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Insonnia da stress, come combatterla

Pubblicato il 05 Nov 2019 alle 6:09am

Una vita frenetica porta ad accumulare nel corso dei mesi e dei giorni, stress su stress.

Ma, poiché, durante le ore notturne il nostro organismo deve riposare bene per rigenerarsi, non contano tanto le ore dormite, ma quanto la qualità del sonno.

Ecco allora alcuni rimedi essenziali attraverso i quali è possibile combattere l’insonnia da stress.

Alimentazione – L’alimentazione può influire sulla qualità del nostro sonno. Ci sono alimenti infatti che lo favoriscono (pesce e frutta secca, banane) ed altri che lo ostacolano (cibi fritti e grassi, caffeina ed alcolici nelle ore serali). Mangiare bene soprattutto la sera è molto importante.

Infusi e tisane – Infusi di erbe e tisane sono un validissimo aiuto per conciliare il sonno e combattere lo stress (valeriana, escolzia, luppolo, biancospino e altri ).

Melatonina – E’ un ormone prodotto dal nostro organismo che regola l’alternarsi di sonno-veglia. Lo stress può alterare il sonno e quindi, la melatonina può aiutare a ritrovare questo equilibrio perduto.

Musica – L’equilibrio tra l’emisfero destro e sinistro del nostro cervello può essere intaccato dallo stress. Per tornare in equilibrio non c’è niente di meglio che ascoltare un po’ di musica rilassante. Esperti molte volte consigliano quella classica o musica del cuore.

Tecniche di rilassamento – Praticare yoga o tecniche di respirazione è un valido alleato per cercare di allontanare lo stress. Il benessere interiore potrà migliorare la qualità del sonno e allentare tensioni psicofisiche. Inoltre, anche il trening autogeno o altra attività fisica, come nuoto o pilates è molto salutare per la muscolatura, lo stress, il benessere mentale.

Dispositivi high-tech – La luce a breve lunghezza d’onda di smartphone e tablet inibisce la produzione di melatonina e mina il ritmo circadiano. Meglio quindi non utilizzarli e lasciarli direttamente in un’altra sanza.

Sole – Esporre il proprio volto al sole per 15 minuti può aiutare a ripristinare il ciclo naturale del sonno. Ideale farlo in primavera ed in estate, nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.

Mangiarsi le unghie, perché fa male alla salute

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 8:06am

L’«onicofagia», o il mangiarsi le unghie, è una cattiva abitudine molto diffusa (secondo il Journal of Dermatological Treatment colpisce circa il 20-30% della popolazione americana) che può essere scatenata da stress, ansia, disturbo ossessivo compulsivo o semplicemente dalla noia. Solo apparentemente innocua, può favorire infezioni di vario tipo, permettendo così a funghi o batteri di entrare nell’organismo e nel flusso sanguigno; aumentare il rischio di raffreddore e influenza e arrivare persino a rovinare il sorriso.

La fascia di età che varia dai 12 ai 18 anni pare quella maggiormente coinvolta nella pratica di questo vizio. Tuttavia vi è anche un buon numero di persone che continua a mangiarsi le unghie anche in età adulta.

Una cattiva abitudine da non trascurare. Il DSM IV TR (“Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali”, quarta edizione) annovera l’onicofagia tra i disturbi del controllo degli impulsi. La caratteristica principale di tali disturbi è l’incapacità di resistere ad un impulso o ad una tentazione di compiere un’azione che, in qualche modo, sia dannosa. Come nel caso della tricotillomania, ossia il toccarsi, tormentarsi e talvolta strapparsi i capelli, un’altra brutta abitudine che sovente è associata all’onicofagia. Tra i due disturbi però sembrerebbe vi sia una rilevante differenza: nella tricotillomania il soggetto riferisce di non provare dolore nel tormentarsi i capelli, piuttosto se li stuzzica senza rendersene contro; nell’onicofagia, invece, il dolore alle dita pare essere quasi sempre presente.

