Manovra, neomamme al lavoro fino al 9* mese, recupero dei 5 mesi dopo il parto. Un giorno in più per i papà. 500euro in più per il bonus asili nido e sussidio disabili sino a 26 anni

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 07 Dic 2018 alle ore 7:07am

Aumenta da 1.000 a 1.500 euro l’anno il bonus per l’iscrizione agli asili nido pubblici o privati e per le neomamme anche la possibilità di lavorare fino al nono mese di gravidanza utilizzando tutti e cinque i mesi per la maternità dopo il parto. Sono queste solo alcune delle misure contenute nella Manovra di bilancio del Governo giallo-verde approvati in commissione Bilancio alla Camera. Modifica anche per il congedo di paternità, che passa obbligatoriamente da 4 a 5 giorni.

Vediamo nel dettaglio come funziona.

Donne al lavoro, se vogliono, fino al parto con ok del medico. E 5 mesi dopo di fila a casa.
Una donna incinta potrà scegliere se lavorare fino al giorno del parto, con l’ok naturalmente del medico che la segue, e stare con il figlio per cinque mesi successivi alla nascita.

Congedo obbligatorio dei papà sale a 5 giorni – Inoltre, altra bella notizia anche per i papà. Il congedo obbligatorio sale di un giorno portandosi da 4 a 5. Viene confermata inoltre la possibilità per il padre di astenersi per un ulteriore giorno (in accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima).

Bonus nido da 1000 a 1.500 euro l’anno – Sale a 1.500 euro su base annua il buono per l’iscrizione in asili nido pubblici o privati previsto alla legge di bilancio 2017 e viene esteso a ciascun anno del triennio 2019 – 2021. A partire dal 2022 sarà invece un Decreto del presidente del Consiglio a determinare l’importo del bonus per l’iscrizione agli asili nido, che sarà comunque non inferiore a 1.000 euro su base annua.

Lavoro agile: per neomamme e genitori di figli con disabilità, priorità di poter stipulare accordi di lavoro “agile”, cioè senza vincoli di orari o di luogo. I datori di lavoro dovranno dare priorità alle richieste in arrivo da mamme con figli sotto i tre anni e da genitori di figli disabili. L’emendamento presentato dalla Lega prevede che la Carta per la famiglia (con sconti e riduzioni tariffarie per i nuclei con più di tre figli a carico) sia distribuita fino ai 26 anni dei figli e non più fino ai 18. Il costo stimato è di 1 milione di euro l’anno a valere sul Fondo per la famiglia.

Prorogato l’aumento della Tasi – Confermata la maggiorazione della Tasi nei Comuni che la applicano dal 2015, con un emendamento che permette così di “salvare” i bilanci di molte amministrazioni. L’aliquota potrà essere mantenuta allo stesso livello fino a quest’anno, cioè con un massimo dello 0,8 per mille in più dell’aliquota ordinaria, rimanendo in Comuni come Roma e Milano all’11,4 per mille anziché al 10,6 per mille.

Niente carta sconti per le famiglie di immigrati – Per famiglie di immigrati non è più prevista la carta sconti. Lo stabilisce un emendamento della Lega approvato tra le modifiche alla Manovra. La carta, istituita nel 2016 per famiglie italiane o “straniere” residenti in Italia, viene così limitata alle sole famiglie italiane “ovvero appartenenti a Paesi membri dell’Ue”. Rispetto alla norma precedente rimane il vincolo dei tre figli a carico, ma viene alzato il limite di età da 18 a 26 anni.