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Anziani, la soglia si alza a 73 anni per gli uomini, 76 per le donne

Pubblicato il 07 Lug 2020 alle 5:00am

Negli anni ’60” si era anziani al 65/o compleanno, ma oggi a questa età i nostri genitori si sentono ancora giovani e sono considerati ancora tali anche dalla società. Possono infatti, ancora lavorare o occuparsi di casa, bambini e altri, facendo anche volontariato.

Nel 1980 un uomo era anziano a 66 anni e una donna a 70, nel 2000 l’anzianità arrivava a 70 anni per gli uomini e 74 per le donne. L’età anagrafica, non è più indicativa per la terza età, merito soprattutto dell’aspettativa di vita che si è allungata, per cui ai nostri tempi un uomo è anziano dai 73 anni in su e una donna dai 76 anni in poi. Nel 2060, stando alle previsioni, si potrebbe arrivare rispettivamente a 76 e a 79.

A dirlo un recente Rapporto annuale dell’Istat che nel capitolo dedicato alle condizioni di vita degli anziani rileva come non valga più neanche “lo stereotipo di persone isolate e bisognose di assistenza continua tanto da rappresentare un peso per la società e per le famiglie”. La qualità della vita, ovviamente, è correlata alle condizioni di salute – osserva l’Istituto di statistica – e anche quando non sono ottimali, si esprime un grado “buono” di soddisfazione per la vita. “Quasi il 50% degli ultraottantenni vive un’ottima qualità della vita, dimostrando di essere molto attivo, di avere una rete di relazioni estesa e una partecipazione culturale discreta, a volte anche intensa”, sottolinea l’Istat precisando che nelle aree metropolitane, vive “circa l’11,9% degli ultraottantenni, che hanno un livello di istruzione mediamente più elevato, che si associa a una più intensa partecipazione sociale: l’88,5% prende parte ad attività culturali, il 93,9% si interessa di politica, oltre il 70% si dedica alla lettura ed è molto più attivo della media rispetto all’utilizzo di internet” e nell’insieme “svolgono più spesso attività fisica”.

Circa il 33% di questa fascia della terza età (cioè 2 milioni e 137mila), gode di buona salute, risiede soprattutto nel Nord e dichiara risorse economiche ottime o adeguate. Quindi “esprime elevati livelli di soddisfazione per la vita nel complesso, frequenta gli amici assiduamente, ha una rete anche di parenti e conoscenti su cui può contare in caso di bisogno”. In sostanza, sintetizza l’Istat, “gli anziani non sono gli stessi di una volta” e queste considerazioni offrono l’opportunità di valutarne meglio l’impatto progressivo dal punto di vista sociale ed economico. C’è però anche una quota di anziani, pari al 27%, che si trova in condizioni svantaggiate: sono persone affette da una o più patologie croniche, con gravi limitazioni nelle funzioni e risorse economiche quasi sempre scarse o insufficienti.

#Restoacasa ma #faccioginnastica: i consigli di A.L.I.Ce. Italia in occasione di Aprile mese della prevenzione dell’ictus

Pubblicato il 03 Apr 2020 alle 6:26am

Passeggiare, salire e scendere le scale invece di prendere l’ascensore, utilizzare la bicicletta al posto dell’auto per gli spostamenti più brevi, ballare, fare lavori domestici e giardinaggio. Queste alcune delle attività che dovremmo compiere ogni giorno per mantenerci in salute, arrivando ai quei 30 minuti di attività fisica aerobica che sono sufficienti per sfruttare al meglio gli effetti protettivi del movimento. (altro…)

Coronavirus, geriatri: la soluzione non è sacrificare gli anziani

Pubblicato il 10 Mar 2020 alle 10:46am

“Non ci può essere una Rupe Tarpea, dove gli anziani saranno lasciati al loro destino”. Lo hanno detto Raffaele Antonelli Incalzi, presidente SIGG, e Filippo Fimognari, presidente SIGOT, commentando le linee guida deontologiche rese note da Siaarti, la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva per la gestione dei casi di Covid-19 da trattare in Terapia intensiva. (altro…)

Pane Quotidiano, sempre più anziani milanesi in coda alla mensa

Pubblicato il 04 Feb 2020 alle 1:53pm

L’associazione “Pane Quotidiano”, nata a Milano nel 1898 come organizzazione laica, apolitica, apartitica e senza scopo di lucro, che ha come fine principale quello di assicurare gratuitamente, cibo alle fasce più deboli della popolazione, distribuire generi alimentari, e beni di prima necessità, a chiunque si presenti presso le proprie strutture di viale Toscana e viale Monza), e versi in condizioni di bisogno e vulnerabilità, riesce ad aiutare 2500 persone al giorno, dal Lunedì al Venerdì, dalle ore 8.30 alle 17.00 e il Sabato dalle ore 8.30 alle ore 12.30.

