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Tachicardia da stress, i rimedi naturali

Pubblicato il 24 Gen 2021 alle 6:56am

La tachicardia si manifesta con un aumento dei battiti del cuore, oltre gli 80 al minuto. È considerato un evento normale che contribuisce ad aumentare l’afflusso di sangue e di ossigeno di cui si ha bisogno.

Può manifestarsi a qualsiasi età, e in generale si manifesta quando si compie uno sforzo fisico oppure quando si provano emozioni molto forti.

I sintomi comprendono palpitazioni accompagnate da nausea, vertigini, stanchezza, difficoltà a respirare. Sensazione di avere il “cuore in gola”. Diventa però patologica quando può coinvolgere la zona sovra ventricolare o quella ventricolare del cuore.

Generalmente, si distinguono due principali tipologie di questa specifica patologia: la tachicardia sinusale e quella parossistica. La prima è caratterizzata da un aumento dell’attività del cuore a livello del nodo senoatriale che, di conseguenza, genera un aumento graduale dei battiti del cuore. La seconda tipologia, invece, è determinata da un’anomalia presente nell’impulso di contrazione della zona atrio-ventricolare. Rispetto alla prima, la tachicardia parossistica non è costante. Compare e svanisce per poi ripresentarsi anche a distanza di tante ore dal primo episodio.

Tra le cause principali della tachicardia, abbiamo anche lo stress che gioca un ruolo chiave. Infatti, bisogna distinguere la tachicardia cardiologica legata a determinate anomalie del cuore da quella causata da uno stato di ansia. In questo caso, si parla di una causa inorganica che scatena un battito cardiaco accelerato. Si parla, quindi, di tachicardia sopraventricolare.

La tachicardia patologica deve essere curata attraverso l’assunzione di farmaci betabloccanti. Se le cause sono invece lo stress e l’ansia, vi sono numerosi rimedi naturali che possono venire in aiuto, soprattutto nei casi più lievi e sotto strettissimo controllo del medico curante. Il primo fra tutti è quello di imparare una corretta respirazione. Inspirare ed espirare lentamente e in modo profondo che può aiutare a rallentare le palpitazioni e contribuire quindi a tenere sotto controllo la tachicardia.

Poi c’è un’alimentazione sana ed equilibrata può contribuire a prevenirla. Gli esperti consigliano di consumare quelli ricchi di triptofano, una sostanza in grado di stimolare l’ormone del benessere e contribuisce a rilassare l’organismo. Utili a placare l’ansia anche tisane a base di biancospino, Fiori di Bach, in particolare il Rescue Remedy e l’Oak che consentono anche di gestire efficacemente gli stati di ansia e stress.

Stress per pandemia e fame nervosa in aumento

Pubblicato il 07 Dic 2020 alle 6:00am

Grazie ad un sondaggio online, che ha coinvolto circa ottomila persone residenti in 50 diversi Stati del mondo, da un team americano del Pennington Biomedical Research Center, si è scoperto che la pandemia sta facendo diffondere la fame nervosa, innescata da stress, ansia e sintomi depressivi. L’aumento di peso rilevato in un partecipante su tre

La paura di ammalarsi, di perdere il lavoro, le preoccupazioni per i propri cari, genitori e figli in primis, l’isolamento, la distanza dagli affetti più cari, tra i principali fattori di stress e depressione in milioni di persone nel mondo.

Il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, fa riferimento a una vera e propria “erosione” del benessere psicologico e psichico, mentre secondo il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi tra le peggiori “eredità” del coronavirus SARS-CoV-2 ci potrebbe essere un’ondata di disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Per provare a contenere questo stato di pensieri ed emozioni negative, molti, fanno sfogo nel cibo “spazzatura” carico di zuccheri e grassi, che produce anche un inevitabile aumento di peso. Se a questo si aggiunge poi, anche una significativa crescita della sedentarietà e dell’inattività fisica, anch’esse figlie del lockdown e in parte anche dello smart working, è evidente che possano emergere potenziali rischi anche per la salute fisica, oltre che mentale.

