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La sindrome da stanchezza cronica diagnosticabile con un esame del sangue

Pubblicato il 03 Mag 2019 alle 7:59am

La CFS, o meglio conosciuta come sindrome da stanchezza cronica, è una malattia particolarmente debilitante, ma che molto spesso viene fraintesa e chi ne soffre viene additato come pigro o ancora altro. In certi casi viene anche chiamata encefalomialite mialgica. Il fatto che al momento sembrano esserci pochi sintomi visibili e zero cause note rende difficile la diagnosi di questa malattia, ma dei ricercatori di Stanford hanno coperto che è possibile diagnosticarla con un semplice test del sangue.

Infatti, dopo aver condotto l’analisi di 40 campioni di individui, sono riusciti ad individuare in 20 pazienti esaminati la patologia basandosi semplicemente sull’esame del sangue. Quest’ultimo è servito per osservare il comportamento di alcune cellule del sistema immunitario e come esse reagivano allo stress.

Questa scoperta è stata possibile anche grazie ad uno particolare strumento chiamato nanoelettrico, il quale permette di monitorare gli eventi cellulari.

“Non sappiamo esattamente perché le cellule e il plasma agiscano in questo modo, o persino quello che stanno facendo. Ma ci sono prove scientifiche che questa malattia non è una fabbricazione della mente di un paziente, ma vediamo chiaramente una differenza nel modo in cui le cellule immunitarie della sindrome da fatica sane e croniche elaborano lo stress. Data l’importanza di questo test e la sua affidabilità, prevediamo che possa essere ampiamente impiegato in altri laboratori di ricerca e cliniche nel prossimo futuro come aiuto ai medici e ai nostri colleghi nella comunità di ricerca ME / CFS.” Dichiarano gli esperti, che hanno condotto la ricerca.

Lo stress accumulato durante l’infanzia può alterare l’equilibrio ormonale da adulto

Pubblicato il 01 Mag 2019 alle 6:12am

Lo stress rilevato durante l’infanzia potrebbe alterare l’equilibrio ormonale in età adulta. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Psychological Science dagli scienziati dell’Università del Minnesota di Minneapolis (Usa), secondo cui le tensioni emotive vissute durante i primi anni di vita potrebbero influenzare negativamente il sistema di risposta allo stress a 30-40 anni.

“Abbiamo scoperto che la quantità di esposizione allo stress di una persona nelle prime fasi della vita gioca un ruolo importante nello sviluppo di modelli non salutari di rilascio del cortisolo – spiega Ethan S. Young, che ha diretto la ricerca -. Tuttavia, questo è vero solo se gli individui sperimentano livelli elevati di stress anche da adulti. Ciò indica che la combinazione tra lo stress sperimentato precocemente e quello provato più avanti provoca profili di rilascio del cortisolo meno sani”.

Per giungere a queste conclusioni, lo scienziato e i colleghi hanno esaminato i dati di 90 persone che avevano preso parte fin dalla nascita allo studio: “Minnesota longitudinal study of risk and adaptation”. In particolare hanno analizzato i risultati di un sondaggio chiamato “Life events schedule (Les)”, che prende in esame diversi eventi stressanti sopraggiunti nel corso della vita, come ad esempio, problemi finanziari, difficoltà relazionali, disturbi fisici e mortalità. Hanno da qui attribuito a ciascun evento un numero da 0 a 3 per creare un punteggio complessivo del livello di stress sperimentato nelle diverse fasi della vita.

Le madri dei partecipanti hanno risposto allora al questionario Les per conto dei loro figli quando questi avevano 12, 18, 30, 42, 48, 54 e 64 mesi e quando avevano 6,7,8, 11, 16 e 17 anni. Successivamente, i soggetti hanno completato il sondaggio in prima persona quando avevano 23, 26, 28, 32, 34 e 37 anni. Hanno raggruppato i punteggi Les dei volontari in cinque periodi della vita: infanzia (1-5 anni), media infanzia (classi 1-6), adolescenza (16 e 17 anni), prima età adulta (23-34 anni) e periodo attuale (37 anni). Inoltre, all’età di 37 anni i partecipanti hanno fornito i risultati della misurazione dei livelli di cortisolo raccolti nel corso di due giornate e fatti esaminare. Ovvero, un campione di saliva dopo essersi svegliati, a distanza di 30 minuti e di 1 ora, nel pomeriggio e prima di andare a letto.

