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Fibrillazione atriale: in Italia un anziano su 12 ne è colpito

Pubblicato il 10 Lug 2019 alle 7:06am

Giungono dalla rivista scientifica Europace, organo ufficiale della European Society of Cardiology e della European Heart Rhythm Association, i risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, finanziato dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana.

Il Progetto FAI è stato promosso e sviluppato dal Professor Domenico Inzitari, del Dipartimento NEUROFARBA dell’Università degli Studi di Firenze, in qualità di Responsabile Scientifico, e dal Dr. Antonio Di Carlo, dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in qualità di Coordinatore Scientifico, insieme ai Responsabili delle quattro Unità Operative del Progetto, Dr. Leonardo Bellino (Firenze), Dr. Domenico Consoli (Vibo Valentia), Dr. Fabio Mori (Firenze) e Dr. Augusto Zaninelli (Bergamo).

Il Progetto FAI ha consentito di stimare, per la prima volta in Italia, la frequenza della fibrillazione atriale in un campione rappresentativo della popolazione anziana, 6.000 ultrasessantacinquenni arruolati tra gli assistiti dei Medici di Medicina Generale nelle 3 Unità Operative situate in Lombardia, Toscana e Calabria. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una procedura di screening e successiva conferma clinica. Lo studio è servito a sviluppare e validare una metodologia direttamente trasferibile ai Medici di Medicina Generale e al SSN. I dati raccolti hanno così indicato che nella popolazione anziana del nostro paese è presente una frequenza della fibrillazione atriale dell’8,1%. Ciò significa che un anziano su 12 ne è colpito, portando a stimare in circa 1,1 milioni i soggetti affetti da questa aritmia in Italia.

Lo studio ha permesso di dimostrare che, per effetto dei cambiamenti demografici, questi numeri saranno in costante crescita nei prossimi anni, fino a raggiungere 1,9 milioni di casi nel 2060.

Utilizzando le proiezioni demografiche fornite dall’Ufficio Europeo di Statistica (Eurostat), la ricerca ha permesso anche di stimare i casi di fibrillazione atriale attesi nella popolazione anziana dei 28 paesi dell’Unione Europea. I casi prevalenti nel 2016 risultavano 7,6 milioni, destinati praticamente a raddoppiare fino a 14,4 milioni nel 2060.

Inoltre, mentre nel 2016 in Italia gli ultraottantenni affetti da fibrillazione atriale rappresentavano il 53% dei casi, per effetto dei trend demografici nel 2060 saranno il 69% del totale, e in Europa si passerà dal 51% al 65%.

“Si tratta di uno studio molto importante – ha dichiarato il Prof. Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia – perché ha permesso di evidenziare come al di sopra dei 65 anni l’8,1 % della popolazione sia affetto da fibrillazione atriale. Si tratta di una condizione che aumenta fortemente il rischio che si formino coaguli all’interno del cuore e quindi il rischio della successiva comparsa di una embolizzazione che può interessare le arterie cerebrali, con conseguente improvvisa ostruzione di importanti vasi arteriosi cerebrali e comparsa di un ictus cerebrale ischemico. Circa un quarto di tutti gli ictus cerebrali sono dovuti a questo meccanismo. È molto importante quindi riconoscere le persone che presentano fibrillazione atriale e iniziare una terapia preventiva primaria con anticoagulanti orali. Sono necessarie campagne di sensibilizzazione dei medici di medicina generale e della popolazione tutta, per affrontare adeguatamente questo problema e ridurre così la incidenza delle gravi malattie cerebrovascolari”.

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia cardiaca di rilevanza clinica e presenta una stretta correlazione con l’età avanzata. La sua importanza è legata al fatto che essa aumenta di ben 5 volte il rischio di ictus cerebrale, patologia che rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di disabilità nel soggetto adulto-anziano.

Attualmente in Italia si verificano ogni anno circa 200.000 ictus, con un costo per il SSN che supera i 4 miliardi di euro. Rispetto agli ictus dovuti a cause diverse, quelli di origine cardioembolica hanno un impatto più devastante in termini di disabilità residua e sopravvivenza.

In arrivo i pantaloni anti-cadute per le persone che fanno fatica a tenersi in piedi

Pubblicato il 05 Giu 2019 alle 6:03am

Pantaloni tecnologici, per ‘tenere in piedi’ gli anziani. E’ questa l’ultima novità al centro di un programma di ricerca Italia-Usa, volto a contrastare l’instabilità di tante persone anziane e le loro cadute, con conseguente rischio fratture, disabilità e costi sanitari e sociali correlati.

L’invecchiamento fisiologico tende a modificare il controllo muscolare e la percezione del corpo nello spazio, condizionando così anche la postura e la stabilità durante la marcia. Il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale finanzierà l’università di Padova. L’annuncio arriva dall’ateneo veneto – in collaborazione con la Harvard Medical School, per il progetto ‘Prevenzione delle cadute nella popolazione anziana: sviluppo di un esoscheletro morbido con integrazione di biosegnali muscolari e cerebrali per ridurre l’instabilità della marcia’.