Dpcm: lo stop all’attività sportiva è in gioco la salute cognitiva degli italiani. L’analisi del neuroscienziato dello sport Aiace Rusciano

Pubblicato il 04 Nov 2020 alle 6:00am

Almeno fino al 24 novembre 2020, in Italia lo sport di base è congelato. Niente workout in palestra, niente allenamenti e gare delle società dilettantistiche, niente corsi di gruppo. A stabilirlo è il DPCM firmato il 24 ottobre dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che introduce severe restrizioni per arginare la seconda ondata della pandemia da coronavirus. Non è da escludere che il blackout duri addirittura più a lungo: considerati i tempi di incubazione, è ancora presto per capire se questo primo round di limitazioni sia sufficiente ad abbassare la curva dei contagi.

Immediata la levata di scudi da parte di società e associazioni sportive dilettantistiche, che in molti casi avevano già investito per mettersi in regola con le norme di sanificazione e distanziamento e ora temono di essere definitivamente affossate. L’economia che ruota attorno allo sport è uno degli argomenti di cui si è dibattuto molto in queste convulse giornate. Si sono spese anche tante parole sul suo valore sociale, così come sull’importanza del movimento per mantenere la forma fisica e rafforzare il sistema immunitario. Molto più di rado, però, ci si sofferma su un altro aspetto: lo sport è anche un irrinunciabile presidio per la salute mentale e cognitiva delle persone di tutte le età.

A sottolinearlo è il professor Aiace Rusciano, psicologo e Phd in neuroscienze cognitive, già responsabile dell’Area psicologica e del Lab psicofisiologico di AC Milan e AC ChievoVerona. “Secondo solide evidenze scientifiche, l’attività fisica stimola la memoria, la capacità attentiva, le funzioni di apprendimento e ragionamento. Inoltre migliora la qualità del sonno e regola il tono dell’umore perché innesca un aumento del metabolismo nei network dei lobi frontali, nei gangli nella base e nell’ippocampo, area del cervello responsabile di queste funzioni. Riassumendo, lo sport stimola la produzione di dopamine ed endorfine, proprio come un farmaco naturale antidepressivo e antistress”, spiega.

I rischi per la salute psicologica e cognitiva legati all’inattività riguardano tutti, ma le categorie più esposte sono bambini e over 65. È scientificamente provato – continua Rusciano – che in età infantile la corsa favorisce la nascita di nuove cellule cerebrali nell’ippocampo. La conferma è arrivata da svariati studi di neuroscienze, condotti con test neuropsicologici e risonanze magnetiche, che hanno testimoniato che i bambini di 9-10 anni che svolgono una regolare attività fisica possiedono migliori capacità di memoria e apprendimento rispetto ai coetanei più sedentari. Il cervello inoltre con il tempo si abitua all’aumento del flusso sanguigno che, a lungo termine, sviluppa la capacità di attivare e disattivare determinati geni. Senza contare che i nuovi neuroni stimolati attraverso lo sport proteggono la memoria nell’ippocampo e prevengono l’insorgere di gravi malattie degenerative come Alzheimer e Parkinson.

C’è un altro elemento da considerare. Il 19 ottobre il Centro Studi del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha rilevato che, su una scala da 1 a 100, il 51% della popolazione italiana ha un livello di stress psicologico compreso tra 70 e 100. Il livello è analogo a quello del lockdown di marzo-aprile, ma le caratteristiche sono ancora più preoccupanti. All’epoca infatti a dominare era la componente ansiosa, mentre oggi prevalgono rabbia, depressione e forte disorientamento. In un clima del genere, l’esercizio fisico è un presidio non solo per il benessere individuale ma anche per la tenuta del tessuto sociale, perché favorisce il benessere psicologico e la percezione dell’autoefficacia personale, essenziali nella gestione dello stress e dell’ansia. In sintesi, “la pratica regolare di sport deve essere protetta dallo Stato, perché permette ai cittadini di godere di una migliore salute mentale”, ribadisce Rusciano.

