pensione

Tra il 2019 e il 2021 fuori 23mila medici in 3 anni in pensione

Pubblicato il 18 Mar 2019 alle 8:19am

Sono 23mila i medici che in 3 anni potrebbero lasciare il loro posto di lavoro per andare in pensione, tra il 2019 e il 2021 per effetto del raggiungimento dei limiti per la pensione che per la nuova legge quota 100. E’ la stima che viene fatta dall’ANSA e dal sindacato medici dirigenti Anaao-Assomed. I medici che lascerebbero il Ssn per pensionamento sarebbero circa 18mila ed altri 18-20mila e maturerebbero i requisiti per la quota 100 anche se, di questi ultimi, si stima potrebbe poi lasciare ufficialmente l’incarico circa il 25%, ovvero 4.500. (altro…)

Pensione: il cumulo gratuito, come e chi può ottenerlo con la domanda entro l’anno

Pubblicato il 04 Ott 2017 alle 8:14am

Il cumulo gratuito può riunire tutti i contributi versati e accelerare la pensione. Infatti, anche chi ha fatto richiesta della ricongiunzione a pagamento può evitare di pagare quanto richiesto e approfittare di questa nuova opportunità. (altro…)

Pensione casalinghe, 2017, quali requisiti per la domanda a 57 e a 65 anni?

Pubblicato il 05 Ago 2017 alle 11:22am

La pensione casalinghe 2017, è possibile ottenerla anche se non si ha un occupazione attuale. Sia le casalinghe che i casalinghi possono ottenere questa pensione iscrivendosi ad un apposito Fondo casalinghe istituito presso l’Inps. L’iscrizione al Fondo come anche la domanda può essere inviata esclusivamente attraverso il canale telematico. (altro…)

Ape sociale, boom di richieste fino al 15 luglio

Pubblicato il 20 Giu 2017 alle 9:06am

Parte col botto l’Ape sociale. L’anticipo pensionistico previsto per le persone di almeno 63 anni, che rientrano nelle categorie socialmente deboli e che sono in possesso di almeno 30 anni di contributi di anzianità.

Secondo un primo bilancio dell’Inps, alle 11 di sabato scorso, giorno del suo debutto, sono state oltre 300 le domande presentate.

I beneficiari dell’Ape sociale potranno avere anche il bonus di 80 euro previsto per i redditi da lavoro bassi.

Per quest’anno- come ha confermato Gabriella Di Michele, direttrice generale dell’Inps, in un’intervista al Messaggero, sono disponibili 300 milioni di euro. E “se le risorse lo permetteranno ci sarà una sorta di secondo appello, una nuova scadenza al 30 novembre per le domande tardive. Per il 2018 i fondi disponibili invece raddoppiano”.

I soggetti che possono richiedere il trattamento pensionistico dell’Ape sociale secondo la circolare n. 100 del 16 giugno 2017 pubblicata dall’Inps, devono avere almeno 63 anni di età. Devono assistere il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave; devono essere invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74%; dipendenti che svolgono da almeno sei anni in via continuativa un lavoro particolarmente difficoltoso o rischioso. I sei anni si possono calcolare nell’ambito degli ultimi sette.

La platea potenziale per il 2017 per l’Ape sociale e i precoci è di 60.000 persone (35.000 per l’Ape sociale e 25.000 per i precoci), mentre altri 45.000 potrebbero avere i requisiti nel 2018 (20.000 Ape sociale e 25.000 precoci).

Fra le domande presentate entro il 15 luglio verrà predisposta una prima graduatoria. Se i requisiti per ottenere l’indennità Ape saranno raggiunti prima del primo maggio o tra questa data e il 15 luglio il beneficio sarà concesso retroattivamente o dal primo maggio o dalla data di raggiungimento del requisito.

L’indennità sarà corrisposta per 12 mensilità nell’anno, fino all’età prevista per il conseguimento della pensione di vecchiaia o fino al raggiungimento dei requisiti richiesti per la pensione anticipata.

Inps, pensioni a luglio arriva la quattordicesima

Pubblicato il 30 Mar 2017 alle 9:39am

Ci sono interessanti novità per quanto riguarda i pensionati over 64 con redditi annui fino a €13049. A partire da luglio potranno beneficiare della tanto discussa quattordicesima, ovvero la somma aggiuntiva che da quest’anno è estesa dalla legge 232/2016, ovvero dalla legge di bilancio del 2017, anche a coloro che hanno redditi tra 1,5 e due volte il minimo. E’ quanto stabilito dal messaggio 1366/77 dell’Inps pubblicato nella giornata di ieri sul sito dell’istituto di previdenza.

Per quanto riguarda l’importo, questo varierà dai 336 ai €655 in base all’ assegno percepito e agli anni di contributi.

La quattordicesima spettera’ ai pensionati con più di 64 anni di eta’ e con un reddito complessivo individuale annuo fino a 13.049,14 euro, ovvero due volte il trattamento minimo circa €1000 al mese; non conterà il reddito del coniuge. L’importo erogato spetterà una sola volta all’anno, è proprio a riguardo dell’importo, i pensionati con reddito da 9.786, 86 euro annui, ovvero €752 al mese per 13 mensilità per i quali la somma aggiuntiva era già prevista dal 2007, vedranno aumentare l’importo di €437, qualora abbiano fino a 15 anni di contributi, e €546 qualora abbiano da 15 a 25 anni di contributi, ed ancora €655 se aventi oltre 25 anni di contributi.

