donne

Sanremo 2020: chi sono le 10 donne che saranno accanto ad Amadeus

Pubblicato il 18 Gen 2020 alle 6:21am

«Un ventaglio di donne con tante sfaccettature diverse». Questa l’idea del prossimo conduttore del Festival di Sanremo 2020, Amadeus. (altro…)

Consultori: cosa sono e a cosa servono

Pubblicato il 17 Gen 2020 alle 7:42am

Dalla prevenzione dei tumori femminili, soprattutto quello della cervice uterina, alla promozione di corsi di accompagnamento alla nascita; dalle attività mirate alla procreazione consapevole e responsabile, alle consulenze in menopausa o alla coppia. E, ancora, punti di ascolto per gli adolescenti e interventi nelle scuole per promuovere l’educazione affettiva e sessuale, corretti stili di vita, prevenire episodi di bullismo e cyberbullismo. (altro…)

Nasce a Milano, il primo ospedale per sole donne

Pubblicato il 05 Dic 2019 alle 8:37am

Nasce a Milano, il primo ospedale per sole donne: “medicina di genere”. Si tratta del Macedonio Melloni, referente in Italia per la cura e l’assistenza della donna in tutte le sue fasi della vita, in grado – ha spiegato l’assessore alla sanità del Pirellone, Giulio Gallera – “di prendere in carico gli ambiti fisiologici della salute femminile, le patologie più frequenti e le necessità clinico assistenziali delle donne”.

L’obiettivo dell’Asst Fatebenefratelli Sacco è quello di istituire all’interno del presidio ospedaliero di Milano, un modello organizzativo, prima esperienza in territorio nazionale, dedicato interamente alla donna, attraverso l’introduzione di percorsi specifici per le varie fasi della vita: sviluppo, 11-18 anni, età fertile e riproduzione, 19-50 anni, menopausa, 45/50 – 65 anni e senescenza, oltre i 65 anni.

“L’Ospedale della donna – ha detto Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda che ha collaborato col Pirellone – è un sogno che diventa realtà. La medicina di genere trova nel Presidio Ospedaliero Macedonio Melloni, il primo ospedale italiano rosa, concreta applicazione, un passo avanti rispetto ai ‘bollini rosa’, il riconoscimento di Onda agli ospedali attenti alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie femminili. Ci auguriamo che altri ospedali che hanno ottenuto questo riconoscimento possano seguire l’esempio di questa realtà all’avanguardia ispirata al Brigham and Women Hospital di Boston”.“

Aids, arriva l’allarme dall’Oms: diagnosi tardiva per una donna europea su due

Pubblicato il 04 Dic 2019 alle 6:29am

Per una donna su due, europea, la diagnosi di Aids arriva in modo tardivo. A dirlo i dati diffusi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dall’Ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa. Secondo i quali nel 2018, nei 53 paesi della regione europea ci sono state oltre 140mila nuove diagnosi di infezione da Hiv, di cui più di 26mila nella Ue.

Ad alimentare l’Hiv in Europa è un problema persistente di diagnosi tardiva che caratterizza il 54% dei casi noti tra le donne. Dati in linea con quelli dell’ultimo Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità: anche se per la prima volta si registra una diminuzione di circa il 20% delle nuove diagnosi, lo scorso anno il 57% delle persone ha scoperto di essere sieropositiva molti anni dopo essersi infettata e si stima che circa 15mila persone abbiano contratto il virus dell’Hiv senza saperlo. Questo perché oggi non fa più paura visto che i giovani la ritengono una malattia curabile. A fotografare il livello di conoscenza dei Millennials è una ricerca svolta su 5534 ragazzi – tra gli 11 e 25 anni – da Skuola.net col supporto non condizionato di Msd Italia, in occasione della Giornata mondiale dell’Aids.

La disinformazione è ancora alta tra i giovani e quelli della Generazione Z nati tra la fine degli anni ’90 e i 2000. Una delle false credenze più dure da abbattere è il fatto di non accettare che il virus dell’Hiv possa contagiare tutti, indipendentemente dallo stile vita tenuto: solo il 68% del campione esaminato è consapevole di ciò. Mentre quasi 1 su 3 associa il rischio di contrarre la malattia a determinati comportamenti, tipo, rapporti con molti partner, tossicodipendenza e omosessualità.