L’indagine ha permesso di evidenziare che i livelli di cortisolo dipendevano sia dallo stress provato durante l’infanzia che da quello sperimentato all’età di 37 anni. I soggetti che nei primi anni di vita erano poco stressati, avevano profili di rilascio del cortisolo indipendenti dal livello di stress vissuto in età adulta. I volontari che, invece, avevano vissuto situazioni stressanti durante la prima infanzia mostravano modelli giornalieri di rilascio del cortisolo alterati, ma solo nel caso in cui sperimentavano livelli elevati di stress anche a 37 anni. Secondo i ricercatori, dai dati raccolti emerge che la prima infanzia rappresenta un momento molto delicato, in cui gli eventi stressanti possono modificare poi il sistema di risposta allo stress, nel corso della vita di ogni soggetto, con conseguenze negative per la salute che possono durare fino all’età adulta.

Shopping terapeutico, può abbassare ansia e stress e aiutare a mantenersi in forma

Pubblicato il 16 Apr 2019 alle 8:51am

Lo shopping può essere terapeutico, parola di esperti. Essere om grado di abbassare ansia e stress e aiutare a mantenersi anche in forma. Di curare la mente e lo stato d’animo delle persone. Ma non solo. (altro…)

Stress, come ridurlo con un rimedio tutto naturale

Pubblicato il 08 Apr 2019 alle 6:14am

Esiste un rimedio naturale efficacissimo contro lo stress, che tutti noi tendiamo ad ignorare, ma che è molto facile anche da praticare. Consiste nel trascorrere almeno 20 minuti al giorno a contatto con la natura, in un parco verde urbano o ovunque ci sia del verde. Secondo un recente studio infatti, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Psychology questa esperienza aiuterebbe all’organismo a ridurre il principale ormone dello stress, il cortisolo. Chi ha la possibilità, può concedersi passeggiate in montagna, chi vive in città può sempre trovare sollievo e ristoro in uno spazio verde, sotto casa o a portata di mano nella propria città o comuni limitrofi.

“Sapevamo che trascorrere del tempo immerse nella natura ha effetti anti-sterss, ma finora non era noto in quali ‘dosi’ e in che maniera ‘assumere’ il contatto con la natura”, dice MaryCarol Hunter, della University of Michigan che ha condotto lo studio. “Il nostro studio mostra che i risultati maggiori si ottengono trascorrendo da 20 a 30 minuti seduti o passeggiando in qualsiasi luogo che ci trasmetta il senso di vicinanza alla natura”.

La ricerca è stata condotta su un gruppo di volontari che per otto settimane hanno dovuto trascorrere del tempo in luoghi naturali, come ad esempio un parco pubblico, ma senza fare sport, conversare con amici o svolgere altre attività che possono già di per sé avere un’influenza sullo stress. Ai volontari è stata misurata a più riprese la concentrazione del cortisolo nella saliva ed è emerso che l’ormone diminuisce a partire dai 20 minuti trascorsi a contatto con la natura; la concentrazione cala in proporzione al tempo trascorso fino a un calo massimo a 30 minuti di immersione nella natura.

“I clinici possono usare i nostri risultati come regola basata sull’evidenza per stabilire come prescrivere il contatto con la natura” – afferma ancora Hunter. “Il nostro studio fornisce le prime stime di come l’esperienza a contatto con la natura impatti sui livelli di stress nel contesto della normale vita quotidiana”.

Ora legale, un aiuto da magnesio, melatonina e vitamina D per superare gli effetti collaterali

Pubblicato il 26 Mar 2019 alle 7:48am

E’ prossimo l’arrivo dell’ora legale, proprio in concomitanza con l’inizio della primavera e della rinascita della natura. Quest’anno cade esattamente nella notte tra sabato 24 e domenica 25 e l’orario dovrà essere spostato in avanti di 60 minuti.

