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Cheratosi pilare, come curarla in maniera efficace con i migliori rimedi anche naturali

Pubblicato il 18 Ago 2019 alle 7:04am

La cheratosi pilare è una malattia della pelle molto diffusa, che determina la presenza di piccole macchie di colore rosso o beige attorno ai follicoli dei peli. Il problema può presentarsi in diverse parti del corpo, dalle cosce ai glutei, dalle guance alla parte superiore delle braccia. E’ una condizione che non si può curare, ma con il tempo e con un trattamento adeguato può diventare sempre più, meno evidente. Non è contagiosa, perché non si tratta di un’infezione e non è causata da alcun batterio o fungo.

Si tratta di una condizione che in parte ereditaria: è stato dimostrato, che circa il 50-70% dei pazienti con questa malattia della pelle hanno altri casi in famiglia. Inoltre potrebbe contribuire all’insorgenza del problema una produzione eccessiva di cheratina della pelle, un processo denominato ipercheratizzazione.

Accumuli che possono essere determinati dalla presenza eccessiva di particelle di pelle secca all’apertura dei follicoli piliferi. La cheratosi pilare può essere associata ad altre condizioni, come la dermatite atopica, l’eczema, la pelle secca e allergie stagionali inalatorie. Esaminando la pelle interessata dal problema, si può notare un leggero ispessimento e un vero e proprio intasamento del follicolo. L’aspetto arrossato della pelle può essere determinato dalla dilatazione dei vasi sanguigni in superficie.

Chi può ammalarsi

La cheratosi pilare può interessare i bambini e gli adolescenti, ma anche gli adulti. In genere le donne sono le più colpite da questa condizione della pelle rispetto agli uomini. Nei bambini, la cheratosi pilare compare entro i primi 10 anni e può subire un peggioramento durante la pubertà. Questo disturbo della pelle tende a risolversi da solo con l’avanzare dell’età, soprattutto dopo i 30 anni.

Cure e terapia

Non esiste una cura per la cheratosi pilare che possa considerarsi valida per tutti. A volte questa condizione della pelle sparisce completamente senza la necessità di intervenire con un trattamento, come detto poco innanzi. Solitamente l’alimentazione non sembra avere a che fare con la cheratosi, anche se la carenza di vitamina A può determinare l’insorgenza di sintomi simili a quelli della cheratosi. Esistono comunque in vendita diverse composizioni dermocosmetiche che possono aiutare a liberarsi di tale inestetismo cutaneo.

Come possibilità per controllare i sintomi di questa malattia della pelle. E notare effetti benefici, è possibile ricorrere anche ad un programma di lubrificazione, ma si deve trattare di una cura continua.

Per ammorbidire la pelle e liberare i pori si possono effettuare degli scrub delicati mescolando bicarbonato di sodio con un po’ di acqua tiepida, oppure miscelando olio di mandorle e sale marino.

Creme invece per la cheratosi pilare acquistate in farmacia devono essere a base di Urea e Glicole propilenico, entrambe sostanze con proprietà cheratolitiche, ossia in grado di sciogliere lo strato corneo dell’epidermide.

Eucerin, ad esempio, consiglia i prodotti della linea UreaRepair, in particolar modo Urea Repair Emulsione Intensiva 10% Urea, che è stata clinicamente testata su pazienti con cheratosi pilare. La sua formula dona un’idratazione intensa alla pelle del corpo ruvida, pruriginosa e desquamata e un sollievo dai sintomi della pelle secca.

Parkinson, diagnosi precoce con un test del sangue, affidabile al 90% nelle donne

Pubblicato il 26 Lug 2019 alle 6:14am

Sono sette le molecole-spia presenti nel nostro sangue e prodotte dalla flora batterica intestinale che possono aiutare a diagnosticare il morbo Parkinson, con un’efficacia che può raggiungere il 90% nelle donne. Il risultato, pubblicato sulla rivista scientifica Metabolomics, è italiano e si deve alla ricerca coordinata dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, condotta in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) e la Fondazione Santa Lucia di Roma. (altro…)

Alzheimer, perché le donne sono più a rischio?

Pubblicato il 25 Lug 2019 alle 8:46am

Le donne sono più a rischio di ammalarsi di Alzheimer. Dipende dalla maggiore connettività di alcune aree del loro cervello, dove si forma la proteina tau, responsabile delle placche che si accumulano con la malattia, e in alcuni casi anche dai geni. A spiegarlo, due diversi studi presentati all’Alzheimer’s Association International Conference in corso a Los Angeles. (altro…)

Glifosato in tamponi salvaslip e cotton fioc

Pubblicato il 07 Giu 2019 alle 10:48am

Secondo un recente studio argentino, il diserbante erbicida glifosato probabilmente cancerogeno, è stato rilevato durante l’esecuzione di alcuni test clinici nella maggior parte dei prodotti per l’igiene. Tamponi di ovatta, tamponi di cotone sono stati esaminati al microscopio e quello che è stato scoperto è sconvolgente e agghiacciante soprattutto per le donne che ne fanno un frequente utilizzo.