Ma, considerati i numeri della seconda ondata della pandemia, è davvero possibile garantire la continuità dell’attività sportiva in condizioni di sicurezza? Secondo Rusciano, la risposta è sì. “Basterebbe fissare delle regole, che peraltro sono alla base del concetto stesso di sport. È sufficiente una semplice app gratuita per programmare le entrate e le uscite da palestre e centri sportivi, evitando gli assembramenti. Considerato poi che il Dpcm prevede la didattica in presenza per le scuole elementari e medie, c’è margine per aggiungere altre ore di educazione fisica”.

L’effetto combinato del lockdown, del distanziamento sociale e della mancanza di sport rappresenta insomma un rischio significativo per la salute mentale di bambini, adolescenti e anziani. “Esistono però numerose strategie promettenti per combattere il comportamento sedentario, che potrebbero essere attuate grazie al coordinamento tra Regioni, Asl, Ordine degli Psicologi ed esperti, con l’avallo dei decisori politici e il sostegno della scuola. La collaborazione fattiva di tutti questi attori ha il grande potere di incidere sulla futura curva della salute cognitiva della popolazione”.

Vitamine, quelle che fanno bene a settembre per ripartire meglio di prima!

Pubblicato il 22 Set 2020 alle 6:00am

Settembre è il mese della ripresa: della scuola, del lavoro, delle attività fisiche e didattiche. E’ il momento di ricominciare con i buoni propositi, e quest’anno sono anche in tanti quelli che non hanno mai pensato di andare in vacanza, sopratutto dopo il lockdown. Per lo stop lavorativo.

Quindi anche per rilassarsi un po’ e prendersi cura di noi stesse è opportuno correre ai ripari con degli accorgimenti, delle buone abitudini, per salvare il nostro fisico, proteggerlo dalle fatiche, dal freddo e dallo stress del prossimo inverno.

Ma come fare? In aiuto attivano certamente le vitamine.

Per il corpo: la vitamina D. La vitamina D ha un effetto benefico su tutto il nostro organismo: aiuta a rinforzare ossa, denti, cartilagini e a regolare e a proteggere il sistema immunitario, migliora l’umore e a ridurre i rischi associati ad alcune malattie cardiologiche. Nonostante sia presente in alcuni cibi, come i pesci grassi e le uova, la principale fonte di vitamina D è l’esposizione al sole.

Per i capelli: vitamine del gruppo B. Per prendersi cura dei propri capelli sono fondamentali le vitamine del gruppo B. La B1 e la B8, per esempio, aiutano a regolare il ciclo vitale del capello, la B2 potenzia la sintesi del sebo e la B4 contribuisce a ottimizzare la funzione dei follicoli piliferi. Ultime, ma non meno importanti, la B5, che favorisce la crescita e la B9, che sta alla base della sintesi della cheratina, indispensabile per il benessere di tutta la chioma.

Per le unghie: vitamina A, vitamina H e vitamina E. Per il benessere delle unghie sono indispensabili le vitamine liposolubili, come la A e la E, e le idrosolubili, come la vitamina H, ad esempio, che insieme contribuiscono alla ricostruzione e alla rigenerazione capillare, favoriscono la crescita e combattono la fragilità delle unghie.

Per la pelle: vitamina C. La vitamina C è importantissima per il benessere di tutto l’organismo e, in particolar modo, per quello della pelle: stimola infatti la formazione di collagene ed elastina, fondamentali per mantenere la tonicità e combattere i segni del tempo. Questa vitamina, inoltre, è un potente antiossidante naturale in grado di aiutare a contrastare i danni causati da fattori esterni, primo fra tutti l’inquinamento.

Molto importante è l’alimentazione e lo stile di vita che conduciamo. Meglio bere molta acqua per idratarci ed idratare organismo e pelle. Fare attività fisica, e mangiare molta frutta e verdura.

