caffeina

Bere caffè fa dimagrire, aiuta il corpo a bruciare calorie

Pubblicato il 28 Giu 2019 alle 7:56am

Il caffè aiuta a mantenersi in forma: a dirlo è un recente studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università britannica di Nottingham, coordinato da Michael Symonds e pubblicato sulla rivista Scientific Reports, secondo cui all’interno del caffè potrebbe celarsi una sostanza capace di attivare il tessuto che brucia i grassi, cioè il tessuto adiposo bruno che brucia le calorie. Il probabile candidato è la caffeina, ma sono necessarie altre ricerche per individuare la dose necessaria per ottenere tali benefici.

Lo studio è incentrato sull’analisi dell’effetto di sostanze come la caffeina su cellule staminali in grado di trasformarsi in cellule del tessuto adiposo bruno. E, l’utilizzo di tecniche di diagnostica per immagini che permettono di visualizzare, attraverso camere termiche, la posizione e l’attività del tessuto adiposo stesso.

«Nel caffè si nasconde una sostanza molto simile alla caffeina che, da sola o insieme a quest’ultima, facilita il funzionamento del tessuto adiposo bruno. Un’arma – ha spiegato il ricercatore – che potrebbe rivelarsi utile a contrastare l’obesità e alcune forme di diabete». «Finora non era mai stato scoperto un modo efficace per stimolare l’attività di questo tipo di tessuto. È la prima volta che osserviamo, grazie al caffè, un effetto diretto», ha spiegato ancora Symonds.

Il caffè, un valido alleato contro il dolore

Pubblicato il 01 Ott 2018 alle 9:06am

Bere regolarmente caffè e altre bevande contenenti caffeina aiuta a sopportare meglio il dolore. Aumenta infatti la soglia di tolleranza. A rivelarlo è un nuovo studio condotto dallo psicologo Burel Goodin, della University of Alabama a Birmingham e pubblicato sulla rivista scientifica Psychopharmacology. La notizia è stata resa nota a pochi giorni dalla Giornata Internazionale del Caffè istituita dall’International Coffee Organization (ICO), avviato in collaborazione con l’ONU per migliorare la cooperazione tra le nazioni che consumano, distribuiscono e producono caffè.

Goodin ha coinvolto 62 individui dai 19 ai 77 anni e stimato per l’intero campione un consumo medio di caffeina di 170 milligrammi al giorno, pari a circa due tazzine di caffè, sebbene il 15% dei partecipanti consumasse oltre 400 milligrammi al giorno di caffeina. Ha condotto un test per misurare la soglia individuale del dolore: ebbene i volontari venivano stimolati sull’avambraccio con applicazione di calore e pressione a intensità crescenti e decrescenti e veniva chiesto loro di dire quando il dolore diveniva insopportabile e quando invece tornava a essere un fastidio tollerabile.

Da qui è emerso poi che pur tenendo conto di altri fattori noti che possono influenzare la soglia del dolore (ad esempio sesso, consumo di alcolici e fumo etc), la capacità di sopportazione individuale cresce al crescere del consumo giornaliero di caffeina.

Caffè come capire se siamo a rischio dipendenza da caffeina

Pubblicato il 22 Ago 2018 alle 7:33am

Sono veramente tante, le persone che non riescono a dire no ad un caffé. Per le quali è quasi una sorta di dipendenza, perché ne bevono veramente tanti nel corso della giornata.

Ma come fare a capire se anche noi siamo dipendenti alla caffeina? Secondo gli esperti, per rendersi conto di ciò è importante osservare sintomi.

Quali? Se è presente un frequente mal di testa, se abbiamo difficoltà a concentrarci, se abbiamo un battito accelerato, un umore volubile, uno stato d’ansia generalizzato: e soprattutto se abbiamo difficoltà a di ridurre la quantità giornaliera di questa sostanza.

La caffeina, tra le altre cose, non è contenuta solamente nel caffè, ma anche nel tè e in molte bevande e bibite come ad esempio la Cocacola, le bevande energetiche, in cui è contenuta anche in quantità superiore.

Attenzione dunque, al caffè, ma anche ad altre bevande che la contengono.

Energy drink, perché fanno male

Pubblicato il 02 Lug 2017 alle 8:57am

Con l’arrivo dell’estate aumenta anche il consumo di bevande rinfrescanti, dolci ed energetiche, soprattutto energy drink, anche se alcuni paesi europei, come la Danimarca, non ne hanno autorizzato la vendita.

Bevande, molto diffuse soprattutto tra i giovani, ma attenzione.

I cosiddetti energy drink, spiega Simona Chialastri, nutrizionista e biologa all’Istituto Neurotraumatologico Italiano (Ini) e docente all’Università Tor Vergata, «sono composti principalmente anche da caffeina: è una sostanza psicoattiva, stimola il sistema nervoso, aumentando la frequenza cardiaca e migliorando la resistenza durante l’attività fisica. A dosi elevate può dare effetti indesiderati come nervosismo, insonnia, battito cardiaco irregolare ed accelerato, disturbi intestinali. La dose giornaliera di caffeina ritenuta accettabile per un adulto in buone condizioni di salute è di 400 mg, ma per gli adolescenti scende a 100 mg. Una tazzina di caffè ne contiene 80mg, un bicchiere di coca cola 35 mg, per arrivare a 120 mgm con una lattina di energy drink. Tali bevande contengono anche Taurina (sostanza che sembrerebbe potenziare gli effetti della caffeina. È presente nella bile umana, combatte l’insonnia, può ridurre il senso di stanchezza), Guaranà (pianta originaria della foresta amazzonica. In grandi quantità può avere gli stessi effetti avversi della caffeina), glucosio o saccarosio, alcune vitamine e minerali come calcio, sodio e potassio, vitamine del gruppo B».