Il programma si articolerà in “due fasi sequenziali – spiega Alessandra Del Felice del Dipartimento di Neuroscienze UniPd – Acquisiremo nel Laboratorio di Analisi del movimento, Unità di Riabilitazione, la cinematica articolare e cioè le modalità del cammino di ciascun individuo, associate all’attività cerebrale e muscolare, in soggetti anziani sani. Potremo così mappare il controllo del cammino e utilizzare queste informazioni per controllare un dispositivo innovativo per la prevenzione delle cadute nell’anziano. Il Laboratorio di Harvard ha infatti prodotto un ‘esoscheletro morbido’ che si configura come un capo di abbigliamento, dei pantaloni nello specifico, nel quale sono integrati dei piccoli motori meccanici che possono supportare il movimento. Nel nostro caso, nella seconda parte del progetto i segnali cerebrali e muscolari saranno integrati nell’esoscheletro morbido. E individuando dei segni di instabilità, invieranno un segnale a questi attuatori per prevenire la caduta”.

Italiani sedentari, golosi e fumatori, ma sono quelli che muoiono di meno

Pubblicato il 18 Mag 2019 alle 6:09am

Gli italiani continuano a mangiare, fumare e infischiarsene di fare un minimo di attività fisica nonostante le linee guida internazionali indichino che l’equilibrio a tavola, il movimento e l’eliminazione del tabacco siano i principali rimedi per mantenersi in forma e in buona salute, prevenire malattie anche invalidanti e mortali. (altro…)

Quasi 14 milioni di over65 in Italia ma ci sono solo 2000 medici per loro

Pubblicato il 30 Apr 2019 alle 8:06am

Sono circa 13,8 milioni gli anziani over 65enni in Italia e il loro numero raggiungerà i 20 milioni nel 2050. A fronte di una simile emergenza in un Paese che tende ad invecchiare sempre di più, gli specialisti in grado di curare gli anziani nella loro totalità sono in compenso appena 2.000. Numero che è destinato a scendere ulteriormente. (altro…)

Anziani, memoria migliorata grazie alla stimolazione magnetica transcranica

Pubblicato il 26 Apr 2019 alle 7:14am

Con il passare degli anni, la maggior parte delle persone tende ad avere seri problemi di memoria. Una normale conseguenza dell’invecchiamento cerebrale, che non deve per forza di cose essere associata a patologie come ad esempio la demenza. Durante un piccolo studio i ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine sono riusciti a ‘ringiovanire’ la memoria di 16 persone di età compresa tra i 64 e gli 80 anni, tutte con qualche piccola difficoltà a ricordare informazioni. (altro…)

Paro, robot-cucciolo di foca per pet therapy anziani

Pubblicato il 18 Nov 2018 alle 11:48am

Si chiama Paro ed è un cucciolo di foca, tenero e con il pelo morbido morbido, utile nella terapia contro la demenza negli anziani. Ma non è un animale vero. In realtà si tratta di un robot interattivo realizzato da Takanori Shibata, capo ricercatore dell’azienda leader giapponese Aist. Paro è stato presentato all’Istituto giapponese di cultura a Roma dal suo stesso papà e inventore, Shibata, che ha spiegato: “Questo cucciolo-robot può evitare l’utilizzo dei farmaci”.

La fochina è lunga 55 centimetri, pesa poco più di due chili e mezzo, muove gli occhi, la testa, le pinne anteriori e inferiori e ha un ampio numero di sensori che la rendono sensibile alla luce e al tatto su tutto il corpo, compresi i baffi. Riconosce la voce del paziente e grazie alla sua intelligenza artificiale apprende anche informazioni come il nome della persona e le sue caratteristiche personali e comportamentali. Ed è anche in grado di “giocare” con comportamenti autonomi, che riproducono quelli della foca naturale.

Shibata ha condotto diversi test clinici per investigare gli effetti terapeutici nei pazienti che interagiscono con il robot. Ebbene, non ci crederete, è emerso che i pazienti che ci giocano e interagiscono con essa hanno avuto miglioramenti molto importanti, sia a livello psicologico che fisiologico. Nei casi di demenza senile si è notato anche che l’interazione con Paro contribuisce a ridurre i sintomi fisiologici e comportamentali.

Arriva la mappa dei Paesi dove si muore prima dei 70 anni. In Italia si vive di più

Pubblicato il 24 Set 2018 alle 6:44am

Sono stati analizzati 180 Paesi, analizzando i decessi per malattie quali cancro, patologie cardiache, polmonari e diabete, dopodiché è stata ricavata la probabilità che un uomo e una donna di 30 anni possano morire prima di compierne 70. Lo studio è stato pubblicato su Lancet ed è tra quelli più dettagliati sulle malattie non trasmissibili. Gli scienziati dell’Imperial College di Londra affermano infatti che oggi per gli esseri umani, nella maggior parte delle nazioni mondiali, sia più probabile morire per malattie non trasmissibili che per altre malattie da contagio, come nel caso dell’HIV.

