pandemia

Contro il virus e le sue temibili varianti strategia su 3 livelli

Pubblicato il 20 Feb 2021 alle 6:56am

La situazione pandemica che stiamo vivendo tutti in Italia come in gran parte del resto del mondo presenta ogni giorno un bollettino quotidiano con sempre più contagi, ricoveri e morti. Per questo la SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie ha avviato diverse iniziative di formazione e conoscenza volte a valorizzare lo stretto legame che esiste tra paziente e Medico di famiglia. Prima sentinella che entra in contatto con i cittadini maturando l’immediata consapevolezza della situazione dei propri assistiti.

Abbiamo messo insieme i tre strumenti strategici che abbiamo a disposizione in questo momento contro il Covid-19 – spiega il Prof. Claudio Cricelli, Presidente SIMG – Al momento, solo puntando su queste tre strade, da intendersi come componenti di un’unica strategia sanitaria, è possibile piegare la curva di diffusione del Covid. Anzitutto, il riferimento è alle note misure di sanità pubblica, come il contenimento dei contagi tramite i DPI, le chiusure, le varie forme di distanziamento. In secondo luogo, da inizio anno abbiamo implementato lo strumento primario che dovrebbe estinguere la circolazione virale: i vaccini contro il Covid-19. Infine, da qualche settimana, si aggiunge uno strumento molto delicato, da usarsi nella fase precoce della malattia nelle persone ad alto rischio: gli anticorpi monoclonali. Questi ultimi svolgono una funzione di attacco specifico nei confronti degli antigeni del Sars-CoV-2. Sono l’unica arma effettivamente efficace nella fase precoce della malattia. Si tratta già di una realtà, in quanto sono prodotti e utilizzati; ce ne sono 4 o 5 disponibili e altri in fase di studio nel mondo. Hanno mostrato una sostanziale efficacia, ma ad alcune condizioni, a partire dalla rapida somministrazione, nel momento in cui si conferma un caso iniziale di Covid. La centralità di una diagnosi precoce sottolinea ulteriormente l’importanza del ruolo dei Medici di famiglia, che colgono i primi segnali di malessere del paziente attraverso telefonate, triage, visite, analisi delle cartelle. In merito alle modalità di impiego, noi sosteniamo che sia più opportuna una somministrazione domiciliare, al fine di accelerare le operazioni e per non intasare gli ospedali, senza dimenticare i rischi di estensione del contagio e il pericolo di contrarre altre infezioni nosocomiali”.

Il problema delle varianti è la questione più rilevante in questa periodo, visto che il virus muta spontaneamente, diventando anche più aggressivo e di difficile cura.

Al momento abbiamo riscontrato quattro diverse varianti – spiega Marcello Tavio, Presidente della SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – Anzitutto, la variante inglese, preponderante in Irlanda e Regno Unito, diffusa anche in Italia a macchia di leopardo, si caratterizza per un più elevato livelli di contagiosità, con aumento proporzionale di casi gravi e decessi; i vaccini sono però egualmente efficaci. Diverso il discorso per quelle sudafricana, brasiliana e per una variante della variante inglese, caratterizzata da una mutazione nella posizione E484K che le dà forti rassomiglianze con le due precedenti: in queste ultime tre varianti l’efficacia del vaccino risulta diminuita. È dunque indispensabile compiere ogni sforzo per limitare al massimo ogni diffusione del virus: se si riduce la circolazione, diminuiscono automaticamente le varianti. Nel prossimo futuro, le nuove generazioni di vaccini terranno conto di queste varianti. In merito all’efficacia degli anticorpi monoclonali, alcuni dati non ancora pubblicati suggeriscono l’ipotesi di una minore efficacia verso le varianti. L’industria farmaceutica dovrà dunque attivarsi affinché anche questi preziosi strumenti si adeguino alle nuove esigenze”.

La SIMG ha deciso di intervenire in supporto di Medici di famiglia e cittadini con un portale accessibile all’indirizzo https://vaccinazionicovid19.it/ o tramite il sito www.simg.it dove si possono trovare materiali utili a comprendere diversi aspetti della campagna vaccinale in atto contro il Covid.

Photo credit Orizzontescuola.it

Ottocento persone soffrono di intestino corto, malattia rara ma ancora non riconosciuta in Italia

Pubblicato il 22 Dic 2020 alle 6:00am

Circa 800, di cui 150 bambini, sono le persone che, in Italia, soffrono di insufficienza intestinale cronica benigna, una malattia rara non ancora riconosciuta, e che rischiano, come tanti altri pazienti cronici, di vedersi ancora più dimenticati nel corso della pandemia che attraversiamo per Coronavirus. A fare il punto della situazione su un’assistenza ancora a macchia di leopardo e sulle difficoltà quotidiane incontrate da queste famiglie, l’11/mo convegno annuale dell’associazione Un Filo per la Vita Onlus.