Ogni mattina, una lunga fila di persone, che riempie gran parte di Viale Toscana, cerca di recuperare pane e generi alimentari di prima necessità, capi di vestiario da indossare, attraverso questa associazione, gratuitamente. Chiedere aiuto, in quanto, come recita il motto che si trova all’ingresso della struttura “Nessuno ti domanderà mai chi sei, perché hai bisogno, né quali sono le tue opinioni“.

Non si tratta solo di senzatetto, ma anche di persone bisognose che percepiscono un reddito, ma che hanno non riescono ad arrivare alla fine del mese, e vanno lì, per trovare qualcosa da mangiare o di cui coprirsi.

A farlo, soprattutto donne, secondo il report stilato dalla Caritas Ambrosiana, che parla di un 56,2%, su un campione di 87 centri di ascolto, situati tra Varese, Lecco, Monza, Sesto San Giovanni, Rho, Melegnano e Milano e un 62,2% rappresentato da immigrati.

Ma negli ultimi anni, spiega ancora la Caritas Ambrosiana, è aumentata anche sensibilmente la percezione che si ha, che a chiedere aiuto, ad avere più bisogno siano soprattutto anziani e nostri connazionali.

Infatti, tanti i pensionati che si recano in viale Toscana, presso “Pane Quotidiano“, e molte volte non riescono neanche a stare in piedi, per le lunghe file di attesa da fare all’aperto, al freddo, per riuscire ad accaparrarsi qualcosa da mangiare o da indossare. Poi tanti disoccupati, persone che hanno perso un lavoro, padri separati, single, o chi è da solo.

L’Associazione Pane Quotidiano prosegue la sua attività, la sua missione da oltre un secolo grazie al contributo, al lavoro prezioso dei suoi volontari, che lavorano senza sosta alcuna, per soddisfare i fabbisogni della collettività, di coloro che cercano aiuto. Un’utenza in costante aumento da dopo l’arrivo della crisi economica. Una generosità che arriva soprattutto dalle aziende territoriali che sostengono l’associazione attraverso donazioni di generi alimentari e/o contributi economici.

Pane Quotidiano promuove poi, e partecipa anche a progetti in partnership con altre Associazioni territoriali come ad esempio, i City Angels, la Società Umanitaria, i Cuochi senza Barriere e la Aldai- Associazione Lombardia Dirigenti Aziende Industriali.

Un aiuto che nasce soprattutto dal lavoro dello staff e di Jean Pierre, segretario della onlus. “Sono otto anni che faccio questo lavoro. L’associazione è laica e apolitica. A chiunque si presenta da noi in fila doniamo quello che ci viene donato senza chiedere niente perché vogliamo rispettarne la dignità. Basta venire qui con un carrello e un sacchetto e mettersi in fila. Tutto quello che riceviamo sono eccedenze alimentari da parte di grandi aziende“. Dal lunedì al sabato i volontari vestono la felpa arancione e cercano di essere utili alla comunità. Tra di loro molti giovani impegnati nei servizi sociali, casalinghe, pensionati, detenuti o persone che lavorano e fanno del bene nel loro tempo libero, a disposizione della collettività, degli ultimi e degli emarginati della società.

Claudio è il coordinatore dei volontari e tre anni fa ha iniziato “dando una mano una volta a settimana, poi questo è diventato il mio lavoro di piacere. Il bello di questo mestiere è che conosci le storie di molte persone ed entri nelle loro vite“. I volontari oltre a distribuire cibo e vestiti, alla fine di ogni mattina, puliscono anche la struttura all’interno e all’esterno, il marciapiede di viale Toscana e le fermate degli autobus. Nonostante la mole di lavoro, purtroppo negli anni le donazioni da parte di privati sono diminuite. Questo perché a causa della crisi economica molte aziende hanno chiuso i battenti e quelle che ce l’hanno fatta non riescono a garantire l’aiuto fornito in passato. Ma nonostante tutto le felpe arancione non si arrendono…Continuando imperterrite con la loro attività con tanta umanità e solidarietà. Ma servono sempre nuove braccia e nuovi cuori… Perché non ne sono mai abbastanza!! Per info contatti, progetti, volontariato, devolvere il 5 per mille all’associazione, visitare il sito web www.panequotidiano.eu.

