uomini. Un dato questo molto importante che emerge da uno studio condotto dal Centro nazionale trapianti sulle differenze di genere nelle donazioni. A livello europeo, la Spagna è al 65%, Gran Bretagna e Turchia al 55%, la Francia al 48%.

Il divario è ancora più accentuato poi se si considerano i trapianti di reni, dove la percentuale di donne donatrici sale addirittura al 70%. Un caso su tre, viene da madri che donano l’organo ai propri figli, per un totale di circa mille donazioni contro le 442 dei padri. Anche le sorelle non sono da meno, e sono più generose dei fratelli maschi, mentre le differenze scompaiono quando si tratta di donazioni da figli verso genitori: 92 le donatrici, 101 i donatori.

E per quanto riguarda, invece, le donazioni di organi da parte di deceduti, la tendenza è invece invertita: il 55% degli organi donati proviene da uomini. Su questo trend, dicono i dati, sono principalmente uomini la cui morte è avvenuta a causa di un trauma cranico. In maggioranza poi, si tratterebbe anche di uomini nel caso di pazienti bisognosi di trapianto in lista d’attesa. La differenza di genere varia anche in base all’organo richiesto e alla diversa distribuzione nella popolazione di alcune patologie. Ad esempio, le insufficienze renali, cardiache ed epatiche sono più diffuse tra uomini che tra donne.

Infarto, ricerca rivela: le donne chiamano l’ambulanza per i mariti (ma non per loro stesse)

Pubblicato il 08 Mar 2019 alle 6:23am

Le donne chiamano un’ambulanza per mariti, padri o fratelli con sintomi di infarto ma non per loro stesse. Queste emerge da due studi del registro polacco delle sindromi coronariche acute presentati a un congresso della Società europea in corso a Malaga. E l’invito da parte di tutti i cardiologi è che pensino un po’ anche a se stesse!

«Molto spesso le donne gestiscono la casa, mandano i bambini a scuola, cucinano e riteniamo che tutte queste responsabilità nei confronti della famiglia possano essere il motivo per cui le donne ritardano a chiamare aiuto se sono loro stesse le vittime dei sintomi dell’infarto» spiega il professor Mariusz G. Sior, che si è occupato dell’analisi dei dati.

Nell’indagine sono stati esaminati 7.582 pazienti con infarto grave (STEMI, quando l’ostruzione coronarica conduce all’arresto totale del flusso sanguigno). Le linee guida internazionali raccomandano di aprire l’arteria con uno stent entro 90 minuti dalla diagnosi con elettrocardiogramma eseguito in ambulanza. Complessivamente il 45% dei pazienti è stato trattato entro i tempi raccomandati, ma questi pazienti erano più uomini. I risultati dell’elettrocardiogramma sono stati trasmessi dall’ambulanza a un centro specializzato sull’infarto nel 40% dei casi. Per quanto riguarda le donne, la percentuale di trasferimento dell’elettrocardiogramma è aumentata con l’aumentare dell’età (dal 34% per le donne sotto i 54 anni al 45% per quelle sopra i 75 anni). Negli uomini la percentuale si attestava invece sempre intorno al 40%, indipendentemente dall’età.

«La ricerca è senz’altro interessante – commenta Giulio Melisurgo, cardiologo all’Ospedale San Raffaele di Milano – e segnala che soprattutto nelle donne giovani è maggiore il ritardo nel chiamare i soccorsi. È anche vero che l’incidenza di eventi cardiovascolari è minore nelle donne giovani rispetto agli uomini coetanei. Dopo la menopausa invece viene meno la protezione degli ormoni femminili e le percentuali di rischio cardiovascolare si avvicinano tra i due sessi. Certo è che, essendo meno frequenti gli infarti nelle donne in età fertile, può essere anche più difficile riconoscere i sintomi, che talvolta si differenziano da quelli tipici maschili».