L’insufficienza intestinale cronica benigna (IICB) è causata dalla persistente riduzione della funzione intestinale sotto il minimo necessario per l’assorbimento dei macronutrienti, la cui sopravvivenza è garantita dalla terapia salvavita della nutrizione artificiale (parenterale). E’ una malattia rara e cronica, già inserita nella lista europea delle malattie rare ma per quanto riguarda l’Italia non è stata ancora inserita nella lista nazionale delle malattie rare né in quello della malattie croniche: questo la rende sconosciuta a molti operatori del Servizio sanitario Nazionale.

Il convegno Ecm, dal titolo “La presa in carico e la transizione dall’età pediatrica all’età adulta del paziente affetto da IICB” è organizzato in collaborazione con l’azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, con il patrocinio della Regione Campania, delle Società Scientifiche.

“In questo periodo così critico e oltremodo delicato dovuto all’emergenza sanitaria in corso, il nostro convegno vuole essere un faro per tutti i nostri pazienti, associati e famiglie che si sentono isolati sul piano dell’assistenza in quanto ora fortemente concentrata sul Covid-19”, spiega Sergio Felicioni, presidente di Un Filo per la Vita Onlus.

Violenza sulle donne (25 Nov), Actionaid: Covid 19, i centri antiviolenza e le case rifugio lasciati soli

Pubblicato il 24 Nov 2020 alle 6:03am

I centri antiviolenza e le case rifugio durante la pandemia sono gli unici spazi che hanno continuato a funzionare del sistema antiviolenza, meccanismo spesso malfunzionante o addirittura inceppato. Solo l’enorme impegno messo in campo dai CAV, anche nelle situazioni più critiche come quelle lombarde, ha garantito alle donne che subiscono violenza di essere supportate. Durante il primo lockdown, quando dopo un iniziale crollo il numero delle chiamate di aiuto al 1522, tra marzo e giugno 2020 è più che raddoppiato rispetto al 2019 con 15.280 richieste (+119,6%), in Lombardia, ad esempio, c’è stata una forte riduzione dello staff nei CAV causata dal dimezzamento del numero di volontarie – generalmente di età medio-alta e quindi a rischio contagio – e dalla malattia o messa in quarantena di operatrici. In aggiunta, i Centri sono stati costretti a turni di lavoro estenuanti, come nel caso della provincia di Cremona, che ha esteso la propria reperibilità h24 con risorse umane ridotte del 50%. Questo a fronte di ritardi e della mancanza di procedure standard delle istituzioni. Dalla scarsità di mascherine e guanti (distribuiti solo in pochissimi casi dalle istituzioni locali come a Brescia) all’impossibilità di accedere ai tamponi, fino alla mancanza di spazi adeguati per isolamenti fiduciari. Nonostante la circolare inviata a marzo 2020 dal Ministero dell’Interno alle Prefetture per rendere disponibili alloggi alternativi, i centri – ad eccezione di quelli di Pavia – sono stati costretti a ricorrere a bed&breakfast o appartamenti messi a disposizione da conoscenti e privati. (altro…)

Gli infermieri dimenticati, tra turni massacranti e stipendi bassi

Pubblicato il 16 Ago 2020 alle 6:00am

Tanta gloria al momento del bisogno, ma poi appena la pandemia è incominciata a calare, ecco allora che anche l’attenzione, verso la categoria degli infermieri incominciata a calare.

Gli “eroi delle corsie” hanno ottenuto un bonus una tantum, con una cifra che è variata su base regionale. Ai più fortunati sono arrivati un migliaio di euro aggiuntivi. Meglio di niente, certo. Ma non c’è stato un intervento strutturale sia da un punto di vista economico che sotto il profilo del rafforzamento degli organici, salvo un ritocco introdotto dal decreto Rilancio. Tanto che all’appello, secondo le stime degli esperti aggiornate con potrebbero mancare in totale 76mila infermieri nei prossimi mesi. Un punto di partenza non proprio incoraggiante in caso di seconda ondata di epidemia.

Già oggi, secondo le stime della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), servirebbero 53.860 infermieri in tutta Italia per garantire un rapporto equilibrato con i pazienti.

A questa carenza si è aggiunto il sovraccarico di lavoro determinato dalla pandemia da Coronavirus, con le conseguenze che noi tutti sappiamo.

Il Volo, unici artisti italiani ospiti degli eventi internazionali streaming “Unicef Won’t Stop” (oggi) e “Made in: casa” (domenica 10 maggio)

Pubblicato il 09 Mag 2020 alle 6:40am

Continua l’impegno de IL VOLO nell’accompagnare con la propria musica i fan di tutto il mondo, per tener vivo un importante senso di comunità durante questo lockdown e per ricordare la necessità di rispettare le norme dell’emergenza sanitaria in ogni Paese.