Uno dei ricercatori responsabili dello studio dichiara che l’85 percento dei campioni esaminati è risultato essere positivo al test. Gli articoli per i test sono stati acquistati presso varie farmacie o supermercati. Secondo i risultati, le donne spesso entrano in contatto con il glifosato cancerogeno attraverso l’uso di tamponi, salvaslip e tamponi di cotone. Molti dei prodotti per l’igiene sono usati anche negli ospedali. Sono dichiarati sterili e utilizzati per proteggere le ferite ancora aperte. Per evitare rischi, si consiglia di utilizzare prodotti sanitari che siano stati prodotti, esclusivamente in maniera biologica. Il glifosato è il pesticida più usato al mondo. I residui si trovano nell’ambiente e nel cibo. Nel marzo 2015 il glifosato è stato classificato come potenzialmente cancerogeno negli esseri umani dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Il glifosato è usato in tutto il mondo – in agricoltura, nella frutta e nella viticoltura, negli uliveti, nelle piante ornamentali, nelle piantagioni di alberi di Natale, nei parchi, sui binari ferroviari e nei giardini. Nel 2014 sono state vendute in tutto il mondo circa 826.000 tonnellate di glifosato, impiegato in agricoltura al 90%. Sull’argomento il mondo scientifico non ha dato finora un giudizio univoco, basti pensare che la Iarc, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ha invece inserito il glifosato fra i ‘probabilmente cancerogeni’. Recentemente, ad esempio, uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports ha trovato effetti negativi sulla salute dei ratti che duravano per tre generazioni, ma le conclusioni sono state contestate. Secondo il Gruppo Informale Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura (Seta)l’analisi ha diversi errori di metodo, tra cui un dosaggio troppo alto del glifosato rispetto a quello ritenuto sicuro. “L’autore principale ha ricevuto per questo progetto soldi da una fondazione di stampo religioso abbastanza nota per finanziare molti programmi antiscientifici, inclusi alcuni sul negazionismo climatico e nel campo delle cellule staminali”.

Fumo, in Italia, in un solo anno, fumatrici aumentate del 24%

Pubblicato il 01 Giu 2019 alle 6:34am

In base al report presentato ieri mattina dall’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della Giornata Mondiale no Fumo è emerso che in Italia sono 11,6 milioni i fumatori, più di un italiano su cinque. Gli uomini sono 7,1 milioni e le donne 4,5 milioni. (altro…)

Tiroide, se non funziona bene a rischio fertilità e cuore

Pubblicato il 26 Mag 2019 alle 7:31am

Una tiroide che non funziona bene, può portare problemi anche alla fertilità femminile. I disturbi tiroidei colpiscono infatti una donna su dieci, e spesso vengono ignorati, e di conseguenza, in assenza di adeguati controlli, non ricevono un trattamento adeguato.

Il cuore, ad esempio, è un organo che viene colpito sempre più spesso dalle alterazioni tiroidee, un eccesso di ormoni infatti, può determinare un aumento del battito cardiaco e può far aumentare addirittura i rischi di un possibile ictus. Tiroide e cuore parlano si influenzano a vicenda, ed è proprio per questo che bisogna tenere sempre i valori nei limiti consigliati per evitare problemi di ipertensione o di arterie ostruite.

Rivolgersi al proprio medico di famiglia per i dovuti accertamenti ed esami del caso.

Cistite, più rischi in estate per una donna su due

Pubblicato il 25 Mag 2019 alle 11:00am

La metà delle donne italiane ammette di aver sofferto, almeno una volta nella vita, di cistite. Tuttavia il 31% ignora ancora le possibili cause e come prevenirla. (altro…)

Arresto cardiaco, per donne meno chance di salvezza

Pubblicato il 24 Mag 2019 alle 10:50am

Donne e uomini sono trattati in modo diverso in presenza di un arresto cardiaco: le donne vengono rianimate meno spesso con defibrillatore o massaggio toracico e, una volta giunte in ospedale, hanno meno chance di sopravvivere rispetto agli uomini. A rivelarlo, uno studio di Hanno Tan, Università di Amsterdam, condotto su oltre 5700 persone con arresto cardiaco avvenuti fuori da un ospedale. Il quale mostra che le donne sono rianimate meno degli uomini (il 68% delle donne contro il 73% dei maschi). Anche la sopravvivenza dal momento dell’arresto al ricovero è inferiore per le donne (34% vs 37% dei maschi), come pure la sopravvivenza una volta giunte in ospedale (37% vs 55%). In media, quindi, le chance di sopravvivenza di una donna sono quasi la metà di quelle degli uomini (12,5% vs 20%).

Secondo i ricercatori ciò si deve in parte al fatto che l’arresto cardiaco è riconosciuto più tardi nella donna, spesso troppo tardi per la rianimazione.