I fianchi rotondi delle donne sono ‘modellati’ dal Dna, parola di esperti

Pubblicato il 26 Gen 2019 alle 7:17am

Secondo i ricercatori un centinaio di geni sono i responsabili della direzione del deposito di grasso corporeo sui fianchi delle donne, rendendoli più rotondi, e le gambe, mentre negli uomini tali geni sono responsabili della pancetta. A rivelarlo una ricerca pubblicata su Nature Communications, condotta dall’università di Uppsala su 360.000 volontari. (altro…)

In netto aumento le donne che scelgono viaggi per single

Pubblicato il 10 Nov 2018 alle 6:11am

Sono in netto aumento le donne che decidono di viaggiare da sole. Tendenza globale di viaggi solitari che non riguarda solamente le vacanze ma anche una nuova esigenza di ribadire ancora con forza, la propria indipendenza. Il Global Solo Travel Study mette a fuoco dunque questo nuovo trend, grazie ad uno studio condotto che ha coinvolto quasi 9.000 uomini e donne di età compresa tra 18 e 64 anni in Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, India, Germania, Italia, Brasile e Cina e ha permesso di rilevare che in Italia oltre il 63% delle donne ha fatto una vacanza da sola nella vita, mentre il 73% delle donne sta pianificando un viaggio da sola nei prossimi anni.

La maggior parte delle intervistate si è scoperto che ha scelto di viaggiare sola per una settimana (quasi il 42%), mentre poco più del 5% viaggia a lungo, da 1 a 6 mesi. Il 7,5% (equamente divisi tra uomini e donne) sono i viaggiatori italiani che si sono concessi un viaggio da soli più di 10 volte nella vita. Il 50% del campione dichiara di essere disposto a percorrere lunghe distanze, con il 13% che ha volato oltre 11 ore nella sua ultima esperienza internazionale. Le donne (64% circa) prediligono voli che non superano le 5 ore. Nello spirito del volo eccitante ma a corto raggio, l’83% dei viaggiatori solitari italiani sceglie di visitare le meraviglie del nostro continente, mentre oltre il 15% ha viaggiato da solo negli Stati Uniti e Canada, il 9% ha visitato Africa e Sud Africa, e oltre il 9% il Centro e Sud America.

Zanna Van Dijk, blogger e organizzatrice di viaggi in solitaria per donne single, commenta: “È indubbio che i viaggi moderni siano cambiati. Quello che le donne cercano è esplorare, scoprire e svelare. Non siamo più legati ai tradizionali concetti di vacanza in famiglia o alla stigmatizzazione di viaggiare da soli.”

Claire Bentley, Managing Director di British Airways Holidays commenta, “i risultati della ricerca e le informazioni acquisite informalmente dal nostro equipaggio, attestano l’aumento di così tante donne che hanno scelto di sperimentare destinazioni a lungo e corto raggio da sole”.

Cuore, il rischio per le donne è superiore dopo i 50

Pubblicato il 03 Ott 2018 alle 7:54am

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte per le donne che hanno superato i 50 anni di età, superando tutte le forme di tumori, incluso il tumore al seno. Eppure, la donna ne ha di campanelli d’allarme legati alla propria femminilità. L’importante è riconoscerli per correre ai ripari in tempo.

Questo l’obiettivo del Centro cardiologico Monzino di Milano in occasione della Giornata mondiale per il cuore, che si è celebrata lo scorso sabato 29 settembre.

Un appuntamento, che è stato promosso in collaborazione con il Comune di Milano, dal quale è emerso che i numeri “contraddicono il concetto diffuso secondo cui le donne sono protette nei confronti delle malattie cardiovascolari. In realtà durante il periodo fertile della loro vita le donne sono davvero a minor rischio di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto all’uomo, ma questa protezione scompare dopo la menopausa, quando gli ormoni femminili estrogeni vengono meno – ha dichiarato Elena Tremoli, direttore scientifico dell’Irccs milanese”.

“Osserviamo così che le donne sviluppano malattie cardiovascolari con circa 10 anni di ritardo rispetto agli uomini, ma quando succede avviene in maniera più grave. A evidenziarlo sono i numeri: il 38% delle donne che ha avuto un infarto perde la vita entro un anno, rispetto al 25% degli uomini”. “Un primo aspetto da sottolineare – spiega Daniela Trabattoni, responsabile di Monzino Women – è che nelle donne i fattori di rischio classici per malattie cardiovascolari, come fumo di sigaretta e obesità, hanno effetti diversi. Basta che una donna fumi un terzo delle sigarette di un uomo per avere lo stesso impatto su cuore e vasi sanguigni”. Inoltre “riscontriamo una maggiore incidenza di obesità e di sindrome metabolica nel sesso femminile, e questo dato incrementa del 50% il rischio di coronaropatia nella donna”.

Italia nei top 20 per attività fisica insufficiente soprattutto nei Paesi più ricchi e soprattutto tra le donne

Pubblicato il 15 Set 2018 alle 6:26am

Gli italiani sono pigri, oltre 2 adulti su 5 (41,4%) non si muovono abbastanza per soddisfare i limiti minimi di attività fisica raccomandati dagli specialisti di salute e benessere mentale (150 minuti settimanali di attività a intensità moderata), specie le femmine (46,2% la percentuale che si muove poco contro il 36,2% dei maschi), tanto che il nostro paese è al 19/imo posto nella classifica mondiale dei paesi che si muovono troppo poco.