Una carenza di vitamina D rende più deboli i muscoli degli anziani

Pubblicato il 02 Nov 2019 alle 6:23am

La carenza di vitamina D è un fattore determinante per la scarsa funzionalità dei muscoli negli over-60. A dirlo è uno studio condotto al Trinity College di Dublino e che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Interventions in Aging, il quale, spiega, che mantenere la funzione dei muscoli scheletrici (quelli che generano il movimento) per tutta la vita è una componente cruciale di un buon invecchiamento per la mobilità, la qualità della vita e per ridurre le cadute e la fragilità. Secondo quanto riportato dagli scienziati, la prevalenza della debolezza muscolare era doppia nelle persone con deficit di vitamina D (40,4%) rispetto a chi, invece, aveva una dose giornaliera adeguata vitamina D (21,6%). Allo stesso modo, le “prestazioni muscolari” più deboli sono state rilevate 3 volte in più negli anziani con carenza di vitamina D (25,2%) rispetto agli altri (7,9%). Lo studio ha confermato i benefici associati all’attività fisica. Gli adulti più anziani che facevano un movimento moderato più regolare avevano una probabilità in meno di avere una scarsa forza muscolare.

“La carenza di vitamina D e l’attività fisica sono fattori modificabili – a spiegarlo è Eamon Laird, ricercatore che ha condotto lo studio – Alcuni paesi, ad esempio la Finlandia, hanno attuato con successo una politica di integrazione alimentare della vitamina D che ha quasi eliminato la carenza della popolazione”.

Fibrillazione atriale: in Italia un anziano su 12 ne è colpito

Pubblicato il 10 Lug 2019 alle 7:06am

Giungono dalla rivista scientifica Europace, organo ufficiale della European Society of Cardiology e della European Heart Rhythm Association, i risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, finanziato dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana.

Il Progetto FAI è stato promosso e sviluppato dal Professor Domenico Inzitari, del Dipartimento NEUROFARBA dell’Università degli Studi di Firenze, in qualità di Responsabile Scientifico, e dal Dr. Antonio Di Carlo, dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in qualità di Coordinatore Scientifico, insieme ai Responsabili delle quattro Unità Operative del Progetto, Dr. Leonardo Bellino (Firenze), Dr. Domenico Consoli (Vibo Valentia), Dr. Fabio Mori (Firenze) e Dr. Augusto Zaninelli (Bergamo).

Il Progetto FAI ha consentito di stimare, per la prima volta in Italia, la frequenza della fibrillazione atriale in un campione rappresentativo della popolazione anziana, 6.000 ultrasessantacinquenni arruolati tra gli assistiti dei Medici di Medicina Generale nelle 3 Unità Operative situate in Lombardia, Toscana e Calabria. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una procedura di screening e successiva conferma clinica. Lo studio è servito a sviluppare e validare una metodologia direttamente trasferibile ai Medici di Medicina Generale e al SSN. I dati raccolti hanno così indicato che nella popolazione anziana del nostro paese è presente una frequenza della fibrillazione atriale dell’8,1%. Ciò significa che un anziano su 12 ne è colpito, portando a stimare in circa 1,1 milioni i soggetti affetti da questa aritmia in Italia.

Lo studio ha permesso di dimostrare che, per effetto dei cambiamenti demografici, questi numeri saranno in costante crescita nei prossimi anni, fino a raggiungere 1,9 milioni di casi nel 2060.

Utilizzando le proiezioni demografiche fornite dall’Ufficio Europeo di Statistica (Eurostat), la ricerca ha permesso anche di stimare i casi di fibrillazione atriale attesi nella popolazione anziana dei 28 paesi dell’Unione Europea. I casi prevalenti nel 2016 risultavano 7,6 milioni, destinati praticamente a raddoppiare fino a 14,4 milioni nel 2060.

Inoltre, mentre nel 2016 in Italia gli ultraottantenni affetti da fibrillazione atriale rappresentavano il 53% dei casi, per effetto dei trend demografici nel 2060 saranno il 69% del totale, e in Europa si passerà dal 51% al 65%.

“Si tratta di uno studio molto importante – ha dichiarato il Prof. Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia – perché ha permesso di evidenziare come al di sopra dei 65 anni l’8,1 % della popolazione sia affetto da fibrillazione atriale. Si tratta di una condizione che aumenta fortemente il rischio che si formino coaguli all’interno del cuore e quindi il rischio della successiva comparsa di una embolizzazione che può interessare le arterie cerebrali, con conseguente improvvisa ostruzione di importanti vasi arteriosi cerebrali e comparsa di un ictus cerebrale ischemico. Circa un quarto di tutti gli ictus cerebrali sono dovuti a questo meccanismo. È molto importante quindi riconoscere le persone che presentano fibrillazione atriale e iniziare una terapia preventiva primaria con anticoagulanti orali. Sono necessarie campagne di sensibilizzazione dei medici di medicina generale e della popolazione tutta, per affrontare adeguatamente questo problema e ridurre così la incidenza delle gravi malattie cerebrovascolari”.