Bellezza e autostima, le donne italiane non si piacciono

Pubblicato il 24 Apr 2019 alle 7:14am

Il 75% delle donne e ragazze italiane non ha stima in se stesse. E questo fa sì che l’Italia sia penultima nella classifica dei Paesi coinvolti in uno studio che fa luce su uno degli aspetti più accentuati dal punto di vista caratteriale del nostro tempo. Peggio dell’Italia solo il Giappone. (altro…)

Malattie rare: in Abruzzo 815 nuovi casi in 1 anno, il 47% sono donne

Pubblicato il 24 Mar 2019 alle 6:57am

Nel 2017-2018, la Regione Abruzzo ha segnalato 815 nuovi casi di malattie rare, di cui il 47,6 per cento sono donne e 80 casi sono residenti in altre regioni.

I dati emergono dal primo rapporto del Registro delle malattie rare istituto dall’Agenzia sanitaria regionale, guidata da Alfonso Mascitelli; il cui studio è a cura di Lamberto Manzoli, Maria Elena Flacco, Vito Di Candia, Tiziana Di Corcia, Anita Saponari, Giorgio Salvatore, Anna Maria Donia e Giorgia Fragassi.

Ad un esame della casistica, si può stimare che siano stati inclusi nel Registro circa il 90% di tutti i nuovi casi verificatesi tra i residenti in Abruzzo nel biennio 2017-18, considerando tale valore come una soglia considerata accettabile per la produzione di stime affidabili per fini epidemiologici e di programmazione, che è stato raggiunto in soli 9 mesi di attività del Registro, operativo dal mese di aprile 2018, che vi sono state inevitabili difficoltà organizzative nella comunicazione dell’avvio con alcune unità operative, infine che il numero di segnalazioni è apparso in decisa crescita negli ultimi mesi, per cui si può affermare, che il Registro regionale, nella sua configurazione attuale, abbia interamente raggiunto gli obiettivi e stia operando con esiti pienamente positivi.

La classe di patologie maggiormente segnalate su scala regionale è quella delle “Malattie del sistema nervoso e degli organi di senso” (codici RF), con una percentuale del 29% rispetto al totale delle diagnosi di condizioni rare giunte al Registro regionale (26% a livello nazionale).

Le successive tre classi più frequenti, nel Registro nazionale, erano le “Malformazioni congenite”, le “Malattie delle ghiandole endocrine, nutrizione, metabolismo e disturbi immunitari”, e le “Malattie del sangue e degli organi ematopoietici”. Ciò fa certamente emergere, nello stesso ordine, che anche nel Registro regionale, con l’inevitabile eccezione delle malattie respiratorio (codici RH), che sono risultate molto frequenti in Abruzzo, ma che non ancora presenti nelle ultime rilevazioni pubblicate dall’Iss che la distribuzione per sesso appare in accordo con quanto osservato in altre regioni : le malattie del sistema nervoso, del sangue e degli organi emopoietici sono risultate più comuni tra i maschi (rapporto 1,22), mentre le patologie del sistema osteo-muscolare, del connettivo e dell’apparato genito-urinario sono risultate più frequenti tra le femmine (rapporto 2,73).

“Inoltre, dai dati forniti dall’Iss, nel periodo 2001-12 sono stati segnalati, ogni anno, altri 70 casi a carico di cittadini abruzzesi che sono stati diagnosticati da parte di presidi extra-regionali della rete nazionale delle malattie rare – si legge ancora nel Report – Aggiungendo questi casi, il cui numero esatto sarà reso noto da Iss solo a settembre 2019, ma è rimasto relativamente stabile negli anni, il numero totale di nuovi casi annui può essere stimato in 475, più realisticamente compreso in un range tra 450 e 500. Questo valore corrisponde ad un tasso di incidenza grezzo di 0,37 per 1.000 abitanti. Sebbene sia ancora inferiore al 0.50 stimato dall’Oms, e a quanto riscontrato nelle Regioni con i Registri più efficienti, esso è circa il triplo di quanto emerso tramite la precedente versione del Registro regionale”.

Infine, che relativamente all’età di diagnosi, i dati del Registro abruzzese, rispetto ad altre stime pubblicate in precedenza , mostrano uno scostamento in Abruzzo, la cui età media è 46 anni; del 20.1% di diagnosi in età pediatrica (0-14 anni); – in Emilia Romagna, un’età media di 42 anni con il 28.1% di diagnosi in età pediatrica; – e nel registro Nazionale, un’età media di 40 anni; con il 20.5% di diagnosi in età pediatrica.

Le patologie più frequenti sono state le malattie interstiziali polmonari primitive (102 casi; 71 dei quali tra i maschi). 33 casi con diagnosi di sarcoidosi; una patologia con frequente interessamento polmonare. Le patologie dell’apparato respiratorio rappresentano da sole, quasi il 17% di tutte le malattie rare registrate.