Oggi, sabato 9 maggio, IL VOLO parteciperà al primo grande evento streaming prodotto da UNICEF in questo periodo di emergenza sanitaria “UNICEF Won’t Stop”, che andrà in onda su www.unicefwontstop.org e www.youtube.com/unicefusa (dalle 8pm ET / 2.00 di sabato notte in Italia).

Saranno gli unici cantanti italiani, tra le tante le celebrities internazionali che prenderanno parte all’evento, come Cher, P!NK, Sting, Rod Stewart, Pablo Alboran, Eurythmics, Matthew Morrison, Luke Islam, Morgan Freeman, Lucy Liu e tanti altri. Interverranno anche esperti e ambasciatori dell’UNICEF che evidenzieranno l’impatto del COVID-19 e gli sforzi incessanti per frenare l’epidemia, proteggere i bambini e diffondere informazioni. Il programma porterà virtualmente il pubblico in Cina, Repubblica Democratica del Congo, Danimarca, Giordania, Messico, Stati Uniti d’America e altro. (altro…)

Coronavirus, possibile seconda ondata di contagi anche dall’estero

Pubblicato il 28 Mar 2020 alle 6:21am

Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano conferma che la situazione dovrebbe migliorare verso la fine di aprile e che dovremmo riuscire a “vedere la luce” per il mese di maggio. Per altri specialisti, ad esempio, come il professor Zhong Nanshan che scoprì la SARS e aiutò il governo di Pechino a eradicarla, la lotta al coronavirus potrebbe essere vinta a giugno, a condizione che tutti gli altri Paesi agiscano con accurata fermezza e decisione, proprio come ha fatto già la Cina. Ad ogni modo, una volta spenti i focolai in Italia, anche da noi potrebbe presentarsi il rischio della “seconda ondata” di covid-19, ma è importante che i Paesi coinvolti dalla pandemia, applichino rigide misure, per raggiungere il risultato già raggiunto da Pechino.

Secondo, le autorità di quest’ultima, il rischio è rappresentato dalle persone contagiate che stanno rientrando nel Paese asiatico dall’estero, moltissime delle quali dall’Europa o dagli Stati Uniti, in fuga proprio per sfuggire alla dilagante pandemia che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo.

A preoccupare i dati diffusi dalla Cina dove non sono stati registrati nuovi casi interni, mentre le decine di contagiati tra studenti e lavoratori rientrati dall’estero hanno superato complessivamente tutti i quelli interni, per diversi giorni, come spiegato da Reuters.

“Il Coronavirus è pandemia”, questa la definizione dell’Oms

Pubblicato il 11 Mar 2020 alle 8:23pm

“Un nuovo virus che si diffonde in tutto il mondo e contro il quale la maggioranza degli uomini non ha difese immunitarie”. Questa è la definizione di pandemia, data dall’Organizzazione Mondiale della Salute per il coronavirus. L’Organizzazione di Ginevra lo ha dichiarato ammettendo un’evidenza che era sotto gli occhi di tutti ormai da diversi giorni: i contagi sono diffusi in ogni continente a eccezione dell’Antartide.

I paesi colpiti 114 su un totale di 193, soprattutto nell’emisfero nord. Da dicembre 2019, il coronavirus ha causato oltre 118 mila contagi e 4.200 vittime. Ora l’Oms avrà la facoltà di emanare direttive e inviare équipe nelle nazioni più colpite (nel rispetto della sovranità), come ha già fatto in Cina, Italia e Iran. Potrà anche prendere nuove misure per fronteggiare il diffondersi ulteriormente della pandemia, attraverso l’invio ai paesi più colpiti di presidi sanitari, come ad esempio le mascherine.

A convincere l’Oms è stata la curva crescente non più in un numero limitato di paesi (Cina fino a qualche giorno fa, poi Italia, Iran e Corea del Sud), e intera Europa e America che – tra dichiarazioni al limite dell’irresponsabile del presidente Donald Trump e difficoltà tecniche nel distribuire ed effettuare i test – non sembra preparata ad affrontare un’eventuale ondata di contagi. “Ci sono Paesi che non stanno facendo abbastanza per arginare l’epidemia” aveva già avvertito una settimana fa Ghebreyesus. La dichiarazione di pandemia oggi servirà all’Oms anche per avere voce in capitolo verso i Paesi “inadempienti”: fra loro Stati Uniti.

Peste Nera: decodificato il genoma del batterio causa di tante epidemie

Pubblicato il 14 Ott 2011 alle 7:00am

Un gruppo di scienziati èe riuscito a decodificare il genoma del batterio della Peste Nera, la pandemia più terribile che abbia colpito l’uomo tra il 1347 e il 1352 e che decimò la popolazione europea, riducendola di un terzo degli abitanti. (altro…)

Gb: virus H1N1 ha ucciso già 8 persone in tre mesi

Pubblicato il 12 Dic 2010 alle 10:57am

In Gran Bretagna sono morte 8 persone in tre mesi a causa del virus H1N1. L’anno scorso questo Stato è stato uno di quelli più colpiti dal virus. (altro…)