Monza, III Convegno UNAVI “Per Non Voltare la Faccia”

Pubblicato il 27 Nov 2019 alle 12:38pm

“Il convegno “PER NON VOLTARE LA FACCIA”, dopo la data del 28 Ottobre scorso, che si è tenuta a Milano, dove ha approfondito aspetti psicologici legati ad eventi traumatici e violenti- spiega Paola Radaelli, Presidente dell’associazione UNAVI – Unione Nazionale Vittime – nel capoluogo ligure, il 6 Novembre scorso, ha avuto come tema principale la “sicurezza”, argomento caldo soprattutto per le normative vigenti disparità di trattamento tra vittima e reo”. (altro…)

Mangiare troppo di sera peggiora salute del cuore

Pubblicato il 16 Nov 2019 alle 7:23am

Le donne, se mangiano troppo la sera, possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. E’ il risultato a cui è arrivato uno studio presentato nel corso della sessione scientifica dell’American Heart Association a Philadelphia. La ricerca è stata condotta su 112 donne di età compresa tra i 33 anni. La maggior parte di quelle che assumevano una buona percentuale di calorie quotidiane dopo le 18, avevano una salute del cuore peggiore. Ad ogni aumento dell’1% dell’apporto calorico, l’effetto aumentava.

In particolare, questo genere di condotta è risultata essere collegata ad una maggiore probabilità di avere una pressione sanguigna più elevata, ad un indice di massa corporea più alto e, a lungo termine, a minori controlli dello zucchero nel sangue. “Finora, gli approcci allo stile di vita per prevenire le malattie cardiache si sono concentrati su ciò che mangiamo e quanto mangiamo – ha dichiarato l’autore principale dello studio, Nour Makarem – Questi risultati preliminari indicano che un’alimentazione consapevole dei tempi e della percentuale di calorie nei pasti serali può rappresentare un comportamento semplice e modificabile che può aiutare a ridurre il rischio di malattie cardiache”.

Risveglio follicoli dormienti in donne in menopausa precoce

Pubblicato il 30 Ott 2019 alle 7:18am

Nell’ambito del Congresso Nazionale di ginecologia italiana SIGO 2019, IVI presenta un contributo prezioso, che è in grado di restituire una speranza in più a giovani donne in menopausa precoce.

Il 40% di queste donne, infatti, presenta all’interno delle loro ovaie follicoli ancora dormienti e che non si sviluppano perché è venuto a mancare il sistema fisiologico che li fa crescere.

“Da diversi anni – ha commentato il Prof. Antonio Pellicer, Presidente di IVI – portiamo avanti la ricerca in questo ambito e utilizziamo nella pratica clinica due diverse tecniche che hanno mostrato già i primi positivi risultati: la frammentazione del tessuto ovarico e l’infusione di cellule staminali nell’arteria ovarica. Entrambe permettono all’ovaio, responsabile dell’ovulazione, di invertire parzialmente il processo di invecchiamento e di attivare i follicoli dormienti, che altrimenti non si svilupperebbero neanche con l’aiuto di farmaci”.

Attraverso la prima tecnica viene prelevato un campione di corticale ovarica per via laparoscopica, viene frammentato e poi ri-impiantato. Il tutto succede in day hospital con un mimimo impatto sulle pazienti. Si tratta di una procedura efficace nelle donne al di sotto dei 37 anni e che sono entrate in menopausa da meno di 2 anni. Il risultato dell’intervento viene valutato con un semplice esame del sangue per stabilire la variazione dei livelli di AMH (ormone antimulleriano), un marker della riserva ovarica. IVI ha già ottenuto 7 gravidanze in 40 donne che si sono sottoposte a questo trattamento.

La seconda tecnica consiste nell’infusione di cellule staminali del midollo osseo nella arteria ovarica. Le staminali, in questo modo, arrivano all’ovaio e, agendo su di esso, permettono la crescita dei follicoli dormienti. Anche questa tecnica offre risultati promettenti, poiché IVI ha già registrato 6 gravidanze spontanee.

Depressione, donne più colpite rispetto agli uomini

Pubblicato il 18 Ott 2019 alle 6:27am

Il 19 ottobre si celebra la Giornata europea della depressione. (altro…)

Papillomavirus umano, è italiano il primo test al mondo in vendita in farmacia

Pubblicato il 09 Set 2019 alle 6:54am

E’ made in italy il primo test al mondo per la diagnosi precoce del Papillomavirus umano (Hpv) disponibile in tutte le farmacie. Che le donne e le adolescenti, eseguire a casa propria per individuare e tipizzare l’agente infettivo potenzialmente responsabile del cancro al collo dell’utero. L’hanno messo a punto Bruna Marini e Rudy Ippodrino, che dal 2009 al 2015 che hanno frequentato il Corso di perfezionamento in biologia molecolare della Scuola Normale di Pisa, fondando poi nell’Area Science Park di Trieste la startup Ulisse BioMed. Il test si chiama ‘Ladymed’, è stato sviluppato presso la startup e validato clinicamente da istituti quali il Centro di riferimento oncologico di Aviano, l’azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste e il Policlinico universitario Campus Biomedico di Roma.