La rabbia fa male al cuore, ecco perché

Pubblicato il 07 Set 2020 alle 6:00am

La rabbia può far male al cuore. E’ una emozione naturale ma se accade molto spesso o di continuo, può interferire con le relazioni sentimentali, i rapporti sociali, i pensieri, i sentimenti, fino a sfociare in comportamenti, che possono avere ripercussioni anche gravi sulla salute psico-fisica. Le emozioni estreme portano infatti a conseguenze simili all’esercizio fisico, aumentando la pressione sanguigna, accelera anche la frequenza cardiaca, che riduce l’apporto di sangue al cuore e anche al cervello.

Le ghiandole surrenali producono adrenalina e cortisolo dando energia e forza al corpo per reagire. Tutto ciò comporta anche il defluire del sangue verso i muscoli, che si “preparano alla lotta”, aumentando la pressione sanguigna e la temperatura corporea, ed il respiro che diventa anche più affannoso.

Una persona che si arrabbia molto spesso, è più a rischio di infarto, stress, insonnia, cattive abitudini e digestione. Alcuni studi recenti hanno evidenziato che gli individui che si arrabbiano più di frequente, sono anche quelli più esposti ad avere malattie gravi alle coronarie rispetto a quelli che si arrabbiano affatto o molto di rado.

Un pezzo di limone sul comodino di sera: per avere benefici incredibili durante il sonno

Pubblicato il 27 Apr 2020 alle 6:21am

Il limone è un ottimo rimedio naturale per la nostra salute. Apporta infatti molteplici benefici per il nostro organismo. Può essere consumato utilizzandolo come condimento nei piatti oppure come bevanda. Bere acqua e limone al mattino a digiuno ha una potente azione disintossicante, drenante, depurativa, antibatterica e, secondo alcuni anche dimagrante. Il limone è anche un ottimo ingrediente insomma per preparare delle ottime tisane dalle molteplici proprietà.

ma non solo… Non tutti sanno che questi frutto, ha effetti effetti benefici anche se non ingerito. Mettere un pezzo di limone sul nostro comodino la sera, prima di andare a letto, serve a favorire il benessere psicofisico. Un rimedio naturale casalingo che consente di trarre benefici dall’aroma del frutto.

Benefici del limone sul comodino la sera

Per ridurre lo stress

L’aroma di limone consente di calmare il sistema nervoso. Questa azione apporta notevoli benefici psicofisici. Permette di ridurre l’ansia e lo stress accumulato nel corso della giornata. È possibile ottenere lo stesso effetto sia con un pezzo di limone posizionato sul comodino sia con l’olio essenziale.

Per abbassare la pressione

L’aroma di limone consente anche di abbassare la pressione sanguigna. E a contrastare l’ipertensione.

Per disinfettare l’aria

L’aroma di limone ha proprietà antibatteriche. Posizionarne un pezzettino sul comodino la sera aiuta a disinfettare l’aria della stanza.

Allontanare gli insetti

L’odore del limone dà fastidio a numerosi insetti fra i quali le zanzare, le mosche e le formiche. Per potenziarne l’effetto è possibile aggiungere alcuni chiodi di garofano ai pezzi di limone.

Trovato il marcatore della Sindrome post traumatica

Pubblicato il 18 Gen 2020 alle 7:05am

I ricercatori del Center for Addiction and Mental Health di Toronto, hanno scoperto che esiste un marcatore in grado di individuare il disturbo della Sindrome post traumatica da stress e hanno creato un peptide che, in uno studio preclinico, ha dimostrato di trattarlo e prevenirlo. In un articolo pubblicato sul Journal of Clinical Investigation essi hanno raccontato di un complesso proteico, il glucorticoide recettore-Fkbp51, in grado di aumentare, dopo un grave stress e che nella maggior parte dei casi torna poi a essere a livelli ordinari. Ma è nelle persone che sviluppano questa sindrome, questo complesso di proteine resta persistentemente elevato. (altro…)

Insonnia da stress, come combatterla

Pubblicato il 05 Nov 2019 alle 6:09am

Una vita frenetica porta ad accumulare nel corso dei mesi e dei giorni, stress su stress.