Per smartphone e orologi digitali non ci sarà da fare alcun cambiamento. La modifica andrà da sé. Attenzione, però, con l’arrivo della primavera il nostro organismo tenderà a stancarsi prima. Ciò sarà dovuto anche ad un abbassamento delle difese immunitarie, ecco perché ci sentiamo stanchi più del solito, anche perché, viene sconvolto il ciclo del sonno-veglia dal cambio repentino di luce. E’ proprio a causa di questo aumento di luce, che ci verrà regalata più serotonina, l’ormone della felicità.

Insomma, grazie ad alcune rivoluzioni della natura il nostro organismo si scombussolerà ma, ci saranno anche dei consigli per ritornare subito in forma fisica e mentale perfetta.

– Alimentazione: la salute passa anche dalla tavola, è bene, pertanto, privilegiare cibi ricchi di triptofano come i latticini o i carboidrati, questi ultimi meglio mangiarli alla sera per regolarizzare il ciclo sonno-veglia. – Magnesio: regalarsi una dose extra di magnesio giornaliera per combattere l’ora legale è una soluzione molto efficace. Il magnesio si trova, oltre che negli integratori alimentari, anche nella frutta secca, nel cioccolato fondente extra e nelle verdure a foglia larga come gli spinaci. – Melatonina: con il buio sintetizziamo la melatonina, una sostanza in grado di conciliare anche il sonno. Questa è più difficile da produrre durante l’ora legale, quando il sole sorge più tardi. E’ bene fare scorta di integratori, soprattutto se soffrite di problemi di insonnia, per regalarvi una buona dormita durante questo periodo di transizione. – Attività fisica: stare all’aria aperta mette sempre buonumore e comporta uno spiccato rilassamento fisico generale. L’ideale è quello di farla soprattutto durante i weekend e fino a tardo pomeriggio anche per sentirsi più stanchi e dormire meglio. – Esposizione al sole e vitamina d: fare sport, e al sole aumenta la produzione di Vitamina D che ci rende subito più attivi ed energici. Durante questo particolare periodo dell’anno siamo più inclini a soffrire di SAD (Seasonal Affettive Disorder) che è una piccola “depressione” dovuta al cambio dei nostri normali ritmi. Prendetevi cura di voi stesse e cercate di regalarvi un meraviglioso inizio di primavera.

Camminare col freddo aumenta le difese immunitarie e riduce lo stress

Pubblicato il 24 Gen 2019 alle 6:09am

Sforzarsi per uscire e andare a fare una lunga camminata veloce, anche in inverno, possibilmente a contatto con la natura, sarebbe molto salutare per una persona, in quanto migliorerebbe le funzioni immunitarie e l’ umore, nonché, il ritmo naturale veglia-sonno. A sostenerlo, diversi esperti Usa interpellati dai media visto che in America le temperature in gran parte del Paese sono sotto lo zero di parecchi gradi.

“La tendenza a restarsene al chiuso quando fa freddo è naturale – osserva John Sharp, psichiatra specialista del ‘disturbo affettivo stagionale’ (Sad) al Beth-Israel Deaconess Center di Boston – ma non è una buona ricetta per sentirsi meglio”. “Troppa poca luce del sole produce stress, influisce sul benessere psico-fisico e ci rende più pessimisti e affaticati”.

E allora ecco le cinque ragioni per alzarsi dal divano, dalla sedia e sfidare anche il gelo delle nostre città.

Numerosi studi hanno rivelato che proprio la ‘terapia della luce’ aiuta contro la depressione stagionale.

Quando si sta all’aria aperta, cresce la produzione di vitamina D, che attiva il rilascio di serotonina, rafforza l’assorbimento del calcio, combatte le infiammazioni e potenzia il sistema immunitario. Bastano 10 minuti al giorno per migliorare i livelli.

Uno studio dell’University of Michigan ha osservato in un gruppo di volontari che aveva camminato in un grande orto botanico, un rafforzamento della memoria del 20%.

Uscire anche con il freddo, dicono gli esperti, è come ‘meditare’ mindfulness: varie ricerche hanno infatti dimostrato che camminare abbassa gli ormoni dello stress e innalza l’attività del sistema immunitario. Anche nel gelo.

