carcinoma ovarico

Tumore dell’ovaio, studio italiano apre la strada a nuove terapie

Pubblicato il 06 Ago 2019 alle 6:28am

Fatto un importantissimo passo in avanti contro il tumore dell’ovaio. Uno studio italiano ha scoperto che esistono “relazioni pericolose” fra tre proteine che risultano essenziali per la crescita di questa neoplasia, tra le principali cause di mortalità femminile.

Un’interazione che rende le cellule tumorali capaci di dare origine alle metastasi e di non rispondere alle corrette terapie. Una scoperta, che arriva grazie ai ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) con il sostegno dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications e che apre ora la strada a nuove terapie.

I ricercatori nel loro studio hanno scoperto che, in molti casi, la p53 mutata legandosi ad un’altra proteina chiamata YAP, uno degli interruttori generali del cancro, in una ‘liaison’ pericolosa che porta i tumori a resistere alla chemioterapia. Un ruolo importante, questo qua, che lo avrebbe anche con una terza proteina, la beta-arrestina. Grazie così, ad una serie di esperimenti condotti con cellule tumorali che derivano dal paziente, i ricercatori sono riusciti ad arrivare alla conclusione che le tre proteine insieme – beta-arrestina, p53 mutata e YAP – costituiscono una piattaforma di coordinamento per altri segnali che consentono alle cellule tumorali di eludere la risposta al cisplatino, il farmaco di elezione nel trattamento del carcinoma ovarico.

“Abbiamo identificato una nuova vulnerabilità delle cellule tumorali – sottolinea Gennaro Ciliberto, direttore scientifico IRE – che una volta colpita può ridurre l’aggressività delle cellule del tumore sieroso dell’ovaio e che potrebbe essere utile a progettare nuove strategie terapeutiche e prognostiche”.

Il tumore ovarico rappresenta la quinta causa di morte per tumore nelle pazienti dei Paesi sviluppati. Questa patologia colpisce ogni anno 5200 donne in Italia e poco meno di 300 mila nel mondo, e nel 75% dei casi viene diagnosticata in fase avanzata. Il nuovo studio porta alla luce un meccanismo attraverso cui le mutazioni della proteina p53 rendono più aggressivo questo tumore, creando un inaspettato sistema di comunicazione.

Il farmaco che fa regredire il tumore ovarico scoperto dai ricercatori dell’Istituto Pascale di Napoli

Pubblicato il 31 Lug 2017 alle 8:25am

Un team di ricercatori dell’ospedale Pascale di Napoli ha sviluppato un nuovo trattamento farmacologico in grado di far regredire il carcinoma ovarico, anche a lungo termine, dopo la cura chemioterapica.

Il medicinale annunciato dal nosocomio partenopeo, centro di eccellenza in Campania e al livello internazionale, nella cura delle malattie oncologiche, che fa parte dell’Istituto Nazionale Tumori, si chiama Olaparib e, stando a quanto pubblicato sulle pagine della rivista scientifica Lancet Oncology, è risultato particolarmente efficace contro la recidiva per oltre 2 anni (nel 15 per cento delle pazienti trattate ha dimostrato efficace anche a distanza di oltre 5 anni), nelle donne con mutazione dei geni BRCA 1 e BRCA2.

“Si tratta di risultati straordinari – sottolinea Sandro Pignata, oncologo dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli e coordinatore nazionale dello studio – che offrono una valida opzione terapeutica alle nostre pazienti; emerge ancora più forte l’esigenza di effettuare il test per la ricerca delle mutazioni di BRCA in tutte le pazienti con carcinoma ovarico, non solo per selezionare quelle che beneficiano dal trattamento con Olaparib, ma anche per screenare le famiglie nelle quali queste mutazioni sono trasmesse ereditariamente, per riconoscere precocemente le donne a rischio di sviluppare carcinomi ovarici e della mammella”. L’Istituto Pascale, evidenzia Attilio Bianchi, direttore generale del nosocomio napoletano – “rinnova la sua vocazione alla collaborazione internazionale con le maggiori istituzioni internazionali, unico strumento per continuare nella difficile sfida al cancro. A professionisti come Pignata non può che andare il nostro plauso”.

Tumore dell’ovaio, approvato anche in Italia il test Brca usato dalla Jolie

Pubblicato il 21 Lug 2015 alle 6:14am

L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) insieme alla Società Italiana di Genetica Umana (SIGU), Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare Clinica (SIBIOC) e la Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia diagnostica (SIAPEC-IAP) ha stilato un documento sull’uso dei test genetico BRCA nella cura del carcinoma ovarico. (altro…)

L’uso del talco nelle parti intime, fa aumentare il rischio di cancro ovarico del 24%

Pubblicato il 20 Giu 2013 alle 12:37pm

Secondo gli scienziati del Brigham and Women Hospital di Boston, degli Stati Uniti, le particelle di polvere di talco applicate alle parti intime femminili, possono scatenare un’infiammazione che può creare a sua volta un terreno fertile per le cellule tumorali. (altro…)

Individuata la fonte energetica del cancro alle ovaie

Pubblicato il 02 Nov 2011 alle 8:47am

Sembra che ci sia una massa di grandi dimensioni di cellule adipose presente nello stomaco e svolga un fondamentale ruolo nel rifornimento di sostanze nutrienti per la crescita del carcinoma ovarico. (altro…)

Tumore al collo dell’utero: scoperto un farmaco che riesce ad aggirare la chemioresistenza

Pubblicato il 04 Mar 2011 alle 9:22am

I ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, hanno scoperto come riuscire ad aggirare la resistenza ai farmaci in caso di tumore all’ovaio. (altro…)

Tumore alle ovaie: scoperta la molecola miR-200c che ne misura la gravità

Pubblicato il 25 Feb 2011 alle 9:10am

Secondo una ricerca italiana, condotta dall’Istituto Mario Negri di Milano, pubblicato online su ‘Lancet Oncology’, in Italia, il tumore ovarico, colpisce circa 5 mila donne l’anno, ma peggiori sono i dati che emergono sulla diagnosi precoce. (altro…)