A rivelarlo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Global Health, condotto a livello globale e da esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS ), coinvolgendo in 1,9 milioni di partecipanti in 168 paesi del mondo.

Oltre 1,4 miliardi di adulti (cioè oltre un quarto della popolazione mondiale) sono a rischio di malattie a causa della scarsa attività fisica. Il problema dell’insufficiente attività fisica è il doppio ed più marcato soprattutto nei paesi ricchi rispetto ai paesi a basso reddito e riguarda soprattutto ovunque, più le donne che gli uomini.

Nel 2016, infatti, circa una donna su tre (32%) contro meno di un uomo su 4 (23%) non arriva a praticare i livelli raccomandati di attività fisica, pari ad almeno 150 minuti di attività moderata, o 75 minuti ad intensità elevata a settimana. Per attività fisica si intende anche il lavoro domestico, l’attività praticata per gli spostamenti e quella praticata nel tempo libero. Svolgere attività fisica secondo le quantità raccomandate è associato a migliore stato di salute fisica generale e mentale. Un ridotto rischio di malattie croniche come ad esempio cardiovascolari, diabete e alcuni tipi di tumore.

Lo studio evidenzia dunque la necessità di pianificare e mettere in atto azioni per migliorare le abitudini delle persone, soprattutto nell’ambito dell’attività fisica. Per questo il consiglio è quello per le amministrazioni di progettare nuovi spazi nei quartieri dove le persone possano svolgere attività fisica all’aperto: come corsa o camminate, o anche piste ciclabili per favorire gli spostamenti casa-lavoro in bici etc; infine combattere il divario tra i due sessi, sostenendo azioni che favoriscano soprattutto la pratica di attività fisica da parte delle donne.

I cibi alleati della salute delle donne

Pubblicato il 29 Giu 2018 alle 8:46am

Le donne, sono sempre attente alla linea e alle calorie, per questo motivo si prediligono alimenti light, leggeri e a basso impatto calorico. Uno stile di vita sano deve risultare anche equilibrato: non devono mancare nella giusta alimentazione alimenti necessari a contrastare l’invecchiamento e dare la giusta ricarica energetica quotidiana. (altro…)

Osteoporosi, in Sicilia mezzo milione di donne affette da questa malattia delle ossa

Pubblicato il 13 Mag 2018 alle 6:25am

“In Sicilia si verificano oltre 19.000 fratture da fragilità all’anno – a spiegarlo è Giulia Letizia Mauro, direttore Uoc di Riabilitazione del Policlinico Paolo Giaccone di Palermo – e le terapie innovative, come gli anticorpi monoclonali, determinano una diminuzione significativa del rischio di frattura a livello vertebrale, non vertebrale e femorale. Queste terapie, grazie a una semplice modalità di somministrazione, migliorano la persistenza al trattamento, che è il vero problema delle patologie croniche come l’osteoporosi. La mancata aderenza alla terapia, con una percentuale di abbandono che sfiora il 50 per cento, è uno dei motivi per cui molte donne, se pur trattate, si fratturano”. (altro…)

Occhio secco a soffrirne sono più le donne. Prevenzione gratuita dal 2 al 31 Maggio

Pubblicato il 29 Apr 2018 alle 7:29am

Occhi che bruciano, lacrimazione, bisogno di lavarsi e strofinarsi gli occhi, difficoltà ad aprirli spontaneamente al mattino, presenza di una secrezione mucosa e filamenti. Sono questi i sintomi della ‘sindrome dell’occhio secco’, che colpisce in prevalenza le donne, in rapporto di 2 a 1, e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito “tra i più ignorati e sottovalutati disturbi della società moderna”.

Il Centro Italiano Occhio Secco (CIOS), in collaborazione con l’Università dell’Insubria di Varese promuove dal 2 al 31 maggio il ‘Mese della diagnosi e della prevenzione dell’occhio secco’, durante il quale si potranno fare esami e visite gratuite, nell’ambito di una Campagna che coinvolge 14 Centri in tutto il territorio nazionale, da Milano a Catania, da Padova a Lecce.

Per saperne di più, scegliere la struttura medica più vicino a te, visita il sito web www.centroitalianoocchiosecco.it