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Parkinson, scoperta italiana una speranza per contrastare la malattia

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 8:02am

L’insorgenza del morbo di Parkinson potrebbe essere rallentato grazie alle Resolvine, molecole prodotte dal nostro organismo per spegnere processi infiammatori e riparare i tessuti danneggiati. A rivelarlo, i ricercatori italiani dell’Università di Roma “Tor Vergata”, Fondazione Santa Lucia IRCCS e Università Campus Bio-Medico di Roma che sono riusciti a contrastare il processo neurodegenerativo alla base della malattia.

I ricercatori hanno rilevato infatti, un ridotto livello di una specifica Resolvina, la Resolvina D1, in pazienti affetti dalla patologia intervenendo in modo sperimentale su modelli di laboratorio per riequilibrare la presenza di questa importante molecola nell’organismo animale. Il gruppo di ricerca è così riuscito a rallentare il processo neurodegenerativo che caratterizza la malattia di Parkinson. I risultati pubblicati sulla rivista scientifica “Nature Communications”.

Linfomi, una nuova scoperta arriva da un team bergamasco

Pubblicato il 17 Giu 2019 alle 6:14am

Grazie a un donatore con caratteristiche rarissime, a Bergamo un gruppo di ricercatori è riuscito ad individuare, per la prima volta in assoluto, la presenza sui neutrofili della molecola CD16A, finora trascurata ma capace di influenzare il successo della terapia. Il risultato, pubblicato su «Blood», apre nuovi ed importanti scenari nelle ricerche incentrate sul sistema immunitario.

Per creare cure fatte a posta su misura contro i linfomi, i ricercatori hanno scoperto che la stessa terapia su un malato funziona bene, mentre su di un altro meno, e su un terzo per nulla affatto. Questo sarebbe spiegato da alcuni geni, ma non solo.

Josée Golay, responsabile delle attività di ricerca del Centro di terapia cellulare «Gilberto Lanzani», dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo – ha fornito per la prima volta alla comunità internazionale dei ricercatori un’informazione importante, grazie a una scoperta del tutto inaspettata.

«Durante gli studi arruoliamo volontari sani disposti a sottoporsi a un semplice prelievo di sangue per studiare l’interazione degli anticorpi terapeutici con il nostro sistema immunitario. Uno di loro, come abbiamo scoperto successivamente, aveva una caratteristica molto rara: era un donatore “nullo”: non esprime cioè un particolare recettore del sistema immune, chiamato CD16B, normalmente espresso dai neutrofili, un importante tipo cellulare del sistema immune – spiega Golay che è anche responsabile delle attività precliniche (sperimentazione di laboratorio e gestione della qualità per le nuove terapie cellulari) di From, Fondazione per la ricerca Ospedale di Bergamo –. Questi donatori sani sono rarissimi. In questo modo abbiamo capito che alcuni effetti degli anticorpi in vitro non erano dovuti al CD16B ma a un altro recettore simile, il CD16A, che solitamente non viene preso in considerazione. Invece ora sappiamo che ha un effetto importante nella risposta del paziente a uno dei farmaci più utilizzati contro i linfomi».

Epilessia e autismo, scoperta nuova causa tra i bambini grazie ad uno studio condotto dal Gaslini di Genova

Pubblicato il 06 Giu 2019 alle 7:00am

E’ stata identificata dai ricercatori dell’ospedale pediatrico Giannina Gaslini di Genova una nuova causa dell’epilessia e dell’autismo, grazie allo studio condotto in collaborazione con il premio Nobel per la Medicina James Rothman, pubblicato sull«American Journal of Human Genetics’. (altro…)

Autismo: intelligenza artificiale scopre nuove forme. Ecco quali sono

Pubblicato il 29 Mag 2019 alle 7:07am

Un gruppo di ricercatori di Olga Troyanskaya ha utilizzato un sistema di intelligenza artificiale per analizzare il genoma di 1.790 individui con autismo e quello dei loro genitori e fratelli non affetti dalla malattia. Ogni gene è stato analizzato fino a identificare tutte le mutazioni legate all’autismo, comprese quelle presenti nelle regioni del Dna apparentemente ‘silenziose’. Il prossimo passo sarà ora quello di analizzarle per comprendere meglio, come ognuna di esse contribuisca al l’origine del disturbo. (altro…)

Alzheimer, scoperta la causa

Pubblicato il 24 Mag 2019 alle 6:53am

E’ stato scoperto un meccanismo in grado di accelerare la morte delle cellule nervose nell’Alzheimer: il cervello perde più rapidamente le sequenze di Dna che modulano l’attività dei geni che lo mantengono giovane e nello stesso tempo viene accelerata l’attività dei geni coinvolti nella formazione delle placche, tossiche per i neuroni. Lo studio apre la strada a nuovi possibili strumenti di diagnosi e cure per combattere la malattia. Pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications dal gruppo dell’Istituto americano Van Andel è stato coordinato da Viviane Labrie.

I ricercatori hanno studiato delle sequenze di Dna che, a seconda dell’età e dei fattori ambientali, intensificano o abbassano l’attività di un gran numero di geni cerebrali. Confrontando questi interruttori che accendono e spengono i geni del cervello tra individui sani e malati di Alzheimer, osservando in questi ultimi, hanno scoperto una progressiva perdita di sequenze di Dna nei vari stadi della malattia.