Ma, poiché, durante le ore notturne il nostro organismo deve riposare bene per rigenerarsi, non contano tanto le ore dormite, ma quanto la qualità del sonno.

Ecco allora alcuni rimedi essenziali attraverso i quali è possibile combattere l’insonnia da stress.

Alimentazione – L’alimentazione può influire sulla qualità del nostro sonno. Ci sono alimenti infatti che lo favoriscono (pesce e frutta secca, banane) ed altri che lo ostacolano (cibi fritti e grassi, caffeina ed alcolici nelle ore serali). Mangiare bene soprattutto la sera è molto importante.

Infusi e tisane – Infusi di erbe e tisane sono un validissimo aiuto per conciliare il sonno e combattere lo stress (valeriana, escolzia, luppolo, biancospino e altri ).

Melatonina – E’ un ormone prodotto dal nostro organismo che regola l’alternarsi di sonno-veglia. Lo stress può alterare il sonno e quindi, la melatonina può aiutare a ritrovare questo equilibrio perduto.

Musica – L’equilibrio tra l’emisfero destro e sinistro del nostro cervello può essere intaccato dallo stress. Per tornare in equilibrio non c’è niente di meglio che ascoltare un po’ di musica rilassante. Esperti molte volte consigliano quella classica o musica del cuore.

Tecniche di rilassamento – Praticare yoga o tecniche di respirazione è un valido alleato per cercare di allontanare lo stress. Il benessere interiore potrà migliorare la qualità del sonno e allentare tensioni psicofisiche. Inoltre, anche il trening autogeno o altra attività fisica, come nuoto o pilates è molto salutare per la muscolatura, lo stress, il benessere mentale.

Dispositivi high-tech – La luce a breve lunghezza d’onda di smartphone e tablet inibisce la produzione di melatonina e mina il ritmo circadiano. Meglio quindi non utilizzarli e lasciarli direttamente in un’altra sanza.

Sole – Esporre il proprio volto al sole per 15 minuti può aiutare a ripristinare il ciclo naturale del sonno. Ideale farlo in primavera ed in estate, nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.

Mangiarsi le unghie, perché fa male alla salute

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 8:06am

L’«onicofagia», o il mangiarsi le unghie, è una cattiva abitudine molto diffusa (secondo il Journal of Dermatological Treatment colpisce circa il 20-30% della popolazione americana) che può essere scatenata da stress, ansia, disturbo ossessivo compulsivo o semplicemente dalla noia. Solo apparentemente innocua, può favorire infezioni di vario tipo, permettendo così a funghi o batteri di entrare nell’organismo e nel flusso sanguigno; aumentare il rischio di raffreddore e influenza e arrivare persino a rovinare il sorriso.

La fascia di età che varia dai 12 ai 18 anni pare quella maggiormente coinvolta nella pratica di questo vizio. Tuttavia vi è anche un buon numero di persone che continua a mangiarsi le unghie anche in età adulta.

Una cattiva abitudine da non trascurare. Il DSM IV TR (“Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali”, quarta edizione) annovera l’onicofagia tra i disturbi del controllo degli impulsi. La caratteristica principale di tali disturbi è l’incapacità di resistere ad un impulso o ad una tentazione di compiere un’azione che, in qualche modo, sia dannosa. Come nel caso della tricotillomania, ossia il toccarsi, tormentarsi e talvolta strapparsi i capelli, un’altra brutta abitudine che sovente è associata all’onicofagia. Tra i due disturbi però sembrerebbe vi sia una rilevante differenza: nella tricotillomania il soggetto riferisce di non provare dolore nel tormentarsi i capelli, piuttosto se li stuzzica senza rendersene contro; nell’onicofagia, invece, il dolore alle dita pare essere quasi sempre presente.