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia cardiaca di rilevanza clinica e presenta una stretta correlazione con l’età avanzata. La sua importanza è legata al fatto che essa aumenta di ben 5 volte il rischio di ictus cerebrale, patologia che rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di disabilità nel soggetto adulto-anziano.

Attualmente in Italia si verificano ogni anno circa 200.000 ictus, con un costo per il SSN che supera i 4 miliardi di euro. Rispetto agli ictus dovuti a cause diverse, quelli di origine cardioembolica hanno un impatto più devastante in termini di disabilità residua e sopravvivenza.

In arrivo i pantaloni anti-cadute per le persone che fanno fatica a tenersi in piedi

Pubblicato il 05 Giu 2019 alle 6:03am

Pantaloni tecnologici, per ‘tenere in piedi’ gli anziani. E’ questa l’ultima novità al centro di un programma di ricerca Italia-Usa, volto a contrastare l’instabilità di tante persone anziane e le loro cadute, con conseguente rischio fratture, disabilità e costi sanitari e sociali correlati.

L’invecchiamento fisiologico tende a modificare il controllo muscolare e la percezione del corpo nello spazio, condizionando così anche la postura e la stabilità durante la marcia. Il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale finanzierà l’università di Padova. L’annuncio arriva dall’ateneo veneto – in collaborazione con la Harvard Medical School, per il progetto ‘Prevenzione delle cadute nella popolazione anziana: sviluppo di un esoscheletro morbido con integrazione di biosegnali muscolari e cerebrali per ridurre l’instabilità della marcia’.

Il programma si articolerà in “due fasi sequenziali – spiega Alessandra Del Felice del Dipartimento di Neuroscienze UniPd – Acquisiremo nel Laboratorio di Analisi del movimento, Unità di Riabilitazione, la cinematica articolare e cioè le modalità del cammino di ciascun individuo, associate all’attività cerebrale e muscolare, in soggetti anziani sani. Potremo così mappare il controllo del cammino e utilizzare queste informazioni per controllare un dispositivo innovativo per la prevenzione delle cadute nell’anziano. Il Laboratorio di Harvard ha infatti prodotto un ‘esoscheletro morbido’ che si configura come un capo di abbigliamento, dei pantaloni nello specifico, nel quale sono integrati dei piccoli motori meccanici che possono supportare il movimento. Nel nostro caso, nella seconda parte del progetto i segnali cerebrali e muscolari saranno integrati nell’esoscheletro morbido. E individuando dei segni di instabilità, invieranno un segnale a questi attuatori per prevenire la caduta”.

Italiani sedentari, golosi e fumatori, ma sono quelli che muoiono di meno

Pubblicato il 18 Mag 2019 alle 6:09am

Gli italiani continuano a mangiare, fumare e infischiarsene di fare un minimo di attività fisica nonostante le linee guida internazionali indichino che l’equilibrio a tavola, il movimento e l’eliminazione del tabacco siano i principali rimedi per mantenersi in forma e in buona salute, prevenire malattie anche invalidanti e mortali. (altro…)

Quasi 14 milioni di over65 in Italia ma ci sono solo 2000 medici per loro

Pubblicato il 30 Apr 2019 alle 8:06am

Sono circa 13,8 milioni gli anziani over 65enni in Italia e il loro numero raggiungerà i 20 milioni nel 2050. A fronte di una simile emergenza in un Paese che tende ad invecchiare sempre di più, gli specialisti in grado di curare gli anziani nella loro totalità sono in compenso appena 2.000. Numero che è destinato a scendere ulteriormente. (altro…)

Anziani, memoria migliorata grazie alla stimolazione magnetica transcranica

Pubblicato il 26 Apr 2019 alle 7:14am

Con il passare degli anni, la maggior parte delle persone tende ad avere seri problemi di memoria. Una normale conseguenza dell’invecchiamento cerebrale, che non deve per forza di cose essere associata a patologie come ad esempio la demenza. Durante un piccolo studio i ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine sono riusciti a ‘ringiovanire’ la memoria di 16 persone di età compresa tra i 64 e gli 80 anni, tutte con qualche piccola difficoltà a ricordare informazioni. (altro…)