Sindrome da stanchezza cronica, la causa forse in un sistema immunitario iperattivo

Pubblicato il 31 Dic 2018 alle 6:02am

La sindrome da stanchezza cronica (in inglese Chronic Fatigue Syndrome, CFS), caratterizzata da un’estrema spossatezza persistente per almeno 6 mesi accompagnata spesso da scarsa memoria, difficoltà di concentrazione, gola infiammata, mal di testa, sonno non ristoratore, dolore ai linfonodi, è una malattia molto complessa, difficile da diagnosticare e curare, perché non esiste un test che la faccia emergere. Colpisce fino a 17 milioni di persone in tutto il mondo, in prevalenza donne tra i 40 e i 50 anni. Chi ne soffre è spesso costretto a letto e non riesce a svolgere attività di base quotidiane. Le cause sono ancora sconosciute: si è parlato in passato di infezioni virali, di sistema immunitario debilitato o di squilibri ormonali. Oggi un studio recente condotto dai ricercatori del King’s College London’s Institute of Psychiatry, Psychology & Neuroscience ipotizza che dietro a questa sindrome ci sia una risposta immunitaria iperattiva.

Alice Russel e i suoi collaboratori hanno usato l’ interferone alfa per creare un modello della malattia in persone senza sindrome da fatica cronica ma con una patologia diversa, cioè l’epatite C. L’interferone alfa è stato usato come trattamento per l’infezione da epatite C: in quanto in grado di attivare il sistema immunitario allo stesso modo di una potente infezione. Molti pazienti che ricevevano il farmaco sperimentato hanno mostrato grande fatica durante il trattamento e alcuni continuavano a provare affaticamento cronico per molti mesi dopo il completamento della terapia. Il gruppo di studio ha misurato dunque la fatica e alcuni marcatori nel sistema immunitario in 55 pazienti affetti da epatite C prima, durante e dopo il trattamento con interferone alfa. Ebbene 18 di questi volontari su 55 coinvolti nello sutdio, hanno sviluppato una malattia simile alla sindrome da fatica cronica e tutti e 18 avevano un sistema immunitario iperattivo prima del trattamento e una risposta altamente iperattiva durante la terapia.

Questo dicono i ricercatori che «le persone che hanno una risposta immunitaria esagerata a un trigger possono essere più a rischio di sviluppare la sindrome da fatica cronica. Per la prima volta, abbiamo dimostrato che le persone che sono inclini a sviluppare una malattia simile alla sindrome da fatica cronica hanno un sistema immunitario iperattivo, sia prima sia durante una sua sollecitazione».

Settimana stressante? Come rilassarsi con un bagno rinvigorente

Pubblicato il 25 Dic 2018 alle 8:17am

Se la tua settimana è stata particolarmente stressante, non riesci a scaricare le tensioni a staccare la spina, dagli impegni quotidiani, lavoro, figli, casa e famiglia, ecco quello che ci vuole per te!

Prepara la stanza da bagno in anticipo con asciugamani molto soffici, saponi e candele aromatiche stimolanti alla vaniglia, alla cannella oppure all’ylang ylang.

In aromaterapia, quest’olio essenziale viene usato spesso quando le emozioni appaiono un po’ bloccate. Aromatizza l’acqua con due gocce di olio di Patchouli e tre di olio di Sandalo: serviranno a risvegliare i sensi. Tre gocce di olio di Lavanda aiuteranno invece a infondere la giusta sensazione di rilassamento.

Prova! Vedrai che meraviglia! Ti sentirai rinata!

Yoga, oggi 21 Giugno Giornata internazionale

Pubblicato il 21 Giu 2018 alle 6:33am

Oggi 21 giugno 2018 si celebra la quarta Giornata internazionale dello Yoga, pratica millenaria che in Italia ha avuto l’apice del successo soprattutto negli ultimi anni. (altro…)

Stress e caldo, tutta colpa del cortisolo

Pubblicato il 04 Mag 2018 alle 8:00am

L’arrivo della bella stagione è considerato un vero e proprio toccasana per lo stress, ma un recente studio, condotto dall’università polacca di Poznan ha dimostrato che il cortisolo, l’ormone che viene rilasciato nel sangue nelle situazioni di affaticamento, raggiunge dei valori più alti proprio nei periodi estivi, con conseguenza spiacevoli anche per l’organismo. (altro…)