Rosicchiarsi le unghie potrebbe sembrare una pratica innocua, ma non è proprio così. Infatti è considerata una vera e propria forma di autolesionismo, che con buone probabilità può comportare anche dei danni alle dita. E non solo: i medici hanno messo in luce che le unghie, essendo un potenziale canale di trasmissione di infezioni, possono recare danno anche allo smalto dei denti, favorendo il rischio carie.

Molti soggetti sono riusciti a debellarla distraendosi e creandosi alternative, quali il tenere in bocca un chewingum, oppure il mantenere le mani impegnate maneggiando altri oggetti.

Ma la soluzione ideale per contrastare l’onicofagia è quella di risalire e comprendere le cause che originano il vizio, per poterle, se possibile, superare.

Dietro la pratica di mangiarsi le unghie può celarsi sempre un perché. Quasi tutti i soggetti che soffrono di onicofagia dichiarano di aver cominciato in tenera età.

Le motivazioni sono molteplici, e all’origine di questa condotta vi è anche un motivo di natura psicologica. Ansia, rabbia, che il soggetto onicofago scarica sulle dita. Ciò gli crea sollievo momentaneo, in quanto gli permetterebbe lo sfogo di una tensione emotiva. In altre circostanze l’onicofagia può essere percepita come una vera forma autolesionistica: in termini più semplici, un’emozione di rabbia o aggressività che potrebbe essere scaricata sul proprio corpo anziché rivolta verso l’esterno. Non mancano, però, situazioni per cui si mangiano le unghie per noia, o meglio la persona che possiede questa abitudine ha difficoltà a controllarla, per cui con buone probabilità la manifesta anche nei momenti di inattività e di non azione delle mani.

Infine altra motivazione potrebbe essere quella imitativa: cioè si comincia in età infantile imitando qualche adulto che fa lo stesso, e poi, con il passare dei giorni, del tempo, questa abitudine si acquisisce come propria. Comunque, secondo gli esperti, ad originare questa condotta sono soprattutto le cause ricollegabili ad ansia, stress e nervosismo. Un gesto automatico e spontaneo, ma non salutare.

A volte si consiglia per questo, l’intervento di uno psicoterapeuta.

Perché dormire poco fa male alla salute

Pubblicato il 06 Set 2019 alle 8:00am

Secondo una recente ricerca, condotta a Stoccolma, le persone che soffrono di insonnia sono esposte a un maggior rischio di sviluppare malattie gravi psichiche e fisiche.

I risultati dello studio, svolto al Karolinska Institut, apparsi sul sito dell’American Heart Association, rivelano un strettissimo legame tra insonnia e condizioni gravi come malattie al cuore, insufficienza cardiaca e ictus.

Gli esperti hanno applicato il metodo della randomizzazione mendeliana, tenendo conto dei fattori genetici dell’insonnia. Tale metodo ha aiutato ad evitare imprecisioni nella definizione del legame tra causa e effetto, tra mancanza di sonno e patologie del sistema cardiovascolare. Allo studio hanno preso parte 1,3 milioni di persone, tra cui soggetti sani e malati di cuore.

Da qui, l’importantissima scoperta, che la presenza di varianti genetiche facilitano lo sviluppo dell’insonnia aumentando il rischio di ictus e altri problemi a carico anche del sistema psicologico.

I ricercatori hanno analizzato altri studi in precedenza, rilevando che l’insonnia, di cui soffre il 30% della popolazione mondiale, porta allo sviluppo dell’insufficienza cardiaca e a altro ancora, come morte prematura.

“È importante determinare la causa principale dell’insonnia per sapere come combatterla. Il sonno è un comportamento che può essere cambiato grazie a nuove abitudini e alla gestione dello stress”, ha concluso la dott.ssa Susanna Larsson, una degli autori della ricerca.