Rosicchiarsi le unghie potrebbe sembrare una pratica innocua, ma non è proprio così. Infatti è considerata una vera e propria forma di autolesionismo, che con buone probabilità può comportare anche dei danni alle dita. E non solo: i medici hanno messo in luce che le unghie, essendo un potenziale canale di trasmissione di infezioni, possono recare danno anche allo smalto dei denti, favorendo il rischio carie.

Molti soggetti sono riusciti a debellarla distraendosi e creandosi alternative, quali il tenere in bocca un chewingum, oppure il mantenere le mani impegnate maneggiando altri oggetti.

Ma la soluzione ideale per contrastare l’onicofagia è quella di risalire e comprendere le cause che originano il vizio, per poterle, se possibile, superare.

Dietro la pratica di mangiarsi le unghie può celarsi sempre un perché. Quasi tutti i soggetti che soffrono di onicofagia dichiarano di aver cominciato in tenera età.

Le motivazioni sono molteplici, e all’origine di questa condotta vi è anche un motivo di natura psicologica. Ansia, rabbia, che il soggetto onicofago scarica sulle dita. Ciò gli crea sollievo momentaneo, in quanto gli permetterebbe lo sfogo di una tensione emotiva. In altre circostanze l’onicofagia può essere percepita come una vera forma autolesionistica: in termini più semplici, un’emozione di rabbia o aggressività che potrebbe essere scaricata sul proprio corpo anziché rivolta verso l’esterno. Non mancano, però, situazioni per cui si mangiano le unghie per noia, o meglio la persona che possiede questa abitudine ha difficoltà a controllarla, per cui con buone probabilità la manifesta anche nei momenti di inattività e di non azione delle mani.

Infine altra motivazione potrebbe essere quella imitativa: cioè si comincia in età infantile imitando qualche adulto che fa lo stesso, e poi, con il passare dei giorni, del tempo, questa abitudine si acquisisce come propria. Comunque, secondo gli esperti, ad originare questa condotta sono soprattutto le cause ricollegabili ad ansia, stress e nervosismo. Un gesto automatico e spontaneo, ma non salutare.

A volte si consiglia per questo, l’intervento di uno psicoterapeuta.

Perché dormire poco fa male alla salute

Pubblicato il 06 Set 2019 alle 8:00am

Secondo una recente ricerca, condotta a Stoccolma, le persone che soffrono di insonnia sono esposte a un maggior rischio di sviluppare malattie gravi psichiche e fisiche.

I risultati dello studio, svolto al Karolinska Institut, apparsi sul sito dell’American Heart Association, rivelano un strettissimo legame tra insonnia e condizioni gravi come malattie al cuore, insufficienza cardiaca e ictus.

Gli esperti hanno applicato il metodo della randomizzazione mendeliana, tenendo conto dei fattori genetici dell’insonnia. Tale metodo ha aiutato ad evitare imprecisioni nella definizione del legame tra causa e effetto, tra mancanza di sonno e patologie del sistema cardiovascolare. Allo studio hanno preso parte 1,3 milioni di persone, tra cui soggetti sani e malati di cuore.

Da qui, l’importantissima scoperta, che la presenza di varianti genetiche facilitano lo sviluppo dell’insonnia aumentando il rischio di ictus e altri problemi a carico anche del sistema psicologico.

I ricercatori hanno analizzato altri studi in precedenza, rilevando che l’insonnia, di cui soffre il 30% della popolazione mondiale, porta allo sviluppo dell’insufficienza cardiaca e a altro ancora, come morte prematura.

“È importante determinare la causa principale dell’insonnia per sapere come combatterla. Il sonno è un comportamento che può essere cambiato grazie a nuove abitudini e alla gestione dello stress”, ha concluso la dott.ssa Susanna Larsson, una degli autori della ricerca.