“Il risultato è che le cellule nervose di chi è malato si comportano come se fossero più vecchie, diventando anche più vulnerabili all’Alzheimer”, dice Labrie. “Adesso che abbiamo una migliore comprensione dei fattori molecolari che portano alla malattia – conclude l’esperta – potremmo in futuro utilizzarli per individuare nuove possibili strategie terapeutiche”.

Cancro, la causa è nell’ambiente

Pubblicato il 22 Mag 2019 alle 6:30am

“Non ci si ammala di cancro per caso o sfortuna”. A confermarlo un nuovo studio scientifico, condotto da ricercatori italiani e pubblicato su Nature Genetics, che mostra come sia possibile rintracciare le cause della malattia nell’ambiente e nelle traslocazioni cromosomiche. (altro…)

Scoperta ciocca di capelli appartenuta a Leonardo da Vinci

Pubblicato il 30 Apr 2019 alle 7:50am

“Abbiamo recuperato oltreoceano una ciocca di capelli che è stata storicamente denominata “Les Cheveux de Leonardo da Vinci”, insieme a un altro cimelio; questa straordinaria reliquia permetterà di procedere nella ricerca del suo Dna”. (altro…)

Uova contro l’artrite e alcuni tipi di cancro

Pubblicato il 06 Feb 2019 alle 6:10am

I ricercatori dell’università di Edimburgo hanno cresciuto dei polli, le cui uova contengono due tipi di proteine umane, che possono contrastare l’artrite reumatoide e alcuni tipi di cancro. (altro…)

Scopre di avere il tumore al seno grazie alla sua bambina che non vuole prendere il suo latte

Pubblicato il 03 Feb 2019 alle 7:34am

Claire Granville, 40enne inglese, deve indubbiamente la vita alla sua bambina Matilda: è stata lei infatti a farle scoprire il tumore al seno. La donna, infermiera di Hull (Regno Unito), si è accorta che qualcosa non andava solo quando la neonata si è rifiutata di succhiare il latte dal suo seno sinistro. Claire però non avrebbe mai immaginato che potesse trattarsi di una cosa così grave.

Una massa cancerosa di dieci centimetri si era formata proprio dietro il capezzolo sinistro – esattamente dove Matilda si era rifiutata di prendere il latte dal seno materno. Grazie alla rapidità della diagnosi, i medici l’hanno potuta sottoporre in tempo all’intervento chirurgico per la rimozione e alla chemioterapia e così che la 40enne è riuscita a sconfiggere il terribile male.

“Era come se lei lo avesse letteralmente annusato; si rifiutava anche solo di avvicinarsi” ricorda Claire. “Ho pensato che fosse una reazione davvero strana: si nutriva senza problemi dal mio seno destro, era solo quello sinistro che le dava problemi. Girava la testa non appena la avvicinavo. Ma rifiutandosi di nutrirsi dal mio seno, Matilda ha finito per salvarmi la vita” ammette la madre. La signora Granville ha subito un’operazione per rimuovere il seno sinistro, seguita da sei cicli di chemioterapia e radioterapia. I medici avevano scoperto che il tumore si era già diffuso a 31 dei suoi 33 linfonodi. Ora può dirsi libera dal cancro: “È stato un giorno molto emozionante quando me l’hanno detto: tutti fanno il tifo per te, quindi sapere che l’hai sconfitto è una sensazione incredibile”. “Ho sentito che gli animali possono percepire quando i loro proprietari hanno il cancro, ed è stato così anche per la mia piccola Matilda” conclude la donna.

App per smartphone in grado di diagnosticare l’anemia da una semplice foto delle dita

Pubblicato il 08 Dic 2018 alle 6:54am

Grazie ad un’app per smartphone, chiamata HEMA APP, è possibile diagnosticare l’anemia, e più in generale tenere sotto controllo i livelli di emoglobina, soltanto attraverso una semplice foto della mano. A mettere a punto l’algoritmo, che sfrutta il colore della pelle sotto le unghie, sono stati i ricercatori del Georgia Institute of Technology, che l’hanno descritto sulla rivista scientifica “Nature”.

L’idea della app, spiega la rivista del Mit, è venuta a un paziente con anemia cronica per una malattia genetica che aveva da quando era bambino. Per ‘insegnare’ all’algoritmo a riconoscere le persone anemiche sono state reclutate per questo 100 persone.

La app è stata poi provata su 337, e di queste 72 sane, ed è stata in grado di trovare i pazienti anemici in percentuale superiore a quella di un medico che si basa sull’esame obiettivo del paziente, anche se inferiore a quella del test del sangue.

Un metodo molto efficace, paragonabile a quello di molti strumenti diagnostici approvati dall’Fda. “Data l’alta prevalenza dell’anemia nel mondo, che colpisce due miliardi di persone – concludono gli specialisti – questo strumento ha delle implicazioni importanti per tenere sotto controllo l’emoglobina sia per le popolazioni a rischio che per quelle generali”.