Gli energy drinks, avverte l’esperta, «devono dunque essere consumati con moderazione e se possibile evitarne proprio il consumo, proprio a cause dei suoi componenti. Un consumo eccessivo di caffeina, può dar luogo infatti ad ansia, insonnia, eccitazione, nervosismo, tachicardia e disturbi gastrointestinali. Anche un consumo eccessivo di taurina può avere degli effetti indesiderati, come ipertensione, disturbi gastrointestinali. Senza dimenticare gli zuccheri forniti, che possono concorrere all’obesità sopratutto se il consumo di tali bevande, al pari delle altre bevande zuccherine, è protratto nel tempo ed in quantità eccessive».

Inoltre, secondo ricercatori americani, gli effetti avversi su attività cardiaca e pressione arteriosa sono maggiori in chi consuma bevande energetiche rispetto a chi consuma solo caffè.

Il caffè, un rimedio naturale contro il rischio di demenza

Pubblicato il 14 Mar 2017 alle 7:14am

Il caffè è un’ottima arma contro la demenza senile, parola di esperti. A rivelarlo un recente studio che ha scoperto che la caffeina è in grado di proteggere il cervello dall’Alzheimer.

I risultati delle ultime ricerche hanno infatti dimostrato che è un’arma vincente dal grande potere molecolare, perché capace di combattere contro la formazione di aggregati tossici.

La ricerca condotta dall’Indiana University, pubblicata in questi giorni dalla rivista Scientific Reports e Plos Biology parla degli effetti protettivi dell’enzima NMNAT2 contro l’Alzheimer.

Così pure lo studio pubblicato sulla rivista The Journals of Gerontology, Series A: “Biological Sciences and Medical Sciences”, che dimostra chiaramente come il caffè e le altre bevande contenenti caffeina, se consumate con una certa abitudine, possano proteggere il cervello dal rischio di demenza.

Il nuovo studio americano ha testato circa 2000 molecole attive, tra le quali appunto la caffeina, alla ricerca di quelle che hanno un ruolo decisivo nell’aumentare la produzione di NMNAT2. Tra tutte le molecole testate, la più potente è la caffeina.

Perché beviamo pochi o molti caffè. Il segreto nel Dna

Pubblicato il 28 Ago 2016 alle 6:32am

Ci sono persone a cui basta una sola tazzina di caffè per stare bene tutto il giorno e altre invece che devono berne molte di più.

Gli scienziati dell’Università di Edimburgo hanno scoperto che è tutto scritto nel DNA e in particolare in un gene chiamato PDSS2, in grado di influenzare la nostra “sete” di caffè.

La ricerca coinvolgendo circa 2700 persone, di cui 1000 in Italia e 1700 in Olanda, ha rilevato che i portatori di una variante del gene PDSS2 tendono a bere meno caffè.

L’ipotesi più accreditata secondo gli esperti è che la mutazione comporti un processo di metabolizzazione della caffeina molto più lento, che nel complesso spinge a consumare anche meno di questa bevanda.

Il genetista italiano Nicola Pirastu a capo del team di Edimburgo, sostiene infatti che questi soggetti hanno bisogno di bere dosi inferiori di caffè perché “beneficiano più a lungo degli effetti positivi della caffeina, come ad esempio sentirsi svegli e meno stanchi”.

I dettagli dello studio su Scientific Reports.

Il caffè non fa male al cuore, non aumenta il ritmo dei suoi battiti

Pubblicato il 28 Gen 2016 alle 7:24am

Un consumo regolare di caffeina, secondo un gruppo di ricerca californiano, non aumenterebbe, come si pensa da tempo, il rischio di battiti cardiaci irregolari o in eccesso, causa di molte malattie cardiocircolatorie anche mortali.

Lo studio in questione è stato pubblicato sulla rivista scientifica Journal of American Heart Association, secondo cui andrebbero modificate le linee guida che ne sconsigliano il consumo in persone affette da disturbi cardiaci.

Su circa 1400 persone tenute sotto osservazione, il 61% consumava più di una volta al giorno caffè, the o cioccolata, non è emersa alcuna differenza nella frequenza di problemi legati a battiti cardiaci irregolari.

“Le raccomandazioni cliniche contro il consumo regolare di prodotti con caffeina per evitare disturbi al ritmo cardiaco dovrebbero essere riviste perché potremmo avere scoraggiato il consumo di sostanze che danno dei benefici per il sistema cardiovascolare senza motivo”.

La caffeina un valido alleato contro la disfunzione erettile

Pubblicato il 24 Mag 2015 alle 6:20am

La caffeina se assunta con moderazione può essere un valido aiuto contro problemi di disfunzione erettile. (altro…)

Tumore al seno: assumere caffè due volte al giorno con il Tamoxifen riduce le recidive

Pubblicato il 25 Apr 2015 alle 6:02am

Prendere due caffè al giorno associandoli al farmaco tamoxifen, per arrestare il tumore al seno, secondo un recente studio svedese farebbe diminuire i rischi di recidive. (altro…)

Bere birra aiuta la fertilità maschile

Pubblicato il 21 Ott 2014 alle 10:59am

Bere birra aumenterebbe la fertilità maschile. Ne sono convinti i ricercatori del General Hospital di Boston, che hanno presentato uno studio alla conferenza annuale della Società americana per la medicina riproduttiva ad Honolulu. (altro…)