Danni da social, da insonnia a stress soprattutto nelle ragazze

Pubblicato il 21 Ago 2019 alle 8:31am

Non solo depressione ma anche altri sintomi sarebbero stati rilevati per un uso eccessivo dei social. Da cattiva salute mentale, ad ansia, passando per stress cronico, mancanza di autostima e poco sport: sarebbero questi alcuni dei deleteri effetti causati soprattutto nelle ragazze adolescenti dall’uso frequente dei social media.

La ricerca condotta tramite interviste dirette a circa 10.000 teen-ager tra i 13 ed i 16 anni, rivela infatti che connettersi con frequenza sui Social, come Facebook, Instagram, WhatsApp, Twitter e Snapchat – dalle tre volte al giorno in su, e’ associato ad una peggior stato di salute mentale e fisica. Un 60% dell’impatto psicologico che deriverebbe dalla loro più elevata esposizione al cyber-bullismo e dalla mancanza di attivita’ piu’ sane come ad esempio attività fisica e poco sonno.

Questi fattori psicologici negativi derivati dall’uso dei social sono risultati influire solo del 12% dei ragazzi maschi interpellati. Lo studio e’ stato pubblicato da “The Lancet Child & Adolescent Health” ed e’ stato realizzato dal “UCL Great Ormond Street Institute of Child Health” di Londra.

Ansia da partenza, in cosa consiste e come combatterla

Pubblicato il 08 Ago 2019 alle 8:32am

Prima di partire per la vacanza, che sia lunga o più breve, ansia e stress salgono a dismisura: bisogna fare i bagagli, cercare di non dimenticare nulla, capire cosa organizzare per prima e per dopo, perché magari si torna subito al lavoro; lasciare in buone mani gli animali domestici se non c’è possibilità di portarli con noi.

Vediamo, allora, come fare per partire a cuor leggero senza problemi con una lista di consigli che vi torneranno utili anche in futuro.

Ecco alcune regole d’oro

– Cercare di non arrivare agli ultimi due giorni con tutte le cose da fare: valigia, compere, documenti e via discorrendo. Per non trovarsi impreparati basta segnare in un agenda tutto quello che c’è da fare e fare via via una spunta per non dimenticare niente: partendo proprio dagli oggetti indispensabili da portare in viaggio, in vacanza con noi. Documenti, biglietti di viaggio, prenotazioni, fotocamera, costume da bagno, abbigliamento, creme e via dicendo ancora. Ogni volta che vi viene in mente qualcosa, segnatelo su un’agendina, nel cellulare o dove vi pare. E iniziate subito a fare la valigia. A riempirla un po’ per volta.

– Fate le cose con calma può essere di ottimo aiuto. Come ad esempio pulire anche casa. Prima di partire, cercate di pulire le camere principali, la cucina, il bagno, il salotto, spolverando e non lasciando il cassettone dei panni pieno, da lavare e stirare, così non si accumula stress e ansia al ritorno a casa. Pulite prima gli esterni, in modo tale di non far entrare altra polvere in casa. Allo stesso modo, evitate di rimandare eventuali pagamenti di bollette o fatture da pagare. E’ meglio farlo prima, in modo da scansare la possibilità di ritardi. Insomma, tutto quello che c’è da fare fatelo prima per ritrovarvi leggeri al rientro a casa, quando la voglia di ricominciare a lavorare, a ritornare alla solita routine non è tanta e la stanchezza del viaggio si fa certamente anche sentire.

– Infine da non dimenticare piante e animali. Se avete in casa gatti, cani o altri animali domestici, e non potete portarli via con voi in vacanza, prima di partire cercate qualcuno di fiducia che li possa accudire o tenere come se foste proprio voi a farlo. Persone di fiducia, amate anche dai vostri amici animali.

– Anche le piante sui balconi o in casa non vanno dimenticate, per cui bisognerà trovare una persona disposta ad innaffiarle, o attrezzarvi di santa pazienza con irrigatori o altri rimedi fai da te.