L’Italia – assieme a Spagna, Portogallo, Svizzera e ad altri diciotto paesi europei – ha mostrato di avere un rischio di mortalità basso. Nel Regno Unito, invece, un uomo di 30 anni ha una probabilità del 13% di morire prima dei 70 anni a causa di una malattia non trasmissibile. Sui dati di questo rapporto si è espresso il professor Majid Ezzati, a capo dello studio: “Le malattie non trasmissibili sono la causa principale di morte prematura per la maggior parte dei paesi. La povertà, la commercializzazione incontrollata di alcool e tabacco da parte delle industrie multinazionali e la debolezza dei sistemi sanitari stanno rendendo le malattie croniche un pericolo più grande per la salute umana rispetto ai tradizionali nemici come batteri e virus”. Alcuni esperti hanno manifestato preoccupazione, sottolineando come la maggior parte delle nazioni non rispetti gli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite al fine di ridurre il numero di morti premature. Quasi 41 milioni di persone all’anno muoiono a causa di queste patologie e circa 17 milioni avviene in età relativamente giovane.

L’Onu tre anni fa ha chiesto di ridurre il numero di morti premature per malattia entro il 2030, ma solo 35 Paesi hanno deciso di fare qualcosa per raggiungere tale obiettivo per le donne e solo 30 per gli uomini. Tra le nazioni che si sono impegnate in questo importante progetto per la salute della popolazione di entrambi i sessi sono: Danimarca, Nuova Zelanda, Norvegia e Corea del Sud. Quelli che con molta probabilità non raggiungeranno l’obiettivo invece sono Regno Unito, Australia, Francia, Germania, India e Cina.

Gli anziani dormono male, soprattutto se in case di riposo

Pubblicato il 31 Dic 2017 alle 9:00am

Gli anziani dormono poco, ma la situazione può peggiorare se vivono in case di riposo.

L’insonnia è una condizione che, anche nell’età senile, si può ripercuotere sulle condizioni generali del soggetto che ne è colpito, in quanto il riposo è fondamentale per il benessere psico-fisico del nostro organismo. Sopra i 65 anni sono sufficienti 5 ore a notte per il benessere del nostro organismo. Tuttavia, come detto, parte della popolazione anziana tende a soffrire di problemi di insonnia, soprattutto in determinate situazioni giornaliere.

Per valutare in modo soggettivo il sonno è stata fatta una osservazione su anziani con deficit cognitivi. Da qui si è scoperto che valutando 2 strumenti: lo Strumento di valutazione soggettiva del sonno (SEST) e l’Indice di qualità del sonno di Pittsburgh (IQSP), nessuno dei 2 è stato considerato valido nella popolazione presa in esame. (altro…)

Over 65 italiani, vaccinarsi contro la triade infernale: influenza, pneumococco e Herpes Zoster

Pubblicato il 16 Nov 2017 alle 5:49am

Quasi un italiano su 4 ha oltre 65 anni: cresce intanto l’aspettativa di vita ma circa la metà degli over 65 convive con più di una patologia cronica. Gli over 65 di oggi sono più vitali, attivi ma a minacciare la loro salute e qualità della vita vi sono anche malattie infettive prevenibili come l’influenza, la polmonite pneumococcica e l’Herpes Zoster.

Da quest’anno, infatti, oltre alla vaccinazione antinfluenzale per gli over 65, il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-19 prevede anche in modo gratuito altri due vaccini: l’anti pneumococcico e il vaccino contro l’Herpes Zoster per i nati nel 1952, che quest’anno hanno compiuto 65 anni, e per i portatori di alcune patologie croniche che hanno più di 50 anni.

Vaccinare gli adulti è un investimento per l’intera collettività e il Servizio sanitario nazionale – 24 euro che vengono guadagnati per ogni euro impegnato – e che possono contribuire a tenere a lungo in salute gli “anziani vitali” di oggi, evitando il passaggio nell’area della non-autosufficienza.

Anziani a rischio povertà sanitaria. Indagine Swg-Fipac “Uno su tre rinuncia a visite specialistiche”

Pubblicato il 26 Set 2017 alle 5:01am

Secondo un’indagine recente, basata sul rapporto tra sanità e over 65, condotta dall’istituto demoscopico Swg per conto della Federazione italiana pensionati del commercio (Fipac), è emerso che nell’ultimo anno, gli over 65 hanno speso in media nella sanità circa 455 euro all’anno. Una cifra non lontana dall’importo di una mensilità di pensione minima che si aggira sui 500 euro mensili. (altro…)