“Grazie a un prelievo non invasivo, che la donna può effettuare direttamente a casa – spiegano dalla Scuola Normale – è possibile rilevare il virus anche senza ulteriori procedure mediche, con un considerevole abbattimento dei costi e dei tempi della diagnostica”. I due ex allievi confermano che “il nostro test è non invasivo e sensibile”, ed è “il primo al mondo presente direttamente in farmacia per il rilevamento del Papilloma. Rispetto ai test molecolari utilizzati negli screening nazionali, Ladymed è anche in grado di genotipizzare il virus, ovvero fornire indicazioni precise sul ceppo presente nell’infezione”.

L’esame “si inserisce nel panorama dei test ‘consumer genetics’, che hanno già ampiamente dimostrato di riscontrare un enorme interesse da parte dei consumatori.

Ippodrino, laureato all’università di Firenze, e Marini, laureata a Trieste – riporta una nota – hanno seguito il corso alla Normale di Pisa con i professori Arturo Falaschi e Mauro Giacca. Subito dopo hanno creato la startup Ulisse BioMed, grazie alla raccolta di 5 milioni di euro mediata da Copernico sim Spa. La startup ha anche vinto grant nazionali e europei, per un valore complessivo progettuale di circa 1,5 milioni di euro.

Cheratosi pilare, come curarla in maniera efficace con i migliori rimedi anche naturali

Pubblicato il 18 Ago 2019 alle 7:04am

La cheratosi pilare è una malattia della pelle molto diffusa, che determina la presenza di piccole macchie di colore rosso o beige attorno ai follicoli dei peli. Il problema può presentarsi in diverse parti del corpo, dalle cosce ai glutei, dalle guance alla parte superiore delle braccia. E’ una condizione che non si può curare, ma con il tempo e con un trattamento adeguato può diventare sempre più, meno evidente. Non è contagiosa, perché non si tratta di un’infezione e non è causata da alcun batterio o fungo.

Si tratta di una condizione che in parte ereditaria: è stato dimostrato, che circa il 50-70% dei pazienti con questa malattia della pelle hanno altri casi in famiglia. Inoltre potrebbe contribuire all’insorgenza del problema una produzione eccessiva di cheratina della pelle, un processo denominato ipercheratizzazione.

Accumuli che possono essere determinati dalla presenza eccessiva di particelle di pelle secca all’apertura dei follicoli piliferi. La cheratosi pilare può essere associata ad altre condizioni, come la dermatite atopica, l’eczema, la pelle secca e allergie stagionali inalatorie. Esaminando la pelle interessata dal problema, si può notare un leggero ispessimento e un vero e proprio intasamento del follicolo. L’aspetto arrossato della pelle può essere determinato dalla dilatazione dei vasi sanguigni in superficie.

Chi può ammalarsi

La cheratosi pilare può interessare i bambini e gli adolescenti, ma anche gli adulti. In genere le donne sono le più colpite da questa condizione della pelle rispetto agli uomini. Nei bambini, la cheratosi pilare compare entro i primi 10 anni e può subire un peggioramento durante la pubertà. Questo disturbo della pelle tende a risolversi da solo con l’avanzare dell’età, soprattutto dopo i 30 anni.

Cure e terapia

Non esiste una cura per la cheratosi pilare che possa considerarsi valida per tutti. A volte questa condizione della pelle sparisce completamente senza la necessità di intervenire con un trattamento, come detto poco innanzi. Solitamente l’alimentazione non sembra avere a che fare con la cheratosi, anche se la carenza di vitamina A può determinare l’insorgenza di sintomi simili a quelli della cheratosi. Esistono comunque in vendita diverse composizioni dermocosmetiche che possono aiutare a liberarsi di tale inestetismo cutaneo.

Come possibilità per controllare i sintomi di questa malattia della pelle. E notare effetti benefici, è possibile ricorrere anche ad un programma di lubrificazione, ma si deve trattare di una cura continua.

Per ammorbidire la pelle e liberare i pori si possono effettuare degli scrub delicati mescolando bicarbonato di sodio con un po’ di acqua tiepida, oppure miscelando olio di mandorle e sale marino.

Creme invece per la cheratosi pilare acquistate in farmacia devono essere a base di Urea e Glicole propilenico, entrambe sostanze con proprietà cheratolitiche, ossia in grado di sciogliere lo strato corneo dell’epidermide.

Eucerin, ad esempio, consiglia i prodotti della linea UreaRepair, in particolar modo Urea Repair Emulsione Intensiva 10% Urea, che è stata clinicamente testata su pazienti con cheratosi pilare. La sua formula dona un’idratazione intensa alla pelle del corpo ruvida, pruriginosa e desquamata e un sollievo dai sintomi della pelle secca.