– Svuotare frigo. Se avete cibi che scadono, provate a consumarli prima. O altrimenti, dateli a qualcuno che conoscete affinché li consumi. E’ peccato gettarli prima. Nei giorni antecedenti la partenza, provate a comprare cibi da consumare all’istante e ad evitare spese corpose. A meno che non dobbiate portare un po’ di provviste, di conserve, con voi. Alla casa, al mare o in montagna.

Insomma, se fate le cose con calma riuscirete a fare tutto senza ansia e stress. E anche la vacanza procederà dritta come l’olio.

Come riconoscere lo stress

Pubblicato il 18 Lug 2019 alle 11:04am

Ci sono sintomi che possono indicarci che siamo sotto stress oppure no. Ecco quali sono:

– Sbalzi d’umore. Quando si è particolarmente stressati, a risentirne è soprattutto l’umore. Ci si sente tesi e nervosi. A tratti ci si sente felici per poi sentirsi improvvisamente depressi e bisognosi di piangere. Situazione questa difficile da gestire e alla quale molto spesso non si può dare una spiegazione poiché legata a un forte stress.

– Cambi di peso. Lo stress porta anche a inappetenza o fame nervosa. Perdita di peso o aumento smisurato. In entrambi i casi le variazioni di peso sono difficili da controllare, se di mezzo c’è anche il cortisolo ormone dello stress.

– Perdita di capelli. Se lo stress supera una certa soglia fisica, può portare anche a perdere i capelli, addirittura a chiazze.

– Insonnia. Lo stress forte, le preoccupazioni, l’ansia possono anche generare nel soggetto un sonno non ristoratore o addirittura l’insonnia.

– Dolori sparsi. Quando vive una situazione di forte stress si iniziano ad avere forti emicranie, crampi allo stomaco, male alla schiena o cervicale.

– Calo della libido. Lo stress può influire poi anche sulla libido. A forza di pensare ai problemi e alle possibili soluzioni da mettere in atto ci si trova infatti a non avere più le energie fisiche e mentali per dedicarsi a se stessi o al partner.

In tutti questi casi, se si pensa di vivere una situazione esistenziale difficile, non riuscire a rilassarsi e a riposarmi con il fisico e la mente, rivolgersi subito al proprio medico di base, o a uno specialista di fiducia.

Stress e digitopressione, come liberarsene con il punto cv17

Pubblicato il 09 Lug 2019 alle 10:24am

La medicina cinese ha oltre 2500 anni. È un metodo molto efficace per trattare problemi relativi ad ansia e stress.

Secondo la medicina tradizionale cinese, ogni individuo ha diversi punti del corpo che se sollecitati dalla digitopressione possono essere chiamati “meridiani energetici” e dare un certo benessere generale.

La digitopressione può aiutare a stimolare infatti, aree che non funzionano come dovrebbero, come ad esempio l’attività rivitalizzante di queste aree irritate e particolarmente sensibili.

La medicina cinese ha identificato 12 meridiani energetici che sono collegati agli organi principali e consentono al corpo umano di mantenere un certo equilibrio. Se solo uno di questi non funziona, correttamente, accade poi che a risentirne è l’intero organismo, che non sarà efficiente come prima.

Esistono punti di digitopressione per calmare stress e ansia?

Sì. Se esercitiamo una leggera pressione su alcune aree del corpo umano, è possibile che sentiamo noi stessi, ridurre drasticamente gli effetti collaterali dello stress e dell’ansia sulla nostra salute. Il processo si chiama di digitopressione e richiede l’uso delle dita.

Per ottenere benefici basterà esercitare una pressione sull’area chiamata “CV 17”, dove, sarà possibile avvertire, rapidamente una certa sensazione di benessere e tranquillità.

L’area CV 17 si trova al centro del torace. Se sentite di essere stressati e ansiosi, avvertirete sicuramente un dolore al centro del petto, è lì che dovete agire e premere con le dita della mano.