Ma non finisce qui perché i pensionati che invece hanno un reddito compreso tra 9.786,87 euro e 13.049, 14 euro percepiranno una somma di importo che potrà variare dai €336 qualora abbiano fino a 15 anni di contributi e €504 qualora e pensionati che abbiano più di 25 anni di contributi. Va sottolineato che per i pensionati dal lavoro autonomo verranno considerati 3 anni di contributi in più rispetto ai dipendenti. Nella quattordicesima verrà corrisposta insieme alla rata di luglio, se si perfeziona il requisito anagrafico nel primo semestre, mentre verrà corrisposta nel mese di dicembre qualora si raggiungono i 64 anni nel secondo semestre del 2017. Il beneficio verrra’ erogato in via provvisoria sulla base dei redditi presunti e sarà verificato non appena saranno disponibili le informazioni consuntivate dei redditi relativi all’anno 2016 o nel caso di prima concessione dell’anno 2017.

Pensioni di reversibilità, la prossima rapina di Renzi ai danni delle vedove

Pubblicato il 14 Feb 2016 alle 11:45am

Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi-Cgil, fa emergere un quadro veramente inquietante, un imminente pericolo per le categorie più deboli: un disegno di legge delega che sarebbe arrivato in Commissione Lavoro alla Camera contenente un punto che colpirebbe i pensionati, le loro vedove: la pensione di reversibilità. Considerata, quasi sempre un appannaggio delle donne, verrà considerata in un prossimo futuro come una prestazione assistenziale e non più previdenziale.

Non più un diritto individuale ma una prestazione assistenziale legata al Modello Isee, al reddito familiare.

Le pensioni di reversibilità non saranno più corrisposte in molte situazioni. Come ad esempio nel caso in cui, una vedova viva con un figlio che abbia un piccolo reddito, un’amica per dividere le spese, o sia proprietaria di una casa o abbai dei risparmi in banca.

Basterà molto poco a far saltare il diritto che sarà vincolato ad un reddito di fame.

Oggi si tratta del 60% della pensione percepita dal defunto ma qualora il coniuge è titolare di altri redditi che superino di 3 volte il trattamento minimo INPS, la pensione ai superstiti subisce una riduzione di una percentuale tanto più elevata quanto è maggiore il reddito percepito.

Per quel che riguarda il 2016 la soglia limite fissata per non subire la riduzione della prestazione è di 19.573 euro l’anno.

Se il coniuge del pensionato defunto ha un reddito annuo superiore a tale cifra, l’importo della prestazione subirà una riduzione del 25%. Per redditi superiori la riduzione può arrivare fino al 50%.

La pensione di reversibilità costituiva fino ad oggi una piccola certezza sulla quale poter contare, dopo anni e anni di sacrifici, duro lavoro e contributi versati. Man mano è stata sempre più ridotta, e ora si parla anche di abolirla proprio.

Secondo voi, non sarebbe una norma illeggittima? Un soppruso, un furto di fiducia, da parte dello Stato e dell’Ente Previdenziale?

Ma ormai di cosa ci scandalizziamo?

Siamo arrivati ad un punto di non ritorno. In Italia non si ha più diritto a niente. Non è più possibile curarsi, trovare o mantenere un lavoro, proteggere i propri risparmi, la propria casa da Stato, terzi, calamità naturali, difendere i propri diritti davanti alla legge.

Ci tocca solo pagare, e a rimetterci sono sempre i più deboli.

Orietta Berti: “Dopo 50 anni di carriera percepisco solo 900 euro di pensione al mese”

Pubblicato il 09 Mag 2015 alle 7:34am

Orietta Berti è una pensionata come tante. Lamenta di percepire dopo ben 50 anni di carriera solo 900 euro di pensione al mese. (altro…)

Ministro Giovannini “In pensione prima, con il contributo di imprese, stato e lavoratori”

Pubblicato il 21 Gen 2014 alle 2:12pm

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, parlando a margine di una iniziativa dell’Inail ha detto di voler anticipare l’età pensionabile grazie a un contributo da parte delle aziende e non solo.

Il titolare del Welfare ha infatti spiegato che si sta lavorando sugli aspetti tecnici di un provvedimento che dovrebbe evitare nuovi casi di esodati. L’ipotesi, sottolinea il ministro sarebbe quella di “mettere a punto una proposta robusta dal punto di vista tecnico-giuridico e finanziario. Un provvedimento che può prevedere il contributo anche da parte delle aziende”, ovvero, uno “strumento flessibile” in ragione delle condizioni soggettive del lavoratore.

“L’idea – ha concluso – è di avere un contributo di tre soggetti (Stato, imprese e lavoratori). Stiamo valutando e lavorando su come avere uno strumento flessibile, che presenteremo poi alle parti sociali”.

Fornero: al via il terzo decreto su altri 10 mila esodati

Pubblicato il 09 Mar 2013 alle 9:48am

Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ha definito l’accorso preso con il ministro dell’Economia e delle Finanze, si tratta del terzo decreto in favore dei lavoratori salvaguardati, ai quali verrà applicata la precedente normativa in materia di requisiti e decorrenze del trattamento per la pensione. (altro…)