Tale punto, nella medicina cinese, viene chiamato, “il mare della tranquillità”. Un’area questa molto importante per sprigionare l’energia del cuore o il chakra del cuore. Sempre secondo tale medicina ancestrale, il centro del cuore è associato alle emozioni vissute dal corpo. Quando questo funziona attorno. Ma se siamo stressati, questa parte sarà irritata e ci farà star male.

Si dice anche che il punto CV 17 contribuisca a bilanciare i livelli di energia di Yin e Yang all’interno dell’organismo. Sarebbe in grado di ripristinare l‘equilibrio tra i nostri sensi fisici e i nostri sensi emotivi. Le persone che praticano la digitopressione regolarmente sono convinte che i diversi squilibri a cui può essere esposto il nostro sistema nervoso possano essere trattati esercitando proprio questa leggera pressione su quest’area. Metodo questo che è riconosciuto anche per potenzierebbe il nostro sistema immunitario.

Come sbarazzarsi di stress e ansia in pochi secondi

– Posizionate quattro dita sopra la base dello sterno, quasi direttamente al centro del torace. – Mettete i polpastrelli nella piccola cavità di questa parte del corpo. Applicate una leggera pressione, strofinate delicatamente su e giù il centro dello sterno fino a trovare il punto esatto, che probabilmente sarà irritato. – Mettetevi in posizione di preghiera, usate la parte posteriore del pollice per premere delicatamente al centro del vostro CV 17 per 2-3 minuti. – Chiudete gli occhi e respirate profondamente, ad un ritmo costante. – La tua vostra testa deve stare dritta. Rilassate il collo e le spalle. – Toccate delicatamente quest’area con l’aiuto delle dita per dormire la notte.

Tale esercizio ancestrale cinese è molto efficace anche contro la depressione, l’affaticamento cronico, il disturbo da stress post-traumatico e vari squilibri ormonali.

Prova costume e stress psicofisico, perché?

Pubblicato il 25 Giu 2019 alle 7:04am

Secondo un recente studio condotto dal National Center for Biotechnology Information, basare la propria identità sociale sulla forma fisica contribuisce all’aumento di peso e cattiva salute.

Complice uno stile di vita sedentario (16%) e poca attenzione nei confronti dell’alimentazione (33%), il 54% degli adulti si sente impreparato alla prova costume, ogni anno. Con conseguenti crisi d’ansia e abbassamento dell’autostima.

A dirlo anche un recente pubblicato su In a Bottle (www.inabottle.it) condotto con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1.300 italiani fra i 20 e i 55 anni, cui è stato chiesto quanto si sentano fisicamente pronti all’estate.

Ebbene, è emerso che per il 21% delle persone non è il momento ideale per spogliarsi in pubblico, e il 33% si dichiara poco contento della propria silhouette. L’idea di dover esibire più leggeri o costumi da bagno genera ansia nel 38% delle persone intervistate a causa del probabile giudizio altrui, minore autostima (22%) e, in alcuni casi, perfino depressione (17%).

Secondo gli esperti è più probabile che il cambiamento avvenga quando si apportano modifiche basate su chi si è piuttosto che su come si pensa di essere percepiti. Per questo motivo, per rimettersi in forma, occorre fare scelte allineate con i propri valori e abitudini, senza legarli a fattori esterni.

Ma perché si sente il bisogno di una “remise en forme” in vista dell’estate? La maggior parte degli intervistati (35%) dice poiché vuole fare bella figura con gli altri, mentre c’è chi lo fa per fare conquiste è il 22%, contro il 28% che punta invece semplicemente allo star bene con se stessi.

Per 6 italiani su 10 (62%) la zona che più suscita preoccupazione è il girovita, a seguire glutei (55%), cosce (43%) e braccia (32%).

Carlo Galimberti, psicologo sociale della comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano, è convinto che l’approccio giusto per tornare in forma sia legato al concetto di “Psicologia Positiva”, che “consiste nel considerare i fenomeni della vita psichica in riferimento a 3 dimensioni: edonica (ciò che ci dà piacere), eudemonica (legata agli aspetti valoriali che portano all’autorealizzazione) e sociale (la qualità dell’interazione con gli altri).

Per quanto riguarda la prova costume, le attività avviate devono rispondere a questi tre aspetti fondamentali affinché vengano vissute in modo sano: dobbiamo essere indirizzati verso cose che ci piacciono, che non vengano percepite come obbligo e che si sposino con i nostri valori, in questo caso lo stare bene con se stessi viene prima di ogni cosa, anche del sentirsi in forma”.

E per tornare in forma, il 48% degli italiani pensa a condurre una dieta ferrea, mentre il 33% a iscriversi in palestra a corsi “last minute”, e ancora il 23% ad abolire dolci e gelati, infine il 28% aumenterà il consumo di acqua, frutta e verdura (28%).

“Per ritrovare o mantenere la giusta forma fisica – consiglia Maurizio Fiocca, Nutrizionista e docente di Scienze dell’Alimentazione a Milano – l’idratazione risulta fondamentale. Tutti i processi enzimatici, biochimici nel nostro organismo avvengono in presenza di acqua. Una mancanza di acqua porta a una riduzione dell’efficienza delle operazioni metaboliche. Soprattutto per le donne, più esposte a problemi legati alla ritenzione idrica e alla circolazione al livello delle gambe, avere un aumento del consumo di acqua permette un migliore drenaggio e una riduzione dell’effetto buccia d’arancia”.

Fare shopping, un aiuto per linea e stress

Pubblicato il 19 Giu 2019 alle 6:00am

Fare shopping è terapeutico, riduce lo stress, aumenta l’autostima e fa anche dimagrire, parola di esperti. Lo studio in questione è stato condotto da un pool di ricercatori di Taiwan e Australia su 1.900 volontari di entrambi i sessi e pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of epidemiology and community health”. (altro…)

La sindrome da stanchezza cronica diagnosticabile con un esame del sangue

Pubblicato il 03 Mag 2019 alle 7:59am

La CFS, o meglio conosciuta come sindrome da stanchezza cronica, è una malattia particolarmente debilitante, ma che molto spesso viene fraintesa e chi ne soffre viene additato come pigro o ancora altro. In certi casi viene anche chiamata encefalomialite mialgica. Il fatto che al momento sembrano esserci pochi sintomi visibili e zero cause note rende difficile la diagnosi di questa malattia, ma dei ricercatori di Stanford hanno coperto che è possibile diagnosticarla con un semplice test del sangue.

Infatti, dopo aver condotto l’analisi di 40 campioni di individui, sono riusciti ad individuare in 20 pazienti esaminati la patologia basandosi semplicemente sull’esame del sangue. Quest’ultimo è servito per osservare il comportamento di alcune cellule del sistema immunitario e come esse reagivano allo stress.

Questa scoperta è stata possibile anche grazie ad uno particolare strumento chiamato nanoelettrico, il quale permette di monitorare gli eventi cellulari.

“Non sappiamo esattamente perché le cellule e il plasma agiscano in questo modo, o persino quello che stanno facendo. Ma ci sono prove scientifiche che questa malattia non è una fabbricazione della mente di un paziente, ma vediamo chiaramente una differenza nel modo in cui le cellule immunitarie della sindrome da fatica sane e croniche elaborano lo stress. Data l’importanza di questo test e la sua affidabilità, prevediamo che possa essere ampiamente impiegato in altri laboratori di ricerca e cliniche nel prossimo futuro come aiuto ai medici e ai nostri colleghi nella comunità di ricerca ME / CFS.” Dichiarano gli esperti, che hanno condotto la ricerca.